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Palestina: prime valutazioni sul dopo Gaza

Domenica sera l'esercito israeliano ha iniziato il ritiro delle truppe [in] da Gaza, dopo tre settimane di attacchi continui. La tregua unilaterale dichiarata da Israele è stata annunciata durante la giornata [in], mentre Hamas ha proposto una tregua di una settimana, il cui testo integrale si trova qui [in]. I blogger in Gaza, che per la prima volta dopo settimane possono uscire dalle proprie abitazioni, stanno riflettendo sugli eventi della giornata.

Il fotoblogger palestinese Sameh Habeeb scrive su Gaza Strip, The Untold Story [in]:

Migliaia di persone sono ricomparse nelle strade di Gaza. Tutti stanno cercando di capire cosa sia successo a parenti, case e quartieri. Ho documentato un'enorme distruzione nelle zone a est, nord e ovest della Striscia di Gaza. La devastazione ha spazzato via tutto il necessario per una vita normale. Case, scuole, ospedali, cliniche, stazioni di polizia, organizzazioni umanitarie, università e strade sono state parzialmente o interamente distrutte.

L'attivista australiana Sharyn Lock, che scrive sul blog Tales to Tell, ci aggiorna [in] su un evento già segnalato:

Alcuni ricorderanno questo mio post [in] risalente alla mattina di mercoledì 14 gennaio:

“Mentre ero lì, ho sentito delle urla, sono salita al piano di sopra e ho visto il dottor S coperto di sangue, aveva appena soccorso in strada una ragazzina, i cecchini le avevano sparato in faccia e all'addome. Abbiamo visto suo padre cadere sulle scale dell'ospedale, colpito alla gamba da un proiettile. La madre era in preda al panico, urlando diceva che c'era un'altra bambina là fuori. S, io e altri medici siamo usciti per prenderla, l'abbiamo trovata poco lontano e S l'ha caricata sulle sue spalle per portarla dentro l'ospedale. Io e gli altri dottori abbiamo subito capito che era solo l'inizio di un flusso di gente disperata che fuggiva dalle proprie abitazioni, molte delle quali in fiamme.”
Si trattava della famiglia Batran. Faddel al Batran, 54 anni, è stato colpito alla gamba. Yasmine, 12, era la ragazzina che abbiamo portato nell'ospedale. Haneen, 9 anni, quella colpita in faccia e allo stomaco: sapevo che era stata direttamente trasferita [all'ospedale] Al-Quds per essere operata. Oggi [17 gennaio] ho scoperto che è stata portata all'ospedale Al-Shifa dove è morta poco dopo.

La notte scorsa [16 gennaio] hanno bombardato un'altra scuola dell’UNRWA [in] dove avevano trovato rifugio alcune persone che avevano perso la propria casa a Beit Lahia. Ci sono 36 feriti, 14 dei quali sono bambini. Due bambini di 3 e 8 anni sono morti. John Ging dell'UNRWA appariva freddamente furioso in televisione. Mentre scrivo (leggerò al telefono questo pezzo per farlo pubblicare in Inghilterra) sembra che sia iniziata una tregua. C'è una strana quiete. Tutti sperano vivamente che ciò abbia senso.

In un post pubblicato il 18 gennaio la blogger aggiunge [in]:

Gli aerei ci continuano a ronzare sulla testa, ma non ci sono state esplosioni qui vicino oggi. Comunque, il presunto cessate il fuoco dichiarato da Israele questa notte alle 2 sembra non aver coinvolto Beit Hanoun, dove si sono registrati combattimenti e alcuni attacchi di F16 stamani.

Un'attivista canadese, Eva Bartlett, scrive su In Gaza [in]:

Oggi [18 gennaio] è il primo giorno in cui medici e giornalisti hanno potuto raggiungere le aree occupate dall'esercito israeliano. I palestinesi di queste zone, da settimane ormai, cercavano disperatamente le sembianze di una vita normale, malgrado la normalità di queste parti è ben diversa da quella di qualsiasi altra parte del mondo. Cercavano di tornare nelle proprie case, valutare i danni e, ove possibile, ripararli, trovare i familiari dispersi, oppure i loro cadaveri, così come quelli dei vicini, degli amici. Nessuno è tornato a casa per restarci; molte persone se ne stavano immobili nel luogo in cui sorgevano le loro case, cercando di recuperare qualunque cosa avesse valore. Carretti trainati da asini e taxi erano stipati di coperte, vestiti, pentole, armadi, mobili, gente… […] Avrei molto altro da dire, molte altre immagini che non rendono giustizia alla sofferenza, allo sgomento, al trauma, ai danni psicologici e all'abbattimento della gente di questi luoghi. Così tanti odori si sono fatti spazio nella mia memoria, quando li sentirò nuovamente mi torneranno alla mente immagini di bambini morti, di case bruciate e incendi chimici. Le porte sbattute mi ricorderanno per sempre i missili che scuotono la terra, con la vita sotto. […] I bombardamenti possono essersi fermati, per adesso, ma il terrore resta. Gli F16 volano ancora molto bassi, terribilmente bassi oggi, così forti, così imprevedibili. Nessuno qui ha il benché minimo motivo per fidarsi delle dichiarazioni dei leader israeliani. Solo ragione di credere al peggio. Ma per necessità dobbiamo sperare nel meglio.

Mutasharrid (‘persona senza casa’ o ‘vagabondo’) frequenta la scuola di Khuza'a [in], a est di Khan Yunis [it] nella zona meridionale della Striscia di Gaza, e ha perso molti amici [ar]:

لا أستطيع أن أغيّب وجوههم عنّي ، وجوه أراها في كل وقت و في كل مكان في هذه البلدة الصغيرة جداً ، لا أستطيع أن أتجاهلك يا سليمان وأنت تتحرك بخفّة محاولاً تجنب النظر إلى نقطة رباطك على ثغر البلدة ، نعم أستطيع أن أميّزك رغم لثامك حينها ، يوميا الساعة الثامنة تماما أراك .. لا أدري ما سرّ هذه الساعة لكن الشباك يكون فيها ملجأي بشكل لا إرادي
نور .. نور ، أيضاً لا أستطيع أن أتجاهل وجهك صباحا في طريقي لمدرستي وأنت لجامعتك ، آخر مرة حدثته فيها كانت قبل أن يحدث هذا كله و سألته كم تبقى لك في الجامعة ؟ أجابني ” هذا الفصل الأخير لأتحرر .. وأتخرج ” ، نِلتَ تخرجك مبكراً يا صاحب الإبتسامة الأوسع ، مبارك لك و عليك يا صديقي

ممدوح .. ممدوح .. ممدوح ، اللعنة ! ماذا أكتب فيك ؟ ولمَ أبدو هذه اللحظة عندما أحاول أن أكتب لك سخيفاً كرئيس دولة في قمة عربية ؟ .. كسرت قلبي يا ممدوح ، كيف لك أن تسرق نفسك منّا ؟ كيف تحرمنا من إبتسامتك و حضورك المازح دوماً .. لن أسامحك ، أؤمن بأنه كانت لديك فرصة لتنجو لكنك آثرت الرحيل ، فرصة لم يحظى بها غسّان مثلا ..

Non riesco a dimenticare i loro volti, quei visi che vedo in ogni momento e in ogni angolo di questa piccola cittadina. Non riesco a chiudere gli occhi su di te, Sulaiman, che ti muovi leggero; evito di guardare il punto in cui ti trovavi, all'ingresso della città – si, sono in grado di riconoscerti anche se la sciarpa ti copre. Ogni giorno alle 8 in punto ti vedo. Non so quale sia il segreto di questa ora, ma la finestra diventa il mio rifugio senza che io lo voglia.
Noor… Noor, non posso ignorare nemmeno il suo viso, la mattina sulla strada per andare a scuola, la stessa che tu facevi per andare all'università. L'ultima volta che gli ho parlato era prima che accadesse tutto ciò, “Quanto ti manca per finire l'università?” Lui ha risposto, “l'ultimo corso prima della libertà, e della laurea”. Hai ricevuto il diploma prima del tempo, mio caro amico dal grande sorriso, congratulazioni.
Mamdouh… Mamdouh… Mamdouh… maledizione! Cosa dovrei scriverti? Perché continuo a pensare al momento in cui, per scherzo, ho provato a scriverti come se fossi un capo di stato durante un summit dei paesi arabi? … Mi hai spezzato il cuore, Mamdouh – come hai potuto permettere di farti portare via così? Come puoi privarci del tuo sorriso e della tua presenza, sempre allegro… Non ti dimenticherò mai, credo tu abbia avuto la possibilità di salvarti, ma hai scelto di morire, un'opportunità che Ghassan non ha avuto, ad esempio…

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