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India: le donne nel contesto politico-elettorale

Questo post fa parte dello Speciale Global Voices sulle elezioni in India 2009 [in].

Tra poche settimane in India, la più grande democrazia del mondo, si terranno le elezioni generali. In un Paese con oltre un miliardo di abitanti, le elezioni generali sono una specie di “o la va o la spacca” per molti gruppi di interesse, partiti politici e gente comune. Perché la loro vita dei prossimi cinque anni viene decisa in quel giorno.

Un arcobaleno di colori di donne e uomini di campagna radunati come volontari per la mobilitazione sociale e lo sviluppo dei propri villaggi.

Un arcobaleno di colori di donne e uomini di campagna radunati come volontari per la mobilitazione sociale e lo sviluppo dei propri villaggi.

Foto dall'utente di Flickr mckaysavage [in], usata con licenza Creative Commons [in].

Anche per le donne indiane, a cui è stata a lungo negata una legittima posizione nel Paese, sul lavoro e nelle stanze del potere, la posta in gioco è enorme nelle imminenti elezioni. L'alfabetizzazione femminile nel Paese (in base al censimento del 2001) è al 53.63% mentre per gli uomini raggiunge il 75.26%, pur se le donne indiane non sono completamente estranee al processo politico. Il livello di partecipazione va aumentando e alcuni dei principali partiti hanno leader donne.

Sebbene le donne vadano prendendo coscienza dei propri diritti di voto e siano coinvolte nella politica locale con sempre maggiore frequenza, un recente rapporto [in] suggerisce che quest'anno probabilmente ci saranno meno donne elette in Parlamento.

“L'introduzione del progetto di legge per le quote riservate alle donne nel 14esimo Lok Sabha [la Camera bassa del Parlamento indiano] [it] ha provocato l'incremento delle donne proposte nelle liste dei maggiori partiti, ma la selezione dei candidati rivela come la politica elettorale in India rimanga ancora una riserva maschile.

Considerando anche la leader di partito Sonia Gandhi, soltanto nove donne figurano nella lista dei 90 e passa candidati nella Lok Sabha annunciati finora dal Congresso e la lista del BJP (Partito del Popolo Indiano) [in] di 232 candidati include appena 21 donne.

Il Fronte di sinistra, che ha accusato sia il BJP che il Congresso di non avere la volontà politica di approvare il disegno di legge sulle quote riservate alle donne, ha proposto soltanto due donne su 42 candidati nel suo bastione nel Bengala Occidentale, rispetto alle cinque candidate nelle elezioni del 2004.”

Samiya Anwar [in], un'elettrice, interviene sulle imminenti elezioni, focalizzandosi sulla città natale di Hyderabad:

“Ci sono più questioni femminili che maschili con cui confrontarsi. Non è vero? In primo luogo, la sicurezza della donna nella società in cui vive. Molte donne nella Città Vecchia (di Hyderabad) non si fidano della polizia. Subiscono violenze domestiche e fisiche e non protestano. Abbiamo bisogno di un sistema in cui le donne possano avvicinarsi ai poliziotti senza paura. Questioni come la mancanza di acqua, le frequenti interruzioni di corrente, gli incidenti stradali e gli abusi sessuali ai danni delle donne sul luogo di lavoro andrebbero prese in esame quanto prima.”

La questione delle caste è un grosso problema durante il periodo elettorale in India. Come ha detto qualcuno, “gli Indiani non votano il per i propri rappresentante ma per la propria casta” [gioco di parole in inglese: don't caste their vote but vote their caste]; è pratica comune dividere la gente in base alle casta e sfruttarla come “serbatoio di voti”.

Joshua Meah scrive riguardo il sistema delle caste e la situazione delle donne nella politica indiana su Washington Note [in]

“India n. (forse ha un potenziale anche come aggettivo ?): la terra in cui l'opposto di qualsiasi cosa è sempre almeno un po’ vero. Questo è lo stesso Paese che ha prodotto molte donne politiche enormemente potenti ben prima che anche in America s'affrontasse l'argomento – Indira Gandhi ne è l'esempio calzante. Anche adesso, l'Uttar Pradesh, la regione più popolata dell'India con 130 milioni di persone, è guidata da una donna di origine Dalit (la casta più inferiore). Il progresso della democrazia indiana in termini di movimento verso l'uguaglianza sociale per alcuni versi è stata strabiliante così come straziante.”

Vinod Sharma [in] discute anche sui “serbatoi di voto” tramite un dialogo immaginario fra tre donne affermate – Mayawati (Primo Ministro in Uttar Pradesh), che è un “dalit” (la casta più bassa), Maneka Gandhi (la nuora di Indira Gandhi) e attivista sociale di rilievo sui diritti degli animali, Sonia Gandhi (la cognata separata di Maneka) e capo del partito del Congresso. Eccone un breve estratto:

“Sonia: Il partito del Congresso è un partito nazionale con un glorioso passato.

Mayawati: e nessun futuro.

Sonia: Non dire così. Per favore. Fa male. Siamo sicuri di tornare presto al potere.

Mayawati: Davvero ? Guarda, a me non importa se qualcuno viene dalla famiglia Gandhi o da un raja o da un maharaja. Se tu o tuo figlio minacciate il mio serbatoio di voti in qualsiasi maniera, vi sbatto entrambi in galera.”

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