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Caraibi: pronti per un altro terremoto?

Le storie e le immagini della devastazione che si riversa su Haiti il 12 gennaio a seguito del terremoto di magnitudo 7.0 [en, come i link seguenti] ha scosso molti cittadini dei vicini paesi caraibici. In molti si sono uniti ai soccorsi e altri si sono impegnati in un'attenta ricerca sulla storia di Haiti e sul ruolo che i Caraibi dovrebbero svolgere nella ricostruzione a lungo termine. Inevitabilmente ci sono state discussioni e dibattiti sul se, e in che modo, i caraibi sono pronti ad affrontare future grandi scosse, considerando che la regione è soggetta a terremoti [it]. (Repeating Islands ha pubblicato una lista dei maggiori terremoti storici nei Caraibi, dal XVII al XX secolo.)

Una scossa di magnitudo 5.8, nelle vicinanze delle Isole Cayman il 19 gennaio e la scossa di assestamento ad Haiti di magnitudo 6.1 del 20 gennaio hanno solo aggiunto benzina alla discussione. Molti blogger, tra cui Yardflex, si sono collegati ai report dei media che discutono del rischio in corso, o hanno suggerito che i Caraibi  “si devono aspettare” un altro grande tremore. Come @anniepaul (Annie Paul, scrittrice basata in Giamaica) ha osservato su Twitter dopo aver sentito parlare delle scosse delle Cayman: “Saremo i prossimi!”

Due giorni dopo il terremoto di Haiti, Living in Barbados ha osservato:

In molti nei Caraibi pensiamo ai disastri legati alle calamità naturali, come gli uragani. Ma i terremoti son ben diversi. Non possono essere previsti con gran precisione, sebbene si possa prevedere la possibilità sulla base della posizione delle linee di faglia della Terra…non si verificano con la stessa frequenza e non sono stagionali. Quando il tuo Paese ha vissuto un'esperienza simile 100-200 anni fa, è difficile aspettarsi che la popolazione sappia cosa fare.

Un paio di giorni dopo, la scrittrice Giamaicana con sede in Canada Pamela Mordecai ha chiesto “Possiamo evitare catastrofi come il terremoto di Haiti?”:

L'ideale sarebbe … prevedere il terremoto.

C'è un caso famoso in cui la previsione esatta del terremoto ha permesso di salvare molte vite. Nel 1975 i funzionari cinesi hanno ordinato l'evacuazione della città di Haicheng (che conta un milione di abitanti) un paio di giorni prima di un terremoto di magnitudo 7.3. Solo una piccola parte della popolazione è stata ferita o uccisa….Osservare il comportamento degli animali è stato in parte ciò che ha portato alla previsione di quel terremoto….

Ma è difficile pensare che osservare cani e gatti avrebbe potuto salvare Haiti.

Bahamian Womanish Words ha riflettuto sull'elemento del caso, o fortuna:

Noi nelle Bahamas siamo vulnerabili ai terremoti e agli tsunami come in qualsiasi altro luogo, e non l'ho mai saputo davvero fino ad ora. La finestra è piena di calma, una notte tranquilla e silenziosa sta scendendo,  Haiti piange e io sono esterrefatto dal pensiero che tutto ciò che conosciamo e amiamo intorno a noi potrebbe essere spazzato via in un solo momento terribile, come succede a molte persone, e questa è l'unica fortuna che fino ad ora ci ha salvati.

Il trinidadiano Coffeewallah si è chiesto se le recenti calamità naturali facessero parte di uno schema più ampio:

È diventato sempre più comune per Madre Natura vendicarsi su noi umani. Siccità, inondazioni, terremoti, poi tsunami, abbiamo assistito a molte attività…. Gli esseri umani sono cresciuti con l'aspettativa di ritrovarsi in cima alla catena alimentare, pensando di poter fare sempre a modo loro, ma forse la Natura ha altre idee per noi, o almeno dovremmo riconoscere che tutto questo ha un prezzo.

Altri blogger erano pragmatici. Islas Bellas nelle Isole Cayman, nell'osservare che “non c'è nient'altro come pochi tremori per far emergere il terrore tra la gente,” ha pubblicato dieci consigli per la sicurezza in caso di terremoto (e ha spiegato che quel consiglio familiare di starsene sotto alla porta durante un terremoto non è poi una cosi buona idea). Il trinidadiano Taran Rampersad, scrivendo su KnowTnT.com, ha discusso dell'attuazione di sistemi di SMS d'emergenza per facilitare la comunicazione in caso di disastro:

Immagina di essere intrappolato sotto alle macerie in compagnia di un telefono cellulare. Potresti essere ferito, sanguinante, disidratato o in una qualsiasi combinazione delle precedenti. Se il cellulare dovesse essere anche parzialmente intatto, la possibilità di effettuare una telefonata sarebbe comunque limitata dal probabile sovraccarico del sistema di rete mobile. Ma i messaggi verrebbero messi in coda. Consumerebbero anche meno batteria che, nel caso in cui fossi bloccato, sarebbe un fattore molto importante per salvare la vita tua o dei tuoi cari….

La tecnologia esiste. Sfortunatamente, pare non ci si ponga mai il problema in anticipo, finché diventa troppo tardi..

kid5rivers ha scritto in merito all'importanza del rafforzamento degli standard di costruzione in Trinidad e Tobago:

…la spinta deve iniziare… con un settore edilizio che sia massiccio e ben strutturato, dove, per troppo tempo, i servizi scadenti hanno avuto il permesso di governare. Per quanto mi riguarda, non riesco a capire perché venga dato il permesso di costruire e occupare edifici che non sono stati rafforzati adeguatamente.

E Now Is Wow Too ha deciso semplicemente di iscriversi ad un corso di primo soccorso della Croce Rossa: “Non essere ‘negativo’, ma pratico” ha scritto. “Che gli infortuni siano il risultato di ‘semplici’ incidenti giornalieri o di calamità naturali, è bene che tutti possiamo avere queste abilità di base.”

Come per rafforzare il senso di emergenza relativo alla preparazione, Repeating Islands ha pubblicato un articolo del geologo ed esperto in tsunami Brian McAdoo, che ha analizzato il terremoto di Haiti e ha dichiarato:

Questo terremoto dovrebbe essere un campanello di allarme per Kingston [Giamaica]. Se il terremoto del 1692 dovesse verificarsi oggi, Kingston ne uscirebbe devastata, anche se non nella stessa misura di Port-au-Prince. Se questi eventi così sconvolgenti dovessero verificarsi in regioni con bassi standard edilizi, dopo il caos causato dal terremoto, lo tsunami terminerà il lavoro, lasciando poche speranze alle vittime bloccate tra le macerie degli edifici crollati.

La pagina di copertura speciale di Global Voices sul terremoto di Haiti è consultabile qui.

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