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Egitto: invito all'Arabia Saudita a porre fine alla discriminazione contro le donne musulmane

In occasione dell’anniversario della nascita del Profeta Mohamed [it], la blogger egiziana Dalia Ziada [in] ha lanciato una campagna per chiedere all'Arabia Saudita di porre fine alla discriminazione delle donne musulmane nel mondo!

Dalia inizia il post [in] parlando del modo in cui si celebra questa festività in Egitto:

Oggi, in Egitto – e non solo – si festeggia il santo anniversario della nascita del Profeta Muhammad (PBSL [it]). Noi egiziani lo chiamiamo Mawlid Elnaby [Nascita del Profeta]. In questo giorno, i musulmani egiziani acquistano dei dolci particolari (halawet elmwalid, dolci del mawlid], visitano parenti e amici, ma soprattutto organizzano cerimonie commemorative in onore del Profeta Muhammad.

Ma ecco cosa ha convinto la blogger a lanciare questa campagna:

Dopo aver recitato la preghiera di mezzogiorno, mi è venuto in mente di fare un viaggio religioso per visitare la Mecca e la tomba del Profeta in Arabia Saudita.

I risultati della sua inizitiva sono scioccanti:

Non mi è permesso fare la “O'mra [it]!” [Pellegrinaggio minore alla Mecca] Perché? Perché sono una giovane donna di età inferiore ai 45 anni! L'unica soluzione per visitare la terra del mio venerato Profeta è avere un accompagnatore di sesso maschile. Mia madre non basta!! Cosa s'intende per accompagnatore uomo? Un parente di primo grado: padre, fratello, marito o figlio! Dunque sono nei guai. Mio padre è morto, i miei due fratelli non sono interessati e non potrei pagare loro i biglietti, non sono sposata e perciò non ho un figlio!! Cosa faccio?!

Ma quello che fa letteralmente infuriare la giovane attivista è questo:

Ho visitato Paesi ben più lontani dell'Arabia Saudita. E completamente da sola! Non ho fatto nulla di male, né mi è stato fatto alcunché durante i miei precedenti soggiorni all'estero!!

Dopo aver indagato più approfonditamente queste disposizioni, la blogger commenta:

Una restrizione così insensata è semplicemente un'invenzione dell'Arabia Saudita e non ha nulla a che fare con l'Islam! Così il governo saudita impedisce a un terzo dei musulmani di tutto il mondo (le donne musulmane) di praticare un dovere religioso imposto loro da Allah! Chi ha stabilito che la parola del governo saudita sia superiore a quella di Allah?! Chi ha deciso che la Mecca e il Profeta Muhammad siano esclusiva del governo saudita, che ha il diritto di impedire a chiunque voglia di visitarli?!

Più avanti Dalia associa il personale risentimento per quest'ingiustizia alla condizione delle donne saudite:

In realtà, non c'è nulla di cui meravigliarsi! L'Arabia Saudita è il più grande violatore dei diritti delle donne in tutta la regione. Le donne non possono mostrare il volto, guidare un'automobile o persino lavorare insieme ai colleghi di sesso maschile! I sauditi emanano queste leggi orribili contro i diritti delle donne nel nome dell'Islam. Distorcono l'immagine della nostra religione tollerante. Però, io non sono una cittadina saudita; perché, allora, dovrei obbedire alle loro ridicole leggi? Non è giusto!

Infine, tornando a parlare dell'anniversario della nascita del Profeta, la giovane attivista conclude:

Ad ogni modo, l'Arabia Saudita non celebra la nascita del Profeta. Ciò nonostante questi fatti: 1) il Profeta Muhammad (PBSL [it]) sia nato in Arabia Saudita; 2) la sua missione per diffondere l'Islam abbia avuto origine proprio in Arabia Saudita; 3) il Profeta abbia vissuto tutta la vita in Arabia Saudita; e 4) il governo saudita abbia i diritti su tutti gli oggetti appartenuti al Profeta e i suoi monumenti. Quindi, come mai non festeggiano la nascita del Profeta?!! Anzi, considerano questa festività, che noi – egiziani musulmani – celebriamo, addirittura un'eresìa (beda'a)!!!

Infine, Dalia lancia il seguente invito:

Invito le femministe di tutto il mondo, i musulmani moderati e quanti credono nei diritti delle donne nel mondo musulmano a unirsi a me in questa battaglia contro il governo saudita affinché mi sia riconosciuto il diritto (in quanto donna) di praticare la mia religione in assoluta libertà, priva da restrizioni illogiche imposte da governi estremisti e patriarcali come quello dell'Arabia Saudita.

L'Arabia Saudita non ha alcun “diritto di monopolio” sull'Islam!

Muslimah Media Watch [in] si concentra sulla questione dello status legale delle donne saudite, simile a quello dei minorenni.

Zoheir al-Harithi, portavoce della Commissione saudita per i diritti umani, sostiene che il rapporto non ha prodotto tentativi concreti per migliorare la situazione e confonde la tradizione con le politiche di governo. “Siamo d'accordo su alcuni punti e collaboriamo con il governo saudita in qualità di commissione, ma non accettiamo generalizzazioni di alcun tipo.”

Qui [in] si può scaricare la versione integrale del rapporto, Perpetual Minors: Human Rights Abuses Stemming from Male Guardianship and Sex Segregation in Saudi Arabia [Per sempre minorenni: abusi dei diritti umani provocati dalla tutela legale dell'uomo e dalla segregazione sessuale in Arabia Saudita].

Dalia Ziada ha creato questo gruppo su Facebook [in] per la sua campagna.

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