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Russia: stato e prospettive dell'Internet russa secondo un noto ricercatore

Dr. Alexander Voiskounsky at Psychology Department, Moscow State University

Il Dr. Alexander Voiskounsky nel dipartimento di psicologia dell'Università Statale di Mosca.

Il dr. Alexander E. Voiskounsky, vicedirettore del dipartimento generale di psicologia e direttore del laboratorio di psicologia e tecnologia dell'informazione all'Università Statale di Mosca, è uno dei pionieri della ricerca nel campo di Internet in Russia. Voiskounsky studia gli aspetti psicologici delle tecnologie dell'informazione da 30 anni ed è considerato il principale esperto russo della psicologia del cyberspazio. È stato anche autore e curatore di diversi libri in russo, oltre che co-editor  di due volumi in inglese. Fra i vari temi toccati nelle sue ricerche vi sono la motivazione degli hacker, la dipendenza da internet e il gioco online. Voiskounsky svolge un ruolo importante sia nell'assumere Internet come campo di ricerca sia nel creare ponti tra i centri di ricerca russi e quelli internazionali.

Dr. Voiskounsky, c'è qualcosa di speciale nell'approccio scientifico dei russi nei confronti della ricerca nel campo della Rete?

La maggior parte della psicologia russa si basa sulla teoria di Vygotsky, ossia che la mente umana si sviluppa grazie a sistemi di segni che gli esseri umani acquisiscono e sviluppano. Vygotsky sottolinea come i processi mentali più alti sono di origine sociale, il loro sviluppo si basa su forme mediate di comportamento. La mediazione è fondamentale poichè include l'acquisizione e l’ utilizzo di strumenti: utensili, segni e sistemi semiotici. Le tecnologie di informazione, il computer e internet appartengono ai più complessi sistemi di segni e strumenti semiotici. Perciò, è molto probabile che la psicologia russa includa lo studio di Internet nel corpo della ricerca psicologica.

Da quanto tempo studia Internet?

L'origine dei miei studi risale alla metà degli anni '80, quando due gruppi iniziarono ad analizzare Internet. Uno era diretto da Michael Cole, originario degli USA, che fornì strumentazione e fondi. Cole si concentrò sugli studenti delle scuole e sugli scienziati, entrambi visti come gruppi dalle prospettive diverse che si avvicinavano all'uso di queste tecnologie. Il secondo gruppo era capeggiato dal mio insegnante, il professor Tikhomirov. Io fui il primo e, almeno per un po’, l'unico ricercatore e condussi alcuni studi molto prima che Internet fosse disponibile nell'Unione Sovietica. Ebbi la fortuna di incontrare alcuni ricercatori dell'Accademia delle Scienze che avevano accesso alle telecomunicazioni di ultima generazione. All'epoca la parola “Internet” era sconosciuta. Non mi concessero un accesso online – era vietato – ma  mi permisero di studiare gli elenchi di tutte le comunicazioni svolgendo un'analisi del contenuto. Successivamente, nel '91, ottenni il completo accesso a Internet. All'inizio gli psicologi erano i più preparati a condurre lo studio. Più tardi, altri studiosi hanno preso parte a questa ricerca inclusi sociologi, filologi, filosofi e pedagogisti.

Qual è  lo stato attuale della ricerca nel campo di Internet in Russia?

Gli studi su Internet in Russia hanno un profondo background e una buona storia. Ma oggi come oggi, studi solo “buoni” non sono assolutamente sufficienti. Non posso dire che la componente della ricerca sia adeguatamente considerata dai nuovi tecnologi. Ci sono alcuni lavori sporadici per i dottorati di ricerca o alcune piccole pubblicazioni di qualche gruppo di volontari e appassionati del campo. Io dedico il 90% del mio tempo a questo campo di ricerca e, quando vado all'estero, faccio del mio meglio per far sì che la Russia possa sviluppare sempre di più i campi della cyber-psicologia e degli studi relativi al cyberspazio.

Perchè pensa che in Russia non ci sia abbastanza ricerca nel campo della Rete?

L'anno scorso ho ricevuto la lettera di una studentessa di un'università della Siberia occidentale che stava lavorando sulla sua tesi di dottorato. Mi scrisse che il Consiglio di ricerca scartò il suo studio perchè utilizzava un metodo di ricerca basato sul sondaggio online dove tutti gli intervistati erano persone virtuali: il consiglio ebbe il dubbio che la donna potesse aver compilato tutte le 500 risposte. Mi chiese cosa fare, così le mandai un paio di scritti metodologici. In effetti, fui previdente prima di condurre studi attraverso la Rete e decisi di scrivere insieme al mio gruppo di ricerca dei lavori metodologici. In ongi caso molti degli studenti interessati a questi studi non vogliono avere problemi con il Consiglio di ricerca e quindi scelgono degli argomenti meno sperimentali.

Quali sono gli argomenti più trattati nei suoi studi?

Abbiamo analizzato le motivazioni degli hacker [it]. Penso che sia stato il primo studio psicologico sugli hacker al mondo. I risultati sono stati abbastanza interessanti perché abbiamo utilizzato la metodologia della psicologia positiva o esperienza di flusso [it] sviluppata da Mihaly Csikszentmihalyi.  Abbiamo scoperto che sia gli hacker più esperti che quelli meno esperti sperimentano il flusso, ovvero il provare interesse per qualcosa in cui si è bravi, lavorando a tempo pieno e prestando grande attenzione al proprio lavoro. Ma il risultato è stato diverso per gli hacker di esperienza, o inesperienza, media. Queste categorie non sperimentano il flusso. Abbiamo creato un modello che cerca di stabilire perchè non si faccia parte del flusso quando si è in una fase di sviluppo.

Flow-based model of computer hackers’ motivation (Voiskounsky & Smyslova) .

Modello basato sul

Gli hacker russi sono tristemente noti. Come si può applicare questo approccio per contribuire alla soluzione di questo problema?

Ho condiviso il mio scritto con le autorità giudiziarie. L'obiettivo non è solo quello di punire gli hacker ma anche di evitare che intraprendano la strada del crimine. Un punto di partenza è quello di insegnare agli hacker principianti come evitare di diventare criminali. In un certo senso, questa è una sfida educativa per i pedagogisti. I principianti dovrebbero essere spinti verso la via dell'acquisizione della conoscenza e non di nuove sfide di hacking. L'esperienza dimostra come molti ex hacker adesso non lo sono più, ma sono esperti di sicurezza informatica e hanno intrapreso questo percorso da soli.

In pratica cosa bisognerebbe fare??

La soluzione sta nello sviluppo morale degli adolescenti, i quali conoscono abbastanza bene le regole e gli imperativi morali. Ma ho chiesto a molti di loro come si comportano quando non hanno un contatto reale con una persona, insomma quando il partner è virtuale. Ho ricevuto risposte esitanti: “Perchè non guadagnare, scaricare software e musica gratis da qualcuno che pagherebbe per farlo?”. Non sono criminali. Non ruberebbero mai il portafoglio dalle mie tasche, ma diventerebbero criminali se non trattassero una persona virtuale come reale e questa è la sfida dell'era di Internet. Quando rompono con freddezza il sistema, ridono o si sentono spavaldi. Quindi c'è bisogno di un breve corso di educazione morale da sviluppare in tutto il mondo; un corso che dovrebbe insegnare ad applicare le regole morali nel cyberspazio.

Si interessa anche ad altri campi di ricerca?

Tratto soprattutto ciò che interessa ai miei studenti, cioè il gioco. Abbiamo condotto molti studi sul gioco online. Abbiamo costruito un modello statistico di analisi fattoriale sulla conoscenza implicita posseduta dai giocatori sulle conseguenze psicologiche delle loro tattiche di gioco. Abbiamo trovato 8 fattori di cui i giocatori sono al corrente. Con mia grande sorpresa, il lavoro di ricerca [en] fu definito uno dei migliori 11 [en] tra altri 1500 presentati alla Conferenza internazionale sull'interazione uomo-computer tenutasi l'anno scorso a San Diego. Ho anche organizzato un simposio di psichiatri e psicologi che stanno conducendo uno studio sulla dipendenza da Internet e hanno pubblicato un libro su questo argomento. Molti studiosi sono convinti che presto la dipendenza da Internet sarà ufficialmente trattata attraverso una diagnosi psichiatrica. Ma il libro include uno o due testi nei quali si afferma che la dipendenza da Internet non è una malattia ma uno stadio di sviluppo per gli esseri umani affinchè abbiano una conoscenza più profonda e prendano energia da Internet per svilupparsi. La maggior parte dei ricercatori sostiene invece che chi è affetto da dipendenza deve essere curato.

Che tipo di ricerca conducete, il suo e altri gruppi, sui blog e i social network in Russia?

Il mio gruppo non ha condotto studi sui blog o sui social network. So solo di uno o due gruppi che ci stanno lavorando: uno è al dipartimento di psicologia dell'Università di San Pietroburgo, l'altro è probabilmente al dipartimento di giornalismo dell'Università Statale di Mosca.

Trova qualcosa di speciale nel ruolo di Internet in Russia?

Secondo me Internet è un modo per allontanarsi dal totalitarismo che caratterizzava l'ambiente da cui proveniamo. Quando c'era solo un'opinione corretta e nessuna alternativa, la gente aveva poche possibilità di venire a contatto con altri punti di vista. Internet ha reso possibile tutto ciò. Oggi ci sono miliardi di nuovi utenti che provengono da paesi totalitari. Internet è un'ottima scuola per allontanarsi dalle idee totalitarie.

Ritiene quindi che RuNet possa contribuire alla democratizzazione della Russia?

Penso che questo potesse essere vero per chi ha avuto a che fare con Internet negli anni '90 e all'inizio del nuovo secolo. Poi Internet ha compiuto dei passi all'indietro. Penso ad esempio al social network Odnoklassniki.ru, che non è certo uno strumento per lo sviluppo. Da un punto di vista psicologico è abbastanza interessante perchè consente di sperimentare nuove identità.  I miei studenti hanno condotto molte interviste agli utenti dei social network: tutti hanno due, tre o più identità. Ma penso che questo non sia importante per la loro crescita ideologica o politica poichè i social network sono molto ben integrati nelle strutture politiche esistenti.

Perchè la pensa in questo modo? E’ molto diffuso considerare i social network come una piattaforma che può contribuire allo sviluppo dell'attivismo politico.

Circa 15 o 20 anni fa, al tempo del newsgroup di Usenet, c'erano molti gruppi politici fra gli internauti di lingua russa. Era il periodo immediatamente successivo al collasso dell'Unione Sovietica e si assisteva a molte discussioni fra chi la sosteneva e chi no. Gradualmente, questa situazione ebbe termine. Quando non ci sono eventi politici importanti, la politica diventa un argomento per un ridotto gruppo di persone che ne sono appassionate; al contrario, quando avvengono fenomeni importanti, il numero di persone interessate alla politica aumenta. In generale, tutti gli sforzi per far crescere questo numero risultano vani, non solo in Russia ma in tutti gli altri Paesi. Inoltre, le linee politiche volte a questo obiettivo raggiungono dei risultati molto limitati dato che c'è un limite al numero di persone che si possono attirare con regali, lotterie ed altre “esche”. Se si smette di tentare in questo modo, rimane lo stesso piccolo gruppo di persone interessate alla politica. Quindi, i social network non sono diversi da altri luoghi di aggregazione: la gente vuole incontrarsi e pensare a tutto fuorchè alla politica.

In quali direzioni deve andare la ricerca in Russia affinchè si sviluppi?

Sono per lo più interessato alla ricerca cross-culturale e per questo c'è bisogno della cooperazione con ricercatori di altri paesi, come anche di metodologie comuni e fondi.

E come risolverebbe il problema della poca importanza attribuita alla ricerca su Internet dalla comunità accademica russa? Potrebbe essere d'aiuto l'istituzione di un Istituto per la Ricerca su Internet?

Stiamo assistendo a miglioramenti graduali per quanto riguarda lo stato della ricerca su Internet in Russia. Stiamo facendo dei passi avanti. Per quanto riguarda la sua proposta, da un lato creare un Istituto potrebbe essere una buona idea se fosse dotato di fondi per la ricerca. Però ho paura che questo centro potrebbe diventare un ente con una sua precisa agenda ideologica. Quindi penso che non ce ne sia bisogno: sarebbe meglio che questi progetti si sviluppassero dal basso verso l'alto piuttosto che essere diretti dall'alto da qualche cosiddetto “esperto”.

Dr.Voiskounsky, la ringraziamo per il tempo e l'ospitalità che ci ha concesso nel dipartimento di psicologia dell'Università Statale di Mosca.

Per maggiori informazioni riguardo la ricerca nel campo di Internet in Russia si leggano:

Alexander Voiskounsky, Cyberpsychology and Computer-mediated Communication in Russia: Past, Present and Future, Russian Journal of Communication, Inverno 2008, primi numeri
http://marquettejournals.org/images/RJC_Vol_1.pdf, p.78

Elenco dei lavori di Alexander Voiskounsky: http://www.informatik.uni-trier.de/~ley/db/indices/a-tree/v/Voiskounsky:Alexander_E=.html

1 commento

  • genny

    Il ricercatore (ricercatore!) della psicologia del cyberspazio dice: “Quando non ci sono eventi politici importanti, la politica diventa un argomento per un ridotto gruppo di persone che ne sono appassionate; al contrario, quando avvengono fenomeni importanti, il numero di persone interessate alla politica aumenta.” Quindi, secondo lui, nella vita quotidiana russa non ci sia posto per il confronto e lo scontro continui tra vari interessi. Un bravo iconoclasta moderno! (l’iconoclasmo come l’estrema limitazione del mondo immaginativo (“mir obrazov, obraznyj”, non “voobrazhaemyj” come la pensano alcuni hyper-importanti traduttori).

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