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Paraguay: popolazione indigena “innaffiata” coi pesticidi

Nel Paraguay orientale, 217 appartenenti alla comunità indigena Ava Guaranì hanno manifestato recentemente disturbi fisici, tra cui nausea e mal di testa; si ritiene che ciò sia dovuto alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati.

Alcuni funzionari governativi hanno confermato che alcune zone dei terreni della popolazione indigena, nel distretto di Itakyry all'interno del Dipartimento dell'Alto Paraná [in], sono state irrorate, nonostante non venissero coltivati [sp]. Secondo il blog Interparaguay, gli indizi indicherebbero come responsabili i coltivatori brasiliani di soia, in parte perché i territori della comunità indigena sono assai adatti a tali coltivazioni e per il contenzioso con gli stessi Ava Guaranì sulla proprietà di circa 3.000 ettari di terreno [sp].

José Ángel López Barrios, del blog Bienvenidos! descrive l'isolata comunità dove è accaduto l'episodio [sp]:

Itakyry es uno de los distritos del Departamento de Alto Paraná, distante a unos 450 kilómetros de Asunción, capital de la Republica, se llega a el por caminos no pavimentados, su época de esplendor se dio en la época de las explotaciones yerbateras. Que termino al cabo de 100 años abriendo paso a la explotación de la soja en estos últimos tiempos……

Itakyry è uno dei distretti del Dipartimento di Alto Paraná, dista 450 kilometri dalla capitale, Asunción. Ci si arriva seguendo sentieri sterrati, e il culimie dello sviluppo si è avuto con la coltivazione dell’erba mate [it]. Scomparsa questa da un centinaio d'anni, aprendo la strada alla recente coltivazione della soia.

È la domanda per i fagioli di soia, e l'aumento dei prezzi, a rendere preziosi i terreni adatti alla sua coltivazione. Parte di queste aree si trovano entro le terre ancestrali di comunità indigene come i Guaraní [it]. Scrivendo su Rescatar , il blogger Carlos Rodríguez non considera isolato l'incidente dei pesticidi [sp] e lo definisce un “genocidio”:

Hubo un tiempo en que en Paraguay los aborígenes no eran considerados seres humanos. Eran cazados como animales y sus crías rescatadas como trofeos.

(…)

Otros fueron apropiándose a bala y sangre de sus tierras y como los indígenas no hacían gestiones ante las instituciones encargadas de titular las tierras que siempre les pertenecieron, el hombre blanco si lo hizo y se plantea el contrasentido de que los legítimos dueños de estas tierras, hoy son “los invasores”.

Y siguen siendo tratados como animales. Sólo así se puede entender que los productores de soja les envíen aviones fumigadores para lanzarles venenos encima, tal como lo ha comprobado el Ministerio de Salud que socorre en estos momentos a los indígenas intoxicados por plaguicidas para soja.

Una volta, in Paraguay, gli aborigeni non erano nemmeno considerati esseri umani: si dava loro la caccia, e i figli venivano “collezionati” come trofei.

(…)

Parte dei loro terreni sono stati espropriati a suon di sangue e pallottole, e dal momento che gli aborigeni non si sono mai rivolti a quelle istituzioni incaricate di fornire i certificati di proprietà per terre che appartenevano loro da sempre, ci è andato l'uomo bianco: così, siamo all'assurdo, per cui i legittimi proprietari sono considerati “intrusi”.

Continuiamo a trattarli come bestie. È solo così che si capisce come abbiano fatto i produttori di soia a mandare gli aerei a innaffiarli di pesticidi, cosa confermata dal Ministero della Salute, che ora si sta occupando di prestare loro soccorso.

Anche López Barrios afferma di vergognarsi degli abusi passati commessi in Paraguay ai danni delle comunità indigene [sp]. In quanto discendente di immigrati, scrive che l'episodio “gli fa venire voglia di tornarsene in Europa… ma a dire il vero… preferirebbe che fossero i coltivatori ad andarsene”:

Ensañarse con un pueblo indígena que tiene más de 38 siglos de existencia en sus propios y verdaderos territorios, no me parece apropiado…. Si no respetamos a nuestros mayores nuestros días se acortaran sobre la tierra y si anteponemos la avaricia a cualquier otra virtud caeremos sin remedio…..

Prendersela con un popolo indigeno con oltre 38 secoli di storia per quella che è la loro unica e vera terra non mi sembra giusto… Se non rispettiamo i nostri antenati, abbiamo i giorni contati su questa terra, e se mettiamo la cupidigia davanti ad altri valori, non potremo che soccombere senza speranza…

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