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Afghanistan: Violenze nell'Hazarajat e proteste a Kabul

L'Afghanistan è uno di quei Paesi dove le questioni relative alle minoranze influiscono enormemente su tutto il resto. È questo il motivo per cui Hamid Karzai è considerato il “miglior presidente possibile”, ma è anche la ragione per cui dovrebbe dimettersi. Le minoranze etniche costituiscono la struttura fondamentale del governo nazionale, con quote riservate (i Kuchi hanno 10 seggi in Parlamento, mentre ai Tagichi e Hazara spettano due vicepresidenti), il ruolo di signori della guerra (nessuno oserebbe ostacolare l'enclave uzbeca di Abdulrashid Dostum, nel nord), e più in generale, con un clima di tensione fra i diversi gruppi.

Dal momento che non si tratta di una situazione nuova, spesso viene sottovalutata rispetto al nuovo insorgere dei Talebani. Ma spesso queste rivalità etniche sfociano in dispute vere e proprie. Nella provincia di Wardak, a sud-ovest di Kabul, gli Hazara hanno un lungo contenzioso sul diritto alla terra con i Kuchi, popolazione nomadica. Mercoledì 8 luglio 2008 – il giorno dopo il terribile attentato all'ambasciata indiana di Kabul – un gruppo di Kuchi si è diretto verso il distretto Behsud di Wardak, uccidendo diversi Hazara, prendendone quattro in ostaggio e rivendicando il loro diritto all'uso della terra. The Rumi riferisce sulla situazione:

Lo scorso aprile, gli operatori dei diritti umani esprimevano il timore che gli Hazara si stessero armando contro i Kuchi che si erano stabiliti sulla loro terra.

Secondo la Commissione Indipendente per i Diritti Umani in Afghanistan “Dal momento che entrambe le fazioni non confidano nella capacità del governo di risolvere le dispute, potrebbero tentare di ricorrere alla violenza”.

I Kuchi, in prevalenza di etnia Pashtun, sono soliti percorrere l'intero Paese alla ricerca di pascoli verdi per le greggi, e all'arrivo della primavera molti si trasferiscono nelle province centrali, dove vive la maggior parte degli Hazara afgani.

Gli anziani Kuchi lamentano che gli Hazara godono dell'appoggio della comunità internazionale sin dalla caduta del regime talibano, mentre i Kuchi sono stati dipinti come collaborazionisti.

Nel luglio 2007, dopo che numerose persone sono rimaste uccise negli scontri tra pastori Kuchi e coloni Hazara nel distretto di Behsud, il Presidente Karzai ha istituito una commissione per trovare una soluzione. Tale commissione deve ancora comunicare i risultati raggiunti.

Molto velocemente è stato allestito un blog per aiutare le vittime degli scontri. Hazarajat Times, un altro blog aperto di recente come punto di raccolta sulle questioni hazare, ha rilanciato una storia che sarebbe poi divenuta sempre più importante: Haji Mohammad Mohaqiq, rappresentante hazara in parlamento, aveva già avvisato che l'incursione kuchi avrebbe condotto a una guerra civile se non affrontata seriamente, per poi cominciare uno sciopero della fame il 16 giugno, chiedendo la fine delle ostilità. È riuscito a raccogliere il sostegno di persone insospettabili, come Abdulrashid Dostum e nel volgere di pochi giorni sono stati in centinaia ad aderire alla sua protesta.

Dal momento che lo scontro in corso è incredibilmente simile alle ostilità del luglio 2007, molti Hazara, percependo l'ignavia di Kabul, hanno reagito subito organizzando una manifestazione.

Dal 21 luglio, Mohaqiq sta cercando in vari modi di diffondere le notizie sugli scontri (per la maggior parte assolutamente ignorati in occidente). The Rumi ha raccolto la maggior parte delle sue dichiarazioni:

“Più di 15 abitanti del villaggio sono stati uccisi, inclusi donne e bambini, mentre altre 20.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case, in fuga dalla barbarie degli uomini di Al Qaeda e dei Talebani”.

Mohaqiq dichiara la sua profonda delusione nei confronti delle organizzazioni per i diritti umani, dei media e delle Nazioni Unite, per non avere dato il giusto risalto all'invasione e ha rivolto un accorato appello alle stesse entità e alla comunità internazionale, chiedendo un intervento che impedisca ai nomadi kuchi di massacrare la gente del distretto Behsud…

Lo scorso anno, il 21 giugno 2007, c'è stata una grande e pacifica manifestazione a Kabul, che chiedeva al governo di risolvere il “malessere kuchi” una volta per tutte; Mohaqiq aggiunge che “la comunità internazionale, le forze della NATO, le Nazioni Unite e le organizzazioni dei diritti umani devono occuparsi di questo malessere per risolvere il problema, nel rispetto dei diritti umani della gente oppressa delle alture centrali”.

A seguito di ciò, alcuni media in lingua farsi e dari hanno seguito l'incursione. Quqnoos ha pubblicato uno scioccante video dove si vedono alcune delle vittime hazara dell'assalto:

Riportando il video precedente, The Rumi si chiede con enfasi perché mai il Presidente Karzai non faccia nulla:

Il governo di Kabul ha inviato le forze di polizia per fermare i Kuchi, ma come vedete nel video, i gruppi kuchi vestiti come Talebani camminano davanti alla polizia nazionale. Perché la polizia non impugna le armi? Cosa c'è di così speciale nei Kuchi, che consente loro di portare armi, mentre le altre etnie sono disarmate?

In questa occasione Mohaqiq si è dimostrato più morbido. Registan.net rileva che le questioni etniche relative al conflitto avrebbero radici ben più profonde, mettendo in guardia dal dare per scontato che la responsabilità sia tutta dei Talebani:

Molti Hazara credono che i Kuchi siano “Taliban,” o perlomeno filo-Taliban, perché negli anni '90 quest'etnia ha collaborato con loro, ricevendo in cambio l'accesso alla terra degli Hazara e dei Tagichi. Naturalmente, gli Hazara sono infuriati per questo trattamento iniquo.

E si arriva al punto. Come gruppo a prevalenza Pashtun, i Talebani erano noti per il duro trattamento riservato alle altre minoranze, inclusi (o forse in particolare) gli Hazara, tanto da provocare ad Hazajarat una carestia particolarmente dura e ignorata dai media occidentali.

Wardak è composta quasi per metà da Pashtun, mentre la maggior parte delle restanti etnie (con una percentuale prossima al 40%, secondo una statistica ufficiale – dunque inaffidabile) è di origine Hazara. Sembra, per farla breve, il classico conflitto tra una popolazione nomadica e una stanziale, con le conseguenti dispute sulla terra e sul suo utilizzo, se agricolo o pastorizio. Questo genere di conflitto emerge specialmente nei periodi di carestia, e l'attuale stretta sui prezzi dei generi alimentari, con l'implacabile siccità al sud, stanno probabilmente esacerbando il conflitto.

Il giorno successivo, il 22 luglio, Safrang racconta che migliaia di persone sono scese in strada a Kabul per richiedere al governo di porre fine alle razzie.

La manifestazione è iniziata verso le 7 del mattino di mercoledì nell'area di Kabul Ovest, per poi proseguire verso il centro della città, dove hanno sede gli uffici della Missione di Assistenza dell'ONU in Afghanistan (UNAMA). Molte agenzie di stampa hanno scritto che i manifestanti erano nell'ordine delle migliaia. A mezzogiorno, Farda TV affermava che la manifestazione era terminata senza alcun incidente. Lo stesso canale ha poi trasmesso le immagini del corteo, in cui si vedono migliaia di persone sfilare nei grandi viali della città, in marcia verso il centro.

Altro materiale video mostra dei poliziotti in assetto antisommossa immobili o in qualche caso schierati sulle strade principali davanti ai manifestanti per bloccare loro il passaggio. Trovandosi di fronte alla polizia in assetto antisommossa, alcuni partecipanti al corteo hanno chiesto alla testa della manifestazione di sedersi e non avanzare oltre per evitare il contatto con la polizia, mantenendosi ad una distanza di circa 15 metri.

Non è stato facile leggere tutti i cartelli e gli striscioni mostrati dalle televisioni. Quelli che ho potuto vedere dicevano:

“SIamo contro il conflitto etnico e chi lo supporta e fomenta”

“Il governo dovrebbe schierarsi contro la popolazione indifesa di Behsud”

“Vogliamo giustizia”

Sembrerebbe proprio che la protesta abbia funzionato. L’Hazaristan Times stima i partecipanti a crica 300.000, e Mohaqiq ha concluso lo sciopero della fame dopo aver incontrato Karzai e i funzionari dell'UNAMA, parlando con loro delle incursioni. Il giornale hazara ha pubblicato delle bellissime foto. Infine, il Presidente Karzai ha ordinato l'evacuazione dei Kuchi, che in base alle testimonianze raccolte starebbero abbandonando il quartiere contestato.

A che prezzo tutto ciò? Hazaristan Times ha lanciato una raccolta di fondi per assistere economicamente gli Hazara che hanno perso i familiari o l'abitazione. Le immagini pubblicate sul sito del giornale sono raccapriccianti, ma servono a sottolineare quanto questa situazione sia grave – e tristemente ignorata.

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