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Brasile: incontro Lula-Obama, mentre la crisi economica colpisce il Paese

Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva è stato il primo leader latinoamericano [in] ad aver incontrato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L'incontro ha avuto luogo a Washington sabato scorso, 14 marzo. I due capi di Stato hanno discusso della crisi economica globale, oltre che di commercio, ambiente, energia e tecnologia dei biocarburanti, e della creazione di rapporti più costruttivi con i Paesi limitrofi [in] — in particolare con Venezuela e Bolivia.

Obama ha descritto [in] il meeting come “un'eccellente convergenza di idee”. Lula è stato il terzo capo di governo a ricevere l'invito alla Casa Bianca, dopo le visite del Primo Ministro giapponese Taro Aso e del Premier britannico Gordon Brown. Ciò potrebbe indicare come le relazioni con il maggiore sistema economico del Sud America siano diventate una priorità per gli Stati Uniti, il Brasile infatti è uno dei 10 principali partner commerciali, e un Paese tuttora in condizioni migliori di altri nel vortice della crisi. In passato, durante l'amministrazione Bush, i rapporti fra i due Paesi sono stati amichevoli, ma è possibile per entrambi trarre benefici da una partnership più forte.

Obama & Silva

Il presidente USA Barack Obama accoglie il presidente brasiliano Lula da Silva nello Studio Ovale, sabato, 14 marzo 2009. Foto di Pete Souza [in], pubblicata con licenza Creative Commons.

Dopo una conversazione privata durata circa due ore, l'ultima mezzora dell'incontro è stata aperta alla stampa e trasmessa in diretta in Brasile. Immediata la reazione di molti blogger, non senza un pizzico di sarcasmo. Questo è il tono predominante quando si parla dei problemi economici, dacché il presidente Lula ha dichiarato che, mentre la peggiore crisi mondiale dopo il 1930 avrebbe colpito gli altri Paesi come uno tsunami, per la nazione sarebbe stata solo una “piccola ondata”. Fra costoro, José Pires [pt] commenta le “lezioni che Lula ha impartito a Obama”:

Eu estava bastante preocupado com a crise econômica global, mas acho que a partir do encontro de hoje as coisas vão melhorar. Vejam o que o Lula foi fazer lá. São palavras dele: “Nós não podemos esperar 10 anos. Essa crise tem que terminar este ano. Portanto, tem coisas que precisam ser feitas com urgência. Eu sei algumas coisas que precisam ser feitas, vou conversar com Obama”.

Ufa! Até que enfim apareceu alguém para dar jeito nessa marolinha. A pessoa que vem logo atrás de Lula é o tradutor dele. Espero que ele tenha passado direito as determinações de Lula para o presidente Barack Obama.

Ero piuttosto preoccupato per la crisi economica globale, ma dopo il meeting di oggi penso che le cose miglioreranno. Guardate cosa stava facendo Lula. Queste le sue parole: “Non possiamo aspettare 10 anni. Questa crisi deve finire entro l'anno. Allora, ci sono delle questioni che vanno trattate con urgenza. So qualcosa che possiamo fare, ne parlerò a Obama.”

Oh, finalmente è arrivato qualcuno a occuparsi di questa “piccola ondata”! La persona che vedete dietro Lula è l'interprete. Spero sia riuscito a passare correttamente il messaggio di Lula al presidente Barack Obama.

Antônio Santos [pt] riassume l'incontro che, secondo i due presidenti, ha avuto esito positivo:

Na coversa com Barack Obama, o presidente Lula disse que a economia brasileira foi a última a entrar na crise e será a primeira a sair. Por sua vez Obama defende também a manutenção da demanda entre os países afetados pelo desmoronamente financeiro. O presidente americano quer, notoriamente, nações submissas, porém com condições de resolver seus problemas, principalmente os econômicos. O tão falado Etanol também foi tocado no encontro entre Lula e Obama. Nos parece que o americano ficou um tanto entusiasmado com a idéia de fazer parcerias no sentido da utilização do biocombustível. Isso é bom para o Brasil.

Durante la chiacchierata con Barack Obama, il presidente Lula ha detto che l'economia brasiliana è stata l'ultima a incorrere nella crisi e sarà la prima a venirne fuori. A sua volta, Obama raccomanda di mantenere i rapporti commerciali tra i Paesi colpiti dal crollo economico. Il presidente americano vuole che, be’, le nazioni siano remissive ma capaci di risolvere da sole i problemi, soprattutto quelli economici. Nel corso del meeting fra Lula e Obama si è anche accennato all'ampia discussione intorno all'etanolo. Sembra che il presidente americano sia alquanto entusiasta all'idea di una compartecipazione nell'uso del biocarburante. Ciò è positivo per il Brasile.

Una settimana di cattive notizie – Alla fine la crisi colpisce duramente

Nel frattempo, le notizie peggiori dall'inizio della crisi hanno occupato le prime pagine nazionali la settimana scorsa. Dopo aver vantato una notevole crescita nel 2008, e nonostante le caute manovre economiche del Brasile che hanno aiutato la nazione a reggere meglio rispetto alle principali potenze economiche, sembra che alla fine la crisi globale abbia iniziato a stringere la morsa [in].

Dai media si apprende che la produzione industriale è crollata, mentre la disoccupazione è in aumento. Da dicembre oltre mezzo milione di persone hanno perso il lavoro, e a gennaio il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,2 per cento. Il credito si è prosciugato. Secondo le notizie fornite dalla di Federazione Industriale di Sao Paulo, il Brasile è il secondo Paese più colpito dalla crisi. L'Istituto brasiliano di geografia e statistiche ha fornito gli ultimi indici economici, con i peggiori risultati in 10 anni: fra ottobre e dicembre l'economia ha registrato un calo del 3.6% del prodotto interno lordo.

Nonostante il presidente Lula resti fiducioso e affermi che il “peggio della crisi è passato”, blogger come Ligia Muccillo [pt] annunciano la fine dell'ottimismo:

De repente, toda aquela história que Deus é brasileiro e que a crise está longe de chegar aqui acabou, o otimismo do governo diminui a cada índice.

Di colpo tutta quella storia che Dio è brasiliano e che la crisi è lontana da qui è finita, e l'ottimismo del governo scende insieme agli indici finanziari.

Vignetta di Benett

“PIL in caduta libera”. Una vignetta di Benett, usata dietro gentile concessione.

Il sociologo Rudá Ricci [pt] dice che finora i problemi si potevano appena intuire, ma le notizie di questa settimana confermano che anche il gigante sudamericano è sull'orlo della recessione. La Confederazione nazionale dell'industria riporta la diminuzione del fatturato, il 4,3% in meno rispetto al già basso livello di dicembre. E riporta qualche dato:

(A crise) Já atinge parte significativa da indústria e afetou a percepção dos empresários brasileiros. A Confederação Nacional da Indústria (CNI) divulgou nesta quinta que, entre as 431 empresas consultadas, 80% disseram ter adotado alguma ação em relação a seus trabalhadores por conta da crise. Desse total, 54% (43% do total de entrevistados) informaram ter demitido empregados ou suspendido serviços terceirizados. Mais da metade (53%) disseram que suspenderam contratações planejadas, 32% informaram que concederam férias coletivas e 27% disseram ter adotado banco de horas. Sobre a possibilidade de adoção de outras ações para conter os efeitos da crise, 36% das que informaram que vão adotar alguma precaução responderam que vão demitir empregados ou suspender serviços terceirizados. Outros 24% disseram que vão diminuir a jornada de trabalho e os salários e 22% responderam que vão suspender contratações planejadas.

(La crisi) Ha già colpito una parte considerevole dell'industria, e influisce sugli imprenditori brasiliani. Giovedì scorso la Confederazione nazionale dell'industria ha annunciato che l'80% delle 431 compagnie interpellate intendeva adottare delle misure riguardanti i propri impiegati a causa della crisi. Di queste, il 54% (43% del totale degli intervistati) ha riferito di aver licenziato dei dipendenti o di aver sospeso i servizi in outsourcing. Più della metà (il 53%) ha dichiarato di aver bloccato le assunzioni previste, il 32% di aver accordato le ferie collettive e il 27% di aver applicato l'orario flessibile. Riguardo ulteriori azioni per contenere gli effetti della crisi, il 36% delle aziende che avevano detto di volersi cautelare hanno risposto che avrebbero licenziato i dipendenti o sospeso i servizi terziari. Un altro 24% avrebbe ridotto le ore di lavoro e i salari, mentre il 22% avrebbe sospeso le assunzioni precedentemente pianificate.

Secondo la Federazione Industriale di Sao Paulo, l'anno scorso il prodotto interno lordo in Brasile ha avuto un crollo maggiore che in quasi ogni altro Paese al mondo. L'organismo ha messo a confronto il PIL di molti Paesi, compresi Stati Uniti, Giappone, Germania, Spagna, Regno Unito, Canada, Corea del Sud, Cina e Messico, e ha concluso che la riduzione cumulativa del prodotto interno lordo, da quando l'economia mondiale ha iniziato a decelerare, è stata la più significativa in Brasile, seconda solo alla Corea del Sud. Jesse [pt] contesta l'affidabilità di titoli come Il Brasile è il secondo Paese più colpito dalla crisi [pt]:

Qualquer que seja a notícia negativa, ganha logo as headlines dos sites e jornais, diferente das positivas. A FIESP declarou que o Brasil é o 2º país a mais sentir a crise. Então essa crise tá menos que marola mundo afora, hein? Curioso é ver a crise nos EUA. Acampamentos enormes de pessoas que tinham casa, carro, família e dignidade e agora não conseguem nem carregar seus pertences. Empresas especializadas não conseguem dar conta da quantidade de coisas que as pessoas largam em casas desapropriadas. Uma fatalidade. Mas, segundo a FIESP, o Brasil sentiu bem mais a crise. A nova do dia é que SP perdeu 200 mil postos de trabalho em 5 meses. Bora fazer o levantamento desse primeiro trimestre? Uma coisa que eu não entendo, de verdade, é a torcida para que a crise chegue com força. (…) TODOS os jornalistas, de TODOS os jornais, não escondem nada o tom de torcida, de ” olha, esa crise vem sim, pode esperar que se não for agora, mais tarde vem dicunforça”.
A parte Burra e imediatista do nosso empresariado, com certeza, torce pela crise. Um dos meus melhores amigos trabalha numa famosa empresa de cosméticos, e disse que a crise é boa para o setor; pois você, dona de casa, ao invés de comprar uma geladeira nas Casas Bahia, compra um batãozinho, um creminhu, uma coloniazinha; porque, dinheirinho, a sra continuará tendo.

Qualunque sia la cattiva notizia, occupa le prime pagine di giornali e siti web, contrariamente alle notizie positive. La Federazione Industriale di Sao Paulo ha dichiarato che il Brasile è il secondo Paese maggiormente colpito dalla crisi. Allora all'estero questa crisi sarebbe meno di una “piccola ondata”, eh? È interessante osservare la crisi negli Stati Uniti. C'è un sacco di gente che un tempo aveva case, macchine, famiglie e dignità, e adesso non ha nemmeno dove tenere le proprie cose. Le aziende specializzate non riescono a gestire la quantità di roba che la gente deve lasciarsi dietro nelle case espropriate. Una vera calamità. Eppure, secondo la Federazione Industriale di Sao Paulo, il Brasile ha risentiro della crisi in maniera molto più forte. La notizia del giorno è che Sao Paulo ha perso 200.000 posti di lavoro in 5 mesi. Dobbiamo controllare i dati di questo primo trimestre? Non capisco proprio questo fare il tifo perché la crisi colpisca duro. (…) Nessun giornalista, di qualunque testata, nasconde di tifare di fatto per essa: “guardate, questa crisi arriverà di sicuro, potete starne certi; se non subito, colpirà duro più in là.
La parte più stupida e sbrigativa dei nostri imprenditori sicuramente fa il tifo per la crisi. Uno dei miei migliori amici, che lavora per una famosa marca di cosmetici, dice che la crisi è utile per il settore, in quanto una casalinga, piuttosto che acquistare un frigorifero alla [catena di negozi al dettaglio] Casas Bahia [in], comprerà un rossetto, un vasetto di crema, un profumo; perché lei avrà comunque un po’ di spiccioli.

Sempre sullo stesso tema, e in tono sarcastico, anche Luiz Antonio Magalhães [pt] ritiene che i media stiano notevolmente manipolando le notizie:

É um absurdo tão grande que só rindo mesmo para aguentar tamanha manipulação. Não demora e a grande imprensa vai começar a vender a coisa direito: a crise no Brasil é a mais grave no planeta e é tudo culpa do Lula. Se colar, colou (…) O ridículo tem limites, mas a mídia os desconhece.

È così assurdo che questa continua manipolazione mi fa solo ridere. Tra un po’ i media più diffusi la metteranno direttamente così: la crisi in Brasile è la peggiore al mondo ed è tutta colpa di Lula. Se la gente se la berrà, splendido (…) Ci sono dei limiti al ridicolo, ma i media non li conoscono.

Vignetta originale in portoghese

“Piovono fulmini”. Le nubi indicano: PIL, crescita e occupazione. L'ombrello di Lula indica la popolarità. Una vignetta di Benett, usata dietro gentile concessione.

Ci sono state notizie anche peggiori la scorsa settimana. Secondo l'Istituto nazionale di statistica IBGE [in], il Brasile ha perso il 3.6% in prodotto interno lordo nel primo trimestre del 2008, e sarà difficile che soddisfi il suo target di crescita del 4% per il 2009. Marcos V [pt] mette a confronto questi indici economici con le parole confortanti del presidente, quando all'inizio dello tsunami della crisi sosteneva che il Brasile sarebbe stato colpito al massimo da una “piccola ondata”:

Pois bem, ainda em setembro de 2008 ficou claro que a crise estava por aqui. As empresas e bancos brasileiros não conseguiam mais financiamentos no exterior e, por consequência, o crédito interno sumiu. E o pouco que havia era oferecido com taxas proibitivas. As exportações, como era de se esperar, cairam fortemente.

Deu em todos os lugares, o Brasil teve no último trimestre de 2008 um dos piores desempenhos do mundo e o PIB em relação ao trimeste anterior desabou 3,6%. A queda foi tão grande que se espera estabilização para o primeito trimestre de 2009. Como a variação é medida em relação ao trimestre anterior, o fato de já ter caido muito tende a fornecer um piso.

A questão principal é a reação do governo brasileiro ao longo da crise. Esse período de reajusto econômico teve seu momento filme-catástrofe com a quebra do banco americano de investimentos Lehman Brothers (setembro/2008), mas na verdade começa com a crise imobiliária americana ainda em 2007. Ou seja, estamos já há um ano e meio em crise. E qual foi a reação do messias de Garanhuns , da equipe econômica e da senhoura Dilma Rousseff? Desdenharam publicamente da crise.

Beh, già a settembre 2008 era chiaro che la crisi si avvicinava. Le società e le banche brasiliane non riuscivano più a farsi prestare soldi all'estero e, di conseguenza, il credito nazionale si è esaurito. E quel poco che restava era disponibile a tassi proibitivi. Le esportazioni, come ci si aspettava, sono crollate nettamente.

Era risaputo ovunque, il PIL del Brasile ha registrato una delle peggiori performance al mondo nell'ultimo trimestre del 2008, e un crollo del 3.6% rispetto al trimestre precedente. Il crollo è stato così pesante che ci si aspettava che il PIL si stabilizzasse durante il primo trimestre del 2009. Dato che la variazione si misura in relazione al trimestre precedente, il fatto che si sia ribassato di molto tenda verso la stabilizzazione.

Il problema principale è la reazione del governo brasiliano alla crisi. Questo periodo di adeguamento economico ha raggiunto il culmine da film catastrofico nel crollo della banca di investimento americana Lehman Brothers (settembre 2008), ma in realtà è iniziato nel 2007 con la crisi immobiliare in America. Il che significa un anno e mezzo di crisi. E quale è stata la reazione del messia di Garanhuns [riferimento al presidente Lula, la cui città natale è Garanhuns], del suo team di economisti e di Ms Dilma Rousseff [Segretario Generale] [in]? Hanno riso della crisi in pubblico.

Vignetta originale in portogheseLula con sottotitoli – Una vignetta di Benett, usata dietro gentile concessione

– La crisi? Sarà una piccola onda! / Traduzione: Arriva lo tsunami!!!
– Questa crisi riguarda Bush / Riguarda lui, me, il mondo.
– L'economia non ne risentirà / Addio PIL del 2009…
– Nel 2010 non mi candiderò per la terza volta / Beh, non è una cattiva idea, no?

Bruno Kazuhiro [pt] si chiede se l'atteggiamento positivo del governo verso la crisi non abbia al centro interessi politici:

Se o Brasil não está sofrendo golpes mortais com a crise, também não está ileso. O governo deveria, simplesmente, admitir isso e partir para a ação possível. Nada de negar o que já é sabido. Nada de pensar em ganhos eleitorais e políticos desprestigiando o prejuízo já ocorre de verdade.

Parece que o governo ainda não entendeu que ele, de qualquer forma, não será culpado pela crise ter existido. Não se precisa ter medo de perder votos admitindo que ela existe. O que o povo quer ver, para não se decepcionar, é um governo que trabalha para minimizar os efeitos internos, assumindo o que está ocorrendo e jogando limpo. Se isso não for feito é que o governo será criticado. Como já está sendo.

Se il Brasile non sta subendo duri colpi dalla crisi, non ne verrà fuori illeso. Il governo dovrebbe semplicemente ammetterlo e cominciare a mettere in atto un piano. Basta negare quello che è già noto. Basta pensare agli interessi elettorali e politici, senza dare credito al fatto che il danno è già in corso.

Sembra che il governo non abbia ancora capito che, in ogni caso, non verrà incolpato per la crisi in atto. Non devono temere di perdere voti se ammettono che questa esiste. Ciò che la gente vuole, per non rimanere delusa, è un governo che si adoperi per minimizzare gli effetti interni, accettando quanto avviene e agendo in modo limpido. Il governo sarà criticato se non si comporterà così, come già succede.

Anche Luiz Carlos Azenha [pt] crede che al presidente Lula manchi il coraggio di ammettere il danno reale provocato dalla crisi:

Eu vivia em Washington quando comecei a acompanhar a crise. E não é preciso ser um gênio para constatar que, diante da globalização e da financeirização do mundo — dois fenômenos que se entrelaçam — uma crise profunda nos países centrais afeta as economias ditas “periféricas”, por mais que elas estejam preparadas. O risco de os maiores bancos dos Estados Unidos falirem é um sinal da profundidade da crise.

Sim, o Brasil tem um mercado interno, mas não vive só dele. Vive, também, da exportação de seus produtos. A crise atingiu não apenas os Estados Unidos, mas também a União Européia. Dois grandes mercados brasileiros. Reduziu o crescimento na China, outro mercado importante. “Marolinha”, como definiu o presidente da República? Até entendo que Lula faça o papel de “dourar a pílula”. Nos Estados Unidos, Barack Obama tem sido criticado pelo tom catastrofista que adotou. O governo brasileiro já admite que o crescimento do Brasil não atingirá a meta de 4% em 2009. (…)

Vai ficar cada vez mais óbvio, no Brasil, que o governo Lula demorou a agir. Só posso especular que os quadros governamentais não se deram conta da gravidade da crise que teriam pela frente. O conservadorismo do Banco Central é típico de quem não se deu conta de que estamos vivendo um momento de transformação. Não se trata, apenas, de mais uma crise, mas “da crise” de nossa geração. Não dá para aplicar velhas receitas em problemas novos.

A doença que acometeu os governos Sarney e FHC também pegou o governo Lula: a falta de coragem política.

Vivevo a Washington quando ho iniziato a seguire le notizie sulla crisi. Non c'è bisogno di essere dei geni per capire che dopo la globalizzazione e la finanziarizzazione del mondo – due fenomeni interconnessi – una crisi profonda nei paesi fulcro avrebbe colpito le cosiddette economie “periferiche”, che queste fossero pronte o meno. Il rischio che le due maggiori banche americano vadano in bancarotta è un segno di quanto sia profonda questa crisi.

È vero, il Brasile ha un mercato interno, ma non sopravvive con quello soltanto. Vive anche dell'esportazione dei suoi prodotti. La crisi ha raggiunto non solo gli Stati Uniti, ma anche l'Unione Europea. Due grandi mercati per il Brasile. Ha ridotto la crescita in Cina, altro importante mercato. È forse questa una “piccola ondata”, come la chiama il presidente? Capisco che Lula fa la parte di quello che “indora la pillola.” Negli Stati Uniti Barack Obama è stato criticato per il voluto tono di catastrofismo. Ora il governo brasiliano ammette che il Brasile non raggiungerà il suo target di crescita del 4% nel 2009. (…)

In Brasile diventerà sempre più evidente che il governo di Lula ci ha messo troppo tempo ad agire. Posso solo ipotizzare che lo staff governativo non abbia previsto la gravità della crisi che si sarebbero trovati ad affrontare. Il conservatorismo della Banca Centrale [del Brasile] è tipico di chi non si è reso conto che stiamo vivendo un momento di trasformazione. Non è solo un'altra crisi, ma “la crisi” della nostra generazione. Non possiamo curare i nuovi problemi con rimedi del passato.

Lula ha inoltre preso la stessa malattia di cui soffrivano i governi degli ex-presidenti Sarney e Cardoso: la mancanza di coraggio politico.

Vignetta originale in portoghese

Una vignetta di Benett, usata dietro gentile concessione

Lula e Obama si incontreranno nuovamente al summit del G20 dei maggiori Paesi industriali e in via di sviluppo, previsto a Londra il 2 Aprile. La maggior parte dei leader latinoamericani avranno l'opportunità di incontrare per la prima volta il nuovo presidente degli Stati Uniti al quinto Summit delle Americhe, che si terrà in Trinidad e Tobago, dal 17 al 19 di aprile.

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