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Turchia: dalla censura di Stato all'autocensura dei blogger

Chi segue da qualche tempo la blogosfera turca, avrà sicuramente sentito parlare della messa al bando imposta dalla Turchia su WordPress… [e anche] delle censure periodiche ai danni di YouTube, del sito di applicazioni per social network Slide… ah, e adesso anche di Dailymotion. Credo di averli nominati tutti… o forse no? Ormai è difficile e frustrante tenere aggiornato quest'elenco. I blogger turchi provano lo stesso sconforto e hanno cominciato a protestare per i continui divieti censurando volontariamente i propri siti.

In che modo dunque i blogger turchi stanno manifestando contro simili censure periodiche su Internet? Inserendo il seguente banner sui propri siti: Bu siteye erişim kendi kararıyla engellenmiştir, la cui traduzione approssimativa recita: “Questo sito è stato bloccato per decisione [dello stesso autore]” .

Sito turco bloccato dall'autore

La protesta si è protatta fino a mercoledì 20 agosto. Ovviamente più che scrivere di quest'iniziativa, molti vi hanno preso parte. Un'apposita pagina del blog Anafikir [tur] pubblica il codice [html] per convertire il proprio sito nella versione “bloccata”, e una lista aggiornata di siti che hanno preso parte all'iniziativa. Diverse testate online turche hanno seguito la protesta, con link ai forum di discussione e ai gruppi su Facebook. Techcrunch ha fatto un po’ di storia sulla vicenda:

Il problema è diventato talmente grave che ora i blogger turchi hanno cominciato ad auto-censurarsi spontaneamente per protesta. L'iniziativa delle false censure è partita da Firat Yildiz, che ha pubblicato quanto segue sul suo blog […]; successivamente Selim Yoruk, un altro blogger, ha creato una pagina con un codice [html] che permette a chiunque lo desideri di aggiungere facilmente il medesimo messaggio alla propria homepage. Sono circa 200 blog turchi che si sono (temporaneamente) auto-censurati in questa maniera. L'intento è dimostrare agli utenti turchi lo scenario di Internet se questa censura dovesse continuare.

Il blog Metroblogging:Istanbul sostiene l'iniziativa pubblicizzandola e incoraggiando al dialogo:

In seguito alla censura di numerosi siti di video streaming a opera del governo turco, i blogger hanno deciso di far sentire la propria voce protestando contro il regime censorio di tipo cinese che sta prendendo piede. Stavamo quasi abituandoci al vuoto lasciato da YouTube quando all'improvviso anche Dailymotion, altro sito di video streaming, è stato bloccato. […] Dateci il vostro supporto lasciando un commento per denunciare insieme a noi questa situazione :)

È troppo presto per dire se la protesta sortirà un qualche effetto; tuttavia SortiPreneur, blogger straniero residente in Turchia, ha così commentato:

La chiusura dei siti è un problema, e sono felice che si siano sollevate voci di protesta. D'altro canto, penso che la comunità virtuale turca debba affrontare il problema con delle contromosse più mature.

La chiusura dei siti non è una forma di censura, bensì il risultato di decisioni prese dai giudici. Ciò non è molto diverso dalla chiusura di Napster negli Stati Uniti. Contrariamente a [quanto riportato da] alcuni commenti nei blog, non tutti questi provvedimenti sono dovuti alle ingiurie contro Ataturk (anche se alcuni siti sono stati chiusi proprio a causa di questi insulti, dal momento che è illegale in Turchia insultare Ataturk, fondatore e primo presidente della Repubblica Turca), ma sono il risultato di querele per diffamazione fatte da privati cittadini. In altre parole, la censura di Internet è in linea con il sistema giuridico locale. BTW, non sono assolutamente a favore di queste particolari leggi, ma non vedo nulla di male in un sistema che applica le proprie norme.

Il problema principale, secondo me, è la scarsa conoscenza di Internet da parte dei giudici turchi, in particolare del cosiddetto user-generated content [contenuti realizzati dall'utente]. Ci sarebbe bisogno di designare tribunali specializzati per i processi relativi al materiale pubblicato online.

Dopo aver commentato su questo problema, faccio una breve considerazione sul ruolo (o sull'assenza di ruolo) delle ONG [Organizzazioni Non Governative] turche, che dovrebbero avere il compito di esercitare pressioni in favore dell'industria di Internet.

È possibile combattere in tal modo la censura in Turchia? Oppure esistono altre soluzioni, come sembra suggerire SortiPreneur?

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