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Brasile: la crisi honduregna rilancia il dibattito sulle relazioni internazionali

Recentemente non sono certo mancate le discussioni sulla costituzionalità della messa al bando, in Honduras, del Presidente Manuel Zelaya [in]. La crisi ha raggiunto le prime pagine dei giornali in molti Paesi, e anche parecchi blogger latinoamericani, inclusi i brasiliani, partecipano al dibattito su tali eventi.

Il Brasile è rimasto invischiato in una situazione diplomatica decisamente insolita. Pur mancando alcuna prova sul ruolo del Brasile dietro la crisi honduregna, è probabile non esistano casi simili nella storia del diritto internazionale. La crisi ha raggiunto l'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa, spingendo i blogger locali a discutere sulla politica internazionale latinoamericana e sul ruolo del Brasile nei recenti eventi.

Zelaya nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Foto di @kattracho pubblicata su Twitpic.

Zelaya nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa.
Foto di @kattracho rirpesa da Twitpic.

Cesar Fonseca, che scrive su Independência Sul Americana [por], descrive gli eventi in Honduras come una disgrazia per i Paesi latino-americani, perchè si fa ricorso all'uso della forza per esercitare il potere, per via dell'intervento militare del un vuoto nella legislazione [por] vigente:

Roberto Micheletti, presidente do Legislativo de Honduras, o Carlos Lacerda golpista hondurenho, errou o time histórico, ao aliar-se aos militares, para detonar governo constitucional de José Manuel Zelaya, que propôs referendo constitucional para respaldar nova Constituinte, que, entre outras determinações, suprimiria limite para mandatos presidenciais, como ocorre nas democracias européias.

Roberto Micheletti, Presidente del Parlamento Honduregno, equivalente del golpista brasiliano Carlos Lacerda [in], ha sbagliato malamente i tempi quando si è alleato con l'esercito per distruggere il Governo costituzionale di José Manuel Zelaya, che aveva proposto un referendum costituzionale per legittimare la nuova assemblea costituzionale che, tra gli altri scopi, vorrebbe imporre un limite ai mandati presidenziali (come è norma nella democrazie europee).

Per Bruno Kazuhiro, del blog Perspectiva Política [por], se Zelaya ha sbagliato a contravvenire al testo costituzionale, lo stesso [por] può dirsi del Parlamento, delle forze militari e del sistema giudiziario che lo hanno espulso senza un giusto processo:

O que o exército hondurenho fez foi muito errado no modo, mas não, na essência. Não deveria ter sido o exército a retirar Zelaya do poder, porém, aceita a renúncia deste pelo Congresso e nomeado o novo Presidente, Manuel Zelaya deveria sim, no fim das contas, deixar o governo. Melhor que tivesse sido voluntariamente.

Para os que me disserem que o povo hondurenho desejava mais um mandato do grupo de Zelaya, pergunto:

Por que então Zelaya não indicou sucessor e respeitou a lei?

L'esercito honduregno ha decisamente sbagliato nei modi, ma non nel fatto di per se. Non stava all'esercito deporre Zelaya; nondimeno, se il Parlamento ne avesse accolto le dimissioni e nominato un nuovo Presidente, Zelaya avrebbe dovuto lasciare immediatamente il Governo. Sarebbe stato meglio se l'avesse fatto volontariamente.
Domando a quanti sostengono che gli honduregni volevano affidare un nuovo mandato al partito di Zelaya:
Allora perchè Zelaya non ha proposto un successore nel rispetto della legge?

Foto di @jeneffermelo da TwitPic

Il Presidente Zelaya. Foto di @jeneffermelo ripresa da TwitPic

Il 22 settembre, Zelaya è riuscito a entrare clandestinamente in Honduras e a raggiungere l'ambasciata brasiliana della capitale Tegucigalpa, trovando rifugio entro la giurisdizione della missione diplomatica per se e per altri 63 sostenitori. Immediatamente le autorià honduregne hanno circondato l'edificio, bloccando l'accesso e imponendo il coprifuoco su quanti vi lavorano. L'energia elettrica e le linee telefoniche dell'ambasciata sono state tagliate.

La controversia origina dal fatto che Zelaya non ha intenzione di fare domanda d'asilo al Governo brasiliano, secondo quanto dichiarato all'emittente Globo TV Network [por], e vi rimane per essere protetto e riorganizzare il consenso politico. Con questi propositi, va ponendo in una posizione delicata il Brasile, il quale ospita a un politico perseguitato che non cerca asilo, ma piuttosto vuole raccogliere sostenitori per rivalersi contro chi lo ha destituito dalla Presidenza.

Il blog Movimento Ordem Vigília Contra a Corrupção [por] sostiene che l'accoglienza riservata a Zelaya dall'ambasciata brasiliana sia frutto del sostegno diretto del Presidente venezuelano Hugo Chávez, e illustra una serie di incongruenze che dimostrerebbero le bugie [por] di alcuni degli attori principali di questa crisi:

A diplomacia terceiro-mundista tupiniquim inovou, em matéria de Direito Internacional, criando a figura do perseguido que pretende ENTRAR e não SAIR. Costuma-se conceder asilo para aquele que tenta sair do país, perseguido pelo seu governo, e Zelaya, ao contrário, entrou no país com uma súcia de 60 simpatizantes, o que desfigura a individualidade do asilo. Pior: Zelaya está usando o prédio diplomático como “bunker” da guerrilha para conclamar seus desordeiros e convulsionar as forças de ordem do país.

La diplomazia terzomondista del Brasile ha aggirato il diritto internazionale creando la figura del rifugiato che vuole ENTRARE, piuttosto che USCIRE. In genere si offre asilo a chi vuole lasciare un Paese, perchè perseguitato da un Governo, ma Zelaya, piuttosto, è entrato in Honduras con 60 sostenitori, in un'accezione distorta dell'individualità delle richieste d'asilo. Ciò che è peggio, Zelaya usa l'edificio diplomatico come un bunker da cui fomentare i disordini ed esercitaedo pressione sulle forze di sicurezza nazionali.

Inoltre la figura di Chávez compare sempre più spesso nelle cronache sul ritorno in patria di Zelaya. Egli stesso ha dichiarato alla BBC [por] di essere a conoscenza del rientro in Honduras di Zelaya e di averlo aiutato ad aggirare le autorità. Ma non tutti i blogger accettano l'idea dell'influenza di Chávez su questi avvenimenti. A detta di Leandro Fortes, che scrive su Brasília, eu vi [por], questa teoria sarebbe il cavallo di battaglia della stampa latinoamericana e il punto debole dei mass media. Secondo il blogger, le recenti manifestazioni di sinistra sarebbero state rioprtate in modo superficiale e impreciso, ignorando le istanze locali [por]:

O jornalismo está abandonando, aos poucos, por motivos inconfessáveis, a valorização das personagens como elemento de narrativa. Emblemático é o caso de Honduras, um catalisador profundo das intenções de setores da imprensa cada vez mais perfilados em bloco sobre um ensaiado viés chavista (a nova panacéia editorial do continente) aplicado ao noticiário toda vez que um movimento de esquerda se insinua sobre velhos latifúndios – físicos e imateriais. Para tal, recorre-se cada vez mais a malabarismos de linguagem para se referir ao golpe militar que derrubou o presidente constitucionalmente eleito Manuel Zelaya.

Por conta disso, o governo golpista passou a ser chamado, aqui e acolá, de “governo de fato”, uma solução patética encontrada por alguns veículos para se referir a uma administração firmada na fraude eleitoral e na usurpação pura e simples de poder. Há, ainda, quem se refira à quadrilha de Roberto Micheleti como “governo interino”, o que só pode ser piada.

Poco a poco, il giornalismo cessa di riconoscere i punti salienti di questa vicenda, e per ragioni oscure. Il caso honduregno è sintomatico delle intenzioni di ampi settori dei media, sempre più convinti del ruolo di fondo chavista (nuova panacea dell'editoria sudamericana), sbattendolo in prima pagina non appena un movimento di sinistra comincia a sollevare questioni – concrete o idealiste – relative ai vecchi latifondi. In questo contesto, i media ricorrono a un linguaggio sempre più fuorviante parlando del colpo di Stato che ha estromesso il Presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya.

A causa di questo atteggiamento, il Governo golpista è stato definito, in alcuni casi, un “governo de facto”, soluzione patetica cui han fatto ricorso alcune testate per parlare di un'amministrazione nata dalla frode elettorale e dalla palese usurpazione di potere. C'è anche chi definisce la gang di Roberto Micheletti “Governo ad interim” – dev'essere uno scherzo.

Manifestazione davanti all'ambasciata brasiliana in Honduras. Foto di vredeseilanden da Flickr.

Manifestazione davanti all'ambasciata brasiliana in Honduras. Foto di vredeseilanden da Flickr.

Si è parlato dell'eventuale ruolo del Governo brasiliano nel promuovere il rientro in patria di Zelaya; non ci sono conferme ufficiali, ma anzi la secca smentita del Ministro per gli Affari Esteri brasiliano, Celso Amorim, in un'intervista rilasciata al quotidiano O Estado de São Paulo [por]. Secondo Amorim, il Brasile ha  consentito a Zelaya l'accesso alla sua ambasciata solo in ottemperanza alle norme di diritto internazionale sull'asilo politico. Formalmente, il Governo brasiliano auspica il reinsediamento pacifico di Zelaya alla Presidenza dell'Honduras perchè indica nuove elezioni. Il giornalista e blogger Luis Nassif [por] ha rilevato una certa preoccupazione nelle parole del Ministro nell'intervista alla CNN, enfatizzando il fatto che il mutare del paradigma nel mondo politico richieda ora al Brasile di assumere una posizione più netta su eventi simili a quelli dell'Honduras [por]:

Mesmo que seja verdade (como disse Amorim) que o Brasil foi pego e surpresa no episódio (pedido de abrigo de Zelaya) um país que deseja se firmar como global player tem que estar preparado, não só para “surpresas” dsse tipo, como para assumir, sem hesitação ou insegurança, sua condição de protagonista, particularmente nas questões de politica continental. Para o bem ou para o mal.

Bom, espero que pelo menos a insegurança demonstrada por Amorim, (inegável na minha percepção) sirva de aprendizado.

Pur se fosse vero (come dichiarato da Amorim) che il Brasile è rimasto sorpreso da quest'episodio (la richiesta di asilo presentata da Zelaya), un Paese che mira a consolidare la propria posizione nell'arena internazionale dev'essere preparato non soltanto a simili “sorprese”, ma anche ad assumere il ruolo di protagonista che gli spetta senza esitazioni o tentennamenti, e in particolare quando si tratta di politica sudamericana, nel bene e nel male.

Beh, spero proprio che l'indecisione di Amorim (che credo fosse piuttosto ovvia) serva da lezione.

Gabriel Purcelli, del blog Desabafo Brasil [por], sostiene che il comportamento del Brasile ne riaffermerebbe la posizione di leader della regione. Ospitare il cosiddetto “presidente costituzionale” Zelaya, di fronte agli eccessi del “presidente de facto” Micheletti, è una misura che, indirettamente, gli consente di occupare il vuoto lasciato dal declino dell'influenza statunitense in America Latina [por]:

A jogada brasileira, na qual já estão publicamente envolvidos o chanceler Celso Amorim e o próprio presidente Lula, e para a qual estão utilizando a caixa de ressonância da Assembléia Geral da ONU, em Nova York, deve ser vista à luz da inquietação provocada em Brasília pela remobilização da IV Frota dos Estados Unidos no Atlântico Sul e a presença desse país em bases militares colombianas. Convencidos de que esses movimentos se destinam a contrabalançar sua força como potência emergente, os brasileiros não deixarão passar a oportunidade de se projetar, reafirmando-a.

La mossa del Brasile, in cui sono ormai pubblicamente coinvolti sia il Ministro degli Esteri Celso Amorim che il Presidente Lula, e per la quale stanno adoperando la cassa di risonanza dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, andrebbe vista alla luce del trambusto provocato a Brasilia dalle nuove operazioni di mobilitazione della Quarta Flotta degli Stati Uniti nell'atlantico meridionale, e della presenza statunitense nelle basi militari colombiane. Convinti che queste misure servano a controbilanciarne l'avvento come potenza emergente, i brasiliani cercheranno di non farsi sfuggire l'occasione per consolidare la propria posizione.

Raphael Garcia Tsavkko [por] prosegue lo stesso ragionamento e sottolinea alcuni fatti sul ruolo del Brasile nella risoluzione di questa crisi. Il blogger sostiene [por]:

O Brasil não sai prejudicado, na verdade foi forçado – a contragosto talvez – a mostrar porque é ou quer ser o líder da América Latina. Não mais o papo de que é mas ações concretas. Resolvendo ou ajudando a resolver o conflito no país o Brasil sai fortalecido como nunca, sai com mais força para pleitear a vaga permanente no Conselho de Segurança – que conta já com o apoio entusiasmado de Sarkozy – e sai fortalecido no cenário internacional.

Il Brasile non verrà danneggiato dall'episodio; si è trovato anzi costretto – probabilmente controvoglia – a dimostrare il motivo per cui è, o vorrebbe essere, il leader dell'America Latina. Niente più fanfaronate sull'argomento – ora serve dimostrarlo con azioni concrete. Risolvendo o contribuendo a risolvere la crisi honduregna, il Brasile potrà emergere più forte che mai; è un'occasione per rafforzare le proprie velleità di un seggio permenente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – idea già sostenuta entusiasticamente da Sarkozy, e che va acquisendo sempre maggior spessore presso la comunità internazionale.

Le limitazioni imposte all'ambasciata brasiliana vanno animando il dibattito sulla sovranità di uno Stato entro i limiti di tale edificio. Anche se sono in molti a ritenere che l'ambasciata di un Paese equivalga a suolo straniero, il giurista e blogger Túlio Vianna evidenzia [por] come, pur senza definirlo tecnicamente tale, un attacco contro l'ambasciata vada parimenti ripudiata:

A teoria atualmente dominante para legitimar as imunidades da Missão Diplomática é a “teoria do interesse da função”. Ainda segundo Celso Mello, estes privilégios e imunidades podem ser classificados em: inviolabilidade, imunidade de jurisidição civil e criminal e isenção fiscal (v2., nº511). Nas suas palavras:

“A inviolabilidade significa que nestes locais o Estado acreditado não pode exercer nenhum ato de coação (ex: ser invadido pela polícia), a não ser que haja o consentimento do chefe da Missão. Do mesmo modo, não pode ser efetuada uma citação dentro da Missão.”

Se os golpistas hondurenhos invadirem a embaixada brasileira em Honduras para capturar Zelaya, não estarão invadindo o território brasileiro, mas violando uma imunidade diplomática.

Pode ser tão grave quanto, mas não é a mesma coisa.

La teoria al momento dominante per giustificare l'immunità delle missioni diplomatiche è la “teoria degli interessi funzionali”. Secondo Celso Mello, questi privilegi e immunità possono essere così classificati: inviolabilità, immunità dalla giurisdizione civile e penale, ed esenzione dalle tasse (v2., n°511). Nelle sue parole:

“L'inviolabilità significa che in quei luoghi lo Stato ospitante non può praticare alcun atto coercitivo (per esempio, irruzioni della Polizia), a meno che non vi sia il consenso del capo della missione diplomatica. Allo stesso modo, all'interno della missione non possono essere presentati ordini di comparizione in tribunale”.

Se i governanti golpisti dell'Honduras dovessero fare irruzione nell'ambasciata brasiliana in Honduras per arrestare Zelaya, non starebbero invadendo il territorio brasiliano, bensì violando l'immunità diplomatica.

Sembra una cosa seria al pari dell'invasione territoriale, ma non è la stessa cosa.

È stato confermato che il 25 settembre c'è stato un attacco a base di gas lacrimogeni all'ambasciata brasiliana, allarmando il personale presente nell'edificio. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite [por] ha fortemente condannato l'episodio.

Il Governo brasiliano sostiene di essere impegnato nella ricerca di una soluzione pacifica allo stallo, provocato dal ritorno di Zelaya in Honduras. Non è possibile ricorrere a gesti bellicosi, perchè sfocerebbero in azioni militari contro un Paese straniero. Eppure, i blogger continuano a discutere sul ruolo del Brasile in questa vicenda tuttora in evoluzione.

Altri articoli sulla crisi istituzionale in Honduras sono raccolti nello speciale di Global Voices Online. [in]

1 commento

  • la gestione delle politiche nei paesi dell’America Latina è stata sempre un affair molto intricato in quanto sono coinvolti aspetti egemonici,economici,forti rivalità,ed uno Sguardo molto intenso da”grande Fratello” degli USA.Di fatto per pragmatismo”il fine giustifica i mezzi” quei paesi sono capaci di costruire nuove impostazioni del diritto dei popoli la cui emblematica sovranità viene utilizzata per fini di prestigio,autoritarismo,di proclami che hanno per contenuto”fumo agli occhi”per esorcizzare dissensi contrasati.

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