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Russia: assurda morte in carcere suscita ampio dibattito e diventa dramma teatrale

Sergei Magnitsky [in], un avvocato tributarista russo di 37 anni, è morto in carcere a Mosca il 16 novembre 2009 [in], dopo aver trascorso quasi un anno in stato di custodia cautelare, malato e privo di accesso a cure mediche adeguate.

Le circostanze della sua morte [in] sono state ampiamente riportate [in] sia in Russia [ru] che all'estero [in]. Le lettere e gli appelli che il legale aveva scritto in carcere sono stati pubblicati, come pure una traduzione in inglese [in] di una lettera, su Radio Free Europe/Radio Liberty, e una scansione in russo degli originali di documenti dattiloscritti e manoscritti [ru], su NewTimes.ru. La Commissione per la supervisione del rispetto dei diritti umani nei centri di detenzione di Mosca ha diffuso un resoconto [in] sulle condizioni di permanenza di Magnitsky in carcere (in russo e in inglese – sul blog Law and Order in Russia).

Per l'ampia eco suscitata dal caso, le autorità russe hanno reagito licenziando un certo numero di funzionari di alto livello [in],  oltre a vietare la custodia cautelare nei confronti degli arrestati per presunti reati fiscali e la stesura di “una legge che vieterebbe l’arresto di dirigenti indagati per la maggior parte dei reati finanziari” (link a un articolo del Moscow Times [in]).

Il dibattito pubblico sulle condizioni di detenzione nelle prigioni russe, indotta dalla morte di Magnitsky, continua – ed è probabile che ora possa spostarsi su un altro livello: Mikhail Ugarov (l'utente di Livejournal m_u), drammaturgo e direttore artistico di Teatr.doc [ru], compagnia moscovita specializzata in pièce documentaristiche [in], sta lavorando a un’opera che intende “ricostruire” l'orrore delle ultime ore di vita di Magnitsky.

Ecco cosa ha scritto [ru] Ugarov sul proprio blog il 22 gennaio scorso:

Il lavoro sulla morte di Sergei Magnitsky a Teatr.doc.

Vi reciterà [l’attore russo] Aleksey Devotchenko.

È in corso la raccolta del materiale. Ciò che trovo mi fa star male fisicamente.

Magnitsky è morto in una camicia di forza. Si contorceva dal dolore (pancreatite o addirittura necrosi del pancreas), e invece di curarlo gli hanno fatto indossare una camicia di forza. Ci ha passato dentro un'ora e 18 minuti. E il medico non è si è mai fatto vedere.

È morto per “scompenso cardiaco”. Penso che il cuore si sia semplicemente fermato.

Se l'attore reciterà anche solo una semplice ricostruzione fisica di questi eventi (protocollo dell’attività fisica), il pubblico si sentirà male…

Dopo tutto ciò, non voglio niente, non voglio pensare, non voglio sentire.

E nei teatri “seri”, lasciamo che vadano a rivivere come si è sparato Konstantin Gavrilovic [Konstantin Gavrilovic Treplyov, un personaggio de Il Gabbiano [it] di Anton Cechov].

Ecco anche un aggiornamento [ru] pubblicato da Ugarov il 2 febbraio scorso:

Ieri abbiamo avuto un altro incontro sul caso della morte dell’avvocato Magnitsky.

Le cose non sono andate esattamente nel modo in cui le ho descritte – è tutto ancora più orribile, in realtà.
Al medico della prigione aveva detto: “Vogliono uccidermi”. Su questa base, la dottoressa gli ha diagnosticato un disturbo mentale. E ha convocato il cosiddetto “rinforzo” – otto guardie carcerarie incaricate di picchiare [i prigionieri], chiamando anche gli psichiatri.

Dopodiché se n’è andata, come se nulla fosse successo. Il suo cognome è noto, questa donna vestita di bianco, “Dottor Morte”.

Sono arrivati gli infermieri con un’ambulanza (i cosiddetti psichiatri), ma per un'ora e 18 minuti non hanno potuto raggiungere il paziente. E quando finalmente sono stati ammessi, hanno trovato un uomo morto. Poi è scesa anche la dottoressa, per dare un'occhiata … Il paramedico Vasja (non è il suo vero nome) stava nel corridoio in quell’ora e 18 minuti, e non ha idea di cosa c'entrasse questo gruppo di “rinforzo” con una persona malata …

10 commenti

  • genny

    Nessuno e da nessuna parte del mondo è garantito dall’ “attenzione” dei superiori. Il delitto di Magnitsky è noto: parlare troppo. Chi e come decide se uno parla troppo o no? E’ arbitrario. Per cui l’omicidio nero nero di questo ragazzo DEVE suscitare una larga protesta contro la custodia dei sospetti dei delitti non violenti nelle stesse gabbie con i malviventi. Se noi costruiamo (o pretendiamo di costruire) qualcosa di buono, allora nel “cantiere” devono essere delle regole.

  • Abbiamo assistito recentemente a importanti manifestazioni, ad esempio a Kaliningrad: ricordo tuttavia che in questo periodo, l’anno scorso, sempre a Kaliningrad si svolse la protesta per l’assassinio dell’avvocato Markelov e della giornalista Bobulova. E nel frattempo sono stati innumerevoli i casi di omicidio/violazione dei diritti umani. Citando quanto diceva l’anno scorso il sociologo A. Bibkov, amico di Markelov, in Russia proseguono i ‘crimini contro la giustizia’. Nel frattempo i due satrapi, il nostro premier Berlusconi e Putin, se la intendono meravigliosamente e giocano tra loro. Purtroppo non si intravede ancora sufficiente luce all’orizzonte.

  • genny

    La via dell’analisi logica dei ‘crimini contro la giustizia’ sembra attraente, ma dove porta se scelta esclusivamente? Alla fin fine sono gli stessi satrapi a decidere se la signora Giustizia, chi abita presso i loro possedimenti, fosse stata offesa o meno. Una normale prima autodifesa contro i delinquenti ben organizzati sarebbe di invocare aiuto e misericordia.

  • Uhm. Ciò che scrivi, una risposta in termini di “invocare aiuto e misericordia” sembre denotare, da parte tua, una rassegnazione al pessimismo. Ora, è chiaro che per me è troppo facile proporre possibili percorsi di opposizione dal “comodo” Paese dove vivo io, ma ritengo importante lo sforzo di riformare le regole del corrotto sistema giudiziale russo, tassello delle più ampie necessità di riforma dell’intero sistema; figure come Markelov sono assolutamente eroiche. Nel frattempo la società russa mi pare che continui ad agitarsi e a lottare: ti chiedo, tu sei pessimista o ottimista sugli scenari futuri del (credo) tuo Paese?

    • genny

      Davide, ti rispondo volentieri, ma prima volevo sapere una cosa. Dici (e io ci sono d’accordo) che le figure come Markelov sono eroiche, mentre il tuo articolo è sulla ‘morte assurda’ di Magnitsky, un’avvocato tributario, ‘in galera’ (secondo l’annuncio nella pagina principale di questo sito). Fai la differenza tra queste due persone? Qual’è? Perché?
      Da parte mia, come una risposta parziale, ti dico, che per me l’aiuto e la misericordia sono mica pessimiste o passive. Chi chiede e chi concede (anche chi si oppone a tutti e due) sono le persone attive e ottimiste, ma spinte dai vari motivi.

  • Ciao Genny, leggendo le tue ultime righe penso che forse fraintendo lo spirito con cui ti poni. Per quanto riguarda Markelov e Magnitsky, le cui vicende ci feriscono profondamente, sono entrambi vittime di uno stesso ‘sistema’, tuttavia sono state diverse le biografie. Credo che Markelov abbia osato molto con le sue indagini sulla Cecenia, nelle sue intense attività per i diritti umani come avvocato, la sua presa di posizione su Politkovskaya ecc…Si è contrapposto, e ha pagato con la vita.Condividi?

  • genny

    Capisco la tua visione “multipolare” (l’oltremare atlantico, l’isola, il continente, i barbari). Resta però il fatto che le persone con varie biografie e dai vari ceti sociali, chi si avvicinano, per vari ragioni, alle acque tossiche, sponde avvelenate, dei flussi monetari del Kremlino, muoiono, mentre ‘per definizione’ non devono morire. Allora, io e te, come sappiamo il livello dell’inquinamento?

  • Si, il sistema russo è un mare che sommerge tutti, eroi e vittime innocenti. Quale sia il livello del suo inquinamento penso che lo sai tu meglio di me, da qui pare molto inquinato.

  • genny

    Accanto alla prigione ‘Matrosskaya Tishina’, in cui morì Magnitsky, c’è l’ospedale specializzato psichiatrico. Se lui davvero avesse avuto bisogno dell’aiuto medico, l’assistenza medica qualificata era a portata di mano. Finché non sia provato il contrario, sono sicuro che dopo avergli messo addosso la camicia di forza, gli hanno fatto l’iniezione letale. Il fatto che la tragedia della morte infame e il crimine dell’omicidio sporco sono stati taciuti, e la cosidetta “indagine” risolse solo nel cambio cosmetico, dice dell’integrità del pubblico attorno ai principi di dubbio valore, quindi, delle prospettive.

  • Ciao Genny, a me questo scambio ha fatto piacere. Credo di interpretare anche il pensiero dei miei compagni di avventure di GV invitandoti a condividere qui le tue riflessioni sulla Russia se e quando vorrai in occasione dei prossimi post. Nell’ottica di capire sempre meglio e sempre di più, apprezzeremo i tuoi contributi.

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