chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

“Dimettiti o saranno guai”: repressione contro media e giornalisti in Madagascar

VNR è una giovane giornalista di uno fra i principali quotidiani malgasci. La prima volta che abbiamo parlato al telefono il suo numero non compariva e mi ha chiesto subito sospettosa il motivo per cui l’avevo contattata. Lei e un suo collega hanno acconsentito a incontrarci in un punto piuttosto trafficato di Anosy, un quartiere di Antanarivo, dove poi avremmo scelto un luogo più sicuro per parlare liberamente. Liberamente per modo di dire, perché nelle due ore in cui abbiamo conversato i due hanno continuato a sussurrare e guardarsi le spalle. Oggigiorno è diventato davvero complicato parlare senza riserve in Madagascar: troppi negli ultimi mesi sono stati arrestati arbitrariamente, troppi stanno ancora cercando di sfuggire alla “caccia alle streghe” sferrata dal governo nei confronti degli avversari politici. Un reportage sulle minacce ai giornalisti in Madagascar [in] è stato già pubblicato da Reporter Senza Frontiere. Se la crisi politica sembra scomparsa dalle prime pagine delle testate nazionali non è per mancanza di sviluppi degni di nota, bensì il risultato della sistematica repressione nei confronti di quei giornalisti che tentano di indagare gli abusi di potere dell’attuale governo di transizione appoggiato dai militari.
Il blogger malgascio Cyber Observer accenna a uno dei problemi [in] cui devono far fronte i giornalisti nello svolgimento del proprio lavoro:

Nella maggioranza dei Paesi africani francofoni, i giornalisti diventano “agenti” o “portavoce” di movimenti e partiti politici.

Nelle ultime quattro settimane abbiamo contattato sette giornalisti, la maggior parte dei quali ha raccontato anonimamente la propria esperienza e come la pubblicazione di inchieste già avviate sia stata sospesa in seguito a minacce. Quattro di loro lavorano per la carta stampata, uno in radio, uno in televisione e un altro per un sito web d’informazione. Qui di seguito riportiamo una serie di testimonianze su quanto devono affrontare quotidianamente i giornalisti e le loro opinioni sullo stato attuale del giornalismo in Madagascar.
VNR descrive l’aria che si respira in redazione:

TM (un amico che scrive per un altro rinomato quotidiano e contribuisce al sito topmada.com [fr]) e io eravamo restii a incontrarci con voi dal momento che è sempre più difficile sapere di chi ci si può fidare. Due settimane fa mi è stato detto che denunciare gli abusi di potere perpetrati dall’attuale governo sarebbe stata una scelta che avrei compiuto da solo, i miei colleghi non mi avrebbero sostenuto. Stavo indagando sull’acquisizione di un’industria alimentare privata da parte dello Stato al fine di fornire alla popolazione alimenti base a prezzi scontati. Il caporedattore viene da me e mi spiega che il giornale non poteva affondare per causa mia, se volevo suicidarmi professionalmente non potevo trascinare tutti a fondo con me. Al caso stava lavorando anche LA, giornalista di un’altra testata. Le forze di sicurezza sono piombate nella sua redazione e hanno inequivocabilmente decretato che LA doveva “dimettersi, altrimenti…”. Quanto avevamo scoperto non è mai stato pubblicato per intero.

TM aggiunge:

Topmada.com è stato per un certo periodo un sito d’informazione di discreto successo, diffondeva in tempo reale le inchieste condotte da me e da altri. All’inizio della crisi veniva aggiornato due volte al giorno, ma poi la famiglia proprietaria ha ricevuto delle minacce, e non è stato pubblicato nulla di nuovo dai primi di giugno. Ho inviato diversi articoli, tuttavia mi è stato detto di lasciar perdere.

Comprensibilmente, molti dei giornalisti contattati non volevano che si nominasse la testata per cui lavorano. Tuttavia uno di loro, Evariste Ramanantsoavina, ex-giornalista di Radio Mada, non aveva più tali preoccupazioni dal momento che il suo nome era già balzato agli onori delle cronache. In In questo articolo illustra [in] le circostanze del suo arresto, avvenuto il 5 maggio, il motivo della scarcerazione e la propria opinione sul giornalismo durante la crisi:

Il giornalista di Radio Mada, arrestato e poi liberato

Il giornalista di Radio Mada, arrestato e poi liberato, da http://pakysse.wordpress.com

Non sono che un semplice giornalista sportivo. A marzo, al culmine della crisi, nessuno veniva più a lavorare a Radio Mada, perciò rimasi solo a gestirla. Leggevo i bollettini passatimi dai produttori, in gran parte basati sulle dichiarazioni dell’ex-presidente Ravalomanana. Sono anziano e ho problemi di salute: verso metà aprile dovetti chiedere un permesso Radio Mada. Venni a sapere che il nuovo governo stava cercandomi perché sembra avessi fornito per radio istruzioni su come fabbricare delle molotov, incitando a lanciarle contro le forze armate. È una spudorata calunnia. Nel periodo in cui avrei commesso tale reato non stavo lavorando, bensì mi sottoponevo a cure mediche ad Antsirabe. Di fatto, in seguito al mio arresto il giudice ha ritenuto che le prove fossero insufficienti e mi ha scagionato. Alle prime indiscrezioni decisi di nascondermi per proteggere la mia famiglia. Ma poi ho pensato non avessi nulla da nascondere, e sono troppo vecchio per continuare a fuggire, così ho cambiato idea. Ciò che mi rattrista è che molti colleghi hanno scritto del mio arresto senza nemmeno chiedermi cosa ne pensassi. In prigione sono stato trattato bene, ma non posso dire di più visto che molti sono ancora trattenuti lì. Un giorno ne scriverò meglio, ma non ora, non è il momento. Sono grato a quei giornalisti che hanno indetto uno sciopero una volta saputo del mio arresto, e ai blogger che ne hanno parlato. Dopo il popolo malgascio, durante la crisi la verità è stata la principale vittima. La gente ha scritto qualunque cosa potesse fare il proprio interesse.

Non tutti concordano sulle ragioni delle lacune nell’informazione e della supposta mancanza di mordente di alcuni giornalisti.
MMR, caporedattore di un quotidiano e di un settimanale, opera da 25 anni nell'ambito giornalistico. Ricorda l’età dell’oro della professione in Madagascar, subito dopo l’indipedenza, e domanda:

Costoro che avete intervistato si considerano ancora il quarto potere? Che farsa. Il problema dell’indipendenza dei giornalisti risale a molto tempo fa. La crisi l’ha solo reso più patente. Qualcuno può affermare di avere piena fiducia nelle notizie trasmesse o pubblicate in Madagascar? Le ragioni di tale declino sono molteplici, ma nessuno vuole affrontarle. Un tempo, negli anni ’60, i giornalisti erano i cani da guardia della democrazia malgascia. Considerate che sono caporedattore di due testate e percepisco al mese 1.2 milioni di ariary [it] (circa 618 dollari). Un cronista alle prime armi guadagna 320 dollari, decisamente poco visto il costo crescente della vita. Inoltre difficilmente può dedicarsi a un vady asa (un secondo impiego) perché fare il reporter richiede parecchio tempo. In base a queste condizioni, può comprendere perché non vogliano mettere a rischio il proprio posto e cosa potrebbe spingerli, stringendo accordi sottobanco, a prendere in considerazione l’opportunità di tacere alcune informazioni cruciali. Eppure il giornalismo dovrebbe rappresentare qualcosa di più che un semplice mezzo di sostentamento, e tale concetto è andato perduto nella realtà politica del Madagascar da parecchio tempo oramai.

Da entrambi gli schieramenti politici giungono tuttavia in abbondanza le testimonianze di repressioni dirette nei confronti della libertà di stampa.
RL, giornalista di MaTV, emittente nazionale che ha già perso tragicamente il corrispondente Ando il 7 febbraio, rievoca il giorno in cui le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella redazione senza mandato alla ricerca di filmati compromettenti sull’uso spropositato delle armi da fuoco da parte dei soldati. Il comandante Charles Adrianasoavina, noto per aver minacciato di sparare ad alcuni diplomatici stranieri fra i quali l’ambasciatore statunitense Niels Marquardt lo scorso 17 giugno, ha intimato ai giornalisti di non indagare sulle forze armate nè di pubblicare foto che le riguardassero, altrimenti avrebbe chiuso l'emittente. Spiega RL :

Non dico niente di nuovo o segreto. Tutti sanno che i soldati hanno fatto irruzione nella sede dell’emittente e sequestrato del materiale con il pretesto di un’indagine. Oltre al canale televisivo produciamo la testata cartacea Ma Laza, ma da quel giorno nessuno firma più gli articoli col proprio vero nome.

Tuttavia la repressione militare non riguarda solo i suddetti giornalisti. Altri sono stati vittima degli abusi di potere, degli arresti arbitrari e della caccia alle streghe, ma non possono pubblicare nulla al riguardo. DN, veterano del giornalismo in Madagascar, stava indagando sull’arresto di Heriniaina Razafimahefa, amministratore delegato di ALMA, Asa Lalana Malagasy, società controllata dell’ex presidente Ravalomanana. È stato arrestato il 16 giugno con l’accusa di appropriazione indebita e uso improprio di fondi pubblici. Aveva scoperto che a Razafimahefa tre settimane prima era stato negato il diritto di essere visitato dai familiari e che da allora di lui non si sa più nulla. Non si contano i i casi di vessazioni e abusi nei confronti degli ex membri dello staff di Marc Ravalomanana. TA, giornalista freelance, ha appreso che le abitazioni dei parenti stretti dell’ex responsabile di MAP, un progetto sostenuto da Ravalomanana, sono state saccheggiate e che il fratello è stato braccato dai soldati nei dintorni di Antanarivo prima che riuscisse a lasciare il Paese. L’opinione pubblica è stata tenuta all’oscuro di tali fatti grazie a minacce, tangenti o intimidazioni. Non solo manca in Madagascar la cultura della trasparenza, ma notizie di dubbia veridicità vengono pubblicate dal governo senza prove evidenti. Per esempio, lo scorso 21 giugno cinque persone sono state additate pubblicamente [in] come istigatori di potenziali attentati ad Antanarivo poche ore dopo l’apparente ritrovamento di ordigni esplosivi.

C’è ancora parecchio da fare in difesa dell’indipendenza del giornalismo in quanto garante della democrazia in Madagascar. Un tempo i grandi media meritavano il titolo di quarto potere. Potranno risorgere dalle ceneri dell'attuale crisi politica?

[La maggior parte dei nomi è stata sostituita dalle iniziali per ragioni di sicurezza]

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.