chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

Israele: Forti reazioni allo scambio di prigionieri con Hezbollah

Mercoledì 16 luglio è stata una giornata di lutto in tutta Israele. Le poche speranze che lo scambio di prigionieri deciso con Hezbollah riportasse a casa sani e salvi i due soldati rapiti, Ehud Goldwasser ed Eldad Regev, si sono frantumate alla vista delle loro bare trasportate lungo il confine. In cambio, Israele ha rilasciato diversi terroristi libanesi, incluso Samir Kuntar, condannato a quattro ergastoli per l'assassinio di quattro israeliani a Nahariya nel 1979. Il suo rilascio ha suscitato molte polemiche, vista la natura particolarmente spietata del suo crimine, descritto con completezza da Smadar Haran in un post intitolato Il mondo deve sapere cosa ha fatto alla mia famiglia quest'uomo .

Anche se Smadar Haran concorda sullo scambio di prigionieri, con la motivazione che né la giustizia né la sofferenza sono sue prerogative, è interessante seguire la diversità di opinioni e punti di vista su un argomento così complesso. La resa dei soldati, indipendentemente dalle loro condizioni, adempie a un valore centrale nella società israeliana – vale a dire, che lo Stato di Israele è disposto a tutto pur di recuperare i soldati rimasti oltre le linee nemiche – nonostante sollevi domande molto serie sul fatto di aver offerto alle organizzazioni terroristiche un incentivo per ripetere simili operazioni. Il Jerusalem Post, infatti, riporta delle statistiche assai preoccupanti che rivelano gli effetti a lungo termine di simili scambi:

Secondo l'Associazione delle vittime del terrorismo Almagor, 854 dei 6912 terroristi palestinesi rilasciati nel quadro di misure per la “confidence-building” [misure di cooperazione internazionale volte a favorire la fiducia tra Paesi con rapporti conflittuali] tra il 1993 ed il 1999 sarebbero stati arrestati sempre in connessione a reati di omicidio e terrorismo (statistica aggiornata all'Agosto 2003). Di fatti, l'80 per cento dei terroristi rilasciati ha commesso reati riconducibili al terrorismo “in qualità di mandanti, organizzatori o esecutori”. Dal 2000 sono stati 180 gli israeliani uccisi da terroristi rilasciati dalle celle israeliane. Queste statistiche non tengono in considerazione le centinaia di persone ferite nei medesimi attentati.

Rispetto a questa vicenda, l'operato del governo negli ultimi due anni è stato oggetto di forti critiche. Da un lato, il governo aveva annunciato che avrebbe “fatto qualunque cosa” in suo potere per riportare a casa i soldati rapiti. Ma, dall'altro, aveva anche annunciato che non sarebbe scesa a patti con i terroristi.

Nadav Peretz scrive un post molto ponderato sull'atteggiamento controproducente tenuto dai media e dall'opinione pubblica negli ultimi mesi di negoziati:

I media si sono uniformati alla narrativa popolare del “riportiamo i nostri ragazzi a casa”. Che fosse il presentatore radiofonico che dedicava loro ogni canzone trasmessa, o il giornale che ne pubblicava quotidianamente le foto – tutti hanno fatto passare il messaggio per cui Israele avesse un unico obiettivo: riportare a casa Regev, Goldwasser e Shalit.

Eppure, tutti erano pressochè certi che fossero morti ormai da molti mesi. Non servivano certo particolari conoscenze nei servizi di sicurezza per aver sentito simili indiscrezioni. Inoltre, ciò veniva ribadito dagli organi d'informazione, pur se senza particolare convinzione. Ad ogni modo, per non urtare la sensibilità dei familiari, e a causa delle pressioni esercitate dai media, dei soldati non è mai stata dichiarata la morte.

Dal momento in cui i media hanno preso a sostenere quei due presupposti alla base della questione – la necessità di riportare i soldati a casa, e l'impossibilità di dichiararli morti con certezza – era ovvio che questa storia sarebbe finita male, specialmente per via dell'attuale debolezza del governo.

I politici, che sapevano di essere in trattative per la riconsegna dei cadaveri, sono stati costretti a comportarsi come se i rapiti fossero ancora vivi – ben sapendo di non potersi permettere errori in una trattativa del genere. A causa di ciò, Israele è stata costretta a soddisfare la principale richiesta di Hezbollah: la consegna di Samir Kuntar in cambio dei cadaveri dei soldati.

Non dobbiamo prendercela soltanto con le testate d'informazione, ma anche con tutti quelli che hanno attaccato l'adesivo con le foto dei soldati sul loro paraurti, e con tutti i blogger che hanno scritto “è assurdo che non siamo ancora riusciti ad ottenere la loro liberazione” – insomma, con quanti tra voi hanno preso parte alla campagna d'opinione che ci ha portati alla situazione di oggi.

Anche Yonatan critica le autorità per aver mentito sulle condizioni dei soldati, suggerendo che con ogni probabilità sapessero della loro morte da molto tempo. Secondo lui, invece di mentire nel tentativo di risollevare il morale della nazione, il Governo israeliano avrebbe dovuto dire, semplicemente, “Goldwasser e Regev sono morti”.

Altri ancora criticano i media israeliani, che avrebbero strumentalizzato una tragedia molto seria e una crisi strategica, trasformandola in una “soap opera”.

Nei giorni scorsi, i mezzi di comunicazione israeliani hanno seguito gli emozionanti funerali dei due soldati. Hanno inoltre riportato le immagini dei festeggiamenti nei territori palestinesi per la liberazione di Kuntar, il quale è stato accolto in Libano come un vero e proprio eroe. In questi giorni la blogosfera israelita è in ebollizione, divisa tra sostenitori e oppositori dello scambio. Ecco la traduzione di alcuni post sul tema:

prospettiva 1:

Lo Stato di Israele ha subito un gran numero di rapimenti, e ogni volta è stata sollevato lo stesso dilemma morale: “Pagare il riscatto o meno?”
Entrambe le posizioni presentano giustificazioni e soluzioni proprie. Finora non sapevo da che parte stare.
Fino ad oggi.
Oggi ho capito.
Dopo l'avvenuta riconsegna dei soldati nelle bare (purtroppo), la sensazione di sollievo diffusasi in Israele era quasi palpabile. Per quanti avevano a cuore la situazione, è stato come liberarsi di un grosso peso.
Così, oggi ho capito: è necessario essere disposti a pagare ogni prezzo. Persino il più doloroso.
Lo so, è difficile starsene a guardare quel mostro, Samir Kuntar, mentre entra in Libano accompagnato da canti e balli, ma la sensazione che si prova a sapere che “i nostri figlioli sono tornati a casa” è insostituibile.

Dopo la musica sacra trasmessa dalla radio, dopo che avremo tutti trascorso una giornata di lutto, torneremo alla nostra vita di sempre.
Cattureranno un altro soldato, cambieremo un altro Primo Ministro, ci sarà un'altra guerra, altri bombardamenti… sì, la nostra routine.
E finiremo col dimenticare persino chi fossero Udi ed Eldad.
È triste, ma è così che vanno le cose.

prospettiva 2:

אתה חופשי, סמיר קונטאר, חופשי לרצוח, לחזור הביתה ולחייך אך תיזכור את התינוקת הקטנה של גרמה שום נזק לך או למשפחתך.

נתתם לו עשרות מאסרי עולם אך שיחררתם אותו ביום אחד…

רק אחדים יודעים למה עשית את זה אולמרט…

בך ראש ממשלה המכובד הוא לא יפגע אך האזרחים הפשוטים יסבלו בגלל מעשייך.

Sei libero, Samir Kuntar – libero di ammazzare, di tornartene a casa soddisfatto. Ricordati soltanto di quel bambino che non aveva fatto alcun male né a te, né alla tua famiglia. Tu hai emesso numerose condanne capitali nei suoi confronti, ma l'hai liberato in un giorno solo… Non sono molti a sapere perchè hai fatto una cosa del genere, Olmert… tanto lui non farà del male a te, onorevole Primo Ministro. Piuttosto, saranno normali cittadini a soffrire le conseguenze delle tue azioni.

prospettiva 3:

זה פשוט לא יוצא לי מהראש

“דמעות של עצב בישראל, דמעות שמחה בלבנון”

יבוא יום, והם ייתבישו בהתנהגות שלהם

היום הזה פתח את פצע המלחמה מחדש, לפחות אצלי

הדבר היחיד שיכול “לסגור” את הפצע הזה

זה החזרתו של גלעד שליט

Non riesco proprio a togliermelo dalla testa. Lacrime di dolore in Israele – Lacrime di gioia in Libano.
Verrà il giorno in cui si pentiranno del loro comportamento.
Questa giornata ha riaperto ancora una volta la ferita della guerra, almeno per me. L'unica cosa che può alleviarla è il ritorno di Gilad Shalit.

prospettiva 4:

גם אני האמנתי שהם בחיים.

התפללתי בשבילם.

חיכיתי כל כך שיחזרו הביתה, ושכולם ישמחו…

שירדו דמעות של אושר.

ושבו בנים לגבולם.

מתים.

מי יודע כמה זמן, מי יודע איך, מי יודע למה ?

מי יודע כמה הם סבלו שם, מי יודע כמה התעללו בהם ?

ומי יידע לספר ?

עכשיו, כשבלבנון החגיגות, כאן בישראל..

מחפשים אשמים.

Anch'io ero tra quanti credevano che fossero ancora vivi. Ho pregato per loro, e non vedevo l'ora di vederli tornare a casa… per piangere di gioia.
Questi figli sono tornati alla loro terra.
Morti.
Chissà come sono morti, da quanto, o perchè?
Quanto hanno sofferto, laggiù, o quanto a lungo sono stati torturati?
E chi potrà mai dircelo?
Mentre in Libano si festeggia, qui in Israele… cerchiamo qualcuno cui dare la colpa.

Litalush, 17 anni, scrive:

החטופים מתים-כל תקווה שהייתה בליבי התפוצצה כאילו לא הייתה.

ישבתי שעות מול הטלוויזיה והדמעות לא הפסיקו לצאת .

לא הפסיקו לצאת למראה השמחה של החיסבאללה הנבלות האלה החסרות לב.

והדמעות המשיכו לפרוץ לנוכח הארונות השחורים….

אני יסכם את היום הזה ויגיד שוב.שהיום היה כואב וקשה .

אך עכשיו יש לי בטחון במדינה שכאשר אני יהיה חיילת תהיה לי מדינה שתעמוד מאחורי.

I rapiti sono morti. Tutta la speranza che avevo in cuore è esplosa come non fosse mai esistita.
Seduta davanti alla televisione, non riuscivo a fermare le lacrime… né si sono fermate davanti alle immagini dei festeggiamenti di Hezbollah.
E le lacrime hanno continuato a sgorgare, mentre guardavo quelle bare nere…
Per farvi capire la mia giornata, scriverò in continuazione quanto sia stata difficile e dolorosa per me.
Ma ora ho fiducia nel mio Paese: quando sarò un soldato, so che il mio Paese farà di tutto per sostenermi.

 - הדלקו נר לזכרם

Dal gruppo di Facebook Free Ehud Goldwasser, Gilad Shalit and Eldad Regev

Dopo che gli ultimi familiari avevano lasciato l'ufficio di Olmert, Karnit Goldwasser, la moglie di Ehud, è rimasta indietro. Poi si è avvicinata a Olmert, gli ha stretto la mano, e con gli occhi arrossati dal pianto ha detto: “Sono due anni che combatto, e sento che in fin dei conti, nella migliore delle ipotesi, per cosa l'avrei dovuto fare? Per poter gridare ‘Evviva, sono vedova?’ “

Olmert è rimasto ad ascoltare, le lacrime che gli solcavano il volto.

Il dibattito in Israele è ancora molto intenso – è giusto rilasciare prigionieri che hanno le mani sporche di sangue, sopratutto in cambio di cadaveri? Come descritto sopra, non esiste una posizione unitaria nè nell'opinione pubblica, nè nel governo.

E tu cosa ne pensi?

1 commento

unisciti alla conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.