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Regno Unito: “video-tagging” per protestare contro le attività della Nokia in Iran

Ecco una vicenda seguita ancora parecchio dalle testate internazionali. Si tratta della joint venture che unisce il conglomerato tedesco Siemens AG [en, come tutti gli altri link] e il produttore di telefonia mobile finlandese Nokia, accusata di fornire al governo Iraniano gli strumenti necessari per migliorare la sorveglianza delle comunicazioni private. Anche il Parlamento Europeo ha severamente criticato tale partnership.

Lo scorso giugno ha segnato il primo anniversario delle contestate elezioni presidenziali e delle proteste di massa che hanno avuto luogo in Iran. Oggi mentre il governo è ancora solidamente al potere, nuove forme di protesta continuano a prendere forma…

Reverse the Wave è un blog creato da Deena DeNaro, artista che lavora con l'agenzia pubblicitaria DdB Media, usando la tecnica del “video tagging” per protestare contro la condotta della Nokia. L'obiettivo dichiarato è quello di “rovesciare il trend della doppiezza della campagna pubblicitaria” finanziando la proiezione di “pubblicità sovversiva”, definita “subvertisement”, che imita lo stile di una normale campagna Nokia.

Eccone di seguito alcuni esempi:

Video Tagging sull'ambasciata iraniana – 12 & 13 giugno, 2010


Video tagging sull'edificio del Dipartimento inglese del Commercio e dell'Industria.

Intervista: Deena DeNaro parla con Global Voices del suo progetto, inclusi sfide e obiettivi.

Quando hai iniziato a interessarti al movimento di protesta iraniano? Avevi mai seguito le questioni politiche iraniane prima delle elezioni del 2009?

Non ho preso parte al movimento di protesta iraniano fino a quando non ho iniziato il progetto “subvertisement”. Sapevo delle proteste in corso in Iran la scorsa estate, ma ero così impegnata con il lavoro che avevo poco tempo per leggere i quotidiani o guardare la televisione per saperne di più. La maggior parte delle notizie riguardo alle elezioni in Iran e le proteste le ho avute tramite la mia radio sveglia, impostata per scattare due ore prima di quando dovevo alzarmi. Non ho fatto altro che archiviare la storia nella mia mente per un successivo momento, ed ho sorriso per l'ironia della situazione. Dal punto di vista americano, l'idea di un Iran che combatte per la democrazia sembra davvero ironica e ho sperato che questi eventi potessero aprire qualche fessura nella corazza della nostra propaganda.

Si è trattato di un'iniziativa personale oppure vi erano coinvolte altre aziende e/o ONG?

Reverse the Wave è nata come reazione alla competizione MoFilm [film fatti per dispositivi mobili]. Qualcuno nel dipartimento di Media dell'università locale mi ha chiesto di collaborare con loro a una presentazione così da poter sviluppare un corso che insegnasse agli studenti come produrre film secondo le istruzioni del cliente [in campo pubblicitario]. Dopo una riunione tornai a casa per leggere le istruzioni degli sponsor. C'erano più o meno 7 diverse aziende che avevano dato precise istruzioni, ma quella che attirò maggiormente la mia attenzione fu la Nokia per l'ipocrisia delle sue note. C'era un'enorme differenza tra quanto dicevano riguardo se stessi nelle istruzioni del concorso e il ruolo svolto dalle loro tecnologie nelle elezione dell'anno precedente. Mi sembrò quasi che stessero cercando di mascherare le loro azioni grazie al marketing. Avendo lavorato parecchio nel mondo imprenditoriale, mi sono opposta a questo gesto e ho sentito il dovere di chiamarli in causa per le loro vergognose azioni.

Così per non compromettere le relazioni dell'università con il MoFilm, ho mollato la storia con il professore e mi sono accollata questo come progetto personale. Nessun'altra organizzazione era coinvolta nella produzione di “subvertisement” e le proiezioni a Londra sono statre organizzate dal produttore. Ma noi siamo disponibili a lavorare con ogni ONG che voglia collaborare su future proiezioni.

Perché avete scelto di proiettare i video sull'edificio del Dipartimento del Commercio e dell'Industria e sulla Car Phone Warehouse a Londra? Questa scelta ha forse qualcosa a che vedere con l'Iran o è stato solo un modo per attirare l'attenzione?

È stato il produttore ha scegliere queste due location. La ragione dietro a questa scelta era la volontà di portare consapevolezza sia tra quanti creano le regole che governano i patti commerciali, sia tra quanti acquistano e vendono telefoni cellulari. Io non ho molta familiarità con i quartieri londinesi, ma il mio produttore scelse la Car Phone Warehouse di Ealing perché li vive una grande comunità iraniana.

Collabori con artisti o attivisti iraniani?

Questa è stata la prima volta che ho collaborato con degli artisti iraniani o che ho fatto qualcosa che coinvolgesse la cultura iraniana. Mi ha davvero aperto gli occhi. Avendo vissuto in molti Paesi mi piace pensarmi come una cittadina cosmopolita, ma i Paesi in cui ho vissuto erano per la maggior parte occidentali. Facendo ricerca su questo progetto per la prima volta sono stata capace “di fare qualcosa di valido. Ho notato quanto mi fossero familiari le immagini delle proteste in Iran. Molti fanno l'errore di associare i cittadini di uno specifico Paese con la politica dominante o i movimento culturali per i quali tale Paese è conosciuto. Anche per un'americana con una discreta educazione come me è stato sorprendente pensare agli iraniani come a gente che vuole la democrazia. Voglio dire, con tutta la confusione che circola a New York riguardo la costruzione delle “Torri della Libertà” quanti newyorchesi pensi sappiano che Borj-e Azadi [it] significhi la stessa cosa? Che esista o meno un pizzico di propaganda sul perché entrambe siano chiamate in questo modo, abbiamo molto più in comune di quanto fossimo spinti a pensare.

Inoltre, non sarei mai stata capace di realizzare questo progetto se non fossi stata aiutata e consigliata dagli iraniani. A parte il fatto che molti spezzoni del documentario che abbiamo usato venivano direttamente dall'Iran, la produzione sembrava bloccata finché non è arrivata la mia assistente [iraniana]. È riuscita a trovare gli attori in brevissimo tempo, comunicare quello che stavo cercando e a dirmi se quanto avevo in mente fosse in realtà diverso da sarebbe stato in Iran. I suoi consigli sulla disposizione del set sono stati inestimabili.

L'aspetto più positivo di questo progetto è che mi ha aperto davanti un mondo artistico, letterario, cinematografico e musicale completamente nuovo per me. La cosa peggiore invece è che sono ormai incredibilmente affascinata da un Paese che probabilmente non potrò mai visitare.

Sembra che YouTube giochi un ruolo centrale nel diffondere il tuo progetto, cosa mi dici degli altri social network come Facebook?

Ho cercato di raggiungere la gente in più modi possibili e al momento YouTube è il posto migliore e più trafficato per ospitare un video. Abbiamo anche un sito web (attualmente composto da pagine di BlogSpot fino a quando non troveremo uno sviluppatore qualificato), un gruppo Facebook e un hashtag su Twitter.

Trattandosi di un'inziativa di web 2.o interamente autogestita,  abbiamo anche aperto un acconto su PayPal per eventuali donazioni per le future proiezioni in giro per il mondo. Cercheremo anche a breve lanciare campagne di auto-finanziamenti con gruppi come Trust Art.

Per domande o collaborazioni, potete contattarmi a deena [dot] de [at] mac [dot] com.

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