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Iran: Pena di morte per i blogger?

Mercoledì [3 luglio 2008], i parlamentari iraniani hanno approvato e avviato la discussione di disegno di legge che mira ad “aumentare le pene per chi arreca danni alla salute mentale della società”. Il testo della proposta include nell'elenco dei reati punibili con la pena di morte anche “la creazione di siti web e weblog che promuovano la corruzione, la prostituzione o l'apostasia”.

Negli scorsi anni, diversi blogger iraniani sono stati incarcerati e molti altri si sono visti filtrare i propri siti. Se il parlamento iraniano dovesse approvare questo disegno di legge, i blogger temono di poter essere giustiziati come criminali. Nessuno è riuscito a definire con rpecisione cosa si intenda per “arrecare danni alla salute mentale della società”

Simili discussioni sui blog non riguardano soltanto l'Iran. Ciò rivela come molte autorità governative puntino non soltanto a oscurare i blog, ma perfino a eliminare i blogger!

Una politica statale contro i blog

Circa un anno e mezzo fa, il governo iraniano impose ai blogger di registrarsi, fornendo i propri nominativi e indirizzi su un apposito sito, Samandehi. Furono in molti a ritenere che un tale processo avrebbe facilitato le azioni legali contro costoro.

I blogger si sono opposti e molti hanno inserito sul propio blog un banner che diceva “non registro il mio blog/sito”. Il governo ha poi capito che non poteva controllare di fatto la situazione nè obbligare i blogger a registrarsi.

Sulla falsariga dello Yemen?

Sfortunatamente, il caso Iraniano non è unico, nè in Medio Oriente nè nel resto del mondo. Lo scorso aprile, MidEastYouth ha affrontato l'argomento delle nuove misure repressive adottate in Yemen, citando Walid Al-Saqaf, amministratore del sito YemenPortal.net:

“Questa settimana, il Ministero dell'Informazione ha minacciato di adire vie legali contro i siti d'informazione, accusati di “inneggiare all'odio” o “danneggiare gli interessi nazionali” e le altre scuse tipiche dei governi che tendono a limitare la libertà di stampa. La minaccia è persino più pesante per i siti internet, perchè il governo intende applicare il codice penale anzichè le norme sugli organi di stampa. Ciò significa che l'amministratore di un sito web potrebbe anche essere condannato a morte”.

“Non te la prendere troppo, la tua esecuzione sarà del tutto legale!”

Nikahang, blogger e vignettista di spicco in Iran afferma [Fa]:

“Se questo disegno di legge dovesse entrare in vigore, tutto sarà lasciato alla libera interpretazione [dei giudici], e persino un semplice blog personale potrà essere considerato una minaccia alla religione! Cosa posso dire? Solo qualcuno votato ad arrecare disturbo alla salute mentale della società potrebbe sostenere una sciocchezza del genere”.

Mirza Kasra Bakhtyari scrive [Fa] che Ali Larijani, Presidente del Parlamento Iraniano, ha appoggiato la discussione di questo disegno di legge, aggiungendo di averne discusso a lungo con gli esperti giuridici.

Ghomarashegahneh sostiene [Fa]:

Includere l'attività di ‘blogging’ tra reati quali il rapimento, lo stupro, la rapina a mano armata, rende sempre più facile accusare chi scrive sui blog. Una legge del genere rischia di danneggiare la salute mentale della società molto più dei poveri blogger, i quali non hanno ancora capito cosa li aspetta…

Il blogger aggiunge che la vera causa degli squilibri psicologici della società sono le crisi economiche e le politiche repressive del governo.

Bazri mette in guardia [Fa]: “Dovremmo fare del nostro meglio per impedire ai parlamentari di approvare questo disegno di legge. Domani sarà già troppo tardi. È facile accusare un blogger di apostasia e corruzione. Ricordiamo al Parlamento che pensarla in modo diverso non è un crimine, e non dovrebbe essere punito con la morte.”

Balocuh ha pubblicato una vignetta in cui un membro del clero dice ad una donna, sul punto di essere giustiziata: “Non te la prendere troppo: la tua esecuzione sarà del tutto legale!”

Nikahang, vignettista e blogger molto noto, ha pubblicato un'altra vignetta in cui Ali Larijani, portavoce parlamentare, sta “giustiziando un blogger”.


Nikahang
Vignetta di Nikahang

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