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Rep. Dem. del Congo: diritti umani e violenze sessuali nel Nord Kivu

Il 10 dicembre si è celebrata la Giornata Internazionale dei Diritti Umani [in] e, sotto il motto “Ogni essere umano ha dei diritti“ [in], quest'anno ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
È anche l'ultimo giorno della campagna annuale 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere [in]. Immagine dalla RDCIn molte parti del mondo, tuttavia, la situazione dei diritti umani è lontana dall'ideale e la violenza di genere è una minaccia quotidiana. Uno di questi luoghi è la provincia del Nord Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, come viene descritto in questo sommario di blog scritti da alcuni operatori nella regione.

Come introduzione, ecco una sintesi [in] del giornalista Michael Kavanagh:

Faccio il corrispondente dal RDC da cinque anni ormai, e non c'è niente di più frustrante dei riduttivi commenti che mi capita spesso di sentire su quanto sia endemico il conflitto in Africa.

Raramente la violenza è irrazionale — quasi sempre se ne possono individuare cause ben precise. Spesso siamo soltanto troppo occupati o troppo pigri per imparare abbastanza su una situazione in modo da poterle scoprire.

Qualche giorno fa Rebecca Wynn, dell'ufficio stampa di Oxfam, ha scritto dei rifugiati nell'area di Kibati [in], a nord di Goma:

I bambini che incontro qui a Kibati nella Repubblica Democratica del Congo stanno a scuola, ma non ricevono alcuna istruzione. La scuola è il luogo dove dormono. È la loro casa. Da quando sono fuggiti dalla violenza nei loro villaggi, è lì che vanno a dormire, usando foglie come materassi e ranicchiandosi uno accanto all'altro.

[…] Ci sono 21 villaggi a Kanyaruchinya, che circondano i campi di Kibati. Quattro di questi villaggi sono completamente vuoti e gli altri sono pieni di migliaia di persone obbligate a lasciare le proprie abitazioni. La popolazione qui era di poco inferiore alle 19.000 persone prima dei recenti scontri, ma si stima che solo nell'ultimo mese circa 50.000 persone sono arrivate nei campi e villaggi qui intorno. Delle famiglie qui, il 65 per cento ospita dei rifugiati. Ma molti vivono in luoghi pubblici quali scuole, chiese e orfanotrofi.

Anche Gina Bramucci dell'International Rescue Committee (IRC) racconta dei rifiugiati nel campo di Kibati [in], dove circa 5.000 persone vivono “in rifugi precari – una struttura di rami, un foglio di plastica come tetto, foglie secche di banano per riempire i buchi e per ripararsi dal vento”:

La distribuzione della legna a Kibati è importante a diversi livelli ora come ora […] Nelle aree di conflitto gli spostamenti fuori dai centri o dai campi in cerca di legna e acqua espongono i civili a un alto rischio di attacchi. In Congo, uomini e ragazzi possono essere picchiati, intimiditi o costretti al lavoro da gruppi armati. Ma il compito di raccogliere legna ricade sulle donne e sulle ragazze, e per loro, la posta in gioco è ancora più alta.

Il pericolo a cui si riferisce è, naturalmente, lo stupro. Elizabeth Roesch, una esperta di questioni di genere che lavora per CARE, cita una ragazza in un campo profughi [in]:

L'altro giorno, ho chiesto a una giovane ragazza in fuga dagli scontri più recenti quando sarebbe tornata a casa, e lei mi ha risposto: “Finché c'è la guerra noi non possiamo tornare indietro – come possiamo tornare e rischiare di essere violentate? Quando andiamo a cercare acqua, quando andiamo nei campi, abbiamo paura.” Le altre donne annuivano, e improvvisamente ho capito l'efficacia dello stupro come arma per terrorizzare le comunità.

Stop the war in North Kivu, blog curato da un anonimo operatore di Goma, propone un breve video di questi campi profughi [in]:

Stop the war in North Kivu scrive anche delle “tasse” non ufficiali [in] che il CNDP (il gruppo ribelle guidato da Nkunda) ha imposto ai civili nell'area che controlla:

-Camion lunghi: 2000 dollari per passare.
-Camion (piccole dimensioni): 500 dollari per passare.
-Pedaggio per ogni veicolo: 50 dollari.
-Se porti solo una borsa con qualche oggetto che può essere venduto al mercato: 5 dollari.
Si dice qui intorno che il CNDP è una forza disciplinata nel senso che non saccheggia la popolazione. Ora capisco che semplicemente non ne hanno bisogno. Con questo tipo di vessazioni, il saccheggio non è affatto necessario.
Nel frattempo, a Goma il prezzo degli articoli di prima necessità come i fagioli è triplicato negli ultimi due mesi.

Emily Meehan, capo ufficio stampa dell'IRC a Goma, racconta il suo recente arrivo nel Nord Kivu [in]:

[Tempo fa] leggevo della Repubblica Democratica del Congo, e in particolare del Nord Kivu, e mi chiedevo perché non avessimo maggiori notizie sulla crisi umanitaria in corso. Pensavo alle donne e alle ragazze che erano state violentate e torturate da gruppi armati. Immaginavo che Goma, la capitale del Nord Kivu, fosse una città sotto assedio, con esplosioni di mortaio, finestre in frantumi e mitragliatrici sempre crepitanti in distanza. Immaginavo i civili che fuggivano in gruppi dagli scontri nelle strade, urlando, lamentandosi, e cadendo per terra. La mia immaginazione era ben lontana dalla realtà.
Sono arrivata qui a Goma il mese scorso […] e ho capito subito come questa tragedia non fosse così ovvia – la gente vive da troppo tempo con la guerra in Congo. Non è più una cosa eccezionale. Vanno avanti, con il “pulsante quotidiano” in posizione di emergenza.

Immagine dalla RDCIker Zirion, che lavora per Veterinarios sin Fronteras (VSF) a Butembo, propone una parabola per illustrare la complessità del conflitto armato nel Nord Kivu, con il titolo: “tre cause per uno stesso effetto“ [sp] :

Un soldado de las Fuerzas Armadas de la RDC que huye del frente entra en casa de Vital Kagheni buscando algo de comida. Le golpea. Aprovecha para robarle el dinero y el móvil. Más tarde, vuelve con otros dos soldados. Quieren algo más que dinero. Quieren a su mujer.

Al otro lado de ese frente del que huyen, el CNDP toma varias localidades. En la escuela de una de ellas, encuentran a Bertrand Kitambala. Tiene 13 años. En algunos países, hay personas que creen que esa edad es suficiente para empuñar un arma. Desgraciadamente, la RDC es uno de esos países.

Un miembro de las FDLR está escondido en el bosque. Lleva ahí mucho tiempo. Está cansado y tiene hambre. Hacia él se acerca, sin saberlo, Kakule Lukumbuka. Lleva una cabra atada con una cuerda. Cuando llega a su altura, el FDLR sale de su escondite y le dispara. Pero no antes de arrebatarle la cuerda de las manos. No tiene ganas de correr y no quiere que el disparo haga huir a la cabra.

Un soldato dell'esercito congolese che fugge dal fronte entra in casa di Vital Kagheni cercando del cibo. Lo colpisce. E gli ruba i soldi e il cellulare. Più tardi, ritorna con altri due soldati. Vogliono qualcosa di più. Vogliono sua moglie.

Dall'altra parte della frontiera da cui stanno scappando, il CNDP conquista diverse città. Nella scuola di una di queste trovano Bertrand Kitambala. Ha 13 anni. In certi Paesi qualcuno lo considera grande abbastanza da impugnare le armi. Sfortunatamente, la RDC è uno di questi Paesi.

Un membro dell'FDLR si nasconde nella foresta. Ci resta per molto tempo. È stanco e affamato. Senza saperlo, Kakule Lukumbuka sta camminando verso di lui. Si porta dietro una capra legata con una corda. Quando arriva vicino al tipo dell'FDLR, questi sbuca fuori dal suo nascondiglio e gli spara. Ma non prima di avergli strappato la corda. Non vuole correre e non vuole che il colpo faccia fuggire la capra.

In un altro post, Iker Zirion scrive sul fatto di dover ricominciare [sp]:

“¡Buenas tardes! El día ha pasado sin incidencias, pero en un ambiente de tristeza para casi todo el mundo. Nada se ha salvado. Hay que empezar nuevamente de cero”, nos dice vía sms APRONUT, oenegé de desarrollo congoleña y una de nuestras contrapartes en Kirumba.

No es la primera vez. La población de la zona ha tenido que comenzar de cero varias veces desde la década de los noventa hasta hoy. ¿Qué se puede responder a un sms como ese? Yo, desde luego, no lo sé. Afortunadamente, otra persona del equipo tuvo más capacidad de reacción: “¡Animo! Empezaremos de nuevo todos juntos”.

“Buona sera! La giornata è passata senza incidenti, ma in un'atmosfera di tristezza quasi per tutti. Quasi niente si è salvato. Dobbiamo ripartire di nuovo da zero.”, ci dice via sms la ONG congolese APRONUT che è uno dei nostri partner in Kirumba.

Non è la prima volta. La popolazione dell'area ha dovuto ripartire da zero diverse volte dagli anni '90 ad oggi. Cosa possiamo rispondere a un sms come questo? Non ne ho idea. Fortunatamente, un altro del gruppo ha reagito più velocemente: “Dai! Ricominceremo tutti insieme”.

Entrambe le foto sono di Iker Zirion

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