chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

Palestina: 27 dicembre, il giorno più sanguinoso dal 1967

A Gaza il 27 dicembre era iniziato come una giornata “normale”. Ma prima che volgesse al termine, la giornata sarebbe stata ricordata come una delle più sanguinose nella storia del conflitto israelo-palestinese sin dal 1967. Nonostante i bombardamenti aerei israeliani avessero come obiettivo Hamas [it] col passare delle ore divenne sempre più chiaro che nel totale di 225 morti [primi dati del 28 dicembre] c'erano anche molti civili.

Man mano che il conto delle vittime continua a salire, i blogger palestinesi e di altre parti del mondo appiono sempre più scioccati. Nei post pubblicati oggi sono palpabili lo shock e la rabbia per i resoconti di parte dei grandi media.

Marcy Newman, da body on the line racconta la sua giornata nella West Bank [in], rivivendo il momento in cui ha sentito le notizie:

Alle 11:30 l'itf [Israeli Terrorist Forces, termine spregiativo che indica l'esercito israeliano, storpiatura di IDF, Israeli Defense Force] ha dato il via ai bombardamenti con gli aerei di fabbricazione americana F-16. la radio non sembra funzionare. nessuno sembra rendersene conto. ma nel giro di quindici minuti, più di 200 affollano gli ospedali, come quello di Al Shifa. i reparti di ortopedia e maternità vengono adibiti a sale improvvisate di pronto soccorso. è un massacro di civili, dai bambini di dieci mesi alle signore di 55 anni. questa è la giornata più sanguinosa dal 1967.

La blogger conclude così:

è la giornata più sanguinosa dal 1967. ho perso il senso del tempo. sono ore che guardo Al Jazeera in inglese. sono le 3.08 del mattino: un paio di ore fa, l'itf ha bombardato una moschea che si trovava di fronte all'ospedale Al Shefa. credo fosse l'1.10. non riesco a tenere il filo degli eventi. 225 palestinesi massacrati. altri ancora sotto le macerie.

Haitham Sabbah, che si definisce “blogger palestinese sradicato,” pubblica diverse foto [in] scattate oggi a Gaza. Questo il commento che le accompagna:

I palestinesi della West Bank occupata hanno organizzato una manifestazione contro gli attacchi terroristi israeliani a Gaza lanciando sassi contro i terroristi israeliani. I resoconti indicano che le divisioni tra le varie fazioni politiche sono scomparse durante queste manifestazioni, con militanti di Hamas e Fatah che hanno attaccato insieme l'esercito israeliano.

Il blogger marocchino Al Miraat (Lo Specchio)  offre la proprio punto di vista, solitamente posato [in], dichiarando:

Il bombardamento di aree abitate dalla popolazione civile è un atto di cui i Paesi civili non si macchiano. Fin da Norimberga simili azioni vengono considerate crimine di guerra. Ecco cos'è: un crimine di guerra, un massacro, uno sterminio di massa, compiuto grazie ad armi letali di fabbricazione americana, in gran parte pagate con il denaro dei contribuenti americani.

La cosa terribile è che ciò non renderà certo Israele più sicuro e non farà altro che accelerare la svolta palestinese (e di tutto il sentimento popolare arabo) verso posizioni più estremiste. Sono decenni che si perseguono simili politiche e non hanno portato a nulla. Il fatto è che Israele vuole conservare lo status quo.

Mohammed di KABOBfest, residente in Palestina, ha riassunto gli eventi del giorno [in]. Dopo essere riuscito a parlare con amici e familiari che si trovano a Gaza, ne riporta le reazioni:

È stato dura prendere la linea per Gaza durante la giornata, ma sono riuscito a raggiungere mio zio Mohammad a Gaza City. Sembrava sotto shock, incapace di dirmi granché. Gli ho chiesto dove si trovasse, mi ha risposto che era vicino al palazzo dove si rilasciano i passaporti, e che là dentro c'erano circa cinquanta cadaveri. Non sono riuscito a dire nulla. Ho riattaccato.

Anche mio zio Jasim, che vive a Khan Younis [in], era per strada. Mi ha detto di stare bene, ma che c'erano esplosioni e cadaveri ovunque.

Non ho nemmeno provato a chiamare l'altro zio Mahmoud; ci aveva provato mia madre, e aveva sentito delle grida tutt'intorno a lui. Era sua moglie che piangeva la morte del fratello.

Credo che l'emozione più diffusa sia lo shock, sia a Gaza che nella West Bank. Come vittime primarie di Israele, siamo ormai abituati alle sue incursioni oltre confine a conferma di politiche di oppressione e occupazione. Ma stavolta è diverso. L'ampia portata del massacro era inimmaginabile.

Mohammed conclude così:

Israele è ancora convinto di poter imporre la propria agenda con l'uso della forza. L'unico modo per raggiungere i propri obiettivi è tramite il genocidio. Esiste però un'altra prospettiva, e cioè le imminenti elezioni generali. Non è certo la prima volta che i governi uscenti d'Israele si macchiano di atrocità contro i palestinese per raccogliere consensi, e visto che il Likud sembra destinato a vincere le elezioni, questa mossa sembra una esibizione di muscoli da parte del debole partito al governo, il Kadima.

Oggi, e probabilmente nei prossimi giorni, verrà fuori l'aspetto peggiore di Israele, quel che Will ha definito un pericoloso miscuglio di fantasie sioniste e manovre elettorali. Sono 60 anni che Israele ricorre alla soverchiante potenza militare per piegare i palestinesi al destino che ha immaginato per loro, e sono 60 anni che nessun governo israeliano è riuscito a raggiungere tale intento.

Ricordate Gaza.

Per saperne di più sugli attacchi a Gaza, Global Voices ha organizzato un'apposita pagina in costante aggiornamento [in].

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.