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Australia: dar forma al futuro dell'educazione indigena

Circa 3.000 delegati di ogni parte del mondo sono convenuti alla Rod Laver Arena di Melbourne per la Conferenza Mondiale dei Popoli Indigeni sull'Istruzione (The World Indigenous Peoples’ Conference: Education) [in] tenutasi dal 7 all'11 dicembre 2008. I grandi media vi hanno dato scarsa risonanza e anche la blogosfera globale, a quanto pare, ha fatto registrare un'attenzione sorprendentemente modesta. 

Carbon Media ha realizzato un ottimo video per la National Indigenous TV, disponibile su Black Tracks [in]. Il video presenta cinque servizi con interviste a relatori e delegati. Quello che segue ne è un campione:


Vodcast di Black Tracks Melbourne, Episodio 2 da Carbon Media su Vimeo.

Ho avuto la fortuna di partecipare alla tradizionale cerimonia di benvenuto, dando una mano allo stand dell’ICV (Indigenous Community Volunteers) [in]. L'ICV “è un ente senza fini di lucro che provvede a dotare gli indigeni australiani di nuove competenze. Comunità, associazioni o singoli identificano i propri bisogni formativi e l'ICV imposta dei progetti con volontari in grado di soddisfarli. Fare volontariato con l'ICV significa condividere competenze e saperi, per apprendere in modo collaborativo. Il trasferimento di competenze può preludere a un impiego, a un'occupazione indipendente, alla crescita della comunità locale.”

I delegati di tutto il mondo si sono mostrati molto interessati alla possibilità di adattare alle proprie realtà locali una simile iniziativa.

A una settimana dalla chiusura della conferenza, tuttavia, la ricerca in rete ha dato finora scarsi risultati al riguardo, eccezion fatta per il profilo pubblicato il 13 dicembre dal quotidiano di Melbourne, The Age:

Graham Hingangaroa Smith, è presidente del Te Whare Wananga o Awanuiarangi — un'istituto Maori che offre corsi per diplomi dal post-secondario al dottorato di ricerca.

Fautore della così detta “rivoluzione educativa”, il Professor Smith è stato il primo a insegnare in una scuola Maori. Il sistema, che nel 1998 non contava che una scuola, è oggi una rete di oltre 80 istituti finanziati dal governo.

Sospinti dalla sua iniziativa sono poi sorti dipartimenti di studi Maori anche nelle università.

“Dovevamo avere un maggior numero di opzioni Maori nell'offerta formativa. La nostra è stata una mossa reattiva e proattiva al tempo stesso,” ha precisato. “Non possiamo parlare di rinascita socio-economica di noi indigeni senza prima rivoluzionare il sistema educativo.”

Alla conferenza il Prof. Chris Sarra, dell’Indigenous Education Leadership Institute of Australia, già preside della Cherbourg School del Queensland, ha illustrato ai presenti come sia possibile sviluppare un sistema educativo più solido ed efficace, capace di valorizzare le scuole sia in termini di ricchezza culturale sia sul piano della qualità.

Il quotidiano The Age [in] riporta quanto segue:

Chris Sarra si è rivolto alla platea dicendo che gli educatori devono impegnarsi a migliorare la formazione degli indigeni “con ogni mezzo possibile”.

A torto i giovani indigeni si sono spesso convinti che brillare a scuola li avrebbe sminuiti come aborigeni, ha aggiunto.

“Quanti di voi hanno incontrato o sentito parlare di giovani indigeni desiderosi di andar bene a scuola, smontati però dai coetanei con battute del tipo ‘Cosa pensi, che non siamo alla tua altezza?’ oppure ‘Sei un mezzo sangue’, ” ha raccontato Sarra ai delegati.

Egli ha poi esortato gli educatori a considerare l'identità degli studenti un fattore imprescindibile per conseguire risultati migliori.

Gli educatori Maori sono ancora alla ricerca delle risposte giuste [in].

Fra i temi delle video-interviste di Black Tracks spicca “l'importanza del mantenere viva la lingua”. Nel servizio si fa riferimento alla “questione del bilinguismo nelle scuole del Territorio del Nord” che è attualmente fra le più dibattute. Le nuove politiche del governo hanno infatti ridotto l'orario delle lezioni nelle scuole in cui vige il bilinguismo.

La questione è stata approfondita da Crikey [in], testata d'informazione online indipendente. Il relativo blog, The Northern Myth, è curato da Bob Gosford a Yuendumu, 300 Km a nord-ovest di Alice Springs, il quale riporta così sulla polemica in corso:

Marion Scrymgour è il più autorevole esponente politico aborigeno dell'Australia. In qualità di Vice Premier e Ministro dell'Istruzione, oltreché di titolare di una serie di incarichi ministeriali minori, ha uno degli impegni più gravosi del governo laburista del Territorio del Nord, guidato da Paul Henderson con maggioranza di un seggio.

Negli ultimi tempi ha sollevato sbrigativamente dall'incarico la dirigente del suo dipartimento, annunciato una politica impopolare ed urgente, e subìto gli attacchi serrati e implacabili dei media e del parlamento su come ha gestito il sistema educativo nel Territorio del Nord – e soprattutto su quanto si pensava fosse il suo punto di forza, la formazione a distanza degli aborigeni sul territorio.

Qui il post integrale [in].

Il ministro ha replicato in modo alquanto articolato. Questa la sintesi:

Credo che le scuole svolgano un ruolo importante nell'insegnamento delle lingue aborigene regionali e quindi nel garantire la sopravvivenza delle stesse. Intendevo solo dire che le lezioni devono tenersi il pomeriggio.

Qui il post integrale [in].

Rinfranca vedere un politico cimentarsi in un dibattito tanto acceso utilizzando i nuovi media online.

Infine, sul blog del NITV Mitchell Stanley ha così riassunto i punti salienti della conferenza:

Molti dei problemi discussi dagli altri delegati di origine autoctona sono quelli incontrati anche dalla nostra gente qui in Australia, gli stessi che ancora l'affliggono e contro cui continua a battersi, come il diritto dei nativi alla terra, i casi di morte in carcere, il suicidio giovanile fra gli aborigeni, la così detta generazione rubata [it], l'assimilazione e altro ancora.

Nell'intreccio di contatti con altri delegati indigeni è emersa una miniera di informazioni per chiunque volesse ascoltare. Ovviamente molte di queste battaglie sono comuni a tutti gli indigeni; vogliamo tutti apprendere ed essere istruiti nei nostri reciproci percorsi di affermazione, trovare strumenti specifici per educare le generazioni future, e preservare le nostre pratiche ed eredità culturali, come pure le nostre lingue, senza compromessi e rifuggendo la mediocrità, offrendo servizi di alto livello e innalzando gli standard.

Qui il post integrale [in].

Dispiace vedere come finora le tante realtà positive emerse alla conferenza WIPCE non abbiano ricevuto maggiore attenzione dai media.

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