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Darfur: rimane grave la crisi umanitaria, soprattutto ai danni dei più giovani

Pur se i confronti armati più gravi nel Darfur (Sudan occidentale) sembrano cessati, secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite [in], gli abitanti della regione continuano a subire gravi violazioni dei diritti umani e una fondamentale mancanza di libertà. La continua instabilità e gli attacchi ancora in corso si sono rivelati particolarmente dannosi per i giovani del Darfur, in quanto quasi metà [in] delle persone colpite dal conflitto sono bambini.

Secondo le stime [in] delle Nazioni Unite, ben 300.000 persone hanno perso la vita dal 2003, anno d'inizio dei combattimenti tra i gruppi ribelli e le forze governative sudanesi nel Darfur. Durante il conflitto oltre 2.7 milioni di residenti locali sono stati sfollati e costretti in campi profughi in Sudan e Ciad. Uno studio pubblicato il mese scorso rileva [in] come oltre l'80 per cento dei decessi durante il conflitto sia dovuto alle malattie, e non alla violenza, con l'implicazione che tuttora molte persone sono a rischio pur con la diminuzione dei combattimenti. A peggiorare le cose, l'anno scorso il governo sudanese ha sfrattato molti gruppi umanitari internazionali, dopo che la Corte Penale Internazionale aveva emesso un mandato d'arresto per il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir per crimini di guerra in Darfur. Ancora oggi il governo continua a espellere [in] le organizzazioni straniere.

La situazione è stata particolarmente difficile per i giovani del Paese, in quanto circa 1,8 milioni [in] di bambini sono stati colpiti dai conflitti armati, molti sono esposti a problemi di salute, allo sconvolgimento del sistema scolastico e degli altri servizi, e alla violenza più brutale. In Darfur 700.000 [in] bambini sono cresciuti senza conoscere altro se non la guerra e circa 4.500 bambini [in] pare facciano parte di forze armate e gruppi. Tuttavia questi giovani non costituiscono la maggioranza, poichè i ragazzi, entro e fuori i confini del Sudan, hanno ricoperto un ruolo di vitale importanza con attività di sensibilizzazione e raccolta fondi, nel tentativo di apportare un cambiamento alla regione.

Nel corso degli ultimi anni, le esperienze dei bambini del Darfur durante il conflitto sono state raccontate attraverso i loro disegni. Alcuni di questi vengono sottoposti come prove [in] alla Corte Penale Internazionale all'interno delle indagini sui crimini di guerra. Nel 2005 due ricercatori di Human Rights Watch si sono recati al confine tra Ciad e Sudan: durante la loro permanenza i bambini delle scuole hanno offerto loro dei disegni [in]. Molti rappresentano bombardamenti delle forze governative sudanesi, sparatorie, stupri e incendi di villaggi.
Ethan Zuckerman, co-fondatore di Global Voices Online [in], ha scritto [in] sul proprio blog My Heart's in Accra che le immagini sono molto forti:

“Quando ero a Human Rights Watch una settimana fa, sul tavolo della sala riunioni c'era una pila di questi disegni con accanto un mucchio di fotografie di miliziani janjawid [it]. Mi ha stupito come i dettagli dei disegni dei bambini combaciassero con quelli delle foto: le scorte di fucili automatici, la forma rotonda delle case, la posizione di due uomini armati a cavallo. Ho capito subito come questi non fossero disegni di armi frutto della fantasia dei bambini, bensì resoconti di testimonianze oculari.”

Nel 2007 un ricercatore di Waging Peace ha raccolto disegni [in] dello stesso genere, alcuni dei quali sono ripresi in questo video [in]. Il disegno, così come le altre forme d'arte, viene usato anche per aiutare i bambini a guarire, come si vede in quest'altro filmato [in]. Il documentario Darfur Plays [in] mostra un gruppo di circa 25 giovani a Nyala, capitale del sud Darfur, che grazie al teatro di strada stimola dibattiti e sensibilizza la gente. Tambay, sul blog Shadow and Act, commenta così [in] il filmato:

“Lo adoro!

L'arte può cambiare le cose nel Darfur, nel momento in cui una troupe di giovani attori autodidatti porta il teatro nelle strade e nei campi profughi.

La loro medicina per curare il Darfur è il teatro, il canto, la danza: una dimostazione del potere terapeutico dell'arte!”

Anche i giovani fuori dal Paese sono al lavoro per sensibilizzare e migliorare le condizioni dei giovani sudanesi. Oltre a una schiera di celebrità, anche i giovani di molti Paesi occidentali sono stati attirati dalla situazione in Darfur. Nel corso degli anni si sono succedute varie iniziative per i giovani: dalla stesura di poesie [in] all’organizzazione di raduni [in] fino a podcast [in] con e voci degli studenti e il lancio di programmi di raccolta-fondi [in].

E le iniziative non finiscono qui. In Canada l'associazione giovanile STAND Canada ha avviato una campagna chiamata ‘Stand For The Dead’ [in]. A partire da questo mese [in], il gruppo esorterà i canadesi a indossare una maglietta con il nome di una vittima del Darfur e proietterà il film Darfur.
Lori L. Tharps, racconta sul blog My American MeltingPot, di come anni fa si fosse imbattuta in una campagna con le magliette per il Darfur e sulle prime si fosse interrogata [in] sulla sua efficacia:

“Per tutta la giornata a New York ho continuato a vedere sempre più adolescenti con la maglietta del Darfur. Come se fosse una dichiarazione di moda. Come se sostenere il Darfur fosse figo. All'inizio mi ha divertito, poi un pò turbato, del genere ‘ma questi ricchi ragazzi bianchi hanno la minima idea di cosa sia stato questo genocidio dei nostri tempi?’ Ma poi ci ho ragionato su e, pur se non ne sapevano niente, con quelle semplici magliette in bianco e nero andavano sensibilizzando gli altri…

… Ragazzi neri, bianchi, asiatici… vedo un mix multiculturale di giovani in rivolta non solo per le vittime del Darfur, ma per la gente di tutto il mondo che soffre, vittima del fuoco incrociato della violenza. Sono capitata sul sito Teens4Peace e sono stata contenta di vedere che i ragazzi americani hanno a cuore anche altro, oltre a MySpace, Ashlee Simpson e l'ultimo modello di iPod.”

Nel frattempo, una scuola superiore di Long Island City, New York, a dicembre aveva organizzato una raccolta fondi [in] per aiutare i giovani di Nyala. Il blog Stories From Darfur entra nei dettagli [in] dell'evento:

“Ho ricevuto un'email da un amico attivista di Nyala, Darfur, che lavora con un gruppo di giovani che stanno cercando di preservare e consolidare il patrimonio musicale e culturale del Darfur. I ragazzi scrivono ed eseguono proprie canzoni, e creano pièce teatrali basate sulle tematiche che stanno più a cuore alle varie comunità. Alcune scene sono piene di nostalgia e raccontano com'era la vita prima che le milizie armate li sfollassero con la violenza, altre sono di puro intrattenimento, e altre ancora esprimono la richiesta giustizia, libertà e pace. Per i giovani colpiti dalla guerra e per chi li segue, questo gruppo rappresenta un grande forum in cui esprimersi, costruire e guarire la comunità. Il mio amico ci ha chiesto di aiutarli a mettere su una mini orchestra … Gli studenti della Long Island City High School hanno deciso di sostenere lo sforzo dei ragazzi di Nyala e giovedì scorso hanno riempito l'auditorium della scuola con un Talent Show per raccogliere fondi. Con spettacoli che andavano dalla danza hip-hop a un'imitazione di Lady Gaga, hanno messo su uno spettacolo di 30 scene che ha raccolto più di 800 dollari.”

Per coinvolgere un maggior numero di giovani si ricorre anche ad altre strategie. Alcuni anni fa era stato pubblicato a uso gratuito sul web un video-gioco sviluppato da studenti chiamato Darfur is Dying [in]. I giocatori imparano molto sul conflitto e devono mantenere attivo il proprio campo profughi nonostante i possibili attacchi. Il gioco ha spinto almeno 50.000 persone [in] a contribuire attivamente per porre fine alla violenza. Steve Rothman, sul blog The Social Media Soapbox propone una recensione [in] del gioco:

“Per giocare devi prima selezionare uno dei vari avatar del Darfur che, però, non sono niente più che personaggi da cartoni animati. Forse, se fosse stato creato un profilo fittizio per ciascuno degli avatar, il gioco sarebbe risultato più efficace. Mi sono anche chiesto se trasformare cose come la ricerca dell'acqua o il nascondersi dalle milizie, in obiettivi di un video-gioco non possa invece ritorcersi contro e desensibilizzare le persone sulla sciagura del Darfur…

… Nessuno passerà ore a giocare con Darfur is Dying solo per “mantenere il proprio campo in attività,” ossia l'obiettivo dichiarato del gioco. Ma naturalmente non è questo il punto. Credo che la validità più importante di questo gioco, e di altri come questo, sarà quello di coinvolgere in massa un pubblico di giovani su temi e cause sociali – un pubblico a cui è meno facile arrivare tramite i canali di comunicazione tradizionali.”

Secondo Emily Holland una maggiore consapevolezza, qualunque sia il metodo per ottenerla, è esattamente quanto chiedono i giovani di Darfur. In quanto blogger dell'International Rescue Committee, ha parlato con circa 50 giovani di un campo profughi. Quando ha chiesto loro: “Qual è il vostro messaggio ai giovani di tutto il mondo?”, i ragazzi hanno risposto [in]:

“Vogliamo che conoscano le nostre attività e i nostri problemi.

Vogliamo che ci sostengano. Che sappiano che abbiamo bisogno di istruzione e assistenza sanitaria.

Le persone che ne parlano all'estero non provengono necessariamente dai campi profughi. Vogliamo che i giovani di tutto il mondo vedano come è la vita qui. Per conoscere la nostra vera storia.”

La foto della ragazza del Darfur vestita di rosso è di wanderingzito, ripresa da Flickr con licenza Creative Commons.

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