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Venezuela: i blogger rendono omaggio a Eugenio Montejo

omaggio a Eugenio Montejo
Foto di Rußen, sotto licenza Creative Commons

Il Venezuela saluta il poeta scomparso, un altro che se ne va nel momento in cui ce n'è più bisogno. Gli amanti dell’arte e della letteratura in Venezuela piangono la morte di uno fra i più autorevoli scrittori degli ultimi anni, scomparso il 6 giugno scorso: Eugenio Montejo.

La sua poesia è nota per una trama ricca e intessuta nella semplicità del quotidiano. Parecchi i suoi libri publbicato in spagnolo e le presenze in iniziative editoriali dedicate in particolare alla letteratura venezuelana. Qui è stato insignito del Premio Nazionale di Letteratura e del Premio Internazionale Octavio Paz di poesia e saggistica. Montejo era il poeta più rappresentativo della poesia ispanoamericana dei nostri tempi, al quale sono state dedicate un'infinità di pagine, blog, riferimenti, citazioni e perfino dei gruppi su Facebook [es] dedicati alla sua poesia. Il giorno dopo l'annuncio della sua scomparsa, sono comparsi un po’ ovunque commenti e discussioni che illustravano il valore e il significato della sua opera e l'impronta indelebile che ha lasciato, e quindi verrà ricordato per sempre.

La blogosfera abbonda di emozioni nel ricordare con immensa gratitudine l'incredibile dolcezza delle sue parole e la bellezza della sua poesia nella quale molti continuano a identificarsi…

Montejo acquistò una certa notorietà quando il regista messicano González Iñárritu riprese i suoi versi nel film 21 grammi il titolo del film allude a quei 21 grammi che, pare, il corpo umano perda esalando l’ultimo respiro: il peso dell’anima – attraverso il personaggio di Sean Penn che cita un breve passaggio di una sua poesia…

“La terra girò per renderci più vicini, girò sul suo asse e su di noi, finché, finalmente, ci ricongiunse in questo sogno”;

Jorge, ad esempio, nel suo blog Letralia [es] scrive:

Anoche se fue Eugenio Montejo, dejándonos con esto encendido, no sin antes
despedirse de su siglo vertical y lleno de teorías. En 2002 había revelado las bases de su credo: La poesía es la última religión que nos queda. Si hay un juicio final, será ante ella.

L’altra notte Eugenio Montejo [es] se ne è andato, lasciandoci un'eredità viva e presente, non prima d'aver salutato ancora una volta la sua teoria verticale piena di teorie. Nel 2002 ci ha svelato il suo credo [es]: la poesia è l’ultima religione rimasta. Se ci sarà un giudizio universale, sarà al suo cospetto.

Dal Perù Moleskine Literario [es] commenta:

Al parecer, los poetas nunca mueren solos. Unas semanas después de la muerte de nuestro Alejandro Romualdo Valle, el duelo le toca ahora a Venezuela. A los 70 años murió Eugenio Montejo, considerado el mayor poeta de ese país.

Si direbbe che i poeti non muoiano mai soli. Poche settimane dopo la scomparsa di Alejandro Romualdo Valle, il Venezuela è nuovamente in lutto. Eugenio Montejo muore all’età di 70 anni. Era considerato il maggiore poeta del Paese.

E Juliana Boersner in Papel en Blanco [es], scrive:

¿Cómo escribir desde la tristeza? ¿Cómo teclear a través de las lágrimas de impotencia por ver apagarse tan raudamente una de las mejores voces de la poesía del mundo hispano, aún con tanto por ofrecernos?

Come si fa a spiegare la tristezza? Come si può scrivere, sopraffatti dalle lacrime e da un sentimento di impotenza per la scomparsa di una fra le voci più belle della poesia ispanica, all’improvviso e con tanto ancora da offrire?

José Urriola in Rostro de Viento [es] racconta un episodio particolare della sua infanzia:

Al poeta Eugenio Montejo lo habré visto si acaso tres veces en la vida. La primera fue de niño en los pasillos del Edificio de Estudios Generales de la Universidad Simón Bolívar. En esa oportunidad yo iba de la mano de mi padre que se detuvo a saludar a un hombre de lentes de pasta, mostacho negro y saco beige a cuadros. Papá me dijo: “Hijo, conozca a uno de los grandes poetas de este país, Eugenio Montejo”. A lo que el bigotón respondió con un acento que me pareció andino: “Amigo, no le crea a su padre. Yo no soy poeta, soy bombero”.

Anoche murió Eugenio Montejo. Se murió uno de los nuestros, uno de los grandes, uno de los buenos. Se murió alguien que a ningún venezolano debería serle indiferente.

Ho avuto l’opportunità di incontrare Eugenio Montejo tre volte nella mia vita. La prima da bambino, mentre aspettavo nel salone dell'università Simón Bolivar. In quell’occasione mio padre, che mi teneva per mano, si è fermato per salutare un uomo coi baffi che portava degli occhiali con lenti spesse e indossava un cappotto beige a quadri. Allora mio padre mi disse: “Figliolo, ti presento uno dei maggiori poeti di questo paese, Eugenio Montejo”. E l’uomo coi baffi rispose con un accento che ricordava gli altopiani delle Ande: “Amico mio, non credere a tutto ciò che dice tuo padre. Non sono un poeta, ma piuttosto un pompiere”.

Eugenio Montejo è morto l’altra notte. Uno dei nostri, uno dei grandi, uno dei migliori. Se ne è andato qualcuno la cui scomparsa non può lasciare indifferenti i venezuelani.

E Argonauticas [es] aggiunge:

Eugenio Montejo escribió algunos de los poemas más hermosos que se han escrito en lengua castellana. Después de realizar ese portento, el suceso de su muerte el pasado viernes es, acaso, apenas un episodio en la vastedad del tiempo.

Le poesie di Eugenio Montejo sono fra le più belle che siano mai state scritte in lingua spagnola. Di fronte a tanta grandezza, la sua morte non è che un breve capitolo nell’immensità del tempo.

Argonauticas segnala anche un link con un'interessante raccolta di poesie The Trees: Selected Poems 1967-2004

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