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Una miriade di voci nella blogosfera pakistana

La rampante blogosfera pakistana riflette fedelmente il caleidoscopio degli sviluppi complessi e contraddittori che sta vivendo il Paese. Un Paese dove si fa largo un'ampia maggioranza che sostiene l'applicazione della legge. Per alcuni si tratta del momento più bello della nostra storia, mentre altri lo considerano un ulteriore fattore di instabilità. Migliaia di avvocati e attivisti politici hanno dato avvio a una lunga marcia verso Islamabad, la capitale pakistana, per fare pressione sul parlamento e sul governo affinché rimetta al loro posto i giudici destituiti dal presidente Musharraf, sempre più onnipresente e in difficoltà. Sembriamo voler davvero ricalcare la storia del nostro grande vicino, la Cina, e del suo presidente Mao.

Pak Spectator dà il benvenuto alla lunga marcia con queste parole:

Da tutto il Pakistan molti compìti avvocati hanno iniziato la Lunga Marcia verso Islamabad, dove vive un dittatore che sta tentando di demolire il sistema giudiziario del Paese per rabbonire quelle alte sfere che possano consentirgli di restare al potere per sempre. Questi avvocati tengono alte le bandiere della sovranità della legge e dell'inviolabilità della costituzione, garantendo massima libertà ai giudici di ogni grado.

Con un approccio simile, cyrilalmeida.com punta l'indice contro lo scetticismo sulla lunga marcia degli avvocati:

Che Paese sciagurato è questo. La marcia avrebbe dovuto far venire la pelle d'oca ad ogni persona con un millimetro di romanticismo. Invece, ha fatto rizzare i capelli a quanti temono le conseguenze di questo confronto. Sono decenni che la cruda realtà non andava a cozzare in modo così violento con i sogni. Gli scettici credono di essere dalla parte giusta della storia. Ma non si fa alcuna giusitizia dissociandosi dagli avvocati. Sfortunamente in Pakistan non esistono storie a lieto fine come ad Hollywood, solo amare verità.

Assumendo un punto di vista opposto, Pak Spectator sottolinea come le questioni legali non vadano portate nelle piazze:

Le questioni giudiziarie vanno discusse nelle aule di giustizia. Inscenare una protesta o organizzare una Lunga Marcia di un gruppo di avvocati fuori dai tribunali con un pretesto qualsiasi, allo scopo di fare pressioni sul Parlamento per un verdetto favorevole è soltanto un'assurdità; Munsib ka Mut-manni khain hota hey! Se di qualche Marcia si sente la necessità, è una Marcia per fare pulizia, una Marcia contro i vari gradi della Magistratura superiore e inferiore, dove la giustizia è ben lontana dall'esperienza della gente comune; nella magistratura esiste solo corruzione, corruzione e corruzione. Altro che Lunga Marcia, sembra più una Passegiatina.

Qualcun altro pone la recente messinscena del movimento degli avvocati nel contesto economico e politico, sostenendo come il vero obiettivo della Lunga Marcia sembri essere quello di gettare maggior frustrazione sul governo neo-eletto del partito di Bhutto.

Ecco come la vede Haq's Musings:

Allora perché questi giudici e avvocati sono stati innalzati ad un rango così elevato dalla “società civile” e… dai media e dai politici che li esaltano? La risposta probabimente sta nell'ossessivo bisogno di vendetta del PML(N), degli avvocati e dei giornalisti contro Musharraf.
Probabilmente anche qualcosa di più. Il fine ultimo sembra quello di ostacolare il neo-eletto governo del PPP, onde rendergli impossibile mantenere le promesse fatte al popolo per soddisfarne i bisogni primari, garantendo roti [pane], bijli [elettricità] e paani [acqua]. Un tale fallimento significherebbe la sparizione del PPP, le elezioni anticipate e la “restaurazione” della situazione precedente al 1999 con il governo del PLM(N) guidato da Nawaz Sharif.

E qual è il punto d'arrivo della marcia? La capitale del Pakistan, Islamabad, umiliata dai grandi media come asilo sicuro del terrore e del bigottismo. Ecco piuttosto il rinfrescante resoconto di un viaggiatore indiano, pubblicato su Pak Tea House:

Islamabad è sicuramente la città meglio organizzata, pittoresca e accattivante del Asia meridionale. Pochi indiani, tuttavia, sembrano esserne al corrente, e se lo sanno, non vogliono ammetterlo. Dopo tutto, l'indiano medio non troverebbe mai nulla di positivo nel Pakistan, perché considera “interessanti” solo le “cattive” notizie sul Paese. Questa riflessione è stata per me un forte shock, nell'istante in cui sono sceso dall'areo per entrare nel lussuoso aereoporto internazionale di Islamabad, così tanto più funzionale, moderno e ben gestito di qualsiasi altro in India. E durante la mia settimana di permanenza in città, ho avuto la conferma che Islamabad vince nettamente ogni confronto con qualsiasi città dell'Asia meridionale che ho visitato.

Queste espressioni di una saggezza tutt'altro che comune viene ribadita dalle successive affermazioni:

Non appena il visitatore scende dall'aereo ad Islamabad e gira in machina per la città, riesce a comprendere che tutto quello che i media indiani dicono del Pakistan e della sua gente è fondamentalmente falso…
No, il Pakistan non è un paese “fondamentalista”, sull'orlo di una deriva “radicale religiosa”. No, il Pakistan non è “una casa-prigione per le donne mussulmane”, che sono presumibilmente costrette ad indossare il burka. No, il Pakistan non è uno “stato fallito” che non produce nulla. Barbe fluenti e capi rasati brillano per rarità ad Islamabad quasi come i burka. Le donne guidano e fanno la spesa e lavorano in uffici governativi e privati. La maggior parte dei beni di prima necessità sono prodotti all'interno del Paese.

Lahore Nama ha pubblicato un post sulle contraddizioni del Pakistan urbanizzato e del suo ethos post coloniale, alquanto simile a quello che si respira nella vicina e poco apprezzata India:

Parlando di campi da golf, mi sembra una contraddizione che Lahore ne ostenti tre da diciotto buche, più due perfetti campi da polo nel cuore della città, mentre allo stesso tempo c'è carenza di case per chi ha redditi ridotti e lo sviluppo residenziale dell'elite abbia utilizzato tutti i terreni a basso costo nei dintorni della città. Ne risulta la scarsità di terrei edificabili per abitazioni alla portata della classe media e di chi ha bassi redditi. La cosa interessante è che questo fenomeno non è esclusivo di Lahore. Delhi ha diversi campi da golf e da polo nelle sue viscere. Analogamente a parecchie altre città che hanno ospitato il Raj. Qualcosa mi dice che ciò riflette la mentalità post coloniale che privilegiava i campi da golf e da polo rispetto alle case per i meno abbienti.

Un blog assai popolare, All Things Pakistan celebra il secondo compleanno con questa riflessione:

In questo spazio abbiamo coltivato al meglio questa comunità di pakistani. Ma abbiamo anche tentato di non tradire il nome della nostra testata – Tutte le cose pakistane. Ci siamo concentrati su qualsiasi tema attinente al Pakistan e siamo stati alla larga da quanto non era direttamente collegato al Pakistan. Non siamo, e non vogliamo essere, un giornale e neanche un sito di tipo nuovo. Non possiamo tuttavia ignorare i problemi che affliggono la nostra la società, la politica e l'economia nel Pakistan. Troppo spesso ci siamo dovuti occupare dell'attualità – molto più spesso di quanto avremmo voluto – semplicemente perché sarebbe stato disonesto ignorare i grandi eventi dei nostri tempi.

Spostandoci dal locale al globale, l'insaziabile Teeth Maestro ha rilanciato discussione all'Asia Society dove l'eminente autore Pakistano, Ahmed Rashid, discute il suo nuovo libro ““Descent Into Chaos: the United States and the Failure of Nation Building in Pakistan, Afghanistan, and Central Asia” (Discesa nel caos: gli Stati Uniti e il fallimento della Costruzione di una Nazione, in Pakistan, Afghanistan e Asia Centrale). Il volume delinea i problemi del pianeta nel contesto dell'11 settembre e dei disastri successivi:

Rashid parla della complessa geopolitica della regione in conseguenza dell'11 settembre, concentrandosi su Afghanistan, Pakistan e Stati Uniti, criticando duramente le politiche dell'amministrazione Bush, descrivendo come dopo l'11 settembre gli Stati Uniti abbiano gettato via una straordinaria opportunità per avviare con la regione un rapporto costruttivo.

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