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Sudan: l’accesso umanitario in Darfur

Nel blog Peacekeepingdarfur, Jacky analizza la questione complessa e controversa dell’accesso umanitario in Darfur [in], nel Sudan, partendo dalla “crescente preoccupazione rilanciata dai media nei giorni scorsi a proposito di associazioni umanitarie che si sono viste negare le necessarie autorizzazioni. Il divieto esiste, indiscutibilmente, tuttavia molti di questi attori che lamentano una serie di restrizioni – quali proibizione di viaggiare, visti rifiutati, sequestro del veicolo, ecc. – non sono propriamente “agenzie umanitarie” ma piuttosto una variegata comunità di ONG (Organizzazioni Non Governative) i cui diritti di intervento sono discutibili”.
Il diritto internazionale umanitario, spiega Jacky, garantisce la tutela di aree e attori umanitari – in quanto neutrali e imparziali – affinché possano offrire aiuti e assistenza alle popolazioni durante un conflitto armato. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa e poche altre associazioni come MSF (Medici Senza Frontiere), depositari di questi principi, svolgono regolarmente questo ruolo.
Ma poiché la normativa in materia di protezione civile e diritti umani è stata ampliata, la comunità ONG, oggi, raggruppa organizzazioni dedite all’istruzione, alla consulenza, all’emancipazione femminile e ad altri servizi. Ciò significa che le ONG, sempre più spesso, rivendicano il diritto di accesso ma non le annesse responsabilità. Il loro personale non è specializzato nel Diritto Umanitario ma le organizzazioni prendono parte agli interventi di sensibilizzazione, rilasciano dichiarazioni ai media o sono collegate a personaggi pubblici.
Tuttavia lanciano un allarme sul “divieto di accesso umanitario” se le loro attività vengono bloccate.
È opportuno chiarire che il termine “umanitario” esprime una condizione, una caratteristica, non è un lasciapassare per le destinazioni prescelte. Le ONG sono ospiti nei Paesi dove operano e in quanto tali possono essere legalmente espulse. Perdere la neutralità significa perdere il diritto di essere presenti.
Questa è la realtà emblematica in Darfur dove una ONG che installa un ambulatorio medico deve decidere se trattare i casi di stupro in silenzio, ogni giorno, o denunciarli rischiando di essere espulsa, e tutte sanno che scegliere di parlare rende ancora più difficile il compito delle altre organizzazioni che portano aiuti e assistenza.

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