chiudi

Aiuta Global Voices, fai una donazione!

La nostra comunità di volontari in tutto il mondo lavora per raccontare le storie di cui i media non parlano—ma non possiamo farlo senza il tuo aiuto. Sostienici con una donazione a Global Voices!

Fai una donazione

See all those languages up there? We translate Global Voices stories to make the world's citizen media available to everyone.

Learn more about Lingua Translation  »

Reporters sans frontières: la libertà di fare informazione è il prezzo della democrazia

A te basta appena un clic per accedere all'informazione. Costerebbe sette anni di prigione ad un giornalista in Cina.” Questo è il messaggio che circola in questi giorni nei siti web delle note testate statunitensi New York Times [in] e UsaToday [in].

Reporters sans frontières [fr] è un'organizzazione internazionale che difende la libertà di fare informazione, sostiene i giornalisti incarcerati o perseguitati a causa del proprio lavoro e denuncia i maltrattamenti e le torture inflitte loro in numerosi Paesi del mondo. Recentemente l'organizzazione ha lanciato negli Stati Uniti una campagna intitolata: “La libertà è il prezzo della democrazia.”

La campagna lanciata da RSF [it] ha come obiettivo quello d'informare il pubblico americano sulle ingiustizie commesse quotidianamente ai danni di chi fa informazione. Il messaggio è chiaro: ogni qual volta un giornalista viene ucciso o censurato, i cittadini vengono privati di informazioni importanti. Negli ultimi quindici anni, la libera circolazione dell'informazione è costata la vita di almeno 850 reporter.

Anche il video “Shot for News?!” [in] caricato su YouTube fa parte della campagna di RSF. Viene ripresa una giovane donna in una strada di New York, dove un secondo dopo un uomo in piedi vicino allo stand dei giornali viene ucciso da alcuni colpi di pistola. Il messaggio del video è questo: a differenza di molti altri Paesi del mondo, qui andare a comprare il giornale non costerà mai una vita umana.

Recentemente Reporters sans frontières ha diffuso il rapporto annuale Worldwide Press Freedom Index [in], dove misura il grado di libertà dei giornalisti in 175 nazioni. Attualmente nel mondo ci sono più di 200 reporter e operatori mediatici in prigione. 91 cyberdissidenti sono detenuti a causa del lavoro svolto online.

Per vedere la posizione del proprio Paese in questa “classifica” sulla libertà di fare informazione, basta cliccare qui:
http://www.rsf.org/en-classement1003-2009.html [L'Italia è al 49.mo posto, appena prima di Romania e subito dopo Hong-Kong, nel 2008 era al 44.mo].

È stato chiesto ai quotidiani di varie nazioni di offrire spazio gratuito per annunciare l'iniziativa sulla carta stampata e/o online così da far arrivare il messaggio al grande pubblico.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.