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India: nel Kashmir, tra sassaiole per le strade e proteste su Facebook

La bella regione del Kashmir [it] è devastata dai conflitti territoriali [it] fra India, Pakistan e Cina da quando il governatorato coloniale britannico ha lasciato l'India nel 1947. Nell'arco di alcune guerre tutti questi Paesi hanno reclamato diverse aree del Kashmir, sulla base di sviluppi storici e affiliazioni religiose della gente del Kashmir.

Regione del Kashmir. Immagine da Wikimedia Commons. Licenza CC

Regione del Kashmir. Immagine da Wikimedia Commons. Licenza CC

La regione di Jammu e Kashmir [it] è un'area amministrata dall'India ma che gode di una speciale autonomia sulla base dell'articolo 370 della Costituzione indiana. È anche l'unico Stato dell'India che possiede una propria bandiera. Dalla fine degli anni Ottanta una violenta sollevazione appoggiata dal Pakistan ha causato un prolungato e sanguinoso conflitto fra i militanti e le forze di sicurezza indiane nella regione. I corpi dell'Esercito indiano che operano nello Jammu e Kashmir hanno ricevuto poteri speciali grazie alla Legge sulle Forze Armate del 1958 [en, come gli altri link nel seguito], ampiamente criticata.

Il Kashmir è traboccante di tensione e rabbia dall'inizio di giugno, quando è stato reso noto che le forze di sicurezza indiane avrebbero ucciso tre ragazzi innocenti con l'accusa di essere dei militanti. Sono seguite violente proteste che hanno condotto parte della regione in una situazione di stasi e centinaia di giovani kashmiri all'arresto. Jason Oberdorf spiega sul Global Post il perchè della situazione resasi di recente instabile nello Jammu e Kashmir:

La notte di martedì scorso (6 luglio 2010), New Delhi ha schierato l'Esercito per reprimere le proteste nel Kashmir per la prima volta dal 1990, dopo che presumibilmente le pallottole della polizia hanno ucciso altri tre civili, portando il totale dei morti per questo mese a quota 15. [..]

Facebook e gli altri social network sono colmi di sfoghi di rabbia da parte dei giovani del Kashmir, al limite dell'odio, per il comportamento delle forze di sicurezza indiane.

Leggere le notizie sulla situazione in Kashmir è complesso perchè le interpretazioni dipendono dalle fonti a cui ci si affida. Mentre un organo di informazione pakistano interpreterebbe la protesta accompagnata da lancio di pietre con titoli come “Il Kashmir proibisce la protesta contro l'occupazione indiana: vogliamo la libertà, il Pakistan“, un media indiano etichetterebbe la raffica di pietre come “Provocazione da parte di elementi anti-nazionali”. Secondo alcune voci i media indiani starebbero fabbricando notizie per incolpare qualcuno.

Oltre ad affrontare i contestatori che lanciano pietre, i militari indiani ora si trovano davanti ad una nuova forma di rivolta. I dimostranti sono sempre più attivi nell'uso di strumenti di comunicazione sociale come Facebook, Twitter, MySpace, hi5, Orkut e Kashmir Friend, un social network dedicato alla gente del Kashmir. Simantik Dowerah su Live Mint riferisce che “ci sono effettivamente dei gruppi di lanciatori di pietre kashmiri che si sono registrati su Facebook”. The Kashmir riporta alcune immagini che mostrano come i giovani vengano istigati attraverso la diffusione di video sulla Jihad.

Con l'intensificarsi della violenza, il governo dello Jammu e Kashmir ha bandito il servizio SMS in tutta la valle, nel tentativo di bloccare il flusso di informazioni e voci. Tuttavia i kashmiri hanno potuto respirare liberamente, restare connessi e condividere informazioni attraverso Facebook, come riferisce l’Hindustan Times. Molti siti di quotidiani come Kashmir Dispatch e Kashmir stanno usando Facebook per raggiungere i netizen.

Pattuglie della polizia nelle strade di Srinagar, Kashmir, in cerca di contestatori e provocatori separatisti. Immagine da Flickr di Austin Yoder su licenza CC

Pattuglie della polizia nelle strade di Srinagar, Kashmir, in cerca di contestatori e provocatori separatisti. Immagine da Flickr di Austin Yoder su licenza CC

Tra le notizie, ve ne sono alcune secondo le quali gli utenti Facebook vengono schedati dalla polizia. The Daily Rising Kashmir riferisce che le autorità hanno iniziato a scrutinare gli utenti Facebook del distretto di Anantnag [it] (in precedenza Islamabad) nel sud del Kashmir, sostenendo che “istighino” la gente contro lo Stato.

Sagar da Srinagar scrive in segno di protesta sul suo blog Tragedy Of Errors: My Kashmir, riassumendo il dolore della gente del Kashmir:

Protesto contro l'incompetenza della persone che hanno in mano il mio futuro, protesto contro la mancanza di umanità nelle nostre forze di (in)sicurezza, protesto contro gli insulti ripetuti, protesto contro l'uso che i media fanno del mio dolore a vantaggio dei loro indici di gradimento, protesto contro la miopia di tutti i nostri leader, protesto perchè nessuno di loro si è espresso in modo remissivo e ha chiesto perdono, protesto perchè ho l'ordine di rimanere chiusa in casa senza essere colpevole di nulla, protesto per chiunque, ma mai per un kashmiro, che vive i suoi cinque minuti di gloria in televisione, protesto contro i commenti inutili e insensati sul luogo dove vivo, protesto contro i giornalisti che raccontano al mondo solo un pezzo della storia…

Being Cynical su Desicritics accusa la politica e i suoi rappresentanti come causa delle proteste:

Tradizionalmente gli abitanti del Kashmir si sentono alienati – grazie alla nostra politica e all'attitudine dei nostri uomini politici che mantengono viva la questione del Kashmir per i loro interessi. Se guardate gli spezzoni di filmato, è veramente inquietante vedere ragazzi appena ventenni che scagliano pietre contro le forze di sicurezza. Analizzandoli da vicino vi renderete conto che sono gli stessi ragazzi che erano nati quando il Kashmir era all'apice della sua crisi e che le loro vite sono state fino ad ora costrette ad attraversare violenze, atrocità, disattenzioni, mancanza di governo e naturalmente terrorismo. […]

Sono sicuro che la maggioranza di questi ragazzi che vediamo protestare violentemente non verrano ricordati per i motivi per cui stanno protestando o per le persone a cui stanno tirando le pietre.

Alcuni analisti hanno etichettato queste proteste come la “nuova Intifada”. Arjimand Hussain Talib su Dateline Srinagar scrive la sua opinione sulle proteste del giovani del Kashmir:

Il loro movimento non si spegnerà, perchè questa generazione è dinamica – si diffonde in tutto il mondo. Ha la tecnologia a portata di mano – internet, cellulari, videocamere, YouTube, Facebook, ecc. Stanno archiviando i fatti che stanno avvenendo in Kashmir per la prossima generazione. E li stanno disseminando per tutto il mondo per avere attenzione.

Circolano voci sul fatto che il governo locale stia cercando di controllare il flusso di informazioni chiudendo le pubblicazioni e confiscando i giornali prima che questi vengano distibuiti. I giornalisti sono stati ostacolati nel loro lavoro di copertura delle dimostrazioni. Il mondo conta sugli utenti Facebook e Twitter per avere notizie di prima mano dalla regione. Ma dopo il bando degli SMS, il governo dello Jammu e Kashmir userà la mano pesante anche con i social network?

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