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Controversie (e boicottaggio) per la Shark Week del Discovery Channel

Un gruppo di scienziati, sommozzatori e amanti degli squali sta usando la blogosfera per diffondere il proprio dissenso sull'immagine da “horrow show” presentata da Discovery Channel nel programma annuale ‘la settimana dello Squalo’.

Questo gruppo multiforme sostiene che la programmazione di Discovery Channel spettacolarizza gli attacchi degli squali ed esagera i pericoli che l’animale rappresenta per gli esseri umani. La Settimana dello Squalo porta un considerevole introito al network americano ma ha creato una generazione di telespettatori che percepisce “lo squalo come specie da cacciare ed estinguere”, sostiene il gruppo. A tal fine è stata diffusa una petizione [in] che invita a boicottare la Settimana dello Squalo.

Il programma, trasmesso via cavo e via satellite dal 1987, offre ai telespettatori di Discovery Channel una serie di documentari che durano una settimana. L’anno scorso si stima sia stato visto da 29 milioni di persone in tutto il mondo. A conferma della sua popolarità, una diversa petizione [in] chiede al Discovery Channel di estendere la programmazione di Shark Week per tutta la giornata.

La Settimana dello Squalo inizia negli Stati Uniti il 2 agosto e prosegue per qualche settimana nelle diverse regioni.

Foto di squali

Ecco un estratto del loro manifesto [in] pubblicato sul blog Discovery’s Shame situato nella Polinesia Francese:

Il punto è che nessuna specie di squali si ciba di esseri umani e la gente in tutto il mondo nuota tranquillamente in mezzo a loro, proprio gli stessi squali che Discovery Channel suppone attacchino e uccidano le persone.

Gli scienziati che hanno fornito a Discovery il materiale per Shark Week ritengono che sia stato distorto e travisato dall'azienda. Chi ha familiarità con il mondo degli squali, cosidera Shark Week alla stregua del giornalismo scandalistico che non rispecchia le moderne conoscenze scientifiche.

Fino a poco tempo fa Discovery ha anche cancellato programmi sui danni causati agli squali dalla pesca eccessiva, poiché la loro tutela era considerata argomento poco popolare.

La maggior parte delle stime [in] elaborate, mostra che ogni anno gli squali attaccano 50-70 persone e ne uccidono 5-15. Ogni anno dai 20 ai 100 milioni di squali muoiono a causa della pesca.

Il blog Sea Stewards: Sea is Our Sanctuary dice ai lettori di “sostenere programmi ragionevoli e sensati sugli squali” [in].

Malgrado le promesse durante l'incontro con i sostenitori degli squali e i produttori cinematografici, due anni fa a New York, per promuovere una presa di coscienza sulla specie, Discovery Channel propone ancora esagerazione e timore sugli squali nella programmazione sensazionalistica della Settimana dello Squalo. Abbiamo la responsabilità di elevare il grado di conoscenza per promuovere prassi corrette e sostenibili anche per gli oceani. Gli squali sono una componente importante di un oceano sano e la paura e l’alone di mistero-timore nati dagli attacchi degli squali visti nei film arrecano danno alla specie.

Discovery Channel ammette l'utilizzo di metodi accattivanti per attrarre i telespettatori. Ma il network sostiene che il proprio web e il canale TV educano il pubblico sul valore e la faticosa condizione degli squali. Al posto di produzioni sensazionalistiche, la programmazione televisiva mostra il difficile rapporto fra esseri umani e squali, che è poi quello che i telespettatori vogliono vedere.

David, studente statunitense e sostenitore della tutela della specie, scrive con lo pseudonimo Whysharksmatter sul sito Southern Fried Science. Qualche settimana fa ha intervistato [in] Paul Gasek, dirigente di Discovery Channel sulla controversia relativa a Shark Week.

[Whysharksmatter]WSM: Secondo te, il modo in cui i film, l'informazione e le reti come Discovery Channel dipingono gli squali influisce sull’idea che se ne fa il pubblico? Ad esempio, la comunità scientifica è concorde nell'affermare che il film Lo Squalo ha aumentato la paura della gente verso la specie. Non possiamo non notare un poster della Settimana dello Squalo di quest'anno che assomiglia molto al manifesto di quel film. Malgrado il vostro sito offra tante informazioni in fatto di tutela ambientale, ritieni che certi vostri programmi promuovano la paura degli squali?

[Paul Gasek]PG: A Discovery Channel siamo orgogliosi di raccontare storie interessanti e precise. La Settimana dello Squalo non fa eccezione. Quest’anno, due dei nostri programmi nascono da fatti realmente accaduti: uno è il primo attacco di squali negli USA di cui c'è traccia, sulle sponde del New Jersey nel 1916, e l'altro è la famigerata estate del 2001 quando più di 50 bagnanti sono stati attaccati dagli squali sulle coste statunitensi. È un dato di fatto che gli squali ogni tanto scambiano le persone per prede e le attaccano. In questi, come in molti altri nostri show, scaviamo in profondità, oltre i titoli ad effetto, per raccontare la storia dietro la storia./p>

WSM: Come dirigenti di Discovery Channel, siete a conoscenza di questi fatti?:

A) gli squali uccidono meno di dieci persone l’anno

B) meno dell’1% delle diverse specie di squali ha aggredito gli esseri umani

C) gli squali hanno un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’ecosistema

D) la perdita della popolazione degli squali ha causato il crollo finanziario di importanti attività ittiche

E) oltre 100 milioni di squali ogni anno vengono uccisi con pratiche di pesca fra le più inutili, insostenibili e brutali che esistano sulla terra…

F) ciò ha avuto conseguenze tali da produrre un calo della specie del 95% o più nell'ultimo trentennio.

PG: Siamo perfettamente a conoscenza della condizione – e dell’importanza – degli squali. E mentre abbiamo milioni di persone che seguono Shark Week (29 milioni di spettatori l'anno scorso) e visitano il nostro sito Settimana dello Squalo (un milione lo scorso luglio) lavoriamo alacremente per educarli sull’importanza della conservazione della specie.

Ogni anno Discovery Channel è partner di Ocean Conservancy in un Annuncio di Pubblica Utilità sulla condizione degli squali che viene trasmesso nel corso della Settimana dello Squalo… Abbiamo anche riservato ampio spazio nel nostro sito alla tutela della specie utilizzandolo come mezzo di intrattenimento e strumento educativo.

La sessione di domande e risposte ha acceso il dibattito nella comunità degli amanti di questi animali. Ecco qualche commento ripreso dal sito Southern Fried Science.

Mako [in] scrive:

Quando c'è di mezzo la televisione la gente vuole intrattenimento e i network vogliono intrattenere. Mostrare gli squali come minacciose macchine divoratrici di esseri umani diventa intrattenimento per la gente. È la stessa ragione per cui le persone affollano i cinema per l’ultimo, mal fatto film del terrore. Ci piace avere paura. [Il programma] può anche essere “accurato” ma sono le pubblicità, le inquadrature, il tono del commento a comunicaare la paura e a trasmettere un'idea sbagliata al pubblico. È la natura stessa dei media, quella di piegare un po’ la realtà e venderla meglio, invece di proporre la nuda e noiosa verità.

Irradiatus [in] spiega:

Nessuno pretende che la Settimana dello Squalo sia la “Pubblicazione Canadese sulle Scienze Acquatiche e sulla Pesca”.

Al contrario.

Ciò che vogliamo dire è che si possono fare milioni di programmi diversi e incredibilmente affascinanti sugli squali senza farli diventare macchine infernali che uccidono.

Allie [in] dice:

C’è una differenza ENORME fra il sito web per la tutela di Discovery Channel e la programmazione televisiva. Certo, scegliere dei titoli forti attira la gente ma a quelli che non hanno il tempo di guardare il programma manda comunque un certo messaggio.

Foto di squali

Mentre infuria il dibattito, il blog MarineBio Blog ha fatto un raffronto [in] fra Shark Week di quest’anno e le precedenti edizioni.

Detesto i programmi di Discovery Channel con quella voce fuori campo minacciosa e tutto quell’alone di paura che impregna la narrativa. Quanti temono gli squali non prenderanno in considerazione il fatto che la specie è in diminuzione in tutto il mondo. L’unica cosa che gli spettatori hanno “scoperto” durante la settimana dello squalo è che sono demoni mangiatori di esseri umani. Quasi niente si è detto sulla vera natura degli squali, e cioè che sono grandi predatori di vertice in cerca di pesce, foche e altre forme di vita marine che per loro sono una squisitezza. E che il più delle volte l’incontro fra gli esseri umani e lo squalo allo stato libero si risolve con lo squalo che si allontana, senza attaccare. Gli squali sono estremamente importanti per l’equilibrio dell’ecosistema marino. Senza di loro si crea un dannoso effetto a cascata poiché le loro prede prolificano e diventano numericamente superiori, causando l’impoverimento della specie.

Tuttavia, guardando sul sito quest’anno, l’autore ha scoperto che:

Con mia grande sorpresa, gran parte degli “effetti da macelleria“ sono stati sostituiti da messaggi sulla tutela degli squali e sembra che stiano programmando documentari sulla specie con finalità educative e informative invece di immagini impressionanti e sanguinose. C’è anche una cartina delle popolazioni degli squali e il loro stato di conservazione in tutto il mondo.

Quest’anno la Settimana dello Squalo trasmette questi programmi: Sangue nell’acqua, Acque mortali, Il giorno dello squalo, L'estate del morso dello squalo, Il grande appetito bianco e Lo squalo al calar della notte.

L’apparentemente innocuo Giorno dello Squalo 2 ha suscitato un grande dibattito. Il programma – definito “un’ora straziante” – mostra tre distinti attacchi di squali: il primo è di un grande squalo bianco che rompe una gabbia intrappolando il subacqueo che c’è dentro, poi c’è un ex Navy Seal [it] che viene attaccato in acque basse e per ultimo uno squalo-toro rimane coinvolto in una battuta di pesca all’aguglia imperiale alle Bahamas.

In questi casi il blog Shark Divers non punta il dito direttamente solo contro Discovery Channel. Mentre il blogger Shark Diver [in] accusa nel suo post le case cinematografiche che uniscono metodi di immersione rischiosi con richiami per squali sperando di creare una situazione pericolosa davanti alla cinepresa.

L’altro lato di Shark Porn è più diretto. Gli operatori che rendono possibili certe disavventure con gli squali. La Settimana dello Squalo di quest’anno include un filmato di questo tipo.

L’operatore dietro la telecamera racconta a chiunque che questo video è stato un incidente, “un episodio isolato”.

Sfortunatamente queste dichiarazioni sono “impalcature” montate dopo l’evento e lui sa, come del resto tutta l'industria, che questo filmato è solo uno della serie di gabbie rotte nello stesso posto dal medesimo operatore.

Ne abbiamo abbastanza. Non se ne può più di operatori che gridano al lupo quando le cose vanno storte per errori operativi che sono il risultato di una grande trascuratezza. Non se ne può più di addetti che incolpano il video operatore o il fotografo per aver ripreso i disastri sfruttando l'evento. Non ne possiamo più di quei pochi rappresentanti del settore che fanno appello alle elevate ragioni morali quando si parla di squali e poi creano danni e disastri all’intera industria.

Se siete sostenitori di questo tipo d'industria, ragazzi datevi un lungo e freddo sguardo allo specchio. Non esistono gli “incidenti” in una situazione creata ad hoc come esca per squali e la farsa della rottura della gabbia come eventualità che può accadere nel corso del servizio resta, appunto, solo una farsa.

Qualche tempo fa le aziende di produzione hanno esaminato i luoghi dove girare parte del film per la Settimana dello Squalo. Una società di immersioni alle Fiji racconta perché si è rifiutata di fornire assistenza al team che voleva filmare un “servizio documentario di intrattenimento pro-squalo”.

Riportiamo dal blog Fiji Shark Diving [in]:

Con il titolo “Acque mortali”, il programma prevede di raggiungere le cinque “spiagge più pericolose per gli attacchi degli squali” dove le acque sono “infestate da squali” per fare una serie di “esperimenti” finalizzati a determinare le cause degli attacchi. I luoghi scelti sono le Bahamas, il Sudafrica, l’Australia, la Florida e… le Fiji!
L'elenco delle domande include:
– cosa rende queste località così pericolose?
– avete una casistica documentata degli attacchi degli squali…?

Beh, li abbiamo mandati a quel paese – e mi scuso ufficialmente con quegli amici benintenzionati che li avevano indirizzati qui pensando di farci un favore.

Il punto è che siamo offesi non solo per l’inaccettabile ritratto degli squali e la stupidità dei loro nuovi “esperimenti” ma anche, e soprattutto, per il danno che avrebbero causato all'immagine delle Fiji. Parlare di “spiagge mortali” e “acque infestate da squali” è semplicemente tossico per l’industria del turismo che è la risorsa principale di molti Paesi insulari. Sì, anche per le Bahamas la cui immagine è già stata appannata in passato da programmi ugualmente stupidi.

[Foto: in alto, squalo della barriera corallina (Roatan, Honduras) di alfonsator. Seconda foto, squalo, di Macorig Paolo. Il video, Squalo tigre, Immersione con squali alle Fiji, girato da apriha].

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