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Cuba: reazioni online alla morte del prigioniero politico Orlando Zapato Tamayo

La morte due giorni fa di un prigioniero politico cubano, il primo dal 1972, a seguito dello sciopero della fame che conduceva per protestare contro le condizioni carcerarie, sta provocato una varietà di reazioni sul web, dall'indignazione alla totale mancanza di parole.

Una dimostrazione di quest'ultima posizione l'ha data Orlando Luis Pardo [in] di Boring Home Utopics [sp] pubblicando una serie di dense immagini nere, una dopo l'altra, al posto delle parole. Yoani Sanchez ha pubblicato [sp] il video, da lei stessa girato, della madre di Tamayo in attesa davanti all'ospedale in cui è morto il figlio. [Questo il post in italiano[it] di Yoani Sanchez].

Nel video, Reina Luisa Tamayo definisce la morte del figlio “un omicidio premeditato”, e molti ne condividono l'opinione [sp]. “I fratelli Castro tornano ad uccidere!!!!” è il titolo di un post apparso su El Tono De Voz [sp], e subito rilanciato via Twitter.

Orlando Zapato Tamayo aveva iniziato il 3 dicembre 2009 lo sciopero della fame, che sarebbe durato 86 giorni, dopo essere stato picchiato da un poliziotto nella provincia orientale di Holguin, in maniera così brutale da dover subire un intervento chirurgico per rimuovere l'ematoma formatosi in testa. Inizialmente il direttore del carcere gli aveva negato l'acqua per 18 giorni, provocandogli un'insufficienza renale. Quando poi era stato trasferito, aveva contratto la polmonite. Il suo ultimo spostamento era stato nel carcere di massima sicurezza dell'Havana in cui è deceduto.

Along the Malecon [in] riferisce: nel 2003 “si era unito ai dissidenti in sciopero della fame per fare pressione sul governo socialista affinchè rilasciasse i prigionieri. In seguito molti di questi contestatori sono finiti anch'essi in prigione.”

L'anno seguente Zapato Tamayo venne poi condannato a 3 anni di carcere per oltraggio, disordine pubblico e disobbedienza. Una volta incarcerato, la sentenza fu estesa a 36 anni per “atti di disobbedienza.”

Secondo quanto riportato da Radio y Television Martí [sp] l'ex prigioniero di coscienza [it] Jorge Luis García Pérez [in] ha dichiarato che l'accaduto “ha destato enorme sgomento nel Paese, non solo nell'opposizione ma nell'intera popolazione.”

Diversi blogger sono impegnati a concretizzare l'affermazione di García Pérez. Uncommon Sense [in] scrive “questo non è il momento per i rimpianti ma per l'azione, bisogna seguire l'esempio di Zapata e continuare la lotta contro chi l'ha ucciso e per la libertà a Cuba.” Un commentatore interviene su Diario de Cuba [sp]:

“Atencion estamos convocando una marcha mundial para el 13 de marzo del 2010 en favor de la libertad de todos los presos politicos cubanos, asi como la condena por la muerte de Orlando Zapata Tamayo.”

“Attenzione, stiamo organizzando una marcia globale il 13 marzo 2010 per il rilascio di tutti i prigionieri politici cubani, e perché vengano processati i responsabili della morte di Orlando Zapata Tamayo.”

Su Twitter [sp] si trovano aggiornamenti sulle iniziative di mobilitazione. Ancora Yoani Sanchez aveva proposto [sp] una catena di preghiera (presumibilmente virtuale) il mattino del funerale di Zapato Tamayo [ieri 25 febbraio].

D'altro canto, la testata filogovernativa Cuba Debate [sp] (che è anche su Twitter [sp]) ha ripubblicato un post da La Isla Desconocida [sp]:

Tienen razón al decir que fue un asesinato, pero los medios esconden al verdadero asesino: los grupúsculos cubanos y sus mentores trasnacionales. Zapata fue asesinado por la contrarrevolución.

Hanno ragione nel dire che è stato assassinato… ma i media stanno nascondendo il vero assassino: i piccoli gruppi cubani e il loro mentori internazionali. Zapata è stato ucciso dalla controrivoluzione.

Anche il partito, quindi, è presente sul web.

Secondo il reporter spagnolo della CNN Daniel Vottio [sp], la casa di Tamayo, in cui si stava svolgendo la veglia funebre, è stata circondata dalla polizia. Sanchez ha scritto su Twitter che ai dissidenti non è consentito uscire dalle loro case, e in genere i loro spostamenti sono comunque ristretti.

Altri due prigionieri di coscienza cubani, Ariel Sigler Amaya [sp] e Normando Hernández González [in] si trovano in carcere e in cattive condizioni di salute. L'augurio per loro, e per la società civile cubana, è di essere determinati.

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