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MENA: revocato il visto ai vincitori delle borse di studio Fulbright

Pochi giorni fa tre palestinesi, vincitori della prestigiosa borsa di studio Fulbright per studiare in America, si sono visti revocare il proprio visto dagli Stati Uniti, impedendo così loro di ricevere il contributo. Il provvedimento ha riguardato anche un quarto studente, studente di scuola secondaria in un diverso programma [di scambio]. Circa due mesi e mezzo fa, Condoleezza Rice, Segretario di Stato americano, era intervenuta personalmente per assicurarsi che ai vincitori fosse concesso [l'ingresso negli Stati Uniti]. Perché questa improvvisa inversione di rotta? I blogger del Medio Oriente propongono diverse teorie.

La vicenda ha avuto inizio a fine maggio, quando sette borsisti Fulbright della striscia di Gaza si sono visti ritirare il riconoscimento quando il Dipartimento di Stato americano dichiarò di non poter garantire il viaggio da Gaza al Consolato americano di Gerusalemme per i colloqui necessari al rilascio del visto. All'epoca, Condoleezza Rice si era premurata che le borse venissero restituite e, dal momento che Israele riteneneva un ‘rischio per la sicurezza’ tre dei sette studenti (Zuhair Abu Shaban, Fida Abed e Osama Daoud), gli ufficiali americani si erano profusi in uno sforzo eccezionale organizzando i colloqui con i tre ragazzi sul confine di Gaza. In seguito, il 30 luglio, tutti e tre avevano ottenuto il visto. Due giorni dopo, tuttavia, è arrivata la revoca. Fida Abed era già partito per Washington, ma [giunto] all'aeroporto era stato fermato e rispedito direttamente ad Amman, in Giordania. Alcuni esponenti del Dipartimento di Stato avrebbero poi semplicemente dichiarato di aver ricevuto ‘nuove informazioni’ sui tre universitari e sul quarto, Ahmed Ma'arri, studente quattordicenne vincitore di una diversa borsa di studio.

Emily, sul blog arabo-americano KABOBfest, non si dice per nulla sorpresa:

Tre dei sette borsisti Fulbright di Gaza si sono visti revocare il visto dagli Stati Uniti: uno di loro, era già volato a Washington solo per sentirsi dire alla dogana che il suo visto non era più valido. La saga del viaggio in Giordania per me rappresenta la tipica esperienza di viaggio palestinese. Se Israele fosse stato davvero in possesso di informazioni tali da convincere le autorità americane ad annullare i tre visti, allora mi ciò equivarrebbe alla pubblica ammissione che la mancata concessione precedente ai sette studenti non fosse basata su alcun motivo. (A prescindere dall'attendibilità o meno di tali informazioni… voglio dire, ovvio che il ragazzino appena uscito dal liceo è un terrorista che prevede di usare la propria istruzione per bombardare e uccidere). Vorrei proprio vedere l'informativa sulla sicurezza inviata da Israele. “Palestinese, maschio, nato a Gaza= RESPINTO”… scommettiamo che era così?

Su The Magnes Zionist il blogger israelo-americano Jerry Haber crede che Israele abbia solo cercato di salvare le apparenze:

Vi presento Fidaa Abed e Ahmed Ma'ari. Abed era diretto a San Diego per conseguire una laurea in Informatica all'Università della California. Ahmed è uno studente di scuola superiore. Tutti e due hanno vinto la borsa Fulbright per studiare negli Stati Uniti. Tutti e due si sono visti ritirare il premio, che poi è stato riassegnato, poi hanno ottenuto il visto, che infine è stato revocato. Allora, vediamo di chiarire bene. Prima [questi studenti] non rappresentavano alcuna minaccia per la sicurezza; dovevano rimanere a Gaza solo a causa del controllo israeliano su quel territorio. Si chiama “punizione collettiva” – se facciamo soffire abbastanza gli abitanti di Gaza, insorgeranno e deporranno Hamas. Caspita, questa si che è una strategia vincente. Di sicuro [finora] ha funzionato. […] Esiste una spiegazione migliore per questa improvvisa inversione di rotta? Abed e il signor Ma'ari sono vittime di uno stratagemma [messo in piedi] da Israele per salvare la faccia, e che l'America ha accettato, almeno per il momento. Conosciamo il giochetto – gli Stati Uniti decidono di far entrare alcuni dei borsisti Fulbright (per accontentare Condi) e decidono di tenerne fuori altri (per accontentare Israele). La cosa sfocia in una crisi diplomatica in miniatura. Il tutto sulle spalle dei palestinesi.

L'autrice di Patriot Missive, un'americana residente in Israele, ritiene che l'America abbia gestito malamente questa situazione :

Non è la prima volta che siamo apparsi tanto imbranati. Ad ogni modo, sto ancora aspettando i dettagli dell'informativa sulla sicurezza.

In uno dei post che riprende l'argomento, la blogger informa poi che alcuni studenti arabi attualmente in America, recentemente hanno fatto visita all'Ambasciata israeliana di Washington, D.C.

DesertPeace, un americano residente a Gerusalemme, si preoccupa di come il solo fatto di criticare la politica israeliana sia sufficiente a precludere la libertà di viaggiare:

‘Lo sei adesso? Lo sei sempre stato?’ Sono due domande che evidentemente non sono state poste ai due vincitori palestinesi delle borse Fulbright quando hanno fatto domanda per il permesso di viaggio. Ai ‘bei vecchi’ tempi di McCarthy queste domande riguardavano l'appartenenza al Partito Comunista, mentre oggi sono riferite a una qualsiasi organizzazione che si oppone alle politiche di genocidio di Israele. Condoleeza Rice in persona ha preso posizione per aiutare questi giovani studenti a ottenere il visto… ma sembra che il potere dell’AIPAC sia superiore perfino a quello del Segretario di Stato.

Tuttavia Carl, un israeliano nato in America, in un post per Israel Matzav ritiene si tratta di una decisione giusta:

Sembra che i rapporti con Hamas dei tre [respinti] fossero più stretti di quanto avesse ammesso Condi due mesi fa. Non aspettatevi che Condi o qualcun altro del Dipartimento porga delle scuse ufficiali.

Alcuni blogger riflettono sulle possibili conseguenze a lungo termine di tale decisione. Edmund, blogger arabo-americano che scrive su The Philistine, si chiede:

Quali “nuove” informazioni potrebbero essere emerse? Negando l'istruzione alla gente, anche solo a poche persone, tutto ciò che si ottiene è fornire nuove reclute all'estremismo. Adesso capiamo perché gli schiavisti bianchi impedivano ai propri “lavoratori” di istruirsi. Meno sai e più facile è tenerti sotto controllo, e tanto gli Stati Uniti quanto Israele temono la prospettiva di una società araba (palestinese) istruita.

Teach the Masses, blog Kuwaitiano, riprende l’argomento:

Si, non c'è dubbio che le ‘nuove informazioni’ siano state fabbricate come diversivo per il semplice fatto che gli israeliani non vogliono avere intorno palestinesi istruiti – così possono controllarli più facilmente.

Il blogger americano Richard Silverstein, su Tikun Olam, si dispera per la poca lungimiranza della decisione:

Di questo passo, l'America dovrà ritenersi fortunata se anche un solo studente di Gaza sarà interessato a studiare negli Stati Uniti. Sicuramente, le “prove” israeliane sono state elaborate per impedire ai palestinesi di studiare all'estero. Non è nell'interesse di Israele consentre ciò agli abitanti di Gaza. Solo Dio sa quale livello erudizione e competenze potrebbero riportare per migliorare, al loro ritorno, le condizioni dei conterranei. Chissà quali nuove teorie potrebbero proporre, quali nuovi imprese potrebbero creare, quali nuove idee politiche diffondere? Tutto ciò è sicuramente troppo per Israele, che preferisce una società povera e poco educata, molto più semplice da dominare. […] Questi giovani palestinesi stanno traendo dalla vicenda una lezione importante – [vale a dire] che non bisogna fidarsi degli Stati Uniti e che pochi possono superare di Israele nell'inventare ragioni per sospettare dei palestinesi. Lezioni come queste durano tutta una vita, e non solo per [le vite de]i diretti interessati, ma per [quelle di] tutti i giovani palestinesi che cercheranno di ottenere la borsa Fulbright in futuro. Stando così le cose, dovremmo ritenerci fortunati se il prossimo anno anche UN SOLO palestinese farà domanda. Poi ci chiediamo perché gli arabi ci odiano.

Concludiamo con alcuni commenti di Hassan, l'insegnante dello studente Ahmed Ma'arri a cui è stato vietato di andare in America. Commentando l'articolo del quotidiano israeliano Ha'aretz, Hassan scrive:

Voglio aggiungere che Ahmed ha appena 14 anni, ed è uno degli studenti più brillanti di un programma chiamato ACCESS finanziato da AMIDEAST, ha sostenuto tantissimi esami e colloqui per ottenere questa borsa ed è soltanto un ragazzino. Non ha niente a che fare con la politica, o con Hamas. Ha sempre sognato di essere un alunno bravo e diligente. In un corso biennale ha imparato ad amare il mondo ed essere un ragazzo dalla mentalità aperta. Ha dato moltissime presentazioni in classe sulle culture del mondo, su quella americana in particolare. [Così facendo] non fate altro che frustrare i nostri ragazzi, obbligandoli tutti a diventare quelli che voi definite “terroristi o martiri “. Per favore. Che tipo di minaccia alla sicurezza rappresenta uno studente di 14 anni per l'America o per Israele?

In risposta a un altro commento in cui si chiedeva se Ahmed avesse festeggiato la distruzione del World Trade Center, Hassan ha replicato:

Rigrazio di cuore tutti coloro che supportano Ahmed, mentre compatisco coloro che ancora si fanno imbambolare dai media. Innanzitutto, all'epoca dei fatti del 9/11 Ahmed aveva solo sei anni. In secondo luogo, Ahmed proviene da una famiglia istruita… dovreste sapere che la maggior parte delle persone non vuole che i propri figli staino lontaniper un anno, specialmente in questi tempi difficili. Terzo, qui abbiamo una varietà politica enorme. […] Per cortesia, lasciate che i nostri figli vivano una vita sana.

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