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Zimbabwe: i molti volti della crisi e una richiesta d'aiuto urgente

Civicus.org

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L’organizzazione CIVICUS (Alleanza Mondiale per la Cittadinanza Attiva) [in] ha pubblicato Time 2 Act, un video online [in] nel quale alcuni cittadini zimbabwiani illustrano i vari modi in cui la crisi che imperversa nel Paese sta decimando la popolazione e distruggendo la qualità della vita di chi riesce a sopravvivere. Nel video che segue, diviso in tre parti, si discute di come l’iper-svalutazione della moneta nazionale pregiudichi le possibilità di nutrirsi e vestirsi, si denunciano violenze e ci si appella a mediatori quali la Southern African Development Community (SADC, Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale).

La prima parte del video [in] si apre con un giovane studente che spiega le limitazioni alla libertà degli zimbabwiani: non sono liberi di mangiare, di vestirsi, di nutrirsi, di studiare con insegnanti decentemente retribuiti, di fare affidamento sugli ospedali in caso di malattia o di comprare beni a causa dell’utilizzo di un'altra valuta, il Rand sudafricano, invece dei dollari zimbabwiani. La situazione è peggiorata al punto che la gente ritiene che il sistema sia al collasso su più livelli: sanità, sicurezza, economia e governo. I malati giungono negli ospedali e lì muoiono per mancanza di cure. Non c’è nemmeno rispetto per i morti: le famiglie devono pagare cifre esorbitanti affinché i deceduti vengano accolti negli obitori

La seconda parte [in] del video riguarda le ripercussioni dell’attuale recessione economica sulla comunità: gli stipendi pagati in dollari zimbabwiani devono essere convertiti in rand sudafricani, valuta più stabile, ma in tal modo non bastano nemmeno per i bisogni primari. Si discute inoltre delle violazioni dei diritti umani e della libertà di parola che da tempo nel Paese sono all’ordine del giorno:

La terza e ultima parte [in] del video è una richiesta d’aiuto e di sostegno rivolta a enti mediatori quali la SADC e il governo sudafricano. I cittadini chiedono loro di prendere in seria considerazione le condizioni disperate in cui versano e di soccorrere l’ex paniere dell'Africa, ora invece chiamato il cestino dell’Africa.

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