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Colombia: il “Festival del Blog” rilancia i legami tra donne e Rete (prima parte)

Va crescendo l'interesse fra le donne colombiane sulla tutela dei propri diritti e sull'adozione sempre più diffusa di Internet e dei nuovi mezzi di comunicazione per esprimersi e usufruirne al meglio, al pari delle donne di altri Paesi. Questo il quadro che emerge dall'esame dei 21 post inviati per il primo Festival del blog organizzato da Global Voices in spagnolo: Festival del Blog: Colombia, donne e rete [es].

Cos'è un festival del blog [en]? È un evento virtuale in cui un sito-progetto, in questo caso Global Voices in spagnolo [es], invita i blogger a scrivere su un tema specifico, e alla fine viene pubblicato un articolo riassuntivo sulla partecipazione generale (quello che state leggendo).

Ragazze che partecipano a un dibattito sull'integrazione digitale a Medellín in Colombia

Ragazze che partecipano a un dibattito sull'integrazione digitale a Medellín in Colombia

Iniziamo il viaggio in questi blog con Kathy Gámez che, da Santa Marta [it], pubblica Lo que no voy a callar (Quello che non tacerò), e presenta il post Y tu mujer?? Como usas el internet?? [E tu donna? Come usi internet?, es] in cui ci offre la sua personale visione della relazione fra donne colombiane e Internet. Mette in evidenza alcuni vantaggi e svantaggi dell'uso di Internet, ma menziona anche il fatto che ora le donne “sono tenute in considerazione, cosicchè abbiamo l'opportunità di offrire qualcosa, qualcosa che gli altri ricorderanno, è un invito a fare un buon uso di Internet, nella mia rete, nella tua rete, nella nostra rete…”. Aggiunge inoltre:

… internet en nuestras vidas juega un papel muy importante sobre todo para las mujeres que trabajamos y que no podemos dejar nuestras obligaciones laborales para ejecutar determinada actividad, hoy en dia nuestras vidas se ven resueltas y pueden girar en torno al sin numero de aplicaciones web de diferentes entidades que nos permiten movernos en este mundo virtual sin necesidad de dejar tirado lo que estamos haciendo en nuestro mundo real, podemos pagar nuestras cuentas, enviar cartas, comunicados, actualizar informacion, enviar hojas de vida, asistir a conferencias e incluso vigilar lo que sucede en nuestras casas mientras no estamos presentes. Lastimosamente y por el poco apoyo de las entidades gubernamentales de algunos paises, por escaces de recursos o por la poca formacion o sensibilizacion acerca del adecuado uso que podemos darle a esta herramienta solo algunas tenemos la posibilidad de acceder a este mundo 2.0.

… internet gioca nelle nostre vite un ruolo molto importante, specialmente per le donne che lavorano e che non possono abbandonare gli obblighi lavorativi per impegnarsi in altre attività, al giorno d'oggi nelle nostre vite c'è una soluzione per tutto e possiamo sfruttare un numero infinito di applicazioni di diverse tipologie che ci consentono di muoverci in questo mondo virtuale senza trascurare ciò che stiamo facendo nel nostro mondo reale,  perchè possiamo pagare le bollette, inviare lettere, promemoria, aggiornare informazioni, inviare curriculum, partecipare a conferenze e perfino dare un'occhiata a quello che succede nelle nostre case mentre non siamo lì. Purtruppo, a causa dello scarso sostegno da parte degli enti governativi in alcuni paesi, per la mancanza di risorse o per la poca educazione e sensibilità sulla maniera adeguata in cui usare questi strumenti, solo alcuni di noi hanno la possibilità di accedere al mondo 2.0.

Sul blog Opinopongo, Mrs. Colombia, da un posto “vicino alla città del vento [it]” negli Stati Uniti, partecipa con il post Bloggueras con impedimentos [Donne blogger con ostacoli, es] dove compara l'Internet colombiano alle realtà di altri Paesi, e nonostante le differenze rileva che “non c'è un valido motivo per cui le donne colombiane non debbano contribuire con i loro post al web”. Ciononostante, è consapevole della realtà:

Colombia: un país en el que el treinta y ocho por ciento de la población tiene acceso a internet, el tercer lugar en penetración en América Latina después de Brasil y Argentina. Nada mal para un país que lucha diariamente con problemas mucho más graves que darle acceso a la red a todos sus habitantes. Sin embargo, la mayoría de las mujeres colombianas aún no han logrado adoptar este medio como una forma de expresarse a sí mismas o de luchar por sus derechos y sus ideales. … Colombia es un país, en el cual no sólo es el acceso físico a la red, sino más que todo la sociedad la que regula lo que escribes, cómo escribes y para quien escribes. Especialmente en el caso de las bloggueras, la sociedad es un impedimento real para decir a calzón quitao lo que se piensa de un tema en particular.

Colombia: un paese dove il 38% della popolazione ha accesso a internet, il terzo paese per diffusione dopo Brasile e Argentina. Non male per un paese che lotta tutti i giorni con problemi molto più seri del consentire l'accesso al web a tutti i cittadini. Tuttavia, la maggioranza delle colombiane non sono state capaci di adottare questo mezzo di comunicazione come un mezzo per esprimersi e lottare per i propri ideali… La Colombia è un paese nel quale [la questione fondamentale] non è tanto l'accesso fisico al web, quanto la società che regola ciò che scrivi, come lo scrivi e a chi lo scrivi. Specialmente nel caso delle donne blogger, la società è un vero ostacolo per dire con audacia cosa si pensa di un determinato argomento.

Di impedimenti autoimposti, fra le altre cose, è ciò di cui la giovane Lina Marcías parla nel suo blog Angelesituango's blog, dalla piccola città di Ituango [it]. Pubblica il post La mujer en la red [Donne in rete, es] dove dice:

(las) mujeres aceptan y son testigos del avance tecnológico, pero se inhiben a participar de él, poniendo como escusa su edad, diciendo que la internet y otros adelantos son hechos para los jóvenes. Pero “como todos no pensamos igual”, son muchas otras las mujeres que se atreven a hacer parte del desarrollo tecnológico, sin importar su edad, descubren las infinitas posibilidades que la red ofrece: saber de sus viejos amigos, investigar, jugar… otras se proponen cambiar los estereotipos que hay de la mujer, hacer respetar sus derechos, reclamar por sus violaciones, formando en la red una comunidad de apoyo hacia la mujer, causa a la que muchos hombres se le unen.

Le donne accettano e sono testimoni dei progressi tecnologici, ma si autoinibiscono dal parteciparvi, usando come scusa la loro età, dicendo che internet e le altre tecnologie sono fatte per i giovani. Ma siccome “non la pensiamo tutti allo stesso modo”, ci sono altre donne che osano prendere parte a questo sviluppo tecnologico, nonostante la loro età, e scoprono le infinite possibilità che il web ha da offrire: ricevere notizie su vecchi amici, indagare, giocare, … Altre puntano a cambiare gli stereotipi verso le donne, a vedere rispettati i propri diritti, a denunciare le violazioni, a formare comunità di sostegno in rete per le donne, una causa a cui si uniscono anche molti uomini.

E parlando di uomini, un signore di Bogotá [it], Luis Angel Pérez, attraverso il post Mujeres conectadas [Donne connesse, es] dal suo blog El blog de Luis ci fornisce i nomi di diverse donne che attualmente svolgono ruoli di direzione nei campi dei software liberi e delle cultura libera in Colombia, e non solo, [ci parla] anche della loro crescente presenza nell'esprimere varie opinioni attraverso i blog e Twitter. Questo è ciò che scrive:

Tomo como base lo que al principio fué el FISOL (Festival de Instalación de Software Libre), cuando asistí a este evento por primera vez en 2003 todos eran hombres, en la logística y como instaladores. Hoy la situación es muy distinta. Las mujeres han liderado en los últimos años el capítulo del FLISOL (Festival Latinoamericano de Instalación de Software Libre) en Colombia un evento internacional desde el aspecto organizacional y también en la creación de proyectos y productos relacionados al software libre. Desmintiendo con hechos el mito de que la informática era un campo exclusivo para los hombres nerd.

Baso [il mio ragionamento] su ciò che una volta era il Festival de Instalación de Software Libre [es] [FISOL, Festival di installazione dei software liberi], quando ho partecipato per la prima volta a questo evento nel 2003 c'erano solo uomini ad assistervi, sia per la logistica che per l'installazione. Oggi le cose sono cambiate. Le donne l'hanno condotto negli ultimi anni [a trasformarsi] in Festival Latinoamericano de Instalación de Software Libre [es] [Festival latinoamericano di installazione dei software liberi, FLISOL] che in Colombia è un evento internazionale sia dal punto di vista dell'aspetto organizzativo, sia per quanto riguarda la creazione di progetti e prodotti legati ai software liberi. Sfatando il mito che l’information technology sia un campo esclusivamente per uomini nerd.

Portando la sua testimonianza in proposito, madame web dal blog La lógica de mi papa (La logica di mio padre), da Pasto [it], si chiede ¿La Mujer y la Red? [E le donne e la Rete?, es] prendendo in considerazione la sua recente partecipazione a Campus Party [en] e riflette:

Este año asistieron mas mujeres que en versiones anteriores, pero ¿a que se debe que no haya una igualdad en la asistencia? acaso las conferencias, talleres y concursos que se desarrollan en Corferias durante estos días no son lo suficientemente atractivos para las mujeres?. Seria muy atrevido generalizar y decir que todas las mujeres tienen acceso a un computador, mas aun cuando yo trabajo en un proyecto de Inclusión Digital en la zona rural y se que no es así. Si, Internet te acerca a todo, pero también te aleja de la realidad.

Quest'anno hanno partecipato più donne che nelle precedenti edizioni, ma qual è la ragione della mancanza di una presenza uguale [di donne e di uomini]? Le conferenze, i dibattiti e i corsi che si sono svolti a Corferias in quei giorni non sono abbastanza interessanti per le donne? Sarebbe troppo ardito generalizzare dicendo che tutte le donne hanno accesso a un computer, a maggior ragione se lavoro in un progetto di Inclusione Digitale in un'area rurale e so benissimo che le cose non stanno così. Sicuramente Internet ti avvicina a tutto, ma ti aliena anche dalla realtà.

La realtà è qualcosa che Maria Eugenia Alonso, originaria di Bogotá ma che vive a Cali [it], prende in considerazione nel suo blog La Mariposa (La farfalla) e si domanda ¿Por qué creé un blog? [Perchè ho creato un blog?, es]. Questa introspezione la porta a ricordare alcune critiche che ha ricevuto per la sua attività di blogger, ad esempio che lo stava facendo perchè non aveva di meglio da fare, a cui ha risposto elencando tutti i suoi doveri domestici come donna, moglie e madre, e aggiunge:

ahh… fuera de eso me queda tiempo para tomar fotos, encontrar gente que hace 40 años no veo y hacer dibujos en computador para un proyecto. Dios si eso es no tener qué hacer y es tanta mi depresión que tengo que llenar mis vacíos con el blog y estar 24 horas frente al pc sin ningún objetivo, entonces sí es pérdida de tiempo, pero si me sirve para salir de mi supuesta depresión y ayudo a mi vejez porque no tengo que tomar ativan, ni bon sleep, ni valeriana para conciliar el sueño, ayudo con mis sugerencias y comentarios… Entonces NO es pérdida de tiempo.

Ahh… Oltre a questo, ho il tempo di fare fotografie, trovare persone che non vedevo da quarant'anni e fare disegni sul mio computer per un progetto. Se questo significa non avere nulla da fare e la mia depressione è così profonda da indurmi a riempire il mio tempo libero con un blog passando 24 ore davanti a un pc senza uno scopo, allora sì che è uno spreco di tempo, ma se mi aiuta a uscire dalla mia ipotizzata depressione e aiuta la mia età avanzata, dal momento che non devo prendere Ativan o Bon Sleep o la valeriana per addormentarmi, aiuto [gli altri] con i miei suggerimenti e i miei commenti… No, in questo modo, NON è una perdita di tempo.
Immagine da Global Voices

Workshop di giornalismo partecipativo a Medellín.

E Entre nosotras… ¿para qué sirve la red? [Tra di noi… A cosa serve la rete?, es] è la domanda con un doppio significato che Sonia.Ro pone nel suo blog Hazlo poco pero bueno (Fai poco però bene). Prende in considerazione non solo la rete di Internet, ma anche quella sociale per rivelare i “supposti progressi” delle donne nei tempi moderni. Ma nonostante le critiche che pone nei confronti delle donne nella società, pensa che Internet sia utile per qualcosa di molto importante per le donne: comunicare.

Contándonos historias tejemos nuevas redes, de confidencias, de afectos, de ayudas, de intercambios, de generosidades. Y entre las historias que nos contamos, vemos que vivimos lo mismo, en nuestros hogares, nuestras escuelas, nuestro barrio, nuestras ciudades. Y que los problemas que tenemos no son sólo de nuestra comunidad, no es el profesor del colegio, o el pastor de nuestra iglesia, o el alcalde de nuestra ciudad. Porque del otro lado del mundo sucede igual, y nos llegan las mismas historias. Y si sucede igual allá, entonces el problema debe ser más grande, su raíz más profunda… Por eso creo en la red que conecta.

Raccontandoci delle storie intessiamo nuove reti, di confidenze, di affetto, di aiuto, di scambi e di generosità. E fra tutte le storie che ci raccontiamo, vediamo che abbiamo tutte vissuto le stesse esperienze, nelle nostre case, nelle nostre scuole, nei nostri quartieri, nelle nostre città. E i problemi che abbiamo non appartengono solo alla nostra comunità, non è solo l'insegnante della scuola o il parroco della chiesa, o il sindaco della nostra città. Perchè dall'altra parte del mondo accadono le stesse cose, e si ritrovano le stesse storie. E se le stesse cose succedono là, allora il problema deve essere più grande, la radice della sua causa più profonda… Per questo penso che la rete colleghi.

Anche Andrea Juliana Enciso, che scrive su Anotaciones para solitarios profesionales :escritos (Annotazioni per professionisti solitari: scritti) è critica nel suo post dal lungo titolo, No me compres una olla a presión cuando sea grande: los susurros femeninos en los blogs en la democracia del simulacro de internet, [Non comprarmi una pentola a pressione quando sarò vecchia: i sussurri femminili sui blog nella democrazia del simulacro di internet, es].  Pensando alle lettrici, così come alle scrittrici, si domanda cosa sia cambiato e se le nuove tecnologie vengano usate per tenere a bada il progresso, ma alla fine concede un pò di speranza:

No me quejo de internet, creo que la mayor parte de mi tiempo estoy conectada, pero creo que el asunto no es solo el espacio abierto de lo otro, es también, pensar como esos otros que no están en la vitrina de la buena simulación, son válidos como lecturas posibles más allá de lo freak o lo especial, en que irónicamente lo común- los trece kilos de sobrepeso, el hombre que no supera los 1.70, la mujer que pelea todos los días con su armario- puede ser un lugar seductor en estás épocas de tantos disfraces y exceso de representación.

Non mi lamento di internet, credo di passare la maggior parte del mio tempo connessa, ma penso che la questione non sia solo lo spazio che apre nei confronti di altri, ma anche quella di come coloro che nella rete non sono esposti siano da ritenere una lettura valida [della realtà] andando oltre la bizzarria o la particolarità, dove per ironia l'ordinarietà – i tredici chili di sovrappeso, l'uomo alto 1.70 cm, la donna che non sa cosa mettersi – può essere un luogo seducente in quest'era che abbonda di travestimenti e eccessi di rappresentazione.

Di rappresentazioni e stereotipi è proprio quello di cui scrive Johanna sul suo blog Licuc dove, nel post La princesa rosada que olía a fresas [La principessa rosa che odorava di fragole, es] fa appello al sarcasmo per descrivere un certo tipo di donna che “accede alla tecnologia per moda e non per necessità”:

No le interesa tener un blog, ni cuenta en Twitter. El tiempo que gastaría averiguándolo preferiría invertirlo depilándose o en cualquier otro tratamiento de belleza. En su mundo la etiqueta multitarea se aplica a leer una revista de farándula mientras le arreglan las uñas, no a recibir correos electrónicos al tiempo que habla por teléfono.

Non le interessa avere un blog o un account su Twitter. Il tempo che userebbe per scoprirli, preferisce investirlo in cerette o altri trattamenti di bellezza. Nel suo mondo la multifunzionalità si applica al fatto che può leggere un giornale scandalistico mentre si fa le unghie, non al fatto che può ricevere una mail e parlare al telefono allo stesso tempo.

Su questo registro troviamo anche il post Reinas como hormigas [Regine come formiche, es] che Maria Paz Ruiz ha pubblicato sul suo blog Compota de historias (Composta di storia) e ha presentato al festival del blog. In generale, il tema dell'identità di genere è stato uno dei fulcri centrali del festival. Per esempio, Juliana Rincón dal blog MedeaMaterial offre il post Mujer en la Red: ¿género? [Donne nella rete: questione di genere?, es] dove ci dice che il genere è qualcosa che non può essere ignorato sul web, ma che non è la sola cosa che ci definisce come persone:

Porque de la misma manera como nos define ser mujer, también nos define nuestra edad, dónde vivimos, cómo nos vemos, cómo nos expresamos, el vocabulario que usamos, nuestros referentes culturales. Ésas son las cosas que van armando el avatar que nos representa en la red, esa idea nebulosa que quienes me leen se hacen a través de la distancia, de donde agarran pedacitos de cada post o de frases y arman una imagen de cómo debo ser según lo que escribo.

Perchè allo stesso modo in cui ci definisce il genere sessuale, così ci definiscono anche l'età, il luogo dove viviamo, il modo in cui ci presentiamo, come ci esprimiamo, il vocabolario che usiamo e i nostri riferimenti culturali. Quelle sono le cose che compongono l'avatar che ci rappresenta sul web, questa idea nebulosa che chi mi legge costruisce nella distanza, da dove prende frasi o pezzettini di ogni post per creare un'immagine di come dovrei essere giudicando da quello che scrivo.

[Fine prima parte. La seconda parte dell'articolo è disponibile qui.]

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