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Libano: un San Valentino per i matrimoni civili

In occasione dei festeggiamenti per S. Valentino tenutisi in un locale di Beirut, è stato rinnovato l'appello affinché in Libano siano consentiti i matrimoni civili.

In un locale di Gemmayze, quartiere alla moda di Beirut, numerose coppie di religione mista hanno inscenato dei matrimoni-farsa per protestare contro le rigide leggi del Paese in materia.

Allo stato attuale, le unioni civili fra persone di religioni diverse vengono riconosciute solo se il matrimonio non ha avuto luogo in territorio libanese. Per un Paese con una manciata di fazioni religiose, ciò comporta una situazione difficile per molte coppie di religione mista.

La protesta è parte di una campagna generale volta a sostituire l'oppressivo controllo religioso e fazioso sulle istituzioni politiche libanesi con un sistema laico e uguale per tutti.

Appena pochi giorni prima di S. Valentino, il ministro degli Interni Ziad Baroud aveva dichiarato che i cittadini potranno eliminare dai documenti d'identità l'annotazione sull'appartenenza religiosa, se lo vorranno.

La proposta è stata applaudita da molti blogger libanesi, sebbene altri rimangano scettici.

Ms. Tee, dal blog B-side Beirut [in], è fra i sostenitori della disposizione di Baroud:

Ultimamente, essendo molto presa dall'insegnamento, non ho prestato troppa attenzione alle notizie. Così quando ho appreso che adesso posso scegliere davvero di togliere la mia setta religiosa dai miei dati anagrafici (Nufus), ho dovuto stropicciarmi gli occhi e darmi dei pizzicotti. Com'è successo?

Oltre ad aumentare ulteriormente la mia stima per il ministro degli Interni, Ziad Baroud, questa è probabilmente l'unica notizia degli ultimi anni in Libano che penso valga la pena festeggiare. Come frutto ateo di un matrimonio misto, la vivo in modo personale.

Un incitamento all'ottimismo arriva da The Lebanese Inner Circle [in]:

Sebbene questa mossa inizialmente tolga solo il riferimento alla propria religione, lo scopo è rimuovere del tutto la legge religiosa, e arrivare a una legge civile applicabile a tutti i cittadini, lasciando la religione una questione personale.

In un Paese in cui il settarismo è così radicato, sarà interessante osservare quanti libanesi sfrutteranno realmente questa possibilità.

Tanto di cappello, dice Hanibaal su Lebanon Iznogood [in]. Tuttavia aggiunge che è necessario fare di più, e offre una prospettiva più ampia sulla lotta fra religione e laicismo nel Paese:

Pur se ciò rappresenta un importante passo avanti verso una laicizzazione del sistema politico libanese, rimangono altri grossi ostacoli per eliminare completamente la religione dalla vita pubblica. Il sistema politico libanese resta uno dei più primitivi al mondo, poiché l'identità nazionale e la vita politica dei singoli non sono governati da enti statali indipendenti, ma piuttosto restano saldamente nelle mani di chiese, moschee e altre religioni organizzate che dominano lo Stato. La cosiddetta democrazia del Libano è una falsa credenza. La realtà è che il Libano è una teocrazia confederata in cui le comunità religiose, non le persone, sono rappresentate dal governo e dalle istituzioni statali.

Hanibaal mette anche in guardia sulla possibilità che l'annuncio di Bairoud possa essere una “cortina di fumo” per placare i libanesi sostenitori del laicismo:

Un altro esempio è quello che in Libano non puoi essere un indù, un agnostico, un bahai, un ateo o un membro di qualsiasi altra religione che non sia tra le 18 riconosciute dalla costituzione libanese. Non hai nessuno stato civile se non appartieni a una di quelle 18 comunità. In effetti, il decreto del ministro Baroud potrebbe essere una cortina di fumo in quanto toglie soltanto il “riferimento” alla propria religione, tuttavia questa continuerà a stabilire chi può votare e chi può candidarsi a una carica politica.

E nella lotta a favore del matrimonio civile, Hanibaal evidenzia le attuali realtà che concernono i rapporti interreligiosi in Libano e la difficile condizione delle donne sotto questo aspetto:

In Libano, all'interno di un matrimonio interreligioso, non è consentito a entrambi i coniugi di conservare la propria religione; di solito è la moglie a dover abbandonare la propria per convertirsi a quella del marito, affinché le sia concesso di sposarlo. Gli “omicidi d'onore” sono ancora protetti dalla legge in Libano: un giorno sì e uno no, una donna musulmana viene uccisa perché il fratello, il cugino o qualsiasi altro maschio della sua famiglia allargata l'ha accusata o sospettata di una relazione al di fuori del matrimonio. Spesso, questo è il modo in cui un parente maschio, dopo aver costretto una donna della sua famiglia a prostituirsi, per paura che possa uscire allo scoperto la mette a tacere, uccidendola e dichiararando poi che aveva “disonorato” la famiglia.

Anche Ms. Tee di B-side Beirut [in] è consapevole delle preoccupazioni in merito, ma crede che la decisione di Baroud abbia messo il Paese sulla giusta strada. E riflette sull'incertezza della “cittadinanza settaria”:

Naturalmente non si tratta di un colpo di bacchetta magica che annulla le sette. Chiaramente il parlamento, il sistema di voto e la nostra “democrazia” “rappresentativa” potranno proseguire sulla stessa linea, anche quando l'ultimo cittadino avrà tolto la propria appartenenza religiosa dal registro anagrafico. Soprattutto quando queste istituzioni sono fondate sul censimento di una popolazione che non esiste più.

Ma è proprio per questo che la possibilità di togliere la propria appartenenza religiosa dall'anagrafe è grandiosa: spetta a me, come persona e cittadina, prendermi la responsabilità di andare domattina presto a cancellare la mia setta dal registro Nufus. E proprio qui sta la questione. Quel che ne rimarrà sarà argomento di discussione soltanto una volta che il rifiuto generale della cittadinanza settaria diventerà realtà. Quindi mi ritrovo a chiedermi: in quanti lo faranno? E in quanti si domanderanno: chi sono al di fuori della mia religione?

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