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Marocco: operatori cristiani espulsi dal Villaggio della Speranza

Saying goodbye (photo from the Village of Hope official website)

Il saluto ad alcuni orfani (foto ripresa dal sito del Village of Hope)

Venti operatori del Village of Hope [in], piccolo orfanatrofio di un centro rurale del  Morocco, sono stati allontanati dal Paese senza preavviso la settimana scorsa, accusati di aver fatto proselitismo.  Il personale dell'orfanatrofio, che opera pacificamente da dieci anni, è soprattutto di fede cristiana e proviene da Paesi occidentali.

Gli operatori sostengono di non aver mai nascosto il loro ethos cristiano alle autorità marocchine, e ciò senza intoppi di sorta. Per molti bambini l'orfanotrofio rappresenta l'unica casa che abbiano mai avuto.

Sul sito ufficiale [in] del Villaggio della Speranza si legge una dichiarazione a nome di tutto il personale a cui è stato intimato di lasciare il Paese. Queste il testo:

Lunedì 8 marzo, ai sedici operatori stranieri del centro, tra cui dieci genitori [adottivi], e ai tredici dipendenti nati in Marocco, è stata notificata l'espulsione dalla struttura e dal Paese stesso. La ragione addotta è che i genitori [adottivi] avrebbero fatto proselitismo, ma nessuno ha spiegato chi, quando, dove e come ciò si sarebbe verificato. Nei dieci anni di vita del Villaggio della Speranza, le autorità marocchine non avevano mai sollevato alcuna obiezione sulle condizioni di assistenza e le cure prestate ai bambini.

Le autorità marocchine non hanno fornito alcuna prova del presunto reato e hanno concesso ai genitori solo poche ore per raccogliere le proprie cose e spiegare ai bambini che forse non si sarebbero mai più rivisti.

Pochi i mezzi di informazione che hanno ripreso la notizia (fra queste l‘agenzia ufficiale di stampa marocchina [fr]), ma numerosi blogger che avevano conoscenze all'interno della struttura hanno cominciato  a spargere la voce sull'accaduto, alcuni con la speranza di vedere il personale rientrare in Marocco. Elizabeth Shelby, volontaria cristiana che in passato è stata assistente all'orfanatrofio, esorta la sua comunità alla preghiera, ma intanto spera anche che il governo spieghi il perché abbia cambiato idea in modo così repentino. Ecco cosa scrive [in]:

Sono passate 24 ore da quando i venti operatori (la maggor parte dei quali genitori [adottivi]) del Village of Hope [in] sono stati strappati ai bambini senza preavviso dalle autorità del Marocco. Gli hanno concesso mezz'ora per fare i bagagli e lasciare il paese, senza alcuna garanzia di poter rivedere i bambini marocchini. Il Villaggio della Speranza lavora regolarmente con il governo marocchino da dieci anni senza grossi problemi. Dal 4 gennaio scorso, il Marocco ha un nuovo Ministro della Giustizia (guarda il caso), Mohammad Naciri, che ritiene giusto far chiudere d'imperio il Villaggio perché pensa che “I cristiani stiano facendo proseliti.”

Shelby sta anche portando avanti una sua campagna via Twitter, con l'hashtag #MoroccoOrphans e ha anche dato vita a un gruppo su Facebook [in].

The Moroccan Dispatches ha pubblicato un post con un'articolata riflessione sulle varie angolazioni di questa decisione governativa, e sul funzionamento dell'orfanatrofio. Su questi temi il blogger scrive [in]:

Come dicevo, è difficile dire cosa si può fare o non fare in Marocco, dal momento che una regola scritta non necessariamente ha valore applicativo. Quindi magari le autorità marocchine hanno chiuso un occhio per qualche decina d'anni, come hanno fatto con l'alcol, con l'hashish, con la prostituzione e con gli eccessi di velocità. O magari The Village of Hope ha tenuto nascosta qualche sua attività. Non saprei.

A sostegno dell'orfanatrofio ecco cosa ha scritto [in] un blogger americano in Marocco:

[Il personale del Villaggio] credeva in tutta coscienza di essere in regola.

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