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Prison Diaries mette a nudo la realtà dei detenuti in Jamaica

Quando si pensa a Kingston, la capitale della Jamaica, blog e podcast non sono certo le prime cose che vengono in mente. Solitamente la si associa a notizie tipo “Capitale mondiale per numero di omicidi”, oppure a Bob Marley e alla musica reggae. Ma certo non a un programma di riabilitazione che spiega ai detenuti di un carcere di massima sicurezza come curare un blog, creare un podcast e persino imparare a muoversi in Second Life.

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Foto del carcere di Tower Street, Kingston, di Christina Xu

È proprio questa l'iniziativa che Students Expressing Truth (S.E.T.) ha deciso di portare avanti lanciando il progetto di giornalismo partecipativo denominato Prison Diaries. SET è stata fondata nel 1999, quando due ex-detenuti decisero di promuovere opportunità formative nelle prigioni jamaicane, onde offrire ai detenuti tornati in libertà maggiori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, e diminuire così gli indici di recidività.

Kevin Wallen, attuale direttore di SET, è entrato nell'organizzazione dopo aver letto il libro di Rubin “Hurricane” Carter che trattava di un ex-pugile americano riconosciuto innocente dopo aver trascorso quasi 20 anni in prigione. Wallen, che a quell'epoca viveva in Canada, fece ritorno Jamaica, suo Paese natale, per poi assumere la direzione di SET nel giugno del 2000. Da quel momento, più di 100 prigionieri sono passati attraverso SET e nessuno di loro è più tornato in prigione. Un dato in assoluto contrasto con l’alto tasso di recidività presente in Jamaica (50% nel 1993).

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Foto del computer lab nel carcere di Tower Street, di Christina Xu

Wallen si è anche dato molto da fare per diffondere a livello internazionale l'attività di SET, motivando così i detenuti. Il 17 gennaio 2006, durante l'inaugurazione del computer lab nel carcere per adulti di Tower Street, il dottor Rubin “Hurricane” Carter ha esortato i detenuti a cogliere l’opportunità di imparare l'uso del computer per migliorare le proprie condizioni. Wallen ha inoltre, ha ottenuto il sostegno del professore di diritto ad Harvard Charles Nesson, che nel 1998 ha dato vita al Jamaica Project presso il Berkman Center for Internet & Society. Grazie all'influenza di Wallen, recentemente il Jamaica Project è andato concentrandosi sempre più sulla riabilitazione e sulla giustizia riparatrice in Jamaica. Sul sito del Berkman Center è possibile seguire il video in cui Wallen e Nesson discutono della giustizia riparatrice in Jamaica. Nesson si è poi coinvolto parecchio nel progetto. Due settimane fa è stato in Jamaica per presentare i detenuti della prigione maschile di Tower Street in Second Life e per un incontro con le detenute di Fort Augusta.

Nell’estate del 2007 il SET è stato visitato da Christina Xu, studentessa e attivista ad Harvard, la quale ha documentato la sua esperienza (riuscendo anche a scattare anche alcune fotografie del computer lab) in due articolati interventi. Xu ha anche rafforzato il rapporto fra il SET e il Berkman Center rendendolo più esplicito. Ancora, durante l’estate 2007 Wayne Marshallm, etnomusicologo alla Brandeis University e produttore musicale molto interessato ai Caraibi, ha condotto tre audio workshop all'interno dei carceri di Tower Street, South Camp e Fort Augusta. Anche Larisa, blogger e DJ che vive a Oakland, California, e Oliver Day, esperto di internet, hanno visitato i tre gruppi del SET per aiutare i detenuti ad imparare l'uso di Audacity per realizzare e modificare i file audio.

Oggi il SET è molto attivo a Tower Street e Fort Augusta. Come si può vedere nel video riportato più avanti, il gruppo del SET a Tower Street è stato in grado di stabilire una forte presenza online perchè ha dei computer migliori di quelli delle ragazze a Fort Augusta. Ogni mercoledì il gruppo di Tower Street si riunisce per discutere le questioni che li riguardano. Il gruppo cura anche un programma radiofonico di un’ora che va in onda alle 11 (EST), centrato su un tema specifico. Questa settimana i detenuti hanno discusso le motivazioni della rabbia e di come sia possibile controllarla. Qui c'è uno stralcio di due minuti e mezzo del programma. Per seguire Free FM Radio, la radio online del gruppo che trasmette 24 ore al giorno dall'interno della prigione, basta usare iTunes o simili programmi audio.

La scorsa settimana, accompagnato dal direttore esecutivo di Global Voices, Georgia Popplewell, ho potuto seguire di persona il progetto Prison Diaries. La mia esperienza non è stata molto diversa da quella di Christina Xu – entare in una prigione di massima sicurezza può rivelarsi quantomeno deprimente. Comunque, una volta raggiunto il computer lab e incontrato da vicino i partecipanti al progetto, sono rimasto impressionato dalla loro gentilezza e dedizione. Ogni detenuto si è presentato e ha brevemente descritto quel che il SET era riuscito a fare per lui. Poi è arrivato il momento di andare in onda per il programma radiofonico settimanale. Durante la nostra visita, il gruppo ha preso in esame il tema della paternità. Molti detenuti aderenti al SET, infatti, sono anche padri. Sono scaturite interessanti osservazioni sulle loro aspettative in quanto padri che al momento si trovano in carcere.

A ogni incontro del mercoledì il segretario del gruppo prende appunti sui temi all'ordine del giorno e sui argomenti discussi. D'ora in poi questo riepilogo verrà inserito ogni settimana sul blog del progetto Prison Diaries. Faremo del nostro meglio anche per pubblicare almeno un podcast al mese con stralci ripresi da Free FM Radio.

Sfortunatamente, come si nota nel video riportato sotto, non abbiamo potuto incontrare le donne detenute a Fort Augusta, ma alcuni dei loro post sono reperibili su un altro blog di Prison Diaries. Presto tutti questi blog separati verranno raccolti su unico spazio: prisondiaries.org.

Per saperne di più sul SET e su Prison Diaries, basta seguirne il sito e la rassegna stampa.

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