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Palestina: “a Gaza solo i morti sono al sicuro”

Nonostante tutto, da Gaza continuano ad arrivare nuovi post in cui i blogger descrivono vividamente la paura che li attanaglia durante gli attacchi israeliani ancora in corso.

Exiled afferma di non essere un eroe [ar]:

على قيد الحياة ولكني لست بخير

وقد اكون في اي لحظة على قيد الموت لاكون بخير

فالاموات وحدهم آمنون في غزة

تركت شقتي وذهبت انا وزوجتي الى بيت العائلة،ليس بحثا عن مكانا آمناً من القصف

احب ان اكون بجانب امي في هذه الاحوال

لست بطلا،كابن اخي الصغير ارتعش من الصوت المعدني المتفجر في الهواء القريب

ولكني اكبت رعشتي خجلا،فلست بطلا

Sono ancora vivo, ma non sto bene.

Potrei trovarmi faccia a faccia con la morte in qualunque momento, e andrà bene comunque.

Perchè a Gaza solo i morti sono al sicuro.

Ho abbandonato il mio appartamento, mia moglie, e sono tornato a casa dei miei, ma non per cercare un rifugio sicuro durante i bombardamenti.

È che in questi momenti voglio stare vicino a mia madre. Non sono un eroe; proprio come il mio nipotino, tremo ogni volta che sento il boato metallico delle esplosioni nell'aria qui vicino.

Però, imbarazzato, cerco di trattenere il tremore. Non sono un eroe.

Su Raising Yousuf and Noor Laila El-Haddad spiega di essere in contatto con i genitori a Gaza [in]:

Ha appena telefonato mio padre per dirmi che stava bene – dopo che gli areoplani avevano bombardato l'Università Islamica, considerata la principale istituzione accademica della Striscia.

Poco dopo ho telefonato a mia madre, solo per sentirla urlare al telefono. “Gli aereoplani ci volano sopra!”, gridava. “Gli aereoplani sono qui sopra!”. Ho provato a calmarla. Se gli areoplani ti passano sopra, vuol dire che il “bersaglio” è più lontano. Ma in momenti di terrore tanto intenso, non c'è spazio per la razionalità e la logica.

Il dottor Mona El-Farra, altro blogger di Gaza che attualmente vive nel Regno Unito, segue gli avvenimenti in preda alla rassegnazione [in]:

Col cuore in gola, continuo a osservare Gaza da lontano. Non riesco a spegnere la televisione, non riesco a staccarmi da quanto sta accadendo laggiù. Di sicuro non posso farlo ora che i miei colleghi medici stanno lavorando duramente in circostanze tanto straordinarie. Non mentre gli amici, la famiglia, tutti gli abitanti di Gaza, subiscono simili atrocità e viveno in questo stato di terrore costante. L'incubo non è ancora finito.

La canadese Eva Bartlett, attivista per i diritti umani che scrive sul blog In Gaza, descrive come cerchi di farsi una ragione dell'accaduto [in]:

Come esprimere questa sensazione? Fisicamente non risento delle esplosioni. Non che sia coraggiosa, ma solo che a livello fisico non ho ripercussioni. Cosa utile, perché posso continuare a scrivere, a scattare foto, a parlare. Ma è il mio lato razionale che continua a fare queste cose. Alberto, il giornalista spagnolo ora seduto qui affianco, mi ricorda che ieri sera gli ho detto: “Sono talmente concentrata a raccogliere le testimonianze oculari che non penso proprio al pericolo”.

[…]

È quasi impossibile finire questo post… le esplosioni si susseguono di continuo: una macchina [esplosa] al campo Al Bureijj, nel centro della Striscia; un'altra esplosione a Zaytoun, zona residenziale di Gaza City; un'altra ancora più a nord… Stavolta non è la mancanza di corrente a impedirmi di scrivere, nè certamente la scarsità di parole o informazioni. È che quest'impressionante serie di bombardamenti che Israele sta scatenando su di noi, qui a Gaza, cominciata alle 11 del mattino del 27 dicembre, continua a pieno regime, con la massima forza, nonostante siano già trecento i morti, e più di ottocento i feriti (secondo stime al ribasso: altri parlano di oltre mille), per non contare morti e feriti degli ultimi attacchi ancora in corso. Il mondo esterno vuole sapere giustamente cosa stia accadendo a Gaza, e anch'io, che pure sono qui, vorrei saperlo. La Striscia di Gaza è ormai divisa in zone isolate, dove la gente se ne resta chiusa in casa, terrorizzata all'idea di uscire per strada. E, a quanto pare, nemmeno le case sono più un posto sicuro. Non c'è un angolo sicuro in tutta Gaza. Ogni luogo è un potenziale bersaglio. Ogni bersaglio può essere giustificato, o in quanto tale o perchè nei pressi di un obiettivo mirato.

In un post successivo, Eva Bartlett si limita a scrivere [in] quanto segue:

Adesso… mi preparo a non avere elettricità nè internet, e al peggio

prego che voi, fuori da Gaza, facciate la vostra parte per porre fine a questo orrore

7 nuove vittime e altre decine di feriti, nell'ultimo attacco a nord di gaza.

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