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Mondo Arabo: risanare le fratture dell'11 settembre

Mentre gli Stati Uniti ricordavano la tragedia avvenuta l'11 settembre 2001, lo stesso faceva il resto del mondo. Per molti arabi, quel giorno ha segnato un cambiamento nella percezione reciproca. Da allora è radicalmente mutato il modo in cui mondo percepisce gli arabi e come questi ultimi vedono a loro volta il mondo. Per molti, il sospetto e la paura sono diventati di fatto il denominatore comune. Per altri, ha messo in luce un bisogno di maggior consapevolezza.

Buj al Arab, dagli Emirati Arabi Uniti, riflette sulle trasformazioni avvenute dal 2001. Dopo aver ricordato le vittime dell'11 settembre, sottolinea [in] quanto il mondo sia cambiato da allora:

In questo fatidico giorno di otto anni fa, oltre 3000 persone persero la vita a New York. Sfortunatamente l'uccisione di questi innocenti ha portato poi alla perdita di altre vite nel mondo. Questo giorno ha cambiato per sempre il nostro mondo moderno, e alcuni direbbero che il cambiamento non è stato per il meglio…

…8 anni sembrano tanti e in effetti non riesco a ricordare molto su come si viaggiava in aereo prima dell'11 settembre. Così poco complicato. Non riesco nemmeno a ricordare quanto fosse facile entrare negli USA, visto che non ho provato a farlo negli ultimi 8 anni. Speriamo di poter cambiare le cose in meglio, premere per avere più libertà civili e non solo, dare voce ai deboli, e ricorrere alla guerra solo come ultima spiaggia o non considerarla nemmeno una possibilità.

Will Donovan, un americano che scrive sul blog Some Guy in Lebanon, spiega [in] come l'11 settembre abbia cambiato il proprio mondo:

Vorrei riflettere su quella data per un momento – l'11 settembre non ha bisogno di introduzione. È un giorno che verrà ricordato a lungo nelle immagini terrificanti dell'America colpita da un atto terroristico senza precedenti. Quel giorno, sembrava, il lungo braccio della politica, della turbolenza e degli affari medio-orientali arrivarono bel al di là dei mari, mentre i Sauditi, finanziati dai profitti del petrolio, e sotto il naso di uno degli alleati chiave dell'America, distruggeva il nostro senso di sicurezza e isolamento. Improvvisamente ci fu l'enorme constatazione che l'America non da si trovava isolata in una bolla d'aria. C'era un nuovo interesse verso il Medio Oriente – un ampio numero di persone ha prestato attenzione all'arabo, il nostro Presidente e la nostra politica estera si sono rivolti verso questa regione, spesso per il peggio. Non posso negare che l'11 settembre abbia risvegliato anche in me un certo interesse verso il Medio Oriente.

L'interesse americano ha portato a molti disastri tra cui, ovviamente, la guerra in Iraq, il disastroso finanziamento a Fatah a Gaza, e la volontà di chiudere un occhio sulle dittature arabe, i nuovi alleati nella “Guerra al terrore”, mentre reprimevano brutalmente i movimenti moderati e democratici musulmani. Ma c'è stato un momento interessante – Bush ha sostenuto apertamente la coalizione del “14 Marzo” in Libano, quando si è riversata per le strade nel 2005 per protestare contro l'occupazione del Paese da parte della Siria dopo l'assassinio di Rafic Hariri. Non voglio attribuire tutta la cosa alla politica estera americana, ma è difficile negare che, in un oceano di fallimenti, questa è stata una nota positiva per il piano americano post-11 settembre. Ha preparato il terreno per la mia vita odierna.

Un'altra americana che vive in un Paese arabo è la blogger che sta dietro 760 Days in Morocco.  Come americana di discendenza araba convertita all'Islam propone un punto di vista unico [in] su come quel giorno le ha cambiato la vita:

Oggi otto anni fa è avvenuta un'atrocità enorme.  “Il giorno in cui il mondo si è fermato.”  Il giorno in cui tutti ci ricordiamo esattamente dove eravamo e cosa stavamo facendo. Il giorno in cui sono cambiate per sempre così tante vite. Il giorno che da allora abbiamo commemorato ogni anno. Il giorno in cui un amico mi ha chiamato e ha detto “Perchè voi tutti ci state facendo questo?” Non ero musulmana allora. Non avevo mai pensato davvero all'Islam allora. Non avevo mai sentito parlare di Bin Laden o Al Qaeda allora.  Tuttavia, come araba-americana di discendenza libanese, ero anch'io in parte da incolpare per questo evento che anche adesso come musulmana condanno con tutto il cuore. Non sono l'unica. Anche la maggior parte dei musulmani nel mondo condannano queste azioni. Nel profondo del mio cuore credo che anche Allah abbia condannato queste azioni. Ciò che quelle persone hanno fatto è contro l'Islam in tutti i sensi. Quella che praticano non è la religione che conosco, amo, e accetto. Se ciò che hanno fatto avesse qualcosa a che fare con la vera religione dell'Islam, sicuramente non ne farei parte.

La blogger conclude condividendo una storia su come ha contribuito a una più grande comprensione:

Sì, dobbiamo esporci per farlo.  Ricordo una storia che mia zia mi raccontò riguardo una famiglia musulmana che viveva nella sua piccola città.  Dopo l'11 settembre, la famiglia ha organizzato una conferenza per la comunità per spiegare cosa è l'Islam e come il terrorismo non è in nessun modo collegato ad esso.  Essi si sono esposti in modo per far sì che i loro vicini comprendessero di più la verità riguardo l'Islam.  Nel college dove lavoravo prima, mi sono unita ad una discussione di facoltà e membri per portare una voce musulmana.  Mi sono dovuta esporre perchè gli altri comprendessero di più la verità riguardo all'Islam. Esporre noi stessi là fuori per diffondere la vera parola dell'Islam è la vera jihad, e va avanti non solo 8 anni dopo quel giorno, ma fino al Giorno del Giudizio.

Il blogger marocchino Myrtus condivide [in] un semplice messaggio:

Mi impegno a promuovere pace, amore, libertà e coesistenza ovunque e in qualsiasi momento io POSSA, attraverso semplici atti di gentilezza……e ricordo che siamo tutti esseri umani prima di ogni altra cosa.

Per un'interessante punto di vista su come sia cambiata dal 2001 la considerazione del mondo arabo e dei musulmani in America, il Pew Research Center for People and the Press ha curato uno studio [in] intitolato “I musulmani alle prese con la discriminazione.”

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