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Maghreb: punti di vista sull'Iran

Così come il mondo assiste al rapido evolversi degli eventi, anche i blogger del Maghreb seguono e commentano gli sviluppi della crisi post-elettorale in Iran. Alcuni hanno analizzato la rappresentazione mediatica dell'evento prodotta dalle testate occidentali, altri hanno criticato la reazione di Mir Houssain Moussavi, tuttavia sembra che la maggioranza stia dalla parte dei manifestanti.

Immagine senza titolo di una manifestante iraniano, di SIR su Flickr

Immagine senza titolo di una manifestante iraniana, inserita da SIR su Flickr

Su Aghora, il blogger marocchino Badr al Hamry [ar] loda il ruolo svolto da microblogger e media partecipati per la copertura garantita agli eventi in Iran, e la loro capacità di eludere le restrizioni governative e i suoi tentativi di bloccare l'accesso alle principali piattaforme online. Ecco cosa scrive:

يوما بعد يوم تأكد صحافة المواطن أنها المستقبل بامتياز!
مناسبة هذا الكلام هــو ما قامت به السلطة الإيرانية و بكل قوة، منع الــعديد من المنابر الإعلامية والصحافية تغطية المظاهرات والاحتجاجات و نقل أخبارها للعالم، و تعطيل لخدمات الرسائل الهاتفية. في الوقت الذي حققت فيه مجموعة من المدونات على الأنترنيت انتصارا كبيرا / كمدونات الفيس بوك،و التويتر، و فليكر، و اليوتوب الموقع العالمي لشرائط الفيديو، محققة بذلك انتصار على كل سلطة تحاول منع تسرب أية معلومات خارج إيران، و خنق حرية التعبير.

و نظرا للاقبال الهائل الذي حققته تلك المدونات،و تغطيتها المتميزة للأحداث فقد وصفت هذه الحركة الإلكترونية من طرف المتتبعين بــــــ “الثورة” وهذا ليس غريبا على دولة يوجد فيها 23 مليون مشترك في خدمة الإنترنيت من أصل 70 مليون نسمة.

Giorno dopo giorno, il giornalismo partecipativo dimostra di essere sempre più il futuro par excellence!
Le autorità iraniane hanno cercato in tutti i modi di impedire alla stampa e altre testate di riportare dimostrazioni e proteste, la trasmissione di notizie oltre i confini nazionali, [ad esempio] bloccando i servizi telefonici di SMS. Nel frattempo un gruppo di blogger e utenti di Internet – con l'aiuto di diverse piattaforme come Facebook, Twitter, Flickr, Youtube – è riuscito a eludere i controlli messi in atto per filtrare l'informazione verso l'esterno e soffocare la libertà di espressione.
Grazie all'ampia popolarità di alcuni blog e all'eccellente copertura degli eventi, alcuni osservatori sono arrivati a descrivere questo fenomeno come una “rivoluzione” elettronica in un Paese dove 23 milioni di persone, sui 70 milioni della popolazione totale, usano i servizi di internet.

Sembra che il ruolo fondamentale dell'informazione digitale nella crisi iraniana sia stato riconosciuto persino dai media filo-governativi, notori per la scarsa attenzione alla libertà di stampa. Proprio questo doppio standard è stato denunciato dal blogger tunisino Khannouff [fr] in questo suo post [fr]:

Dans son édition d’aujourd’hui la Pravda Tunisienne se permet comme toujours de parler (ou plutôt de copier coller intégralement les dépêches étrangères de presse), donc de s’étaler à propos des restrictions imposées aux ”autres”, ailleurs sans piper mot du quotidien sous haute surveillance qui est le notre.

Nell'edizione odierna, [LaPress.tn,] [fr] la Pravda [it] tunisina, pretende ancora di parlare (o piuttosto fare il copia-e-incolla delle agenzie di stampa internazionali) delle restrizioni imposte agli ”altri”, senza neppure menzionare la nostra oppressione quotidiana.

Un altro blogger tunisino The Overman [ar], esprime sostegno ai manifestanti e spiega perché l'ipotesi di un broglio elettorale sia plausibile:

اكثر حاجة ظاهرة للعيان هي طريقة الانتخاب في حد ذاتها، و الي تتمثل في كتابة اسم المترشح على ورقة الانتخاب. و في حالة الي يكون فيها الناخب امّي، يقوم واحد من الحرس الثوري الموجودين في مركز الانتخاب بالعملية في بقعتو. و وقتلي نعرفو الي نسبة الامية في ايران حوالي 20% و الي الحرس الثوري يخدم تحت امرة المرشد الاعلى للثورة الاسلامية (الي عبر، ولو بصفة غير مباشرة، عن مساندتو لنجاد)، نفهمو الي امكانية التزوير ماهيش مستبعدة بالكل.
اضف الى ذلك انو في ايران ما فماش قوائم انتخابية : مجرد مضمون ولادة يعطيك الحق في الانتخاب. و بالتالي امكانية الانتخاب اكثر من مرة في اكثر من مكتب ممكنة.
من ناحية اخرى، تنتظر لجنة الانتخابات في العادة ثلاثة ايام قبل ما تمرر النتائج للمرشد الاعلى باش يصادق عليها. لكن الي صار في الانتخابات هذي انو السيد خامنئي وافق على النتائج فور صدورها، و هو ما يثير اكثر من سؤال حول مصداقية هذه النتائج
La ragione più ovvia è il modo in cui sono state condotte le elezioni, ogni elettore doveva scrivere il nome del candidato sulla scheda elettorale. Qualora l'elettore fosse stato analfabeta, una Guardia della Rivoluzione avrebbe dovuto aiutarlo. Ora, se si pensa che l'analfabetismo è un problema che affligge circa il 20% della popolazione iraniana e che le Guardie della Rivoluzione rispondono direttamente alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica (che ha già manifestato il sostegno ad Ahmadinejad – seppur indirettamente), allora la possibilità di brogli elettorali diventa concreta.

Inoltre in Iran non esistono liste di registrazione per gli elettori, per votare è sufficiente un semplice certificato di nascita, dunque è possibile che qualcuno riesca a votare più volte, in più seggi e nella stessa elezione.
Tuttavia la Commissione Elettorale di solito aspetta 3 giorni prima di comunicare i risultati alla Guida Suprema affinché vengano approvati. Quello che è successo questa volta è che Mr. Khaminai (la Guida Suprema) ha approvato i risultati immediatamente dopo la pubblicazione, il che dà adito a dubbi sull'attendibilità dei voti.

Sul fronte opposto, il blogger marocchino Farid [fr], autore di La croisée des chemins, riflette su quelle che considera voci disseminate per ragioni politiche contro la Repubblica Islamica dell'Iran. Farid corrobora il proprio punto di vista citando analisti internazionali e alcuni editoriali delle maggiori testate internazionali:

L’analyse des résultats de l’élection présidentielle iranienne, au vu des votes précédents et des sondages commandés sur place par les États-Unis, ne laisse pas de doute : Mahmoud Ahmadinejad est largement réélu. Ceci n’est guère surprenant, observe le professeur James Petras : le peuple a voté pour un national-populiste, tandis que seules les élites occidentalisées ont voté pour le candidat libéral, chouchou des médias occidentaux. Le même phénomène a déjà été observé dans d’autres pays.

L'analisi dei risultati elettorali delle presidenziali in Iran, nonché le elezioni precedenti e gli studi commissionati dagli USA e condotti all'interno del Paese, non lasciavano alcun dubbio sull'ampia riconferma di Mahmoud Ahmadinejad. E ciò non deve sorprenderci, come osserva il Professor James Petras: la gente ha votato per un nazional-populista, mentre le élite occidentalizzate hanno scelto il candidato liberale, favorito dai media occidentali. Lo stesso fenomeno è stato già osservato in altri Paesi.

Per nulla sorpreso dagli eventi iraniani è Massinissa [fr], blogger algerino che critica quanto considera un discorso disfattista tutto occidentale, in base al quale Moussavi e i suoi sostenitori sarebbero dei democratici. Scrive il blogger:

Le monde occidental a les yeux rivés sur l'Iran croyant naïvement qu'une révolution est en train de se produire et qui pourrait emporter le régime despotique en place depuis la chute du Chah. Mais à y bien regarder Ahmadinejad et Moussavi sont les deux faces d'une même pièce. Ils sont tous les deux inféodés au clergé qui décide de tout.

Il mondo occidentale ha lo sguardo fisso sull'Iran, ingenuamente convinto di assistere ad una nuova rivoluzione che potrebbe rovesciare un regime dispotico, al potere sin dalla caduta dello Shah. Ma a ben vedere, si potrebbe concludere che Moussavi e Ahmadinejad siano due facce della stessa medaglia. Entrambi fedeli all'autorità religiosa, che ha l'ultima parola su tutto.

Il blogger tunisino Citoyen du Monde, autore di Intras-Muros [fr], sostiene che, tralasciando la questione della legittimità delle elezioni, il ruolo ricoperto dal microblogging in questa crisi lo ha colpito in modo positivo. Avverte tuttavia il pericolo di quella che definisce “Infobesità”:

L’afflux permanent d’informations parfois non vérifiées[…] laisse à désirer, il serait dés lors difficile de vérifier leur véracité ainsi que la crédibilité de la source. De plus, il y a un risque de glisser dans l’infobésité, du fait qu’on est submergé par des flux informationnels dénichés à gauche et à droite et tweeter à la hâte. Sans oublier que ca peut être une redoutable armes propagandiste.

Il flusso costante di informazioni talvolta non verificate è deplorevole. In questo modo il controllo su veridicità e attendibilità delle fonti diventa un'impresa ardua. C'è inoltre il rischio dell’infobesità, sopraffatti come siamo da informazioni create e trasmesse in tutta fretta attraverso Twitter. Fra l'altro tutto ciò potrebbe costituire una formidabile arma per la propaganda.

Sarah [fr], una blogger francese (Un Oeil sur la Planète) che segue l'attualità del Maghreb, critica i sostenitori di Moussavi e spiega che, a meno di prove concrete e schiaccianti di brogli elettorali, la coalizione sconfitta dovrebbe accettare la volontà degli elettori iraniani. Ecco cosa scrive:

Mahmoud Ahmadinejad, a été réélu avec 63%. Au lieu de le féliciter comme tout opposant se revendiquant démocrate, Monsieur Hossein Moussavi, candidat favori des pays occidentaux, arrivé deuxième avec 33% réclame l'annulation du scrutin.
Désolée pour lui, mais ce sont les citoyens iraniens qui ont voté, et non les politiques et les médias étrangers, et les citoyens iraniens ont fait leur choix, c'est Ahmadinejad. C'est un coup dur pour lui, qui se croyait vainqueur car il avait le soutien des pays étrangers, et bien justement si les citoyens iraniens ne veulent pas de sa politique, qu'ils aiment bien avoir de la dignité contre un monde contrôlé par les plus forts, il n'a qu'à respecter leur choix.

Mahmoud Ahmadinejad è stato ri-eletto con il 63% dei voti. Invece di fargli i complimenti, come qualunque altro politico che ama definirsi democratico, Mr. Hossein Moussavi, il candidato favorito dai Paesi occidentali giunto secondo con il 33% dei voti, ha invitato ad annullare il risultato.
Mi dispiace per lui ma sono stati i cittadini a votare, non i politici stranieri né i media internazionali; gli iraniani hanno espresso la propria scelta con chiarezza. È uno schock per Moussavi, che credeva di vincere con il sostegno dei Paesi stranieri. I cittadini iraniani hanno bocciato le sue politiche; hanno scelto la dignità a un mondo dove si è governati dal più forte. Moussavi deve rispettare questa scelta.

Infine, il blogger tunisino Overman [ar] si chiede se mai la ‘strada araba’ verrà contaminata dai venti rivoluzionari provenienti da Teheran. E scrive:

شخصيا يظهرلي انو يجب ربط الاحداث هذي بإلِّي قاعد يصير في العالم من عشرين سنة لتالي، بمعنى رغبة الشعوب الي تعيش في انظمة قمعية في الانعتاق : هالشعوب الي عانت طويلا من جراء التقوقع و الانغلاق على جميع المستويات (الاقتصادي و السياسي و خاصة الفكري والثقافي).
و السؤال الذي يطرح نفسه في الوقت الحالي بالنسبة لي هو : هل ستصل رياح التغيير هذه الى البلدان العربية، على الاقل في مستوى التوجه الشعبي ؟

Personalmente credo che questi eventi debbano essere associati agli avvenimenti internazionali degli ultimi due decenni; ad esempio, l'enorme desiderio di emancipazione delle popolazioni che vivono sotto regimi repressivi. Queste società vivono ormai da molto tempo sotto un regime oppressivo in tutti i sensi (politicamente, economicamente, intellettualmente e culturalmente).

A questo punto sorge spontanea la domanda: riuscirà questo vento di cambiamento a raggiungere i Paesi arabi, o almeno le loro popolazioni?

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