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Maldive: a rischio la libertà di parola

Malé, capitale delle Maldive. Immagine ripresa da Flickr (http://www.flickr.com/photos/mashafeeg/397839215/)

Malé, capitale delle Maldive. Immagine ripresa da Flickr  (http://www.flickr.com/photos/mashafeeg/397839215/)

Ai primi di Marzo Mohamed Nasheed [in], il nuovo presidente delle Maldive, ha incontrato Frank La Rue, referente speciale delle Nazioni Unite per la libertà di opinione e di espressione. Durante il meeting Nasheed ha esposto l'impegno del suo governo a garantire la libertà di parola e ha annunciato che le Maldive saranno rese un paradiso per gli scrittori dissidenti [in] di Paesi come la Birmania. Tuttavia, nel giro di una settimana gli scrittori maldiviani hanno visto il proprio diritto di espressione messo a rischio dall'ordine del governo dato ai due Internet Service Provider del Paese di bandire parecchi siti web e blog [in].

Nell'ottobre 2008 centinaia di maldiviani hanno affollato i seggi elettorali durante un'elezione storica – la prima elezione pluripartitica del Paese – che ha portato al primo governo democraticamente eletto. Maumoon Abdul Gayoom [in], che aveva guidato il Paese per 30 anni dal Novembre 1978, è stato sfidato e sconfitto al secondo turno da Mohamed Nasheed, uno dei primi prigionieri di coscienza secondo Amnesty International. Varie fazioni politiche che erano in lizza durante il primo turno elettorale, nel secondo hanno appoggiato Nasheed – affermato giornalista e acclamato scrittore  – nella speranza di una fetta di torta dopo la formazione del nuovo governo. Durante la pianificazione del nuovo governo, è stato creato il Ministero degli Affari Islamici, assegnato al Partito Adhaalath, un partito religioso conservatore della “coalizione” di governo. È stato il Ministero degli Affari Islamici a emettere l'ordine di bandire i siti web.

Anche se nell’elenco dei siti bloccati [in] ne compaiono alcuni pornografici, c'è anche un sito web coin informazioni sulla Cristianesimo e un altro sull'Islam [in], fatto che  fa crescere il timore che i siti web di ispirazione religiosa, che offrano punti di vista diversi da quello del Ministero degli Affari Islamici, vengano presi di mira. Inoltre, la messa al bando di “Random Reflexions”, popolare blog in cui Simon affronta una gamma di argomenti e tematiche, ha portato molti blogger maldiviani a riflettere su questo nuovo assalto alla libertà di parola.

Shaari pensa che Internet dovrebbe essere aperto ai dialoghi costruttivi [in], alla discussione e nel contempo promuovere la tolleranza:

questo è un giorno triste per la democrazia.

Sono un fedele dell'Islam e ho buoni amici che non lo sono. Hanno le proprie ragioni per non credere e non ho problemi a riguardo. In ogni caso il dibattito  Fede contro Scienza dovrebbe prevalere perché è costruttivo e rimane  una  prova solida dell'abilità del genere umano di accettare e tollerare.

Thadu descrive la messa al bando dei siti web [in] come la trasformazione di “internet in una intranet”:

Ai maldiviani sembra che il Ministero Islamico stia cercando di convertire intenet in una intranet. E ciò va contro i tentativi e il duro lavoro delle tante persone che hanno cercato e stanno cercando di fare delle Maldive un autentico Paese democratico. Sono 12 i Paesi indicati da Reporters Without Borders come nemici di internet [In].  Se il Ministero Islamico continua a proteggere le persone in modo barbarico, anche le Maldive finiranno su quella lista, vanificando il lavoro di parecchia gente.

In uno sviluppo successivo, la messa al bando del blog di Simon è stata revocata, dopo che lo stesso si era rivolto alla Authority Nazionale per le Comunicazioni, per poi condividere le sue considerazioni sul blocco [in]:

Ho ammesso a Mr. Naish che qualche mio intervento possa trasgredire questa riserva della costituzione. Ma anche questa è discutibile. Quelli che per alcuni sono i principi dell'Islam possono non esserlo per altri. La cosa si presta all'interpretazione. Potrei, per esempio, sostenere che la vendita di alcool nelle Maldive sia contraria ai principi dell'Islam. Come la mettiamo?
In ogni caso, ho fatto un compromesso. Ho promesso di dare un'occhiata ai miei post e rivedere vecchi testi che potevano trasgredire questa clausola. Così li ho rivisti e apportato le necessarie modifiche. Se l'Authority per le Comunicazioni o il Ministero degli Affari Islamici dovessero ancora trovare qualcosa che ritengano trasgredisca la legge, potranno sempre contattarmi direttamente.
Se tuttavia dovessero bloccare di nuovo questo blog, mi rivolgerò al Tribunale.

Voglio ringraziare  tutti i blog che hanno dato voce al proprio sdegno per le azioni repressive del governo del Presidente Nasheed nei confronti di siti web e blog.  Idealmente, credo che nessun sito web vada censurato e che nessuno debba scendere a compromessi sulla libertà di parola.

La messa al bando di altri siti web è ancora attiva e almeno per il momento i maldiviani devono vivere con  una versione censurata della democrazia [in].

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