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Brasile: contro l'aborto illegale o contro le donne?

Come in quasi tutta l’America Latina [in]‚ l'aborto rimane questione complessa in Brasile [vedi qui e qui], dove è considerato un reato perseguibile per legge [in], salvo nei casi di violenza sessuale o di chiaro rischio per la vita della madre. Numerose le proposte avanzate in Parlamento affinché l'aborto venga depenalizzato in uno spettro più ampio di casi [pt]‚ ma difficilmente ciò potrà accadere in tempi brevi a causa del potere politico dei gruppi anti-abortisti [in].

Nonostante questa legge, si stima che ogni anno siano più di un milione gli aborti clandestini praticati‚ e oltre 70.000 le donne che muoiono [pt] in seguito alle complicazioni per aborti illegali. In parecchi stati, tra cui quello di Bahia‚ il tasso di mortalità femminile è cinque volte superiore al limite stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità [in]‚ e si tratta per lo più di morti dovute agli aborti illegali [pt].
'Donna crocifissa', di Eric Drooker. Immagine usata dietro autorizzazione. Tutti i diritti riservati.

‘Crucified Woman’ di Eric Drooker. Immagine usata dietro autorizzazione. Tutti i diritti riservati.


Seppellisci il morto e perseguita i sopravvissuti.

Nel novembre scorso, erano oltre 1.500 le donne indagate [pt], e nella città di Campo Grande [it] trenta sono state condannate nello stesso giorno per aborto. Sembra che‚ ironia della sorte, alcune di loro sconteranno la pena prestando servizio presso istituti per l'infanzia. O questo o la galera. Sul suo blog Rosa e Radical [pt], Elyana denuncia l'ingiustizia subita [pt]:

“Fizeram as contas? Em cerca de 4 horas e meia o juiz condenou 4 mulheres e acusou mais 1.070.
Nunca antes nessa minha vida vi a justiça trabalhar tão rápido.
As acusadas entraram com habeas-corpus, mas todos eles foram negados.”

 

“Proviamo a fare il conto? In circa quattro ore e mezzo‚ quattro donne sono state condannate dalla corte e oltre 1.070 rinviate a giudizio. In vita mia la giustizia [brasiliana] non è mai stata tanto veloce. Tutte e quattro hanno presentato ricorso per il diritto all’habeas-corpus, ma è stato loro negato.”

In un altro post [pt] Elyana cita un’intervista sul tema [pt] rilasciata dal Ministro della salute [in] José G. Temporão a una nota rivista scientifica. Secondo Temporão, l'aborto è un problema di salute pubblica e l'opposizione alla legalizzazione è dovuta a questioni di genere. Ecco un passaggio dell′intervista:

“[…] como as classes de menor renda não têm acesso à informação e aos métodos anticoncepcionais, são as mulheres pobres que realizam aborto em condições inseguras. Para as mulheres ricas, o aborto é uma questão que não se coloca. Elas fazem. Em condições seguras. Pagam R$ 2 000, R$ 5 000. As mulheres pobres não. Existe também uma questão de gênero. Eu pergunto: se os homens engravidassem, será que essa questão já teria sido resolvida? Como é que alguns setores têm coragem de dizer que essa é uma questão que não pode ser discutida? Não vamos discutir que as pessoas estão morrendo? A realidade está batendo na nossa cara.”

“[…] le classi indigenti non hanno accesso né all′informazione né alla contraccezione‚ quindi sono le donne più povere a ricorrere all′aborto in condizioni di minor sicurezza. Tra quelle più ricche‚ l′aborto è un argomento tabù‚ ma viene praticato in totale sicurezza‚ pagando da 2000 a 5000 real [un real equivale a circa 0,3 euro]. Certo le più povere non possono permetterselo‚ ma in gioco c′è anche una questione di genere. Quando domando: se gli uomini potessero fare figli‚ il problema sarebbe ancora irrisolto? Com'è possibile che fasce [della società] hanno il coraggio di affermare che si tratta di una questione irrilevante? Ci sono donne che muoiono e non se ne dovrebbe discutere? È la realtà che bussa alle nostre porte”.

'Madri del mondo', di Eric Drooker

Mothers of the World di Eric Drooker. Immagine usata dietro autorizzazione. Tutti i diritti riservati.

Inchiesta sulle donne fuorilegge… o meglio… sull'aborto

A quanto pare, però, il Ministro non conta molti sostenitori né al Governo né nella blogosfera. L'8 dicembre scorso Arlindo Chinaglia [in], presidente della Camera dei Deputati [in], ha approvato l′istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta [pt] sull’aborto illegale in Brasile [pt].

Grazie al sostegno di un nutrito numero di deputati guidati dall′anti-abortista Luiz Bassuma, sono state raccolte 220 firme per la costituzione della Commissione. Come il Presidente Luiz Inácio Lula da Silva [in], Bassuma fa parte del Partito dei lavoratori [pt] ed è stato eletto Deputato Federale dallo stato di Bahia. Nell′ultimo congresso il Partito dei lavoratori ha però preso posizione a favore [dell′aborto], e ora Bassuma rischia l'espulsione [pt] perché favorevole all'istituzione della Commissione.

Parecchi blogger autoproclamatisi anti-abortisti hanno applaudito l'iniziativa di Chinaglia.
Sul blog cristiano Deus Lo Vult [pt]‚ Jorge Ferraz si congratula con lui per l'istituzione della Commissione d′inchiesta sull′aborto illegale:

“Já não era sem tempo; desde fevereiro que se fala nisso. Rezemos para que o crime seja combatido, e o assassinato de crianças inocentes não seja tratado pela sociedade com indiferença e impunidade.”

“Era ora. È da febbraio che se ne parla. Adesso dobbiamo soltanto pregare affinché questo crimine non resti impunito e perché la società non rimanga indifferente di fronte all′uccisione di tante vite innocenti”.

Hermes Rodrigues Nery, alla guida del National Movement for Brazil Without Abortion ‚ su O Possível e o Extraordinário [pt] scrive in merito ai “perversi interessi internazionali che gravitano intorno all'aborto in America Latina” [pt]:

“Há décadas querem impor e generalizar a prática do aborto nos países da América Latina, torná-lo inclusive um direito humano, o direito da mulher torturar e matar um ser humano inocente e indefeso dentro de seu próprio ventre […] A questão do aborto está inserida no contexto do controle demográfico. Os especialistas que fundaram o Conselho Populacional da ONU (em 1952), entre eles, Warren Thompson, já indicavam o aborto como estratégia pragmática para conter e até diminuir as populações pobres do mundo. […] Como vemos, a “conjura contra a vida” é um processo de um poderoso sistema (cultural, político e econômico) que age sem que muitos não se dêem conta de estarem sendo vítimas de alienação e manipulação. Agora, temos a oportunidade – com a CPI do Aborto – recém-criada no Congresso Nacional – de apresentar documentos, relatórios e depoimentos para expor e erradicar essa “chaga social”, com isso, trabalhando na defesa do direito à vida dos milhões de excluídos, barbaramente torturados e assassinados, para atender a lógica perversa dos poderosos, que agem contrariando o princípio universal de que a plenitude da vida é um direito de todos e um bem para todos.”

“Per decenni nei Paesi dell'America Latina si è tentato di imporre e generalizzare la pratica dell'aborto, fino a rivendicarla quale diritto umano, il diritto della donna di uccidere l'essere innocente che porta in grembo […]. Il tema dell'aborto è stato sempre considerato nel contesto del controllo demografico. Già i fondatori del Population Council dell'ONU (nel 1952) [probabilmente si fa riferimento alla Commission on Population and Development], tra cui Warren Thompson, lo indicavano quale strategia pragmatica per controllare e finanche ridurre le popolazioni povere del mondo […] È chiaro come la ‘congiura contro la vita’ sia il processo di un forte sistema (culturale, politico ed economico) che opera senza tener conto della nostra consapevolezza di essere vittime dell'alienazione e della manipolazione. Adesso – grazie alla recente istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'aborto – sarà possibile presentare documenti, relazioni e testimonianze che denuncino e sradichino questo ‘male sociale’, e quindi operare in difesa del diritto alla vita per milioni di individui esclusi, barbaramente torturati e uccisi in virtù della perversa logica del più forte contrapposta al principio universale secondo cui la vita, nella sua pienezza, è un bene e un diritto di tutti”.

Molti blogger esprimono disaccordo e ritengono che la Commissione d'inchiesta non farà che esporre e intimidire le donne, privandole ancor più dei propri diritti.

Alessandra su Blog Terribili [pt] ritiene che Bassuma abbia qualcosa contro le donne e che la Commissione d'inchiesta sia un moto di natura religiosa in seno a un Paese tradizionalmente laico [it]:

“CPI do Aborto” parece brincadeira de mau gosto. Vem do Bassuma, aquele deputado que é contra as mulheres, que parece que elege as mulheres como inimigas número um. Ele quer vê-las na cadeia, como criminosas, por terem cometido o terrível equívoco de tomar para si as rédeas de seu corpo e de sua vida. Ele se esquece de que o Estado é laico, que as pessoas têm direito de ter ou de não ter crenças e de que ele não pode impor sua fé religiosa sobre todos e todas.”

“La Commissione sull'aborto è uno scherzo di cattivo gusto di quel Bassuma, il parlamentare che ce l′ha con le donne, come se fossero il nemico numero uno. Vorrebbe vederle in galera come assassine, colpevoli dell'orrendo crimine di essere padrone del proprio corpo e della propria vita. Dimentica che viviamo in uno Stato laico, dove la gente è libera di professare, o meno, il proprio credo, e dove lui non ha alcun diritto di imporre la propria fede religiosa a chicchessia e alle donne”.

Jandira Queiroz, blogger e attivista per i diritti delle donne, scrive su Sapataria-DF [pt] che la Commissione sull'aborto illegale è un modo per perseguitarle e privarle dei propri diritti [pt]:

“Como sabem, no ano de comemoração dos 60 anos da Declaração Universal dos Direitos Humanos e às vésperas da realização da 11ª Conferência de Direitos Humanos, vivemos a intensificação da perseguição e criminalização das mulheres […] Mais do que nunca, precisamos denunciar a violação explícita aos direitos humanos das mulheres […] Os direitos das mulheres são direitos humanos!”

“Come ben sapete, nell'anno in cui si celebra il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alla vigilia dell′11. Conferenza sui Diritti Umani, le donne continuano a essere perseguitate e criminalizzate […]. Si rende più che mai necessario denunciare l′esplicita violazione dei diritti umani delle donne […]. I diritti delle donne sono diritti umani!”

Manifesto per la legalizzazione dell'aborto

“Quest'ipocrisia provoca emorragie. Aborto legalizzato. Diritti al nostro corpo. Marcia mondiale delle donne”. Manifesto [in] apparso durante il Forum Sociale Mondiale [it] di Porto Alegre, Brasile. Foto di Gabby de Cicco [in], ripresa con licenza Creative Commons.

Sul suo blog Multi-Eu, Pedro Cross approfondisce [pt] il tema dell'opposizione di molte parlamentari brasiliane nei confronti della Commissione:

“A exposição da vida privada das mulheres é o principal argumento que a bancada feminina na Câmara dos Deputados apresenta para se posicionar contrária a instalação da CPI do Aborto. […] A deputadas se queixam de não terem sido ouvidas em um assunto que é de interesse da bancada e vão questionar o Presidente da Casa sobre o fato da CPI do Aborto ter sido instalada antes da CPI do Trabalho Infantil, que estava na frente na lista das comissões a serem instaladas.”

“L'esposizione della vita privata delle donne è il principale argomento a sostegno dell'opposizione mossa dalle parlamentari all′istituzione della Commissione d′inchiesta sull'aborto. […] Esse lamentano di non essere mai state interpellate rispetto a un problema che le interessa in prima persona e si aspettano chiarimenti da parte del Presidente della Camera in merito alla precedenza accordata alla Commissione sull'aborto illegale rispetto a quella sul lavoro minorile, già in testa alla lista delle Commissioni da istituire”.

Una questione controversa

Alcuni blogger temono che il movimento abortista [in] sia una crociata omicida contro la vita e contro i diritti dei bambini mai nati, e non si limitano a sostenere la Commissione, ma uno di loro afferma inoltre che la popolazione brasiliana “si estinguerà come successo ai russi” se il Governo non osteggerà l'aborto, o se, peggio ancora, lo legalizzerà. Sul blog Quadro Conservador [pt], Marcelo scrive:

“A Rússia é o paraíso dos abortistas. Como todo país comunista, o aborto é totalmente liberado e publicamente custeado. Como o ateísmo também foi incentivado durante o século em que era comunista, barreiras morais também não existem por lá. O resultado é este: um país desesperado diante do declínio de sua população. Os russos entrarão em extinção? Como havia dito, uma política cuja conseqüência é o declínio da população humana é má por natureza.”

“La Russia è il paradiso degli abortisti. Come in tutti i Paesi comunisti, l'aborto è una pratica assolutamente legale e gestita dallo Stato. L'ateismo era caldeggiato nel secolo del Comunismo tanto quanto la totale mancanza di barriere morali. Il risultato è chiaro: un Paese disperato di fronte al calo della propria popolazione. I russi finiranno per estinguarsi? Come dicevo, una politica che ha come conseguenza l'estinzione della popolazione è cattiva di natura”.

Il fatto che la popolazione russa rischi effettivamente l'estinzione e se tale rischio dipenda dalle leggi sull'aborto rimane oggetto di discussione [in].

Helder Moraes, sul suo blog Doa A Quem Doer [pt], sostiene [pt] che l'aborto sia un crimine perpetrato da chi “non sa esercitare alcuna morale, alcuna responsabilità e alcun controllo sui propri desideri sessuali”, ma lo accetta solo in caso di violenza sessuale:

”Sou CONTRA o aborto. Só sou a favor de aborto em caso de gravidez de RISCO e em caso de ESTUPRO, pois a mulher não pode ser obrigada a gerar um filho que ela NÃO DESEJOU, ainda mais vindo de um ato HEDIONDO desse. Do contrário, excluindo essas duas possibilidades, o aborto deve ser PROIBIDO SIM !!! Em vez de abortar, tem que se fazer a campanha:  “FECHEM AS PERNAS MULHERES”. O que falta é muita vergonha na cara. Falta MORAl, falta RESPONSABILIDADE, falta EDUCAÇÃO, falta tudo !!! Por isso, fazem filho de penca, a torto e a direito e depois ficam aí… lamentando e procurando clínicas clandestinas de aborto !!!”

“Sono contrario all'aborto, ma lo accetto solo in caso di gravidanza A RISCHIO e di STUPRO, perché non si può costringere una donna a tenere un figlio che NON VUOLE, a maggior ragione se quel bambino è frutto di un atto così ABOMINEVOLE. In circostanze diverse da queste, l′aborto è DA PROIBIRE!!! Anziché abortire, dovrebbero aderire alla campagna “STRINGETE LE GAMBE, DONNE!”, svergognate! Non hanno alcuna MORALITÀ, nessuna RESPONSABILITÀ, niente EDUCAZIONE, niente di niente!!! Ecco perché restano continuamente incinta e poi si lamentano e si rivolgono alle cliniche che praticano aborti clandestini”.

Più oltre, Helder suggerisce quella che ritiene una possibile soluzione al problema:
“Sou a favor da esterilização OBRIGATÓRIA de pessoas POBRES que tenham de 3 a mais filhos, e a favor de aborto somente em casos de gravidez de risco e de estupro.”

“Sono a favore della sterilizzazione OBBLIGATORIA per tutti quei POVERI che hanno più di tre figli, e dell′aborto solo in caso di gravidanza a rischio e di stupro”.

Sono numerosi i blogger e gli utenti di Orkut che sostengono le idee di Helder, sia inserendo analoghi post o commenti nella blogosfera, sia soltanto appoggiando e congratulandosi con costoro.

Sul versante opposto, i gruppi a sostegno dei diritti femminili, ad esempio il Fronte per il diritto all'aborto [pt], affermano che l'aborto è un diritto che attiene alle scelte della donna nei riguardi del proprio corpo e della propria vita.
Sul suo blog Marcia e suas leituras [pt], Márcia Silva pubblica il manifesto del Fronte [pt]. Eccone alcuni passaggi:

“A criminalização das mulheres e de todas as lutas libertárias é mais uma expressão do contexto reacionário, criado e sustentado pelo patriarcado capitalista globalizado em associação com setores religiosos fundamentalistas. Querem retirar direitos conquistados e manter o controle sobre as pessoas, especialmente sobre os corpos e a sexualidade das mulheres. […] A maternidade deve ser uma decisão livre e desejada e não uma obrigação das mulheres. Deve ser compreendida como função social e, portanto, o Estado deve prover todas as condições para que as mulheres decidam soberanamente se querem ou não ser mães, e quando querem. Para aquelas que desejam ser mães devem ser asseguradas condições econômicas e sociais, através de políticas públicas universais que garantam assistência à gestação, parto e puerpério, assim como os cuidados necessários ao desenvolvimento pleno de uma criança: creche, escola, lazer, saúde. […] Nenhuma mulher deve ser presa, maltratada ou humilhada por ter feito aborto!
Dignidade, autonomia, cidadania para as mulheres!
Pelo fim da criminalização das mulheres e pela legalização do aborto!

“La criminalizzazione della donna e delle battaglie libertarie è un'ulteriore espressione del contesto reazionario creato e sostenuto dal patriarcato capitalista mondiale, alleatosi con i gruppi religiosi fondamentalisti al fine di cancellare i diritti acquisiti ed esercitare il proprio controllo sugli individui e in particolar modo sul corpo e sulla sessualità femminili. […] La maternità deve essere una scelta libera e consapevole, non un obbligo. Va intesa come funzione sociale, e in quanto tale lo Stato ha il dovere di assicurare le condizioni necessarie affinché la donna possa scegliere sovranamente se e quando essere madre. A chi decide di affrontare la maternità, si debbono garantire tutte le necessarie condizioni economiche e sociali attraverso politiche sociali universali che assicurino l'assistenza durante la gravidanza, il parto e il puerperio, e strutture a sostegno del pieno sviluppo del bambino: asili-nido, scuole, luoghi di intrattenimento, assistenza sanitaria. […] Nessuna donna deve subire arresti, abusi e umiliazioni per aver scelto di abortire!
Dignità, autonomia e diritti civili a tutte le donne!
[Ci battiamo] Per porre fine alla criminalizzazione della donna e per la legalizzazione dell'aborto!”

Manifesto del Fronte per il diritto all'aborto

“L'aborto non va considerato un reato”. Immagine del Fronte per il diritto all'aborto [pt]

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Come si è visto fin qui, quella dell'aborto è una questione assai controversa, che in Brasile vede mescolarsi tra loro morale laica e religiosa, diritti umani, scontri politici e questioni di genere. Non vi è accordo neppure tra chi si batte per il diritto di scelta e chi lotta per i diritti del feto. Difficile non prendere posizione all'interno del dibattito che, di giorno in giorno, infiamma sempre più il Paese. Blogger e attivisti a favore dell'aborto e in difesa della vita si scambiano parole al vetriolo, e c'è chi, autoproclamandosi attivista contro l'aborto, arriva persino a dichiarare nelle communità anti-abortiste di Orkut [in] che gli abortisti meritano tutti una morte orribile. Opinioni contraddittorie a parte, continueremo a rilanciare le voci che dal Brasile parlano di Diritti Umani – delle donne o dei feti mai nati – sperando per il meglio.

 

 

 

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