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Mumbai: quale il ruolo dell'informazione?

La blogosfera indiana mostra evidenti segni di rabbia contro le grandi testate per il modo con cui vanno riportando gli attacchi terroristici a Mumbai [in]. In particolare, i media mainstream sembrano scelto un approccio da “shock e sensazionalismo”, piuttosto che verificare le voci in circolazione prima di pubblicarle. Tuttavia l'intero Paese sembra incollato alla televisione, che probabilmente a questo punto rimane la maggior fonte d'informazione “dal vivo&#8221. Ecco cosa scrive scrive Kalyan Varma [in]:

In un periodo così difficile per l'economia a livello globale, non ci resta che andare avanti guardando al futuro e lasciandoci questi problemi alle spalle. È così che possiamo sconfiggere il terrorismo, non avendo reazioni scomposte, non invadendo altri Paesi e rinunciando alla nostra libertà. È già abbastanza che gli addetti alla sicurezza mi perquisiscano la macchina e le borse ogni volta che vado in un centro-acquisti o in albergo qui a Bangalore, non voglio rinunciare a nessun altro tipo di libertà.

e qualcuno per favore spenga NDTV con quel mezzo-busto di Barkha Dutt [in] [noto giornalista TV]. Sta facendo più danni lui al Paese che gli stessi terroristi, spargendo in giro paura, incertezza e dubbio (FUB [it]).

Intanto Smoke Signals [in] scrive, dal punto di vista di qualcuno coinvolto nel mondo dell'informazione, un post auto-riflessivo:

La mia parte razionale sembra dirmi che è impossibile attuare misure di sicurezza o avere un “piano” di sicurezza multi-livello capace di immunizzare definitivamente me e i miei concittadini di Mumbai contro quel che sta diventando un orrendo rituale. Ma chi, ascoltando un collega raccontare al telefono i dettagli sulle esplosioni delle bombe, sul rumore delle mitragliatrici o sulla conta crescente dei morti, o guardare le immagini del Taj Mahal Hotel – per me e i miei concittadini di Mumbai, ben più di un “albergo”, la cui figura è parte cruciale di chi vive qui tanto quanto il vada pav [in] [piatto vegetariano locale], il chai [in] [tè speziato] e il culto del munifico Ganesha di Siddhivinayak [in] [deità induista] – può pensare in modo razionale? L'altra parte di me, quella irrazionale, che oggi si è fatta la doccia, si è vestita ed è andata al lavoro, osserva passare la notizia del Primo Ministro che discute con il probabile successore dei preparativi di viaggio [Dovremmo andare insieme o sepratamente a Mumbai? Aereo ministeriale o normale compagnia aerea? Posto finestrino o corridoio?] e si chiede, ma voi non avete niente di più importante, di più urgente, da fare? E forse che Mumbai abbia bisogno, o vuole, uno di voi, o entrambi, a vomitare le solite banalità, a rilasciare dichiarazioni prefabbricate del tipo “Il Paese deve unirsi per resistere a questa minaccia contro la sicurezza”?

Falstaff [in] commenta sull'incessante flusso di notizie in arrivo, e si chiede se qualcuno si sia soffermato a riflettere se ciò non faccia che aiutare i terroristi:

È un'idea decisamente cattiva, perché mi sembra che la gran parte delle testate d'informazione siano troppo indaffarate a cercare il sensazionalismo per preoccuparsi di riflettere sulle conseguenze di quanto vanno dicendo. Non è soltanto il fatto che molta informazione sembra progettata per amplificare l'isteria e il panico generale, ma anche che guardare i giornalisti descrivere le azioni della polizia o raccontare di quanti siano ancora intrappolati negli alberghi, ciò porta a chiedermi se qualcuno abbia almeno preso in considerazione il fatto che parte di queste informazioni in realtà aiutano i terroristi.

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