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Arabeyes: scorci di vita quotidiana durante il Ramadan

Questo post propone diverse esperienze di vita quotidiana nel mondo arabo durante il mese del Ramadan. Vediamo come lo vivono i palestinesi a Gaza e un'italiana in Cisgiordania, entriamo nella dimora di una famiglia saudita in procinto di interrompere il digiuno e andiamo in Bahrain per farci consigliare su come limitare le ingiurie durante il mese sacro.

Heba spiega cos'è il Ramadan per i palestinesi nella striscia di Gaza [in]:

Questo mese sacro arriva a Gaza con una situazione ancora difficile. Tuttavia, ciò non distoglie la gente dal celebrare il Ramadan nel modo speciale che è solita seguire ogni anno […] Ho visto questa donna in uno dei nostri centri, continuava a lamentarsi perché non trovava lavoro pur essendo laureata. Di colpo l'ho interrotta e le ho chiesto: “Beh, come riuscirai a fare la spesa per il Ramadan?”. Con un sorriso luminoso, ha detto: “Farò il mio qataif (dolce tipico del Ramadan) e il fawanis [in] (speciali lanterne utilizzate durante il Ramadan). Così ai miei bambini non mancherà nulla comunque”. Questa semplicità e la contemporanea ricerca di soluzioni alternative, mi ha sempre spinto ad avere un grande rispetto per la resistenza e la determinazione a sopravvivere del popolo di Gaza.
In genere cucino parecchio durante il Ramadan. Penso che un po’ tutti, in base alle proprie possibilità, cucinino tanto nel Ramadan :). […] Ciò che più mi ha colpito è il prezzo estremamente alto degli alimentari, dovuto all'assedio. […] A Gaza qualcuno scherza dicendo che d'ora in poi si può ricevere una bombola di gas piena mostrando al rivenditore il certificato di matrimonio che attesti di avere una famiglia a carico e quindi il diritto a ricevere una bombola di gas al mese. […] Il contesto potrebbe sembrare deprimente e poco promettente, ma questo non ci impedirà di trascorrere al meglio questo bel mese insieme ai nostri bambini.

Passiamo a un diverso punto di vista sul Ramadan in Palestina. Elena è un'italiana appena tornata in Cisgiordania [3] per lavoro [it]:

beh, tornare a Ramallah con il Ramadan appena iniziato ha una serie di risvolti pseudo-comici:
-innanzitutto l'orario: c'è un'ora di differenza tra Israele e la Palestina (per via dell’ora legale [in]), per cui quando a Ramallah sono le 15.00, a Gerusalemme sono le 16,00 (ma almeno l'ora di Ramallah è la stessa dell'Italia). Ovviamente questo complica le relazioni tra chi gestisce un progetto da Gerusalemme, da gli appuntamenti e viene a lavorare a Ramallah presentandosi un'ora in anticipo. …
-il digiuno: digiunare è un'ottima scusa a qualunque cosa… sono in ritardo, sbaglio la strada, non ti ho telefonato, mi sono dimenticato di qualcosa, ho perso le chiavi, non riesco a concentrarmi, non so più chi sono/dove sono/cosa faccio…. perchè sto digiunando…. ok, è vero, non è facile lavorare durante il Ramadan (anche se gli orari vengono ridotti) ma magari non è sempre il digiuno che crea questi imprevisti :-)
-il non digiuno: se anche non digiuni (e c'è un sacco di gente che non digiuna, oltre ai cristiani) non ti metti a mangiare e/o bere davanti agli altri… quindi se alle 14.00 ti trovi a Nablus fuori dal check-point in un parcheggio sotto il sole cocente ad aspettare che il tuo service parta per riportarti a casa e ci sono 37 gradi all'ombra (molti di più nel mezzoi pubblico) e per caso ti viene voglia di bere qualcosa perchè hai un po’ di arsura… te la tieni!

In Arabia Saudita, Shari’ Alatayef dipinge il quadro di una famiglia che si prepara a interrompere il digiuno nel primo giorno del [5] Ramadan [ar]:

يقترب المغرب ويبدأ الشوق للإفطار بالمائدة التي تتزين على الأقل بثلاث أنواع من التمور حرص أبو عبدالعزيز على تواجدها في المائدة وطاسات ماء زمزم الذي أحضرها أبو مزيد من مكة عندما أعتمر في رجب الماضي ورائحة القهوة الطازجة المحموسة خصيصاً لهذه المناسبة وأيضاً طاسات اللبن البارد والمزين بقطع من القشطة والتي أحضره أبو صالح من نخل آل أبو أحمد والكل يهلل ويدعي ويترحم على الشيبان الذين توفوا ولم يلحقوا على رمضان هذه السنة والنساء يتذكرون جداتهم وتبدأ تذرف بعض الدموع على استحياء وهي مشاعر مخلوطة بين الحنين للمتوفين والفرحة بالصوم هذه السنة. أما الشباب فهم على أهبة الاستعداد أمام الباب أو الزلفة لسماع الآذان والتسابق لتبليغ الرجال بالفطور والدخول للنساء للاستراق بعض النظرات على بنات العائلة.
Il tramonto si avvicina e il desiderio per l’iftar [in] si concentra sulla tavola. È imbandita con almeno tre tipi di datteri, immancabili secondo Abu Abdul Aziz, e con tazze ricolme di acqua di Zamzam [in] (proveniente da un pozzo che si crede essere benedetto da Dio) che Abu Mazid ha portato dalla Mecca, dove ha partecipato al umrah [it] (il pellegrinaggio) lo scorso Rajab [it] (il settimo mese dell'anno islamico). C'è un aroma di caffè appena macinato per l'occasione e coppe di laban freddo (latte fermentato) guarnite di fiocchi di crema, che Abu Saleh ha portato dalla fattoria della famiglia di Abu Ahmed. Tutti invocano Dio e pregano per i due uomini anziani che sono morti e quest'anno non possono partecipare al Ramadan. Le donne ricordano le loro nonne e qualche furtiva lacrima ne riga i volti, provando un misto di tristezza per quelli che non ci sono più e di gioia per il digiuno di quest'anno. I ragazzi invece stanno all'erta davanti la porta per udire il richiamo alla preghiera, e fanno a gara per informare gli uomini che è arrivata l'ora di interrompere il digiuno ed entrano nella casa dove si trovano le donne – per rubare qualche rapido sguardo delle ragazze della famiglia.

Concludiamo con una nota umoristica, ripresa da un post del blogger Yagoob in Bahrain; ci fa notare le cose che cambiano durante il Ramadan [in]:

1- La percezione del tempo:
Per tutto l'anno siamo abituati ad usare “le ore dell'orologio”, ad esempio le 13:00, le 3:30, ecc… Durante il Ramadan invece ogni orario viene convertito nel tempo islamico, per esempio dopo la preghiera del Dhuhur [in], dopo l’Iftar [in], dopo il Taraweeh [in], ecc… o in alternativa nel'orario delle serie televisive: “Ci vediamo dopo Baab Al-Haara” [in], ecc…
2- Il controllo dell'ira:
Per tutto l'anno, imprecare e maledire (soprattutto quando si è alla guida) è cosa normale nella vita di tutti i giorni, ci si avvale persino di uno spiritoso e alquanto colorato vocabolario, ad esempio V********* e M****.
Durante il Ramadan, la rabbia è amplificata dal fatto che si è affamati e assetati (e fa anche caldo!), e per non “rovinare” o “ferire” il proprio digiuno, si preferisce usare un linguaggio alternativo del tipo: “Allahoma ini sa'im” (sto digiunando per Dio!) e “La howla wela qowa ila billah” (“non c'è potere nè forza se non Dio!”), ovviamente in tono arrabbiato.
3- Il senso del gusto:
Mangiare carne di manzo, di pollo, pesce e gamberetti in qualsiasi momento durante l'anno sarebbe un po’ eccessivo, ma nel Ramadan non mangiare sia carne rossa che bianca nello stesso pasto, risulta veramente spiacevole e qualcuno potrebbe temere di essere denutrito.

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