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Blogosfera egiziana: cultura, arte e sociale affiancano politica e attivismo offline

(Post scritto da Eman AbdElRahman e tradotto da Tamara Nigi)

Secondo uno studio del Berkman Center for Internet and Society dal titolo “Mapping the Arabic blogosphere” [en, come tutti gli altri link, se non indicato diversamente], nel contesto della blogosfera araba quella egiziana è l'aggregato più ampio e differenziato per settori. Dallo studio risulta che la metà dei blogger è composta da donne, mentre l'altra metà da giovani fra i diciotto e i ventiquattro anni. Di solito sono persone impegnate in varie campagne, per la liberazione di blogger incarcerati o per  le riforme sociali, contro lo stigma dell'HIV/AIDS o le molestie sessuali nelle strade. Ma i blogger non disdegnano la poesia, la letteratura e l'arte, né i diritti umani (civili e politici) e la condizione femminile (diritti, status, hijab, femminismo, ecc.).

In merito alla rapida crescita della blogosfera e alla sua composizione specifica, ecco come si esprimeva un noto blogger egiziano, Mohamed, già nel 2005:

Il bello della blogosfera egiziana è che si sta dimostrando capace di presentare la nostra cultura nella sua varietà e multidimensionalità, mentre di solito è percepita come monolitica. […]. Ciò che trovo più interessante della nostra blogosfera è proprio il fatto di avere un'identità, pur essendo diversificata. È questo il maggior vantaggio che offre, difficilmente riscontrabile  nel mondo non virtuale […]. Nella vita reale è salutare avere interazioni con persone di diversa provenienza sociale: la blogosfera favorisce tutto ciò, consentendo di interagire con il mondo stando seduti al computer. L'interazione, poi, si presenta sotto varie forme, e naturalmente non manca quella conflittuale.

Le campagne online

Sono sempre un po’ perplessa nel vedere che ricercatori e giornalisti danno risalto solo al lato politico della blogosfera egiziana, tralasciando magari la ricchezza dei suoi aspetti sociali e culturali, evolutisi negli anni con l'offerta di nuovi canali per i cittadini e di opportunità di espressione per le minoranze.

Una delle prime campagne che io ricordi è stata “This is Not Egypt” [ar], lanciata da un gruppo di blogger che trovava offensivo il modo in cui il governo proponeva l'immagine turistica del Paese, ricorrendo a rappresentazioni che suscitavano disagio nei blogger, come il calcare lo stereotipo della danza del ventre, senza insistere, invece, sulla promozione dei siti di interesse storico. Trovando sbagliato questo modo di rappresentare il Paese, i blogger coinvolti decisero poi di istituire un blog collettivo dove ciascuno potesse parlare dell'Egitto per come lo percepiva.

Lo stesso è accaduto nei confronti di un'altra campagna pubblicitaria per una birra analcolica che invitava gli uomini a bere per “essere uomini veri”, un messaggio che nella blogosfera ha scatenato ondate di protesta, dando vita anche a un gruppo assai critico su Facebook.

Poi è stata la volta di un'iniziativa che ha visto alcuni seguaci della fede Baha'i ricorrere ai blog per rivendicare il diritto a un documento di identità e a registrarsi all'anagrafe come Baha'i, anche se, in base alle leggi egiziane, questo è un diritto riservato agli islamici, ai cristiani e agli ebrei. E man mano che il numero dei blog di seguaci della fede Baha'i aumentava, altri blog non-Baha'i – laici, ma anche di tendenza islamica – si sono dichiarati solidali con quella rivendicazione. Nel 2009, dopo anni e anni di negazione del diritto a essere identificati da documenti legalmente riconosciuti, il supremo tribunale amministrativo egiziano ha rimosso gli impedimenti [it] al rilascio del documento di identità.

Interessante anche un'altra iniziativa, denominata “Have a Voice Campaign” e lanciata da un gruppo di blogger che ha aperto una pagina Facebook diffondendo un filmato per sensibilizzare gli egiziani a richiedere i certificati elettorali in vista delle prossime elezioni del 2011. Per poter votare, gli Egiziani devono esserne in possesso, però fino all'inizio del 2010 si poteva fare domanda del certificato solo in certi mesi, cosa che per molti era un disincentivo. Ma proprio all'inizio di quest'anno, una sentenza ha stabilito che la domanda si può presentare in qualsiasi mese dell'anno. L'iniziativa ha riscosso un successo enorme e in tanti hanno poi caricato, nella pagina del gruppo Facebook o sul proprio blog, la foto del certificato elettorale ottenuto.

Una delle più discusse è stata la campagna dei blogger che hanno rivendicato il diritto della ventisettenne Heba Najeeb a fare ritorno in Egitto, dopo tre anni che il padre la teneva confinata in Arabia Saudita. In tanti nella blogosfera si sono attivati per dar voce e risalto al suo caso, attirando l'attenzione dei media tradizionali ed esercitando in tal modo una forma di pressione sul padre, che alla fine ha dovuto consentirle di far ritorno in Egitto per conto suo.

Cultura, Libri e Scrittura

Il rapporto fra blog e cultura è nato molto prima che nella blogosfera si instaurasse la pratica di recensire libri o dare consigli su eventi culturali. Con il passare del tempo, indirettamente i blog sono diventati anche veicolo di pubblicità per i libri.

Dice lo scrittore Ahmed Nagi, in un suo nuovo libro pubblicato dall'ANHRI (Arabic Network for Human Rights Information) [Rete Araba per l'Informazione sui Diritti Umani], dal titolo “Blogs from post to tweet” [en]:

دافعٌ أساسيٌّ من دوافع إنشاءِ مدوَّنة والكتابة فيها، هو حب الكتابة نفسه ، لهذا كان من الطبيعي أن تظهر لدى العديد من المدوِّنين ملامحُ مشروعٍ أدبيٍّ ما ، كما أثارت بعضُ ال

Quello che fondamentalmente spinge le persone ad aprire un blog e a scriverci, è l'amore per la scrittura in sé, per cui è pacifico trovare in giro certi blog che propendono di più verso il progetto letterario. È un aspetto emerso soprattutto in seguito alle diatribe nate dal tentativo di classificare artisticamente le forme di scrittura reperibili sui blog: chiamarle diari, racconti, messaggi di testo o addiritutta indicarle come un nuovo genere ancora in divenire?

Cairo Bookfair

Foto di Mohd Tarmizi, ripresa con licenza Creative Commons.

Un momento importante, sulla scena della blogosfera egiziana, è stata la decisione della Dar El Shorouk (nota casa editrice del Paese), all'inizio del 2008, di aprire alla tendenza di trasformare i blog in libri. È partita con tre volumi, “Rice with milk” di Rehab Bassam, “This is my dance” di Ghada Muhammad [ar] e “I want to get married” di Ghada AbdelAal [ar]. Si sono rivelate opere di gran successo, che hanno spinto altri blogger a mettersi in proprio come piccoli editori – alcuni dedicandosi esclusivamente alla pubblicazione dei propri blog sotto forma di libri. L'anno seguente, nel 2009, con oltre 15 nuovi titoli, i blogger egiziani hanno “invaso” l'annuale Fiera del Libro de Il Cairo.

La blogosfera ha intanto visto nascere anche altre due importanti campagne, una contro il plagio dei blog, suscitata dall'uso non autorizzato che i giornali fanno dei post dei blogger, modificandone anche i passi citati;  l'altra sugli editori abusivi, con cui i blogger hanno messo a disposizione degli utenti il free download dei loro scritti, in risposta alla prevaricazione di alcune case editrici nei loro confronti.

Ed è stata anche la vivacità della scena culturale in cui si muove la blogosfera a ispirare, da parte dell'ANHRI, la pubblicazione di “Wasla“, una delle prime riviste indipendenti dedicate ai blog:

Il nome scelto per questo settimanale [wasla in arabo richiama l'idea di ‘connessione’], che ora ha anche uscite mensili, sancisce il ruolo che la testata riveste nel colmare, accogliendo su carta contenuti dei blog, il divario fra i giovani blogger e le generazioni precedenti, quella dei politici e dei media. Un modo per dare alle vecchie generazioni una finestra sul mondo dei blogger, affinché possano comunicare con loro e dargli una mano, ma anche metterli in discussione, e farlo con obiettività.

Wasla, che è una pubblicazione non periodica e opera con licenza Creative Commons, si può leggere e scaricare gratuitamente qui [ar].

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