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Sud-est asiatico: si espande la crisi alimentare e del riso

I prezzi alimentari continuano a crescere sul mercato mondiale. Si teme in particolare l'impennata del costo del riso, che nel Sud-est asiatico e in molte regioni del mondo è l'alimento principale. I governi stanno rivedendo le loro politiche agroalimentari per evitare il diffondersi del malcontento sociale e del panico tra i consumatori.

Fra le proposte già avanzate, la creazione nella regione di un gruppo sul modello dell'OPEC, cioè di un cartello denominato Organization of Rice Exporting Countries (OREC) (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Riso) Un'idea però già accantonata, viste le forti preoccupazioni del governo filippino riguardo al progetto. Sul blog si spiega come mai il piano sia controproducente:

Naturalmente i paesi sul Mekong come la Tailandia e il Vietnam non possono immagazzinare il riso per sempre. Contrariamente al petrolio, il riso nei magazzini di stoccaggio si deteriora in pochi mesi e siccome è limitata la quantità che le popolazioni locali possono assorbire, la creazione dell'OPER è di fatto controproducente per gli esportatori. Accumulando riso, gli esportatori provocano la caduta dei prezzi a livello locale e danneggiano gli agricoltori della regione. Se vogliono trarre vantaggo dalla situazione attuale, quindi, devono vendere piuttosto che accumulare.

C'è ancora molta preoccupazione per le conseguenze sull'economia del potente ciclone abbattutosi sul Myanmar all'inizio del mese. Con i prezzi del riso già quadruplicati nel Paese, non ci si può che aspettare un peggioramento rispetto alle carestie e alla fame. Su Golden Colour Revolution si legge:

Nell'agricoltura birmana il distretto dell'Irrawaddy ha un ruolo fondamentale, in quanto produce un terzo di tutto il riso destinato alla popolazione (57 milioni di persone). Dopo il tifone Nagris, tutte le risaie del delta sono inondate d'acqua salmastra e siccome gli agricoltori non sono in grado di portare avanti le colture in risaie salate, nessuno produce più riso. Così il principale comparto agricolo del Paese è andato distrutto. All'inizio di giugno di ogni anno, gli agricoltori delle campagne birmane si preparano alla coltura del riso che servirà a sfamare 57 milioni di bocche, ma quest'anno la produzione risiera subirà un crollo a causa del ciclone.

I governi stanno invitando i cittadini a ridurre il consumo di riso. La risposta di un blogger malese ai politici è piuttosto quella di impegnarsi seriamente per combattere la corruzione dilagante.

Ecco, stiamo affrontando una crisi alimentare e ci dicono di mangiare meno riso. D'accordo, passiamo pure al pane, ma anche il prezzo della farina è salito alle stelle, come pure quello della pasta. Cos'altro possiamo mangiare? Con l'ascesa dei prezzi del petrolio ci avevano detto di cambiare stile di vita. E adesso cosa ci aspetta? Forse dovremmo fermarci a riflettere su che fine facciano le entrate fiscali. Sono davvero spese bene? Che ci si impegni dunque contro la corruzione. Ho l'anima colma di tristezza se penso a quanta fatica fa la mia famiglia per vivere. Che cosa si deve fare? Aspettare standosene seduti? Forza, occorre svegliarsi e impegnarsi nella lotta alla corruzione.

Il Daily Brunei Resources prende in esame il piano di autosufficienza alimentare del Brunei. E Cafe Salemba propone la revisione delle politiche agricole in Indonesia:

Ma quando si parla di utilizzare le risorse per lo sviluppo del programma di potenziamento agricolo si fa riferimento anche all'agricoltura commerciale su vasta scala? Siamo davvero pronti a rinunciare alla visione idilliaca di una classe contadina fatta di piccoli proprietari terrieri, in favore di un settore che produce su larga scala e che vedrà una moltitudine di piccoli agricoltori possidenti trasformarsi in contadini assoldati da una manciata di grandi aziende agro-industriali?

Youthful Insight elenca le misure che possono andare a vantaggio degli agricoltori indonesiani:

Il settore agricolo indonesiano si caratterizza per la grande sperequazione nell'informazione. Ci risulta che distributori, grossisti ed esportatori di riso, solitamente ubicati nelle città e con accesso ai prezzi di mercato delle aree urbane e ai dati sui prezzi mondiali, abbiano sempre avuto la meglio sugli agricoltori, che dalle campagne non possono accedere con la stessa facilità alle informazioni. Pertanto gli agricoltori hanno un potere contrattuale ridotto e si trovano quasi sempre a vendere il proprio riso sotto prezzo. Urge allora l'intervento delle istituzioni con un impegno volto a garantire un'equa diffusione delle informazioni e, laddove necessario, il ministero dell'agricoltura, attraverso i propri funzionari, dovrebbe anche fornire agli agricoltori aggiornamenti settimanali sui prezzi, e tutelarli contro distributori e intermediari che provano ad approfittarsene.

Lao Voices affronta il tema dello sfruttamento del suolo nel Paese:

Sono scomparse molte risaie che ricoprivano l'area montana del Laos settentrionale e al loro posto si continuano a piantare alberi della gomma. Nel Laos arrivano i cinesi, che con la loro economia incalzante assorbono un numero crescente di prodotti in gomma.

Doing Business in Vietnam Seminar osserva come la qualità del riso nei supermercati vietnamiti vada deteriorandosi:

Considerando che il riso è l'alimento principale nella dieta delle famiglie, qualità e prezzo stanno diventando un grosso problema per molti vietnamiti. Con l'aumento dei prezzi, i supermercati hanno difficoltà a vendere riso di buona qualità a prezzi abbordabili per la popolazione. Per risolvere il problema, si sceglie insomma il rapido abbassamento della qualità, onde mantenere stabili i prezzi al consumo.

Mon Casiple suggerisce la presenza nelle Filippine di soggetti senza scrupoli che profitterebbero illegalmente della crisi del riso:

Il prezzo del riso sta andando alle stelle. Eppure circolano storie misteriose fra i contadini, i quali si chiedono come mai in un momento di domanda presumibilmente sostenuta, gli intermediari, inspiegabilmente, non sarebbero intenti a fare incetta di riso. L'unica conclusione che se ne può trarre è che qualcuno (individuo o ente) si sia rifornito prima del rialzo – magari con azioni di contrabbando diretto o indiretto, e ora starebbe raccogliendo guadagni eccezionali. Azioni di tal genere, soprattutto da parte di funzionari governativi, non possono che qualificarsi come tradimento.

Bikoy, leader studentesco nelle Filippine, propone un piano d'azione per il settore agricolo. L'avvocato filippino Marichu Lambino ritiene del tutto anomalo che il presidente filippino sieda nella commissione per le indagini preliminari sui presunti responsabili di accaparramento al Dipartimento di Giustizia.

The Explainer analizza l'aumento del prezzo della carne suina sul mercato.

Il Professor Danton Remoto propone una riflessione su “Come sopravvivere da nuovi poveri nelle Filippine”.

In Cambogia è in aumento il costo dei fertilizzanti, e in molte zone del Paese polizia e proprietari di cani riportano un numero crescente di rapimenti di questi animali. Evidentemente più di un cambogiano trova la carne di cane appetitosa, oltre che a buon mercato.

Ki-media titola così: La Cambogia vede nell'aumento dei prezzi un'opportunità. Mentre Im Sokthy ritiene che gli agricoltori cambogiani vadano spronati a intraprendere altre piccole attività per realizzare redditi aggiuntivi. My Longkang sostiene poi che le colture padi in Malesia vadano sostenute con sovvenzioni.

Thailand Crisis riferisce che al governo tailandese l'intervento sulla crisi del riso costerà 42 miliardi di Baht, e non appare stupito dal basso indice di fiducia dei consumatori in Tailandia.

Secondo Singabloodypore sarebbe in aumento il numero di pasti distribuiti per venire in aiuto agli abitanti poveri della ricca Singapore. Xeno Boy Sg aggiunge che le file per i pasti gratuiti si fanno sempre più lunghe, mentre quest'anno sono in calo anche gli avventori nei centri commerciali di Singapore.

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