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La xenofobia tormenta il Sud Africa

Recentemente una serie di attacchi estremamente violenti a “stranieri” in Sud Africa, hanno suscitato l'interesse dei media sudafricani e naturalmente quello… dei blog. Alcuni blogger si chiedono se il governo abbia fatto bene a caratterizzare questi attacchi come “xenofobia” e hanno criticato i media per essere troppo focalizzati sui recenti eventi per affrontare le cause reali della violenza.

Ecco una panoramica di quanto sostengono alcuni blogger sudafricani:

Don Edwards da Johannesburg cura Insights and Rants, e scrive:

Siamo andati troppo lontano con il “politicamente corretto”: va anche bene parlare di xenofobia e di anarchia, ma perché il governo ha tanta paura di chiamare questi disordini per quello che sono? Razzismo!

Queste persone vengono uccise perché sono “stranieri” e quindi diciamo che è “xenofobia”, solo per il fatto che non è politicamente corretto chiamarlo razzismo. Di solito, il Sig. Mbeki è ben disposto ad utilizzare la carta della razza, ma suppongo che non trattandosi di bianchi, non può vedere la situazione per quello che è. Che idiozia! La gente soffra e muore mentre i loro leader politici esitano e rimangono silenziosi.

Se non si fa qualcosa al più presto, allora potremo cominciare a parlare di un processo di “pulizia etnica”, un altro sport tradizionale del Sud Africa.

Su In The News, il blog di un gruppo che raccoglie vari residenti in SudAfrica, si discute degli effetti di attacchi sulle aspettattive per il 2010, quando vi si svolgerà la Coppa del Mondo di calcio:

Qualcuno ha riflettuto sulle conseguenze degli attacchi xenofobi in atto nelle “township” – termine chi di solito indica le aree urbane riservate, sotto l'apartheid, ai non-bianchi, soprattutto neri africani o di colori misti – rispetto ai preparativi in vista della Coppa del Mondo del 2010? Il mondo intero sta vedendo le foto e i video che mostrano i disordini, e ciò non proietta certo una buona immagine. La criminalità è sempre stata una questione molto importante nella prospettiva di un Sud Africa che deve ospitare la Coppa del Mondo, ma ci hanno assicurato che si sarebbe fatto di tutto per garantire che la criminalità non mettesse a repentaglio quest'importante evento. Adesso che queste scene delle “township” di Johannesburg vengono diffuse in tutto il mondo, ci si chiede per quale motivo il Sud Africa non riesce a fermare queste ondate criminali che lo stanno stravolgendo.

È vero che gli attacchi xenofobi si verificano nelle “township” in cui vivono i poveri, ma ciò vuol forse dire che tali eventi non possano pregiudicare le attese per il 2010? Sbagliato. Qualsiasi forma di criminalità in Sud Africa è un fattore negativo perché ha conseguenze sul modo in cui il mondo considera l'intero Paese, non importa se la criminalità accade nei “township” o nelle opulente periferie. La criminalità è una questione nazionale importante in Sud Africa e solo perché questi disordini accadono in quell'ambito non significa che dobbiamo ignorarli.

Il governo deve agire e farlo rapidamente per trovare una soluzione a questi attacchi xenofobi. Ci sono stati appelli per dispiegare un maggior numero di poliziotti onde fermare queste aggressioni, ma la polizia dice di non avre risorse sufficienti per farlo. L'ONU ha chiesto all’esercito sudafricano di intervenire per coadiuvare o prendere il posto della polizia. Attualmente il SudAfrica non è in guerra e quindi l’esercito è disponibile per aiutare in momenti simili. Si teme che questi assalti possano crescere e finire fuori controllo. Il governo ha l'opportunità di agire ora e cercare di bloccare questi disordini. O vuole forse aspettare fino a quando la situazione sarà veramente sfuggita di mano prima di agire? Ciò mi fa pensare al problema dell’energia elettrica. Il governo ha avuto il tempo di intervenire e risolvere la crisi molto tempo fa, ma non ha fatto nulla in proposito. Al contrario, si trova ora di fronte ad una situazione che potrebbe aver neutralizzato da parecchio. Non si impara forse nulla dagli errori del passato?

“Nessun essere umano merita di essere trattato in questo modo”, scrive Charmed su My Digital Life:

Ammetto di non essere il tipo che si agita sulle questioni politiche o sull’incompetenza del nostro governo, ma credo che questi attacchi xenofobi siano ingiustificati. Nessun essere umano merita di essere trattato in questo modo.

Sono d'accordo con OS – ossia che tutto dipende dal fatto di avere la giusta mentalità. Con questo tipo di comportamento, non sorprende che la gente del Zimbabwe o del Mozambico, o chiunque altro trovi facilmente lavoro da noi.

Mia sorella dà lavoro a una ragazza dello Zimbabwe come collaboratrice domestica e lei parla così bene, è amichevole, civile… a differenza di alcune sudafricane che conosco che hanno un atteggiamento negativo e pensano che il mondo sia ancora indebitato con loro a causa dell'apartheid.

Se tutti fossero solidali e nessuno dovesse piangere
Se tutti amassimo e nessuno mentisse
Se tutti potessimo condividere le cose e mettere da parte l'orgoglio
Vedremo un giorno in cui nessuno dovrà morire

Ritornello di “If Everyone Cared” da Nickelback

Herman, un blogger a Contraflow, propone una panoramica più ampia:

I reportage dei grandi media su questi eventi sono stati per lo più, come al solito, focalizzati sui fatti specifici, con pochi sforzi per capire nell’insieme le più ampie condizioni socio-economiche e politiche (anche se ci sono state alcune analisi interessanti, ad esempio qui e qui). Pur se le prime pagine di alcuni giornali (come Cape Times di Cape Town e di proprietà del gruppo Independent), sollevano note problematiche riguardanti l'etica nella rappresentazione degli atti di violenza, esiste anche l'obbligo per i mezzi di informazione di analizzare questi eventi nel loro insieme, come elementi condizionati dalle precarie condizioni di vita dei poveri nel paese e dalla risposta politica che reclamano. Il giornalismo raggiunge il massimo quando difende la dignità umana e il rispetto per la vita. Questo è il momento di provarci.

Sokari vede la violenza come un'indicazione della fragilità del SudAfrica.

I media e il governo parlano di questa violenza in termini di “xenofobia”, ma la realtà è che la gente ha raggiunto il punto di ebollizione dopo 14 anni di speranze deluse, e adesso si scagliano sui più vulnerabili nelle loro comunità, i profughi e gli stranieri, per sfogare la loro frustrazione. Ciò non giustifica la violenza, ma, in qualche modo, prova a spiegare la fragilità in cui versa il Paese.

Nicole sembra non voler credere alle atrocità commesse dai suoi concittadini, che dovrebbero sapere bene cosa significhi Ubuntu:

Nel corso delle ultime settimane si sono intensificati gli attacchi xenofobi a cittadini dello Zimbabwe, del Malawi, dello Zambia, e anche contro ugandesi, ruandesi, burundesi, mozambicani, e migranti illegali (e legali!) di altri Paesi africani che vivono vicino a Johannesburg, nella zona dell'Oriente Rand.

Sono turbato dal fatto che i miei concittadini e concittadine possano da una parte denunciare le atrocità commesse nello Zimbabwe, e dall'altra perpetrarle a loro volta. Mi turba il fatto che proprio coloro che sembrano sapere bene cosa significhi Ubuntu, non siano poi in grado di applicarlo in concreto. Mi turba ritrovarmi sulla porta di casa un problema che consideravo soltanto attinente al Primo Mondo (per così dire…. Jo'burg è è a 1400km o 870 miglia da qui). Mi sconvolge vedere, in questo arcobaleno che è la nostra nazione, dove migliaia di persone hanno lottato, versato sangue e sono morte per il diritto a trattare ogni esser eumano con il rispetto dovuto un altro essere umano, per il diritto ad esprimere la uguaglianza totale, uomini e donne del mio stesso Paese perpetrare tali crimini sulla base dell'odio razziale.

Ecco poi un post arrabbiato di ZimStallion:

Be’, scherzi a parte. Questa storia mi fa veramente imbestialire.
La xenofobia, per quanti hanno vissuto nascondendosi sotto un masso per tutta la vita, è l’odio geloso degli stranieri che vivono nel loro Paese…
Domanda: Perché tanti cittadini dello Zimbabwe si sono disperatamente versati sul Sud Africa?
Risposta: Perché c'è il Presidente dello Zimbabwe è uno stupido che vuole farli a pezzi senza alcun motivo.
Domanda: Perché c'è un Presidente stupido nello Zimbabwe?
Risposta: Perché è stupido anche il Presidente del SudAfrica, che impedisce al resto del mondo di sparargli in testa.
Domanda: Perché gli stupidi cittadini sudafricani se la prendono contro i poveri innocenti rifugiati dallo Zimbabwe?
Risposta: Perché gli stupidi sudafricani sono pigri e sono abituati ad ottenere tutto su un piatto d'argento, mentre un cittadino dello Zimbabwe lavorerà sodo per procurarsi quel che gli serve. È per questo che si preferisce dare un lavoro ad una persona del Zimbabwe anziché a Joe SudAfrica.
Cristo, sudafricani, provo a spiegarvi la situazione nel nel modo più semplice possibile, sperando così di farvelo entrare bene in testa: Fate in modo che il vostro stupido Presidente smetta di proteggere lo stupido Presidente dello Zimbabwe, e noi torneremo tutti a casa in un secondo. Così potrete riprendervi i vostri fottuti posti di lavoro e il vostro brutto Paese. Perché se avessimo una possibilità di scelta, non saremmo certo qui.

Ancora, dal blog di Jacaranda FM:

A seguito della recente ondata di xenofobia, i cittadini stranieri in Alexandra, a nord di Jo'burg, urgono la polizia di rispedirli nei loro Paesi d'origine. Secondo la polizia di Alexandra, circa un migliaio di rifugiati sono alloggiati in tende presso la stazione di polizia, mentre diverse organizzazioni hanno donato coperte, cibo e altre necessità.

E per finire… Dispatch Now:

DispatchOnline ha istituito un blog dedicato ai lettori al fine di condividere le loro esperienze sui casi di xenofobia, razzismo e altre forme di intolleranza. Questo lo spazio dove raccontare storie e condividere opinioni: http://blogs.dispatch.co.za/surviving.

Tutti i mezzi di comunicazione e le reti sociali online hanno condannato gli attacchi xenofobi; purtroppo però il governo sembra strascicare i piedi e metetrsi nuovamente a disquisire sulla semantica, anziché intervenire concretamente in questa situazione.

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