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USA: polemiche sulla repressione contro gli attivisti (e Twitter) al recente G20

Elliott_MadisonIl mese scorso (22-25 settembre), Pittsburgh, in Pennsylvania, ha ospitato il summit dei G20 [in]: l'evento ha visto manifestazioni di protesta in loco e via Twitter, represse in modo discutibile dalle autorità.

L'attivista Elliot Madison (nella foto), che lavora per il People's Law Collective [in, organizzazione che fornisce servizi legali comunitari], ha subito l’irruzione in casa [in] da parte dell'FBI, e sia lui che un'altra persona sono stati accusati di:

Aver usato Twitter per guidare gli spostamenti dei manifestanti contro il G20, aggiornandoli sugli spostamenti della polizia a Pittsburgh.

Elieen Clancy di I-Witness Video [in] critica la decisione del governo di considerare il tweeting come potenziale attività criminale, dopo che il Dipartimento di Stato ha riconosciuto e sostenuto il ruolo di Twitter nella sollevazione popolare in Iran:

“Il 2009 è l'anno in cui Twitter e le altre piattaforme di social networking hanno cominciato ad avere un grande impatto sui movimenti sociali in Birmania, Moldavia e Iran. È difficile comprendere quale possa essere la giustificazione per le irruzioni a Pittsburgh e nel Queens, se si considerano gli elogi della stampa sull'uso di Twitter come strumento capace di indebolire i governi autoritari in tutto il mondo. Twitter è stata la fonte migliore per ottenere notizie in tempo reale dalle piazze durante le manifestazioni contro l'esito delle elezioni iraniane, con i tweet grezzi, impossibili-da-verificare-al-momento, che apparivano sui siti web del New York Times, dell'Atlantic e dell'Huffington Post.”

È importante segnalare come l'anno scorso l'intelligence militare abbia prodotto un rapporto in cui si scrive che Twitter potrebbe essere utilizzato da terroristi per scambiare informazioni sugli attentati. Noah Shachtman ha commentato questo rapporto e le relativi conclusioni su Wired.com [in].

Purtroppo l'atteggiamento del governo nei confronti dei potenziale impieghi negativi di Twitter non è stato analizzato in profondità dai principali network giornalistici. Nel link che segue si può leggere quanto scrive il responsabile legale del centro ACLU [American Civil Liberties Union] della Pennsylvania, Vic Walczak, rispetto alla descrizione della CNN sulle “intimidazioni” [in] di chi ha manifestato al summit dei G20 tramite Twitter.

Bill Quigley [in], responsabile legale del Center for Constitutional Rights [in] a New York, descrive la repressione delle proteste al G20 come assedio al diritto di dissentire e afferma che in USA il clima nei confronti delle manifestazioni è cambiato rispetto al periodo precedente l'11 settembre 2001.

“Sono tre i motivi principali per cui manifestare si è fatto più difficile dopo l'11/9. Primo, dal punto di vista politico è vantaggioso continuare ad alimentare la paura e l'insicurezza, e suggerire all'opinione pubblica che la violenza potrebbe benissimo far parte delle manifestazioni, nonostante la non-violenza di oltre il 99% delle proteste e dei manifestanti nel periodo successivo all'11/9 (con l'eccezione di quei manifestanti di destra armati di pistola presenti ai forum sulla riforma sanitaria — vi immaginate se l'avessero fatto degli afroamericani?). Secondo, il governo ha destinato miliardi di dollari alle forze dell'ordine, con il risultato che la loro risposta alle manifestazioni in molti casi non è più il mantenimento dell'ordine sul piano civile ma ora di tipo quasi militare, un'opportunità sia per fare sfoggio dei nuovi giocattoli che per addestrare le forze di sicurezza in azioni di risposta ai movimenti di massa. Terzo, le forze federali hanno assunto il comando della sicurezza in qualunque grande manifestazione, e di conseguenza le forze dell'ordine locali e statali hanno sempre meno da dire su come viene gestito l'evento.”

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