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Kenia: proposta di legge riaccende il dibattito sull'aborto

Test positivo di gravidanza
Una proposta di legge, promossa dai gruppi a sostegno dei diritti delle donne in Kenia e mirata a regolamentare l'aborto, ha fatto ri-esplodere il dibattito sulla legalizzazione. Attualmente si tratta di pratica illegale in Kenia, salvo nei casi in cui sia in pericolo la vita della donna incinta. Molti leader religiosi e politici del Paese si sono espressi contro questo tentativo di modificare la legge sull'aborto.

A inizio anno le organizzazioni per i diritti delle donne hanno lanciato una campagna per assicurare che le cure sanitarie di tipo sessuale e riproduttivo fossero accessibili, disponibili e sostenibili. In questa campagna rientra anche la proposta di Legge sui diritti e sulla salute riproduttiva, redatta dalla sezione keniota dell'Ordine delle donne avvocato e dalla Coalizione contro la violenza sulle donne. La proposta riguarda diversi aspetti legati alla salute riproduttiva, inclusa un'iniziativa per rendere più semplice l'accesso all'aborto. Include, per esempio, la norma per cui la dichiarazione della donna incinta o ogni altra prova che la sua gravidanza sia dovuta a violenza sessuale, stupro, atti osceni o incesto, le garantisca l'aborto legale.

Arthur Okwemba, collaboratore del Servizio per le donne e i bambini africani , riassume così il dibattito in corso sull'aborto:

“L'aborto è ancora un argomento tabù in Kenia. Ma nonostante le leggi che limitano l'interruzione della gravidanza, l'aborto illegale continua a essere ampiamente diffuso in questa nazione dell'est africano. Non esistono risposte semplici a queste situazioni emotive. Da un lato, ci sono quanti sostengono l'autodeterminazione della donna nello scegliere se tenere o meno il bambino, mentre altri, per cause religiose, affermano i diritti del feto.”

I gruppi per i diritti delle donne sostengono che l'accesso all'aborto è anche una questione sanitaria, dato che molte donne si sottopongono a pratiche abortive pericolose. Sebbene sia difficile ottenere statistiche accurate, poiché l'aborto illegale è largamente praticato, uno studio nazionale ha rivelato che sono circa 300.000 gli aborti praticati ogni anno in Kenia, causando il ricovero in ospedale di circa 20.000 donne e ragazze a causa di complicazioni mediche. Ciò si traduce in circa 800 aborti al giorno e la morte di 2.600 donne l'anno. Un altro studio stima che oltre il 40% della mortalità per parto sia dovuta ad aborti insicuri.

Per proteggere la salute delle donne, morpheus revolutions dichiara che talvolta sono gli stessi medici a prendere in mano la questione.

“Spesso i medici kenioti hanno un approccio assai ‘liberale’ sull'interpretazione restrittiva delle norme sull'aborto, perchè sanno che se non se ne occupano loro, le donne saranno costrette a ricorre ad aborti insicuri che ne mettono a repentaglio la vita”.

Il blog collettivo kenyanobserver sostiene l'insensatezza della legge sull'aborto, che sarebbe stata scritta per lo più da uomini per auto-tutelarsi:

“Il Kenia ha una legislazione sull'aborto fra le più restrittive, nonostante il resto del mondo sia più permissivo, il tasso degli aborti continua a salire e diventare sempre più pericoloso, con le donne che assumano sempre maggiori rischi per abortire. Una visita al reparto 1D [dell'ospedale] in Kenia dove finiscono le donne a seguito di aborti malriusciti, fornisce un quadro serio di questa [situazione]. Sono sicuro che ci siano ottime ragioni per limitare l'aborto. La cosa che non accetto è l'ipocrisia del governo su questo argomento a fronte di queste drammatiche statistiche. Sapevate che una persona scoperta ad aiutare una donna ad abortire in Kenia può essere condannata alla pena capitale? Cosa capita invece agli uomini che stuprano con la forza le ragazzine, i familiari o le donne mentalmente ritardate in tutto il Paese?”

MUNGA, sul blog CONTROVERSIAL, sostiene che la soluzione sia legalizzare la procedura.

“L'aborto nel nostro Paese, il Kenia, è una storia infinita. Tanto per cominciare la polizia indaga e arresta i medici che si presume abbiano praticato ‘il vizio’. Tuttavia, secondo me la soluzione non è perseguire i medici, che dopotutto cercano di dare un senso all'esistenza [delle donne] anche se in modo sbagliato. Per questo io propendo per il sostegno alla vita e alla scelta, per fare in mondo che sia ‘la coppia incinta’ a decidere cosa fare nella loro situazione. Ciò sarà possibile solo se l'aborto verrà legalizzato in Kenia.”

Altri blogger concordano invece con i leader politici e religiosi che si oppongono a una legge sull'aborto meno restrittiva. John Smeaton, blogger per conto della Società per la tutela dei bambini mai nati sostiene che la proposta non andrebbe approvata.

“Se il disegno di legge dovesse passare, promuoverà e faciliterà l'aborto a richiesta, senza prevedere in pratica alcuna tutela al bambino non nato.

Sotto la subdola forma di linguaggio sui ‘diritti riproduttivi’, la proposta dichiara ‘le cure sicure e accessibili per l'aborto’ come un diritto riproduttivo. L'aborto può essere praticato qualora ‘la continuazione della gravidanza metta a rischio la salute fisica e mentale della donna’. Ciò si traduce, di fatto, nel consentire l'aborto su richiesta.”

Arthur Okwemba, collaboratore del Servizio per le donne e i bambini africani, avverte che al di là delle diverse posizioni nel dibattito sull'aborto in Kenia, l'argomento non può essere eluso – perché non si risolverà da solo.

“Recentemente ha fatto molta sensazione, anche grazie a una seire di immagini, sulla stampa keniota la morte di 15 feti, apparentemente dovuta ad aborti illegali. L'opinione pubblica ha strillato e la condanna dell'aborto è stata generale. Ma tale reazione non scoraggerà le giovani donne, che non hanno avuto altra scelta, a ripetere quel gesto”.

Foto del Test positivo di gravidanza di Amber B McN su Flickr.

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