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Repubblica Democratica del Congo: regna ancora il caos a Goma

Goma, RDC, AfricaDue mesi fa, in violazione degli accordi di pace firmati in gennaio [in] nella provincia orientale di Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, sono ricominciati gli scontri fra i ribelli guidati da Laurent Nkunda e le truppe regolari. Dall’inizio dei combattimenti, in agosto, sono state evacuate 250.000 persone [in] che portano il numero totale degli sfollati oltre i 2 milioni. Folle di civili inferociti hanno attaccato gli uffici delle Nazioni Unite a Goma, il capoluogo della provincia di Nord Kitu, infuriati per l’incapacità delle truppe ONU di offrire protezione.

Sul blog Extra-Extra Fred R. interviene a illustrare [in] anche le ragioni di tanta frustrazione:

…. il compito [di portare la pace e la sicurezza mettendo fine alla piaga dei combattimenti fra gruppi armati esterni e milizia locale] è ricaduto su un contingente ONU troppo cauto e oberato, e su un esercito nazionale inetto e corrotto, composto da ex combattenti delle fazioni armate. Era chiaro come in un Paese enorme, diviso in una miriade di territori inaccessibili, la risoluzione di problemi quali la corruzione, la cattiva amministrazione, le rivalità inter-etniche e le lotte di potere, non fosse un compito facile. Ma il periodo immediatamente successivo alle elezioni apriva uno spiraglio al neonato governo per unificare realmente il Paese intorno a una chiara visione del futuro e (grazie al sostegno dell'ONU) al deciso sostegno allo stato di diritto. Occasione sprecata.

Mark Leon Goldberg commenta su UN Dispatch [in] la reazione dei civili nei confronti delle truppe ONU:

La popolazione locale è comprensibilmente irritata dal fatto che le forze di pace non abbiano fatto abbastanza per fermare l’avanzata dei ribelli. All’inizio della settimana le proteste all’esterno del complesso ONU si sono fatte violente e i cittadini di Goma hanno lanciato delle pietre sull'edificio per manifestare la loro delusione. Sfortunatamente, la missione di pace non è in grado di respingere l’attacco senza rinforzi.
Serve aiuto. In fretta.

Il post di Fred [in] offre inoltre una panoramica aggiornata e dettagliata della situazione a Nord Kivu. Intanto Michelle F. sul blog Stop Genocide, propone una “catalogazione” della galassia di gruppi armati [in] attivi nella Repubblica Democratica del Congo onde chiarire ogni confusione sugli attori di questo conflitto:

-Il Generale Laurent Nkunda e il suo Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) affermano di combattere per proteggere la popolazione congolese Tutsi dagli ospiti più sgraditi e indesiderati del Paese.

-Le Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FDLR), o Interahamwe [letteralmente “quelli che combattono insieme”], responsabili del genocidio del 1994 in Ruanda, dopo aver portato il terrore nel loro Paese si sono insediate nel Congo orientale. Oggi le truppe FDLR includono un gran numero di reclute congolesi, fra cui molti bambini.

-Le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC), l’esercito nazionale della RDC, che in passato sono state maestre nel fare tutto ciò che un esercito non dovrebbe fare, e

-MONUC, la missione ONU che, come spiega Michael, oggi è presa d'assalto da civili inferociti per l'incapacità dimostrata nell'offrire la necessaria protezione. Refugees International [in] spiega che si trovano fra l'incudine e il martello.

Quattro giorni fa i ribelli del CNDP hanno sequestrato una base militare a Rumangabo [in] e la sede del Parco Nazionale Virunga che nei suoi 7.800 kmq ospita 200 esemplari dei 700 gorilla di montagna ancora esistenti, una specie a rischio d'estinzione. I ribelli avevano già utilizzato il parco come base in passato, senza però mai arrivare ad occuparne anche gli edifici. Il direttore del parco, Emmanuel de Merode, ne ha parlato domenica nel blog del Parco gorilla.cd [in]:

La battaglia [..] è scoppiata proprio intorno alle strutture del parco e i nostri ranger sono stati costretti a fuggire nella foresta per salvarsi. Ora nella postazione di Rumangabo, ci sono solo i ribelli. Non era mai successo finora.

È un momento assai difficile. Dobbiamo portare al sicuro gli oltre 50 ranger, e condurli a Goma, 45 km a sud di Rumangabo La strada principale è bloccata dai combattimenti, per cui stanno attraversando il parco a piedi, dirigendosi a Sud verso a Kibumba, a 20 km di distanza, dove speriamo di incontrarli e portarli via con un camion. Cerchiamo di mantenere il contatto radio ma non hanno batterie di ricambio per i telefoni.

Due giorni più tardi sono stati ritrovati 12 dei 53 ranger che si erano rifugiati nella foresta e sono stati portati in salvo a Goma. Innocent Mburanumwe ne descrive [in] la stanchezza, la sete e la fame, quando sono stati trovati dal team di Goma:

I ranger sono scappati verso le 9 di domenica mattina ed erano in 14, con loro c'erano anche 4 militari che sfuggivano ai ribelli. Hanno camminato nel parco cercando spesso di tornare sulla strada ma sentendo i colpi di mortaio e le bombe, rientravano nella foresta. Senz'acqua, per dissetarsi hanno dovuto leccare le rocce e “succhiare” l’umidità del fango, mettendolo in un pezzo di stoffa e appoggiandolo alla bocca.

Mercoledì un portavoce del CNDP ha annunciato un cessate-il-fuoco unilaterale, ma la situazione rimane caotica. Lo sottolinea anche Kate Cronin-Furnam sul blog Wronging Rights [in]: “sembra che tutti si stiano preparando alla guerra, probabilmente perché Nkunda ha dimostrato, in precedenza, di interpretare in maniera discutibile il termine ‘cessate-il-fuoco’.

Samantha Newport descrive la confusione [in] sul blog del Parco Virunga:

A Goma è il caos più totale. Ho saputo, tramite una serie di telefonate e di sms, che l’esercito ha deposto le armi a Kibumba, 12 miglia a nord di Goma, e sta fuggendo dai ribelli. In poche parole si è arreso”.
[..]
Pare che anche il governatore di Nord Kivu abbia lasciato la città.

Ora ci sono solo le truppe di pace dell’ONU a fermare i ribelli di Nkunda che vogliono occupare Goma.

Al momento ci sono molte, moltissime congetture – e tanto panico.

Anche Emmanuel de Merode parla del caos [in] che regna a Goma, in un altro post sul blog del Parco Virunga:

Confusione è probabilmente l’unica parola che descriva con esattezza la situazione. In città ci sono molte sparatorie, mentre poco lontano si sentono colpi di armi pesanti. Sono tutti trincerati in casa. Ci sono stati dei saccheggi, uomini armati hanno rubato auto e moto. Laurent Nkunda ha annunciato alla televisione e alla radio che è stata decisa una tregua unilaterale, cosa incoraggiante ma che sfortunatamente non si traduce in un'effettiva tranquillità.

Aumentano le voci allarmanti, fra cui l’invasione da parte dell’esercito ruandese, l'arrivo di mercenari dell’Angola da ovest… abbiamo sentito praticamente di tutto. [Le voci incontrollate] non sono certo d'aiuto in momenti come questi.

Stamattina Samantha offre un altro aggiornamento [in] della situazione e aggiunge qualche foto scattata dalla sua postazione:

I ribelli del CNDP – le truppe di Nkunda – hanno il controllo totale di Kiwanja e Rutshuru, e dell'intera area. L’esercito nazionale, la polizia e le autorità sono andati via – così un vasto territorio della provincia è sotto il controllo del CNDP.

Innocent ha avuto una notte agitata. La casa dei vicini è stata derubata dai militari in fuga. Per fortuna lui, la moglie e i 5 figli stanno bene e non sono stati rapinati.

Dawn Hurley, americana residente a Goma, scrive nel suo blog From Congo [in] dell'insicurezza e della paura che sopraggiungono quando si fa sera:

La notte qui fa paura. Di giorno la vita sembra accettabile a Goma. Ma all’imbrunire, dalle le 6:30 fino alla mattina siamo soli. La maggior parte delle persone non ha una macchina e non può andare da un’altra parte quando fa buio. E andare in giro in auto la sera, negli ultimi giorni, non è consigliabile. La maggioranza delle case non ha elettricità e la gente se ne sta richiusa in piccole baracche a pregare con i familiari che tutto vada per il meglio, ascoltando l'eco degli spari che riempie la città e aspettando la luce del giorno. Qui non puoi chiamare la polizia, se hai un problema. Nel migliore dei casi la gente chiama gli amici, che comunque hanno poco da offrire al di là di una parola di conforto all’altro capo del telefono.

Colette Braeckman, [fr], giornalista belga autrice di alcuni libri sull’Africa Centrale, riprende [fr] nel suo blog il racconto di Dunia Ruyenzi, attivista locale a sostegno dei diritti umani:

Nous avons passé la nuit enfermés, des coups de feu retentissaient partout. On parlait de militaires congolais mais il y avait aussi, j’en suis sûr, des infiltrés envoyés par Nkunda afin d’accentuer la panique. Certains étaient aussi là pour chercher l’argent et ils ont tué trois personnes. Ils intimident aussi la MONUC et tirent sur ses avions. Malgré cela l’aéroport n’est pas pris et les appareils peuvent se poser. Les prisons débordent de gens qui ont été arrêtées par la police et l’armée. Nous essayons de faire la liste des prisonniers, de les retrouver dans les cachots. Les soldats gouvernementaux n’ont pas tous fui, certains se battent encore du côté de Rutshuru…

Abbiamo trascorso la notte chiusi in casa, sentivamo sparare ovunque. Si dice sia l'esercito congolese ma, ne sono certa, c’erano anche dei soldati infiltrati da Nkunda per aumentare il panico. Alcuni di loro cercavano soldi e hanno ucciso tre persone. Fanno paura anche al MONUC, sparano ai loro aerei. Malgrado ciò, l’aeroporto non è stato occupato e si può ancora atterrare. Le prigioni straripano di persone arrestate da polizia ed esercito. Cerchiamo di fare un elenco dei prigionieri, di ritrovarli nelle celle. Non tutti i soldati del governo se ne sono andati, alcuni combattono ancora a fianco dei Rushuru…

Nell’ultimo aggiornamento sul blog del Parco Virunga, alle 10 di sera, Emmanuel scrive [in]:

Ci sono ancora delle sparatorie nelle strade ma molto meno di ieri. La tensione comincia a calare. Domani l’Assistente al Segretario di Stato USA per l’Africa dovrebbe arrivare a Goma per accelerare le trattative. Louis Michel, Commissario Europeo per lo Sviluppo Internazionale a Kinshasa e il Ministro degli Esteri belga, Carol de Gujt, dovrebbero arrivare a Kigali. Speriamo…

Due settimane fa la giornalista Jina Moore, che dal Ruanda diffondeva resoconti relativi anche alla Repubblica Democratica del Congo, scriveva così [in] sul blog News from Central Africa:

Finalmente ho capito cosa volevano dire certe cose che leggevo nei libri, dove corrispondenti veterani parlano dell'urgenza che avvertono di ritornare nei luoghi allo sbando dove hanno vissuto quando le cose peggiorano ulteriormente. Cambia tutto quando ti ricordi com’è quel posto nella vita normale, qualcosa ti attanaglia le viscere e ti spinge a ritornare.

Qui un aggiornamento sulla situazione.

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