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Sri Lanka: le reazioni dei blogger alla morte del leader delle Tigri Tamil

Nel pomeriggio del 18 maggio scorso il governo dello Sri Lanka ha annunciato tramite i canali di Stato e degli SMS l'uccisione del leader delle Tigri Tamil (LTTE), Vellupillai Prabhakaran. I mezzi d'informazione hanno riportato [in] che Prabhakaran [in], colui che era alla guida di una delle ribellioni più violente al mondo, è stato ucciso da una granata mentre si trovava in un furgone con il capo della marina, Soosai, e dell'intelligence delle LTTE, Pottu Amman. Il corpo del leader ribelle sarà sottoposto ai test del DNA [in] per confermarne l'identità. Secondo alcune voci, circa 250 membri delle Tigri Tamil sono stati uccisi [in] nei combattimenti finali di una guerra che affligge il Paese da 26 anni.

Nei necrologi di Prabhakaran si nota che egli fosse un eroe per alcuni e un killer spietato per altri. La BBC [in] ha scritto, “Per i suoi seguaci, Vellupillai Prabhakaran combatteva per la libertà e lottava per l'emancipazione del Tamil”. Per gli avversari, era un megalomane riservato con una completa mancanza di considerazione per la vita umana.” The Hindu [in] in India dice, “Un ‘combattente per la libertà’ per i suoi sostenitori e un terrorista temuto per gli altri, Prabhakaran era ricercato dal 1990 dall'Interpol e da molte altre organizzazioni per terrorismo, omicidio e crimine organizzato.” Molto prima che il mondo venisse a conoscenza di Osama Bin Laden o Al-Qaeda, era stato Prabhakaran a utilizzare un nuovo metodo di guerriglia, gli attentati suicida. Quest'articolo [in] su Tehelka magazine rivela parecchio su questo signore della guerra.

Il blogger di Beyond Skin [in] la spiega così:

Prima reazione: WHAAA! [pelle d'oca e bocca aperta e una sensazione straordinariamente contradditoria di terrore e sollievo.]

Seconda reazione: E adesso? Dopo 26 anni di combattimenti, dopo aver terrorizzato e ucciso centinaia di migliaia di persone, dopo aver messo a tacere chi dissentiva contro il governo e le LTTE tramite l'assasinio, che ne è ora della gente del Tamil?

L'organizzatore del Partito Nazionale Unito Ajith P. Perera ha scritto in un personale necrologio per Prabhakaran [in] sul suo blog, Dare to be different: “Era un terrorista, senza dubbio, ma Prabhakaran merita un necrologio, anche in una lingua che a malapena capiva,” ha scritto Perera.

Ha forse ottenuto qualcosa di buono per la sua comunità? La risposta è un grande NO. La comunità etnica (Jaffna) Tamil è messa peggio che negli anni '70. Oltre metà della popolazione Tamil si è già trasferita altrove definitivamente. Migliaia di famiglie Tamil devono vivere con l'eterno dolore di aver perso uno o più membri della propria famiglia. L'etnia Tamil, un tempo la più grande minoranza dello Sri Lanka, è ora ridotta al patetico terzo posto dopo i musulmani e i Tamil Indiani. Jaffna, la seconda città più avanzata in Sri Lanka, con un famoso sistema educativo, adesso è assai indietro. Come comunità i Tamil, o almeno quei pochi sfortunati rimasti, sono tornati indietro di dieci o venti anni. Tutto il mondo li ha considerati dei terroristi. Le aeree a nord ed est sono diventate sempre più economicamente dipendenti da Colombo. Almeno per i prossimi anni, fin quando un governo UNP attuerà una soluzione politica, saranno controllati da Colombo. Tutto grazie a Prabhakaran.

L'attivista Tamil dello Sri Lanka ed ex membro delle LTTE Nirmala Rajasingam [in] spiega in un editoriale su The Independent che la sorella fu uccisa dalle LTTE 20 anni fa.

Per questa ragione, la notizia del decesso del capo delle LTTE – che ordinò la sua uccisione e quella di molti altri dissidenti Tamil – ha portato un travolgente sollievo. La guerra e il massacro sono finalmente finiti e il continuo spargimento di sangue dei dissidenti Tamil ora è terminato.

Ma mette in guardia:

Il continuo rifiuto di accesso totale delle agenzie umanitarie non placa i sospetti riguardo le intenzioni del governo verso i rifugiati e le cellule delle LTTE che si sono arresi. Gli ultimi tre anni hanno visto un gran numero di rapimenti, uccisioni extragiudiziarie e scomparse, quasi esclusivamente ai danni della comunità Tamil, mentre il governo dello Sri Lanka proseguiva incessantemente la campagna militare. La militarizzazione dello Stato e della società è riuscita a sopprimere il dissenso nel sud, e montare anche attacchi contro i giornalisti. Aspettiamo di vedere se il governo invertirà la spirale in discesa di un governo democratico.

Il blogger e opinionista Indi Samarajiva [in] ha usato Twitter per discutere la morte di Prabhakaran mentre era in viaggio. Ha pubblicato dei messaggi sulla sua pagina in Twitter [in] nel pomeriggio di lunedì:

sono a Hambantota. fuochi d'artificio. Sembra che Prabhakaran sia morto. Non c'è gloria nella morte, ma, bene. Possa lo Sri Lanka ricostruirsi #fb

stanno lanciando fuochi d'artificio letteralmente a pochi metri dal deposito di bombole di gas. I pescivendoli stanno urlando di tornare al lavoro.

La città di Hambantota è di maggioranza musulmana, si torna agli affari. Una bandiera passa per Ambalantota. La guerra è finita, Prabha è morto. Lunga vita allo Sri Lanka #fb

Prahalathan KK, un blogger di Chennai, India, afferma che gioire per la morte di Prabhakaran non rende giustizia ai civili uccisi [in] per rendere possibile la sconfitta delle LTTE.

“Dunque Prabhakaran il Terrorista è stato ucciso. Felici? State esultando? Avete mai pensato ai migliaia di innocenti Tamil che sono stati massacrati dall'uso indiscriminato di artiglieria e armi chimiche dell'esercito dello Sri Lanka durante il genocidio bellico?”

Secondo il sito del Ministero della Difesa [in], dei quasi 150.000 civili che sono fuggiti dalla zona di guerra in meno di un mese si sta prendendo cura l'esercito. Ma il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), l'unica organizzazione indipendente che ha avuto accesso ai civili nella zona del conflitto, ha definito la situazione [in] “niente di meno che catastrofica.” In un comunicato stampa [in] la ICRC spiega di non aver avuto accesso ai civili nel nord-est per nove giorni. “La situazione è molto urgente perchè nessun aiuto umanitario ha raggiunto quanti ne avevano bisogno per oltre una settimana,” ha affermato il direttore delle operazioni, Pierre Krähenbühl. Selvarasa Pathmanathan, responsabile delle Relazioni Internazionali Diplomatiche delle LTTE, ha rilasciato una dichiarazione [in] in cui annunciava che le Tigri “metteranno a tacere le armi per il bene della nostra gente.” Ha affermato che 3.000 civili sono morti e 25.000 sono feriti.

L'importante blog del sud-asiatico espatriato Sepia Mutiny riporta notizie di continue proteste in Canada. In un post riguardante un raduno a Winnipeg [in], Melvin ha scritto:

La gente porta candele, cartelli, bandiere nere e immagini di bambini che consierano vittime dell'assalto del governo dello Sri Lanka ai danni dei civili. Mentre la gente a Colombo e altrove celebrava la fine apparente della guerra civile durata 25 anni, i presenti alla veglia piangevano la morte di persone innocenti e si chiedevano cosa, se mai qualcosa, fosse stato risolto. “Non si risolve niente,” ha detto Singarajah. “La gente continuerà a lamentarsi. Questo governo è così crudele. Non vogliono darci i nostri diritti. Fin quando la situazione sarà questa, i problemi contineranno ad esistere.”

Si sono avute manifestazioni di protesta a Londra, in molte parti del Canada e più recentemente in Australia. Ma l'attivista Rajasingam sulla rivista Foreign Policy [in] avverte che i Tamil espatriati hanno avuto un approccio sbagliato alla situazione:

Mentre la crisi umanitaria dello Sri Lanka va aumentando, la comunità internazionale deve far sì che il suo messaggio sia chiaro e diretto. Le Tigri e gli espatriati che le sostengono non si sono dichiarati come i “soli rappresentanti” del popolo Tamil. Nè la secessione è un opzione ragionevole. Qualsiasi cosa più superficiale di questo impegno risoluto, cadrà vittima delle pressioni delle LTTE sull'occidente — e infiammerà i nazionalisti Sinhala in Sri Lanka. Solo un simile messaggio risoluto potrà servire alla causa della pace e della democrazia.

Su Moving Images, Moving People!, Nalaka Gunawardene spiega di voler credere che la guerra sia davvero finita [in]:

Certo, non c'è una verifica indipendente – è stata una guerra senza testimoni negli ultimi anni. Però voglio essere insolitamente fiducioso, se ciò può servire a portare quella pace così a lungo inafferrabile. Andrò fino ai confini della terra, e sospenderò ogni incredulità se così dev'essere, in cambio di una pace duratura e significativa.

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