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Zimbabwe: bambino di due anni detenuto in isolamento in carcere di massima sicurezza

Aggiornamento: Secondo la Associated Press [in], Nigel Mutemagau è stato rilasciato il 14 gennaio, ma i suoi genitori restano in carcere.

Nigel MutemagauIl piccolo Nigel Mutemagau, di appena 2 anni (precedentemente identificato come Nigel Mupfuranhehwe, con il cognome da nubile della madre), è detenuto in isolamento nella prigione più tristemente nota dello Zimbabwe, il Carcere di massima sicurezza di Chikurubi. Circa tre mesi fa Nigel, insieme alla madre e al padre, è stato sequestrato dalla  polizia segreta dello Zimbabwe, la Central Intelligence Organisation (CIO) [in] e la loro ubicazione è rimasta ignota fino allo scorso 24 dicembre, giorno in cui sono comparsi davanti alla corte di Harare insieme a Jestina Mukoko e altri attivisti rapiti [it].

I genitori di Nigel devono rispondere, come la stessa Jestina Mukoko, dell'accusa di reclutamento di “banditi” per rovesciare il governo di Robert Mugabe. Le accuse sono state per lo più ignorate perché infondate. Recentemente il Presidente del Sud Africa e del SADC (Comunità per lo sviluppo in Sud Africa) ha dichiarato, riguardo tali accuse: “Non vi abbiamo mai dato credito.”

Il Carcere di massima sicurezza di Chikurubi [in], dove il piccolo Nigel è rinchiuso in isolamento, è tristemente noto per le atroci condizioni anche nei periodi più felici del Paese. Condizioni che, tuttavia, oggi sono ulteriormente peggiorate. Le autorità carcerarie non hanno abbastanza cibo per tutti i detenuti e cercando di resistere al meglio, come tutto il settore pubblico in Zimbabwe. In questo contesto, le autorità affermano di aver ricevuto istruzioni che vietano l'introduzione di cibo diretto ai detenuti (bambini inclusi) dall'esterno. Per questi prigionieri particolari, e anche per Nigel, sono vietate le visite dei parenti. Persino per gli avvocati è difficile visistare il carcere, e quando ci riescono è sempre presente una agente di polizia.

Tuttavia, ancora più sconvolgenti sono le testimonianze dei legali, secondo cui Nigel avrebbe subito percosse all'interno del carcere per indurre la madre a confessare [in]. Gli avvocati riferiscono che il bimbo necessiterebbe di cure mediche.

In un comunicato stampa pubblicato anche sul blog This Is Zimbabwe, gli stessi avvocati forniscono un resoconto dettagliato [in] degli avvenimenti legati ai tentativi di liberazione degli ostaggi – fino ad oggi risultati vani. Nel resoconto, alla data 30 dicembre 2008 si legge:

Nel pomeriggio, gli avvocati si presentano nel carcere di massima sicurezza di Chikurubi con un'équipe medica, e prendono atto che i pazienti non si trovano, secondo le direttive, nell'ospedale della prigione, bensì in isolamento. A loro si è aggiunta l'ultima vittima di sequestro accertata, Violet Mupfuranhehwe e il figlio Nigel Mutemagau, di soli due anni, anche loro in isolamento nel carcere di massima sicurezza.

Finora le sofferenze di Nigel sono state in gran parte ignorate dai media tradizionali, concentrati principalmente su Jestina Mukoko, la più nota tra gli attivisti incarcerati. I social media si sono attivati in modo particolare per il caso Mukoko: gran parte dei blog zimbabuesi hanno pubblicato un badge durante la sua scomparsa, inclusivi dei numeri di telefono utili per fornire eventuali indicazioni sulla sua ubicazione. Sono stati creati anche diversi gruppi su Facebook  che ne richiedono il rilascio (il più noto a tutt'oggi conta 2.242 membri). Sokwanele si è dimostrato particolarmente attivo [in] nell'incoraggiare i lettori a contattare la stazione di polizia di Jestina per chiedere cosa stessero facendo per ritrovarla.

Tuttavia la situazione di Nigel è stata perlopiù citata come nota a margine. Sul mio blog, ho scritto [in]:

Un bambino piccolo e tenero come quello mostrato qui sopra in questo momento è detenuto nel carcere più brutale e tristemente noto dello Zimbabwe. […]

Non posso immaginare come si possa rinchiudere un bimbo di appena due anni in una prigione di massima sicurezza insieme ad assassini, stupratori e ai peggiori individui di questo mondo. Non so come il governo di Robert Mugabe possa giustificare una crudeltà del genere, ma resto ancor più scioccato dalla nostra reazione, dal silenzio e dalla complicità di fronte a tutto ciò.

Dov'è finita la nostra indignazione, Zimbabwe? Dov'è la nostra umanità? Pur nei kilometri di articoli scritti sul rapimento e il processo di Jestina Mukoko, solo in alcuni di questi il bambino viene citato come nota a piè di pagina. Steso giorno e notte sul freddo pavimento del carcere più tristemente noto dello Zimbabwe, dimenticato da un mondo che chiede la liberazione di un'ultra cinquantenne (Jestina).

Di conseguenza, sul mio blog ho dato il via a una petizione [in] che venerdì prossimo verrà consegnata al Procuratore Generale dello Zimbabwe, chiedendo che il bambino venga rilasciato e possa ricevere cure mediche e il sostegno degli assistenti sociali.

Nel post con la petizione [in] scrivo:

Chiedo che almeno si faccia qualcosa: vi prego di lasciare il vostro nome nella sezione dedicata ai commenti (più in basso). Solo il nome. Questi verranno raccolti e presentati al Procuratore Generale Tomana, con la richiesta di affidamento immediato del bambino alle cure degli assistenti sociali e di scarcerazione da quella prigione.

Inoltre ho lanciato l'allarme su Facebook, dove la comunità zimbabuese (soprattutto coloro che si trovano all'estero) è particolarmente attiva. Non c'è alcuna giustificazione a che un bambino così piccolo venga rinchiuso, solo, in cella di isolamento. L'intento è sostanzialmente quello di rendere pubbliche le sofferenze di un bimbo indifeso, onde indurre le autorità all'azione.

Il Procuratore Generale dello Zimbabwe ha la facoltà di liberare Nigel. Anche se il rilascio della madre è vincolato al tassativo pagamento di una cauzione, è meglio non lasciare il bambino in quelle condizioni. Come ho detto, sono speranzoso. Altri personaggi politicamente influenti nel Paese si stanno interessando a questo caso e e sono certo che venerdì vedremo qualche progresso.

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