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Turchia: le reazioni dei blogger all'abbandono del Primo Ministro a Davos

La scorsa settimana, durante il Forum Mondiale sull'Economia di Davos in Svizzera, il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan è stato protagonista di un episodio divertente quando ha abbandonato il palco dopo un pepato scambio di battute con il Presidente israeliano Shimon Peres. Tutto è cominciato quando Erdogan ha accusato il moderatore di non avergli concesso il tempo necessario per replicare ai commenti di Peres sul recente conflitto a Gaza.

La blogosfera turca ha avuto reazioni piuttosto diversificate: alcuni hanno atteso il ritorno in patria del Primo Ministro per salutarlo come un “eroe” [in], altri si chiedono quali saranno le ripercussioni in materia di politica interna ed estera, altri ancora pensano che il rappresentante politico si sia semplicemente comportato in maniera inappropriata.

Un benvenuto da eroe
Parecchi blogger turchi hanno pubblicato le immagini [tu] di numerosi connazionali che festeggiavano per la reazione del Primo Ministro Erdogan al Forum di Davos e della folla che ne attendeva il ritorno all'aeroporto. Erkan's Field Diary [in] esprime al meglio quest'euforia:

Da stasera Erdogan è diventato una leggenda politica….
A prescindere dalle conseguenze diplomatiche della reazione di Erdogan nell'incontro di Davos (o se sia stata giusta o sbagliata), egli è oramai una leggenda per il popolo.
Migliaia di persone stanno andando all'aeroporto Atatürk per salutare l'arrivo del Primo Ministro Erdogan…. Apprendo in questo momento che la metropolitana funzionerà fino alle 3 di notte per consentire alla gente di recarsi all'aeroporto…
A parte gli oppositori più critici del AKP [it] e i diplomatici in pensione la cui mentalità è ferma all'epoca della Guerra Fredda e che hanno immediatamente reagito in maniera negativa, cerchiamo di capire meglio la situazione.
* Innanzitutto si tratta di una questione di orgoglio nazionale. Il Primo Ministro ha reagito a una chiara mancanza di rispetto.

Implicazioni per la politica estera/interna

Da sempre la Repubblica turca gode di buoni rapporti con Israele, e sarà ancora così persino dopo l'incidente diplomatico [in], ma la situazione ha portato molti a chiedersi se ciò produrrà un serio cambiamento di linea nella politica estera e in quella interna. The White Path [in] riflette:

L'ultima volta che ho visto l'opinione pubblica così surriscaldata è stata all'inizio degli anni '90, quando i bosniaci furono vittime delle operazioni di “pulizia etnica” per mano dei nazionalisti serbi. A dire il vero, la situazione a Gaza era più complessa, ma in Turchia è stata recepita come qualcosa di assai simile al massacro dei musulmani nei Balcani.
Quindi non hanno sorpreso le dure parole contro Israele pronunciate dal Primo Ministro Tayyip Erdoğan. Stava solo rilanciando il sentimento popolare. Ciò va ben oltre il semplice populismo, che qualcuno potrebbe ascrivere a un rappresentante politico che si appresta ad affrontare le elezioni locali. I sentimenti di Erdogan erano sinceri. Quando ha visitato un gruppo di palestinesi feriti portati all'ospedale di Ankara, la gente ha potuto notare che aveva le lacrime agli occhi.
….

Ma mentre le emozioni forti meritano rispetto, la diplomazia ha bisogno di intelligenza e pacatezza. E queste non sono le migliori doti di Erdogan. È noto piuttosto come un uomo che parla senza mezzi termini e ritiene che, lo afferma lui stesso, “la rabbia sia un'arte retorica.” Perciò, come ha già fatto molte volte in passato in situazioni simili, incluse quelle di politica interna, è sembrato poco equilibrato — e persino pro-Hamas. Come ha scritto ieri su queste pagine Sedat Ergin, editore capo del quotidiano Milliyet, la sua retorica su Gaza è stata “problematica.”

Talk Turkey [in], invita i lettori a leggere i documenti per comprendere il contesto della discussione, ma sottolinea anche come i commenti del Primo Ministro Erdogan sul recente conflitto a Gaza abbiano evidenziato l'ipocrisia dell'attuale linea politica della Turchia:

Ma il vero problema è stata la critica alle recenti uccisioni dei bambini da parte di Israele. Israele, d'altro canto, sostiene che se si viene quotidianamente bersagliati dai terroristi, non ci sono altre scelte se non quella di rispondere al fuoco.

La Turchia non è forse ipocrita quando conduce le sue offensive militari contro il PKK, la fazione militante del movimento indipendentista kurdo?

Eppure di nuovo, è diverso parlare di indifferenza per la morte di civili innocenti dalla morte di bambini innocenti.

Narrator [in] analizza in dettaglio questa situazione diplomatica per la Turchia:

L'unica speranza dopo quanto accaduto a Davos la settimana scorsa è che Obama adesso potrà pensare seriamente alla Turchia come il Paese in cui pronunciare un importante discorso rivolto al mondo musulmano. Il motivo è semplice. Dopo il dramma a Davos, la Turchia ha conqiustato i cuori e le menti di un miliardo e trecento milioni di musulmani. Con il suo comportamento, Erdogan è diventato immediatamente un eroe globale agli occhi dei musulmani, terribilmente frustrati per il massacro israeliano contro Gaza che ha causato la morte di 1.300 persone, metà delle quali civili innocenti. La scorsa settimana, la causa palestinese e la Turchia sono diventate una cosa sola —e tutto questo grazie all'incredibile carisma del Primo Ministro Erdogan. Che questo piaccia o no alla lobby pro-Israele, il Presidente Obama è abbastanza accorto da comprendere tali dinamiche e scegliere il Paese giusto per il suo discorso al mondo islamico.

Un comportamento inadeguato
Mentre molti turchi hanno approvato il comportamento del Primo Ministro, altri lo hanno ritenuto semplicemente inadeguato. Così Internations Musings [in]:

Al PM turco Erdogan non piacciono i giornalisti critici. La gente lo sa bene, rispetto alla Turchia e qualche Paese europeo – specialmente dopo lo scambio e il ricatto di Erdogan a Bruxelles in occasione dei colloqui per l'ingresso in Europa. Tuttavia ieri, nel suo intervento al Forum di Davos, un po’ in tutto mondo la gente ha potuto osservato un uomo di stato perdere l'auto-controllo e abbandonare il palco, pieno di rabbia, dopo che gli era stato negato altro tempo per replicare sulla crisi a Gaza. Il moderatore era David Ignatius del Washington Post. Spiritoso, furbo e provocatorio. E lui, Erdogan, ha dovuto affrontare tutto ciò. I giornalisti scrupolosi sono dappertutto. Come pensa di sopravvivere quando la Turchia entrerà in Europa? Non c'è niente di sbagliato nel mostrare le proprie emozioni, ma c'è sicuramente qualcosa di sbagliato nell'insultare nazioni e presidenti di Paesi che ti sostengono. E ovviamente abbiamo sentito la stessa retorica di sempre: ‘non hanno avuto rispetto per me’, ‘difendo l'onore turco’… a mio avviso non si difende il proprio onore offendendo quello altrui.

Carpetblogger [in] ritiene che la condotta del Primo Ministro sia controproducente per la Turchia e per il ruolo che potrebbe svolgere nei negoziati di pace in Medio Oriente:

Un gesto turco a favore dei palestinesi oppressi è coraggioso tanto quanto un americano che protesti per la “transizione democratica” in Bielorussia: Non c'è assolutamente nulla da perdere e tutti si sentono in pace con sé stessi. La Turchia non ha palestinesi risentiti che occupano zone di valore politico. I suoi confini sono stabili e definiti. Ha una popolazione (decisamente non una tribù) che non ha motivo di sventolare bandiere ed esprimere rabbia per presunti torti subìti. Il comportamento di Erdogan non avrà conseguenze negative per la Turchia eccetto, oh, forse un'opportunità persa di operare come mediatore nel conflitto, qualcosa che avrebbe realmente potuto aiutare i palestinesi! Maalasef [che disdetta, purtroppo].

Il Primo Ministro Erdogan ha reagito forse in un modo che andrà a vantaggio della Turchia e del suo ruolo in Medio Oriente? Buona domanda, potrebbe ricevere una risposta durante i prossimi mesi, oppure diventare un aneddoto interessante negli annali dei disaccordi diplomatici.

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