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Egitto: “Mi chiamavo Khaled e non ero un terrorista”

Fotografia di dimostranti egiziani

Manifestazione al Cairo. Fotografia di Mourid Barghouti

Proseguono in Egitto le manifestazioni di protesta per la morte del giovane Khaled Said [it] presumbilmente per mano della polizia. La rabbia che pervade le strade va estendendosi online, dove i cittadini-giornalisti continunano a far sentire la propria voce.

My Name was Khaled and I was not a Terrorist [en, come tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato] è il nome di una nuova pagina creata su Facebook per condannare le torture della polizia e l'uso della legge d'emergenza per terrorizzare i cittadini. “La legislazione d'emergenza è uno strumento nelle mani del potere esecutivo per eliminare i diritti fondamentali e la libertà garantiti dalla Costituzione egiziana,” spiega la Federazione Internazionale per i Diritti Umani. La morte di Khaled Said ha suscitato la rabbia di molti egiziani, i quali hanno dato vita a varie manifestazioni di protesta per il suo brutale assassinio; Amnesty International ha esortato il governo egiziano ad indagare sull'omicidio del giovane; il governo per tutta risposta ha dichiarato che si trattava di un delinquente.

L'omicidio di Khaled viene riassunto sulla stessa pagina di Facebook in inglese:

La vicenda è inizata il 7 giugno 2010, quando Khaled Saeed si è recato al suo abituale Internet cafè a Sidigaber, Alessandria d'Egitto.

A un certo punto due poliziotti inferociti – Mahmoud Alfallah e Awaad Elmokhber / il detective – si sono improvvisamente introdotti nel cafè chiedendo ai presenti un documento di riconoscimento; ciò è totalmente al di fuori dei loro diritti e per giunta hanno agito senza alcuna autorizzazione legale. Il ragazzo – Khaled – ha rifiutato quel trattamento disumano e per questo è stato aggredito violentemente. L'hanno riempito di calci al petto e al ventre, e gli hanno fracassato il cranio sbattendolo contro un ripiano di marmo davanti a tutte le persone e i testimoni presenti nel cafè, mentre Khaled sanguinava. Poi quei poliziotti inferociti hanno sequestrato Khaled, costringendolo a salire con la forza su un veicolo della polizia per continuare a essere torturato fino alla morte in una stazione di polizia. Alla fine, il suo corpo è stato gettato per strada per simulare un'aggressione di sconosciuti ed evitare responsabilità nell'accaduto.

Tutto ciò è il risultato del sistema oppressivo e di controllo introdotto da Mubarak con la legislazione d'emergenza, che consente alla polizia di trattare i cittadini come schiavi.

Shadowy aggiunge:

I testimoni oculari – clienti dell'Internet café e passanti – hanno riferito che l'aggressione è continuata senza interruzione per 20 minuti, ed è stata compiuta di fronte agli occhi di tutti, accompagnata dalle urla, le lacrime e le grida d'aiuto di Khaled.

Un altro testimone, Mahmoud Ali, ha affermato che i due poliziotti hanno portato il corpo della vittima alla stazione di polizia di “Seidy Gaber,” trasportandolo nuovamente sulla scena del crimine 15 minuti più tardi; lì hanno chiamato l'ambulanza in modo da sembrare estranei ai fatti.

Il fratello di Khaled ha ufficialmente dichiarato al giornale “Shorouk” che Khaled quella notte non è mai stato detenuto in alcuna stazione di polizia o altrove, e che era un ragazzo educatissimo, ben voluto e rispettato da vicini ed amici. Ha inoltre aggiunto che il fratello proviene da una buona famiglia, che non annovera figli in prigione. “Non appena sono stato informato della condanna contro mio fratello da parte della stazione di polizia, sono andato immediatamente all'Ambasciata americana informandoli dell'incidente, perché sono cittadino americano; ho pensato che il mio passaporto americano potesse proteggermi, al contrario di quello egiziano, che è la ragione principale per l'attacco impunito contro Khaled”, ha aggiunto.

L'avvocato della vittima, Waleed Saeed, ha presentato un'istanza al Pubblico Ministero con l'accusa ai due poliziotti di aver picchiato e torturato Khaled fino a causarne la morte, e di averne trascinato il corpo fino alla stazione di polizia.

Chi avrebbe mai pensato che Khaled avrebbe pagato con la vita la domanda sul “perché” venivano violati i suoi diritti fondamentali?! Bene, come risulta evidente, questo è ciò che accade grazie alla legge d'emergenza in vigore; ogni cittadino dovrebbe pensarci due volte prima di varcare i confini e decidere di invocare i propri diritti civili, pensando presuntuosamente di essere il Martin Luther King del suo tempo.

Traveller Within sottolinea il modo in cui polizia abbia poi cercato di ripulire il luogo del delitto:

I poliziotti dopo l'accaduto sono tornati sulla scena del crimine in cerca di qualsiasi apparecchio o telefono che avesse potuto registrare l'accaduto. Nonostante ciò, il loro tentativo non è riuscito ad impedire il diffondersi della notizia, ampiamente diffusa e condivisa tramite Twitter e altri social network, dove sono apparsi resoconti dettagliati, fotografie del ragazzo prima e dopo la morte, e si è iniziato a organizzare manifestazioni e azioni civili per assicurare alla giustizia i presunti colpevoli e protestare contro l'applicazione della legge d'emergenza, in vigore dal 1981 e prolungata solo il mese scorso per altri due anni, con l'esplicita dichiarazione da parte dello Stato che sarebbe stata applicata solo “in casi di terrorismo e traffico di droga”.

Dimostrazione per Khaled Said

Manifestazione al Cairo. Fotografia di Sarah Carr

Will E. ha partecipato alla dimostrazione svoltasi il 13 giugno a Piazza Lazoghly del Cairo, dandone il seguente resoconto:

Sin dal mio arrivo, sono stato tirato per la maglietta e minacciato di essere arrestato, e sarebbe successo così se i poliziotti non fossero stati occupati a trascinare due altri ragazzi verso la camionetta della polizia, ma questo è un evento insignificante se paragonato a quanto accaduto. Devo precisare che non ho detto una sola parola quando sono arrivato e che subito i poliziotti mi si sono rivolti usando le espressioni maleducate e un atteggiamento particolarmente irrispettoso. MI hanno minacciato che sarei stato ‘preso’, che tutti quelli nella zona sarebbe stati ‘presi'; è quanto mi diceva un poliziotto mentre iniziava a trascinarmi via.
Altre due persone, trascinate via subito mentre arrivavo, erano nell'area al di fuori del perimetro. La polizia ha confiscato macchine fotografiche, come di consuetudine, cancellandone video e immagini. A quanto ne so, alcune macchine fotografiche sono state restituite, ma non posso testimoniare direttamente come siano andate le cose. I poliziotti erano appostati su tutti gli edifici, e non appena iniziavano gli slogan di protesta, concedevano ai manifestanti pochi minuti prima di caricarli.
Ci sono stati anche dei feriti, uno dei nostri amici è stato portato in ospedale, un altro manifestante è caduto mentre fuggiva da una carica della polizia, rialzandosi con il sangue sulla faccia e la testa. L'hanno caricato su un taxi con qualcuno che sembrava un addetto alla sicurezza, ma non ho idea di dove sia stato portato.
C'era timore nell'aria, paura di esprimere qualsiasi tipo di opinione durante la protesta; le persone ufficialmente circondate avevano la visuale bloccata da uomini vestiti in nero (amn markazy). Per la polizia, si trattava di normale amministrazione; non gl'importava di cosa venisse urlato durante la manifestazione né chi stavano maltrattando.

The Traveller Within ha caricato un video, delle fotografie e altri materiali dal vivo, raccontando quanto segue:

Ci sono state parecchie dimostrazioni in diverse zone del Cairo ieri per chiedere giustizia per Khaled Mohamed Said contro i suoi assassini – compreso il Ministro degli Interni, Habib El Adly. Come citava uno degli slogan:

“Se fosse accaduto a Israele (o in qualsiasi altro Paese, peraltro), la testa di El Adly sarebbe già stata fatta cadere”.

Ma non in Egitto. Non quando, come gridavano i manifestanti, l'obiettivo principale dell'esistenza della polizia è proteggere il regime dalla gente comune.

Sempre sulle proteste, Zeinobia rilancia altre immagini visivi e scrive:

La fotografia migliore che ho sulla manifestazione è questa scattata da Assad.
Anche qui c'è n'è un'altra scattata da Affet.
Non so come il regime osi aprir bocca di fronte alle fotografie che dimostrano la brutalità della polizia contro i manifestanti pacifici. Basta guardare i video e le immagini qui raccolti per capire cosa intendo.

La blogger e giornalista Sarah Carr è stata testimone di quella che definisce la Regola dei Cinghiali [fotografie dettagliate]:

C'è stata ancora più imbecillità e crassa stupidità da parte dei poliziotti ieri, perché hanno risposto ai dimostranti che protestavano contro la violenza della polizia con ulteriore violenza.

Verso le 17 circa 150 persone si sono ritrovate a piazza Lazoghly – sede del quartier generali della sicurezza. Tale cifra è andata rapidamente crescendo quando ai manifestanti è stato impedito di raccogliersi fuori dall'uscita principale del Ministero degli Interni – come inzialmente stabilito – facendoli convergere verso la stessa piazza. I manifestanti sono riusciti a fare due volte il giro della piazza prima che la polizia potesse organizzarsi. Poi hanno formato il consueto cordone nero di carne da macello e ne siamo stati ermeticamente intrappolati.
Eravamo davvero intrappolati.

Amr Salama ha pubblicato molte altre foto della manifestazione.

Kareem El Beheiry ha caricato video sugli scontri e le cariche contro i manifestanti.

Qual è dunque il vero motivo per la morte di Khaled? Tabula Gaza risponde:

Sono due mesi che sto lavorando su un film per testimoniare del frequente ricorso alla tortura, per cui non sono rimasto sorpreso nell'apprendere del pubblico pestaggio e dell'uccisione del ventottenne Khaled Sayed giovedì notte. Secondo il blogger Mfatta7, Khaled aveva filmato o ottenuto un video che mostrava alcuni poliziotti coinvolti nel traffico di droga. Questo è il video [ar] messo a disposizione dalla sorella [si vede la corruzione della polizia e l'episodio della vendita di droga].

Amr Salama ha poi trascritto [ar] la conversazione dello stesso video [ar]:

انتشر صباح اليوم السبت أحد مقاطع الفيديو الحديثة التي أثارت جدلاً واسعاً في قضية مقتل الشاب “خالد محمد سعيد” بين مجموعة كبيرة من المدونين ونشطاء الإنترنت المصريين، حيث أكد ناشروا هذا الفيديو أنه كان السبب الرئيسي وراء حادثة التعذيب التي تعرض شهيد الطوارئ وأفضت إلي وفاته علي حد تعبيرهم، ويظهر هذا الفيديو المصور داخل أحد المكاتب الذي يعتقد أنه مكتب مباحث قسم شرطة ضابط ومعاونوه الذين يرتدي بعضهم الملابس العسكرية المميزة لأمناء الشرطة، وهم يقومون بتقسيم كمية من الأحزار المضبوطة في أحد القضايا والمكونة من 80 كيلو من مخدر الحشيش وبعض النقود، وذلك تمهيداً لتحديد الكمية التي سيتم تسلميها إلي النيابة ضمن أحراز القضية والكمية الأخري التي سوف يتم تقسيمها فيما بينهم بحسب الرواية المذكورة من قبل ناشري هذا الفيديو، كما يسمع في هذا الفيديو صوت لأحد الموجودين وهو يقول”لزوم المزاج”، وصوت أخر يقول”مبروك عليك يا باشا” موجهاً حديثه إلي الضابط الذي يرد عليه عارضاً أخذ قطعة من الحشيش فيرفضها.
Sequenze relative dalla recente registrazione di un video sono state ampiamente condivise e diffuse tra utenti e attivisti online. Le clip erano direttamente collegate all'omicidio di Khaled Said. Il video mostra un poliziotto e i suoi assistenti in un ufficio mentre si spartiscono 80 chilogrammi di droga. Si possono sentire commenti in cui dicono “per sballarsi” e si congratulano con il loro capo.

Sandmonkey scrive:

Quando la storia è venuta fuori, e la gente ha pututo vedere le immagini, ovviamente si sono infuriati. Circa 1.000 persone si sono raccolte dopo la preghiera del venerdì per protestare di fronte alla stazione di polizia [ar], e si stanno organizzando sit-in e manifestazioni per l'intera settimana, spingendo la gente ad agire prima di diventare il prossimo Khaled. Il Ministero degli Interni ha prontamente risposto dicendo che Khaled era un delinquente, donnaiolo e uno spacciatore, responsabile dell'attentato dell'11/9 [ar], che la sua morte è dovuta ad asfissia e che la fotografia lo raffigura semplicemente dopo la conferma della morte da parte del medico legale. Aggiungendo che dovremmo davvero rallegrarci che una tale minaccia per la società non sia più tra noi.

Il 12 giugno 2010 il Dipartimento dei media e delle pubbliche relazioni dello stesso Ministro degli Interni ha rilasciato una dichiarazione in cui si nega il contenuto delle deposizioni dei testimoni così come i rapporti presentati dalle organizzazioni dei diritti umani sulla morte di Khaled Said ad Alessandria, accusandoli di imprecisioni, evidenti falsificazioni, e di aver ampiamente superato il limite nella diffusione di menzogne, etc.

Tabula Gaza condivide uno stralcio da una dichiarazione rilasciata dal Centro Nadeem [la dichiarazione completa è disponibile qui in inglese]:

Il Ministero degli Interni ha concluso che “non cederà indipendentemente dal numero delle illazioni”. Noi faremo altrettanto, nonostante le menzogne ed il terrore seminato dal Ministero. Continueremo a denunciare il reato di tortura, daremo una mano alle vittime, procurando loro assistenza legale, psicologica e mediatica così come qualsiasi altra forma di supporto fino a quando i colpevoli delle torture non saranno assicurati alla giustizia… Finché non ci sarà pubblica ammenda…fino a quando non avremo più casi di tortura… finché i colpevoli non saranno assicurati alla giustizia…noi non molleremo.

Chiarendo l'identità di Khaled, Zeinobia scrive ancora:

La gente è davvero furiosa ad Alessandria, specialmente a Sidi Gaber, per le illazioni sul conto di Khaled che hanno spinto gli amici e il giornalista Bahaa El-Tawil a scrivere un articolo su di lui, l'altro Khaled di cui il Ministero non sapeva nulla e che ha rifiutato di lasciare l'Egitto perché amava il suo Paese!! L'altro Khaled che non si è sottratto al servizio militare, come ha invece dichiarato il Ministero, l'altro Khaled che non ha mai fumato una sigaretta.

Zenoibia ha anche rilanciato i video dei vicini di Khaled che parlano in sua difesa [ar] e la testimonianza del proprietario dell'Internet cafè [ar] in questione.

E anche se Khaled fosse stato un fumatore di marijuana, un frequentatore di prostitute, o il terrorista che ha descritto il Ministero degli Interni, Zeinobia si chiede:

Due agenti in borghese hanno forse il diritto di perquisire altri cittadini!!?? Se no – che è la risposta esatta – perché allora li hanno perquisiti!!??
Era stato forse emesso un mandato ufficiale che consentisse loro di perquisire chiunque si trovasse per strada!!??
Come facevano questi agenti a sapere della pericolosità di Khaled !!??
Se credessimo alle affermazioni rilasciate dal Ministero, potremmo chiederci come facesse Khaled a sapere che quei due uomini in borghese fossero in realtà dei poliziotti!!??

E Sandmonkey conclude così il suo post:

All'Egitto piace definirsi come la terra della Tranquillità e della Sicurezza. Per favore, si noti che mettiamo sempre al primo posto la parola Sicurezza. Ci piace pensare che siamo un Paese sicuro, che siamo meglio di quei malvagi Paesi occidentali dove una donna è violentata ogni 48 secondi o chissà cosa — ma non lo siamo affatto. Nessuno di noi è al sicuro. Né in questo Paese, né in questo mondo. Ognuno di noi potrebbe perdere la scintilla della vita in qualsiasi momento; a quelli fortunati succede velocemente e senza sofferenza. Gli sfortunati soffrono. Quelli veramente sfortunati fanno la fine di Khaled.

1 commento

  • […] Egitto seguite all’uccisione del giovane Khaled Said presumibilmente per mano della polizia. Qui un collage in italiano dei testi postati sui blog e su […]

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