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Russia: per la prima volta YouTube bloccato da una sentenza giudiziaria

Immagine del logo di YouTube tra le fiamme riferita all'estremo oriente russo. Foto di mauritsonline

YouTube a fuoco nell'estremo oriente russo

Il 16 luglio scorso il Tribunale civile di Komsomolsk sull'Amur [it] ha emesso una sentenza [rus, come tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato] su sollecitazione del pubblico ministero, la quale obbligava il provider internet locale “Rosnet” a bloccare gli indirizzi IP di cinque siti web: lib.rus.ec (una libreria online russa), thelib.ru, www.zhurnal.ru, web.archive.org, e… youtube.com. I provider sono stati accusati di “non aver bloccato” alcuni contenuti estremisti che sarebbero stati pubblicati sui siti in questione (diverse copie del “Mein Kampf” e un video intitolato “Russia for Russians” che faceva da sfondo a una canzone skinhead caricata da un utente serbo). Così recita la sentenza del tribunale:

…проведенная прокуратурой проверка показала, что интернет-провайдер в лице ответчика не обеспечивает должным образом безопасность пользователей в глобальной сети. Жители г. Комсомольска-на-Амуре имеют свободный доступ к сайтам экстремисткой и террористической направленности, которые пропагандируют идеи общественных организаций, содержат высказывания, направленные на возбуждение ненависти и вражды к группе лиц по признакам национальности, отношения к религии, а равно принадлежности к власти, органам управления, а также оправдание террористической деятельности, запрещенных на территории Российской Федерации.
[…]
в целях восстановления нарушенных прав граждан и во исполнение действующего законодательства, доступ к … к Интернет – сайтам … следует ограничить, посредством добавления на пограничном маршрутизаторе правил фильтрации IP – адресов указанных сайтов.

…l'ispezione condotta dalla pubblica accusa ha dimostrato che il provider internet (l'imputato) non è stato in grado di garantire adeguatamente la sicurezza dei suoi utenti online. Gli abitanti di Komsomolsk hanno infatti libero accesso a siti web estremisti e terroristici che promuovono idee di associazioni di attivisti, contengono dichiarazioni aventi lo scopo di incitare all'odio e all'ostilità verso gruppi di individui su basi etniche, nei confronti della religione, ma anche per l'appartenenza alle autorità o agli organi dirigenziali, fino alla legittimazione di attività terroristiche proibite sul territorio della Federazione Russa.
[…]
al fine di ristabilire i diritti violati dei cittadini e di attuare la legislazione vigente, l'accesso … ai siti internet … dovrà essere limitato aggiungendo nuove regole di filtraggio agli indirizzi IP dei siti web summenzionati.

Marker.ru ha pubblicato un'intervista al Pubblico Ministero Vladimir Pakhomov, il quale ha sostenuto che “un provider è tenuto a filtrare le informazioni che passano attraverso i propri canali fino al Web,” e non ha escluso la possibilità di filtrare persino Vkontakte.ru ed altri social network.

La sentenza del tribunale, comunque, non è ancora stata applicata. I provider sono riusciti a presentare ricorso in tempo e stanno aspettando l'esito del nuovo processo.

I numerosi errori, sia di forma che di sostanza, presenti nella sentenza del tribunale hanno attirato l'attenzione di numerosi blogger che hanno messo in evidenza il basso livello di alfabetizzazione sia a livello informatico che più in generale di chi ha scritto la sentenza stessa. Inoltre, stando a quanto sostenuto da Rosnet in un dettagliato comunicato stampa pubblicato sul suo sito, la misura di filtraggio degli indirizzi IP risulta essere sia costosa che inefficiente per numerose ragioni. Google Russia ha affermato che la decisione potrebbe essere una seria minaccia per lo sviluppo della Rete nell'estremo oriente della Russia.

Già in precedenza, Global Voices aveva riferito di casi simili di accuse mosse a provider (qui [en], qui [en], e qui [en], e molti altri non sono stati documentati. Tuttavia, fino ad ora, i pubblici ministeri avevano richiesto che venissero chiusi soltanto siti web minori. Nel caso di YouTube la tecnica di rimuovere/bloccare i contenuti è stata leggermente diversa. Le autorità russe si sono rivolte direttamente a YouTube con richieste di cancellare determinati video, e il servizio si è in genere dimostrato accondiscendente.

Rosnetha riferito sul proprio sito di due casi simili avviati, ma persi, dallo stesso pubblico ministero nell'aprile e maggio di quest'anno. Di recente, Sova-center ha riferito di un caso giudiziario nella regione di Čita [it], anch'essa nell'estremo oriente russo: il tribunale civile di Čita ha imposto a un provider locale di bloccare il sito web di “Russia oltre il Bajkal” a causa del suo contenuto neo-nazista. Sia Čita che Komsomolsk sull'Amur si trovano entro un raggio di 200-300 chilometri dal confine con la Cina, un Paese con i più rigidi sistemi di controllo della Rete. Inoltre, Komsomolsk presenta costi di Internet tra i più elevati [en] e allo stesso tempo un numero di utenti di social network tra i più bassi per quanto riguarda le città con una popolazione superiore ai 200.000 abitanti.

Quindi qual'è il problema? E’ forse la vicinanza geografica a rendere le pratiche di filtraggio così allettanti, o si tratta invece di arretratezza tecnica? O piuttosto di una generale tendenza verso un sistema nazionale di filtraggio dei contenuti? Ci troviamo di fronte alla stupidità delle autorità locali o all'inizio di un Grande Firewall Russo?

Valgono entrambe le considerazioni, conclude Anton Nosik, imprenditore informatico e famoso blogger, nel suo blog snob.ru, in cui ha preso in considerazione l'inusuale ampliamento dell'elenco di materiale considerato estremistico, aumentata dai 218 elementi del 2008 ai quasi 700 attuali. Nosik ci racconta piuttosto cinicamente di tali azioni contro l'”estremismo”:

грандиозный замысел опустился на уровень исполнителей, у которых в общем случае никакой собственной мотивации насчет идеологического контроля не было. И система принялась отрабатывать начальственный указ… У милиции и прокуратуры появился «план по валу», предусматривающий выявление и запрет экстремистских материалов на подконтрольной территории, физической и виртуальной. …подобрались «эксперты», готовые штамповать по заказу прокуратуры заключения об экстремистском характере любого поступившего от заказчика материала. Устаканилась процедура вынесения судебных решений. Идею требовать от уездных провайдеров фильтрации запретных серверов по IP обкатало УФСБ по Новосибирской области четыре года назад […].

[…]

В результате этой суеты по всей стране оформился внушительный и нелепый конвейер, продуктами работы которого являются и сам Федеральный список запретных материалов, и недавнее постановление о запрете YouTube в Комсомольске-на-Амуре, которое на нем основано. В работе конвейера задействованы тысячи милицейских, прокурорских и судейских работников по всей стране. Которые в гробу видали и свободу слова, и борьбу с ней, но у них у всех есть разнарядка, и нужно ежеквартально отчитываться о проделанной работе. На выходе имеем то, что имеем: нагромождение нелепых и неэффективных запретов, с нулевым практическим выходом — будь то для реальной борьбы с экстремизмом или даже для локального ограничения доступа к цензурируемым произведениям. Весь этот мартышкин труд осуществляется строго для галочки, для отчетности. А главный стимул, которым объясняется высокий уровень активности уездных бюрократов по этому направлению, — чрезвычайная простота всех процедур, позволяющих затем рапортовать об успешно проделанной работе, в условиях нулевого контроля сверху за ее полезностью или эффективностью.

Il piano generale è stato fatto scendere al livello dei funzionari, che in realtà non avevano alcuna motivazione ideologica per il controllo. Così il sistema ha iniziato a realizzare gli ordini della dirigenza… La polizia e la pubblica accusa hanno predisposto un [piano generale] che prevedeva l'individuazione e il divieto di diffusione di materiale estremistico sul territorio sotto il loro controllo, fosse esso reale o virtuale. … sono stati formati “esperti” pronti a sottoscrivere, su ordine dei pubblici ministeri, conclusioni circa il carattere estremistico di qualunque materiale gli venisse sottoposto. Si è inoltre consolidata la pratica del ricorso all'emissione di sentenze giudiziarie. L'idea di richiedere ai provider internet di filtrare i server vietati sulla base degli indirizzi IP è già stata attuata dal Servizio di Sicurezza Federale della regione di Novosibirsk quattro anni fa […].

[…]

Come conseguenza di questo pasticcio, in tutto il Paese si è diffuso un imponente e assurdo “ciclo produttivo” che ha avuto come principali “prodotti” la lista federale dei materiali vietati e, su questa base, il recente blocco di YouTube a Komsomolsk. Migliaia di poliziotti, pubblici ministeri e dipendenti dei tribunali sono coinvolti nel funzionamento di questo ciclo produttivo in tutto il Paese. A tutte queste persone non interessa affatto la libertà di parola o la sua violazione, ma hanno tutte un piano da eseguire e ogni trimestre devono riferire sul lavoro svolto. E in conclusione ecco con cosa ci ritroviamo: un'accumulo di assurdi e inefficienti divieti senza alcun risultato pratico, sia esso a favore di una vera lotta contro l'estremismo che per la semplice limitazione dell'accesso alle pagine vietate. Tutta questa inutile attività viene svolta soltanto per salvare le apperenze, per la burocrazia. E il principale incentivo ai burocrati locali, che può spiegare l'elevato livello di attività in questo senso, è la straordinaria semplicità di tutte queste procedure, la facilità di costruire un rapporto in termini di lavoro ben fatto e l'assenza di un qualsivoglia controllo dall'alto sulla sua utilità ed efficienza.

Nosik conclude sostenendo che i poliziotti russi “sono in grado di seppellire qualunque disgustosa idea totalitaria,” si tratti di censura o di controllo integrale. Sebbene la realtà descritta da Nosik sia in qualche modo vera, il primo episodio del blocco di YouTube in Russia risulta essere il risultato di un costante ed imponente sviluppo. Blog e piattaforme di video (come YouTube) stanno diventando più pericolosi per i blogger individuali perchè tentativi di bloccare LiveJournal e Facebook, dopo che questi hanno ospitato materiale discutibile, risultano essere sempre più probabili.

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